NBA Finals …2006! Miami Heat vs. Dallas Mavericks

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Tranquilli non sono rimasto indietro di 5 anni con le registrazioni da guardare: la mia presenza davanti alla TV durante certi avvenimenti (cestistici e non) è una certezza quanto quella di trovare una donna seminuda in un nightclub.

E’ tempo di finali NBA (National Basketball Association), il campionato americano di basket, lo sport più bello, imprevedibile e spettacolare del mondo, quello dominato da ragazzi di colore con fisici statuari e gonfi all’inverosimile, capaci di “zompi” impressionanti con il sorriso sulle labbra che ti fanno credere che tutto sia facile; poi arrivi sotto ad un canestro, a 3 metri e 5 centimetri dal suolo e ti rendi conto di quanto incredibile siano quei gesti atletici.

Prima di parlare delle finali di quest’anno occorre fare un paio di passi indietro nella recente storia della NBA. E’ la Lega dei vari Kobe Bryant, Dwayne Wade, Derrick Rose (miglior giocatore 2011) e Dirk Nowitzki, quella dove da qualche anno giocano anche i 3 italiani Bargnani, Belinelli e Gallinari, ma soprattutto è la Lega di Lebron James. Volendo o no si deve passare da lui: 203 cm di statuario fisico con “ball-handling” da play maker che gli permettono di fare praticamente quello che vuole. Uno che quando decide di arrivare al ferro ci arriva per davvero perché chiunque provi a contrastarlo sbatte e rimbalza sui suoi 113 kg di muscoli.
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James è il più giovane giocatore della storia capace di segnare più di 2000 punti in una stagione sette volte consecutive, secondo giocatore della storia a realizzare una tripla doppia (29 punti, 12 rimbalzi e 10 assist) all’All Star Game (la partita tra i migliori giocatori della NBA, NdR). Prima di lui solo Michael Jordan. Tanto forte, quanto odiato e chiamato perdente da tutta l’America perché ancora non ha vinto un titolo a 27 anni (Michael Jordan vinse il primo titolo a 28 anni, NdA).

Da solo Lebron ha resuscitato i derelitti Cleveland Cavaliers portandoli praticamente da solo alla finalissima del 2007 battendo in finale di conference (semifinale per noi italiani) i favoritissimi Detroit Pistons. In Gara 5 di questa serie Lebron James fa una delle più grandi prestazioni che la storia NBA ricordi per quanto riguarda i play-off: mette dentro 29 degli ultimi 30 punti di squadra (e tutti gli ultimi 25), segna il canestro decisivo a 2,2 secondi dalla fine che decreta la vittoria dei Cavaliers, dopo un doppio tempo supplementare, per 109-107 (il suo tabellino personale, a fine partita, ammonterà a 48 punti, 9 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate e 2 stoppate). Poi però in finale si trova davanti i San Antonio Spurs, squadra organizzatissima e con un roster profondo e di talento guidati dall’immenso Manu Ginobili e Tim Duncan. Finisce 4-0 per gli Spurs e in quel momento si rompe qualcosa tra Lebron e Cleveland.{youtube}Xfga6N7yitk|480|290|0{/youtube}
Sì, perché James è stanco di vedere vincere gli altri e comincia a dirlo o almeno a farlo capire. L’estate del 2010 è un’estate di fuoco per l’NBA. Lebron James e Dwayne Wade sono free agent e quindi possono decidere di firmare dove vogliono. A fare la corte ai due ci provano in molti, ma alla fine Wade rimane a Miami e Lebron annuncia: “This fall I will take my talents to South Beach and I will join the Miami Heat”. Pandemonio a Miami! I due migliori giocatori della lega nella stessa squadra! The King, come è soprannominato James, pur di giocare in una squadra fortissima firmerà un contratto da “soli” 14 milioni e mezzo a stagione, solo il 20esimo nella Lega, ma ciò permette agli Heat di rimanere dentro quel salary cap (un limite totale agli stipendi dei giocatori di una squadra, NdR) che la NBA ha nel proprio regolamento.

Ma non si doveva parlare del 2011? Beh si ora ci arriviamo! Chi segue le telecronache di Flavio Tranquillo e Federico Buffa – che Dio li protegga per lungo tempo – sa già di cosa voglio parlare. Nel 2006 Dallas e Miami si affrontarono proprio come quest’anno nelle Finals. In Florida al tempo c’era anche un certo Shaquille O’Neal, il più grande centro di tutti i tempi della storia NBA che, anche se a fine carriera, faceva ancora la differenza. Erano gli Heat di Antoine Walker, Alonzo Mourning e del promettente Wade.

