Vari undici: Rimini

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11 è il numero del filobus che dal 1 gennaio 1939 unisce le città di Rimini e Riccione, lungo un tragitto di poco più di 12 km. quasi completamente costiero.

Nella zona litoreanea tra le due località percorsa dal filobus 11 furono costruite in epoca fascista numerose colonie, destinate ad ospitare bambini e ragazzi delle città della Pianura Padana (Bologna in primis) durante l’estate. Dopo la seconda guerra mondiale, tali strutture caddero in uno stato di progressivo abbandono e larga parte della costa in quel tratto accentuò il suo carattere di “terra di nessuno” tra due centri che crescevano urbanisticamente in maniera vertiginosa grazie all’esplosione del turismo balneare.

Secondo un tipico schema di immobilismo italiano che lascia poi spazio alla deregolamentazione selvaggia, per decenni non è stato possibile restaurare gli edifici delle colonie per destinarli ad un altro uso. Ciò permise tuttavia a quel tratto di spiaggia di rimanere libero – caso quasi unico nel riminese – e immune dalla progressiva invasione del cemento che aveva luogo nelle zone più vicine ai centri urbani. Negli ultimi anni però l’urbanizzazione si è estesa da nord verso Riccione e da sud verso Rimini arrivando a “chiudere” la discontinuità edilizia tra le due città che possono ormai essere considerate un continuum. Le vecchie colonie sono state o saranno trasformate quasi tutte in lussuosi hotel, centri congressi e centri benessere e chi vuole godersi la spiaggia semplicemente stendendo un telo sulla sabbia in libertà e senza pagare un bagnino, ha sempre meno spazio e possibilità per farlo.

Il destino di questa zona di costa è uno degli esempi dell’incapacità di Rimini di distanziarsi e rinnovare il modello di turismo che la caratterizza da sessant’anni: “standardizzare” la spiaggia riempiendola di ombrelloni e cedendola in mano ai bagnini e accerchiandola progressivamente di hotel. Nel 2011, questa condotta ha l’amaro sapore della sottrazione di spazi e beni pubblici (in questo caso la spiaggia) ai cittadini. Del resto la privatizzazione degli arenili è uno dei progetti più cari all’attuale ministro dell’economia e non solo.

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