Dallas arriva carichissima in finale dopo aver eleminato in Gara 7 i campioni in carica dei San Antonio Spurs e i Phoenix Suns dell’idolo Steve Nash e passa subito a condurre 2-0 abbastanza facilmente. Mark Cuban, giovane ultra milionario proprietario dei Mavs prepara già la parata per la vittoria del titolo fregandosene di tutte le cabale del mondo, e infatti in Gara 3 la serie gira. Dallas dilapida un vantaggio di 13 punti negli ultimi 7 minuti di gara in casa proprio degli Heat. Gara 4 scorre via facile per Wade e Shaq mentre Gara 5 finisce 101-100 dopo un supplementare in favore di Miami e fa esplodere proprio Cuban e lo spogliatoio texano. Multa da capogiro di 250 mila dollari al presidente per gravi offese alla Lega e quel che peggio Dallas vede passare gli avversari anche sul proprio campo e conquistare il titolo. Una botta pazzesca per l’ambiente che credeva fortemente nella vittoria finale.

Negli anni a seguire le due squadre hanno avuto poche fortune e i roster in continuo cambiamento. Miami l’anno successivo addirittura fu buttata fuori 4-0 da Chicago, non proprio uno squadrone e Dallas da Golden State, ancora peggio. A Miami si vuole rifondare: allora via Shaq senza però trovare un degno sostituto. Si aspettano tutti anche la cessione di Nowitzki, invece cambiano gli altri ma lui rimane. Arriva Jason Kidd e J.J. Barea e va via Devin Harris. Non sembra proprio la stessa cosa. Ma proprio quest’anno in Texas ritrovano le giuste alchimie e anche gli uomini giusti. Dirk Nowitzki, tedesco di Germania, 213 cm di talento purissimo, è devastante e decisivo come non mai. Mette canestri pesanti in continuazione, mostrando gli attributi che forse in passato gli erano mancati. [nel video qui sotto si possono ammirare un paio di giocate di Wunderdirk].{youtube}OiGK-P_mvVE|480|290|0{/youtube}

Così mentre tutti aspettano i soliti noti (Miami, Los Angeles, Chicago, San Antonio), i Mavs arrivano in finale quasi a fari spenti, non da favoriti, mentre per gli Heat è normale, anzi, sarebbe stato strano il contrario. Neanche a dirlo: tutti tifano Dallas. I bianchi e talentuosi Nowitzki/Kidd contro i neri e fisici James/Wade. Un po’ come il bene contro il male, la sinistra e la destra, il dolce e il salato.

Gara 1: Miami, American Airlines Arena{youtube}wYr-xMNTd-0|480|290|0{/youtube}
Le prime due partite della serie si giocano a Miami. Ovviamente palazzetto strapieno e tutti ma proprio tutti i 19.600 spettatori con la maglietta bianca preparata e venduta appositamente dalla NBA. Il nervosismo e la tensione per la partita la sentono anche dall’altra parte dell’Oceano e così il primo quarto sembra una partita del campionato Italiano, medie bassissime ed errori anche banali. Mai un break per tutta la partita, squadre incollate che non mollano un centimetro. Nowitzki fa il Nowitzki (27 punti a tabellino), Shawn Marion è molto attivo su entrambi i lati del campo tutto sommato King James non fa quello che vuole (24 punti e 9 rimbalzi). La differenza la fa la difesa di Miami che nell’ultimo quarto sale di tono e intensità e poi Wade (22 punti, 10 rimbalzi, 6 assist), Haslem e Bosh chiudono la partita: 92-84.

Gara 2{youtube}3Y_SHyVpS-k|480|290|0{/youtube}
E’ già una partita che conta tantissimo, Andare sotto 2-0 per Dallas sarebbe pesante. Si riparte con le stesse marcature e anche in gara 2 Bosh gode di ampi spazi che non sfrutta a dovere. Bibby si ricorda di essere un buonissimo tiratore dall’arco e mette un paio di triple ad inizio gara ma sono sempre Wade e James i top scorer per gli Heat. Dallas dimostra carattere, Nowitzki non è costretto a “fare i bambini” e anche quando riposa in panchina la partita non sfugge di mano ai texani, anzi nel secondo periodo è Dallas a “scappare” sul 34-40, ma Wade rimette le cose a posto con due tremende schiacciate. Poi Stevenson mette una tripla, Nowitzki un paio di canestri, Chandler sparecchia i tabelloni e Kidd distrubuisce assist al bacio, così i Mavs arrivano al massimo vantaggio: 42-51. “Not in my house” sembra voler dire Dwayne Wade che ricuce praticamente da solo lo strappo fino alla bomba che porta al té caldo sul 51 pari.
Dallas perde un po’ la maniglia e complici qualche palla persa va sotto inaspettatamente. L’alternanza tra Wade e James è la chiave della serie per Miami: quando si riposa uno comincia l’altro.
L’ultimo periodo comincia con il coach di Dallas che concede un po’ di riposo a Tyson Chandler e si sente eccome. Miami banchetta a centro area e Wade (36 punti) non si ferma neanche con i missili. 88-73 col cronometro che indica 7 minuti e 14 secondi alla fine. Finita? Sembra di si, Lebron festeggia già.

Qua succede una cosa incredibile però. Dallas si dimostra squadra di grande carattere e piano piano accorcia le distanze grazie a Jason Terry che segna 6 punti di fila, ma è soprattutto la tripla di Jason Kidd a riaprire definitivamente la partita. 90-84 a 3’15″ dalla fine. Bosh sembra un fantasma (4 su 16 per lui alla fine) Wade torna sulla terra e sbaglia qualcosa, James forza (solo 20 punti alla fine), invece “Wunderdirk” (24 punti e 11 rimbalzi) sale in cattedra e spiega basket a tutti: “jump ‘n shot “del meno 2, facile “lay-up” del pareggio a 57 secondi dalla fine. Dopo il time out altra tripla sbagliata da Wade mentre il tedesco dall’altra: è “on fire” e brucia la retina che fa scendere il gelo a Miami. Sembra fatta, ma mancano ancora 27 secondi.

Errore incredibile della difesa di Dallas: Kidd e Terry sbagliano il cambio e lasciano Chalmers con 5 metri di spazio che infila la bomba del pareggio. 24 secondi alla fine: Dallas può gestire la palla fino alla fine. A 9 secondi dalla sirena palla in mano a Dirk fronte a canestro. Bosh lo pressa per non farlo tirare. Il tedesco però i fondamentali li ha buoni eccomi. Partenza di destro, giro dorsale, esitazione che manda Bosh al bar e facile sottomano di sinistro. In 3 secondi però Miami trova il modo di fare un tiro decente con Wade da 8 metri, però il ferro respinge il tiro e Dallas pareggia la serie.

Gara 3: Dallas – American Airlines Center, 19.200 posti a sedere{youtube}EJOO5wzBALM|480|290|0{/youtube}
Miami comincia fortissimo, questa volta in penetrazione con Lebron James che piazza due schiacciate terrificanti a difesa schierata, e Wade lo imita saltando tutti come paletti. Dallas rimane indietro per tutto il primo tempo di 10 punti. Nel terzo periodo non cambia quasi nulla, gli Heat controllano la partita 55-45 poi succede come in gara 2. Kidd sveglia tutti con un canestro da 3 poi ci pensa il tedesco con bomba, 2 tiri liberi, un “fade-away” sopra la testa di Wade (29 punti alla fine) e Marion pareggia a quota 57 in contropiede. Il pubblico si scalda, Bosh continua ad essere un fantasma (7 su 18 al tiro), Dallas sembra avere la partita in pugno.

Miami si risveglia e con Lebron e Chalmers piazza un mini parziale di 6-0 per un nuovo allungo. A 6 minuti dalla fine un’altra bomba di Chalmers porta gli Heat avanti per 79-72. Dallas non si scompone e piano piano rosicchia i punti di differenza e pareggia con una schiacciata di Dirk Nowitzki (34 sul tabellino personale) a quota 84. Ultimo giro di lancette e succede quello che non t’aspetti. Bosh segna indisturbato dall’angolo un canestro importantissimo trovato da un assist meraviglioso di Lebron James. Nowitzki perde un pallone di importanza capitale, ma King James non punisce. Ultimi 4 secondi: rimessa in attacco per i Mavs. Palla ovviamente in mano a Nowitzki, ma la palla si spegne sul ferro e consegna gara 3 a Miami.

Gara 4{youtube}OJ0PJaYTL4U|480|290|0{/youtube}
Win or go home, Dallas è alle corde. Coach Carlisle cambia il quintetto base: dentro J.J. Barea, portoricano di 177 cm, che fino a qui non ha inciso sulla serie, e fuori Deshawn Stevenson che in tutte le 3 gare precedenti difendeva su Dwayne Wayne, lasciando a Marion il compito di badare a Lebron. Così tocca al “vecchietto” Jason Kidd prendersi cura del capitano di Miami. Nowitzki parte fortissimo con un 3 su 3 mentre per Miami il canestro è davvero piccolo. A sbloccare gli ospiti è Chris Bosh, rinfrancato dal canestro decisivo in gara 3, seguito neanche a dirlo da Wade. Barea e Terry non fanno sentire la mancanza di Nowitzki che come al solito sul finire del primo quarto va a sventolare l’asciugamano in panchina. Lebron si limita a passare la palla e coinvolgere tutti. Così sono Bosh e Miller gli autori del primo break della partita prontamente ricucito proprio da Steven con due triple.

Nel secondo tempo Lebron ancora da play maker aggiunto, non si prende i soliti tiri, comincia ad essere un problema per Miami. Wade (altro trentello per lui, 32 esattamente) “fa da matto”: segna da tutte le parti in tutti i modi, infuocato. Riesce anche a mandare King James in contropiede da solo, come dire: “Oh amico dà una mano va là”. A 2’03″ dalla sirena del terzo quarto sempre Wade è autore di una delle più belle e difficile schiacciate mai viste in testa a tal Cardinal, bianco scarso che non sa neanche lui cosa ci faccia in campo in una finale NBA. Le due squadre sono ancora a contatto nel punteggio grazie anche Barea che si inventa qualche canestro dei suoi in mezzo alla selva di giganti.

Ultimo periodo, si vede chiaramente Wade che, dopo un time out, dice qualcosa a Lebron; sicuramente lo sprona a fare di più o almeno a condividere le responsabilità. Messaggio stranamente non recepito, e mentre Dwayne a fine partita non ha più benzina, Nowitzki comincia a salire prepotentemente in cattedra: 10 punti nel solo ultimo quarto, e guarda caso il possesso decisivo le gestisce lui. 17 secondi alla sirena, Dallas +1, Dirk fronteggia Haslem (Bosh dopo la figuraccia fatta in gara 2 va su Chandler), finta di tiro partenza appoggio in sottomano di destro: +3 Mavs. Wade ci prova ancora, e sul cambio difensivo dopo un “pick ‘n roll” Chandler finisce accoppiato con lui. Dwayne se lo fuma e affonda la schiacciata a due mani per il meno 1. Fallo sistematico immediato su Terry: la mano non trema, 2 su 2. Con 6 secondi sul cronometro c’è ancora tempo per altre emozioni, ma Wade, molto probabilmente per stanchezza, sbaglia la ricezione dalla rimessa su un passaggio semplice di Miller che poi dopo il recupero della sfera manda per aria una preghiera che gli dei del basket non raccolgono. 2-2

E siamo a Gara 5!{youtube}GnHDbr9P1Y4|480|290|0{/youtube}
La madre di tutte le partite. Da sempre quella fondamentale, specialmente sul 2-2. Si gioca ancora a Dallas che deve sfruttare il fattore campo per presentarsi in vantaggio in Florida. Ci si aspetta una reazione soprattutto da “Queen” James, così ribattezzato da tutti dopo le ultime prestazioni. Primo quarto inverosimile. Ancora dentro Barea per Stevenson come in gara 4. I Mavs corrono parecchio e in transizione trovano punti facili e veloci. Nowitzki neanche a dirlo mette un paio di piazzati dei suoi ben imbeccato da Barea che con la sua velocità mette in difficoltà gli Heat. Wade fa quello che può e oltre, Bosh si c’è ma non convince, Lebron un fantasma praticamente. Poi Nowitzki si siede e Marion e compagni allungano anche grazie al sempre più positivo Chandler. Incredibilmente Miami, senza Wade (out per infortunio), di riffa o di raffa rimane li attaccata e sulla sirena Chalmers  para, per la seconda volta in queste serie, un canestro da metà campo e gli Heat chiudono davanti.

Miami trova fiducia Dallas la perde. Si ghiacciano le mani dei texani, ottime spaziature d’attacco per coach Spoelstra (Miami Heat), sosia incredibile di Daniel Fonseca (calciatore uruguayano, NdR), che rispolvera Eddy House, ex Celtics, mai utilizzato nelle prime 4 partite. House quanto meno porta energia e insieme a Bosh spingono Miami sul più 8. Torna anche Wade in campo, ma zoppica abbastanza. Lebron non ha ritmo in attacco: è evidente e continua a passare, bene, la palla. Però senza di lui in fase realizzativa Miami prima o poi va in difficoltà e Dallas ha già dimostrato di essere peggio di “un gatto attaccato ai maroni”: non molla mai. Parità a 52. Mario Chalmers arriva a quota 13 punti, miglior marcatore di Miami, ed è lui che tiene a galla i suoi che pennellano con Nowitzki attacchi sublimi. 60-57 per i Mavericks all’intervallo. Si riparte senza Wade, ma non solo in campo, neanche in panchina, bruttissime notizie per gli Heat. Mike Miller però non lo fa rimpiangere e mette due triple di fila. Prima o poi i nodi vengono al pettine e il tedesco in campo fa scintille: tripla difficilissima in faccia a Bosh sullo scadere dei 24, poi tripla di Barea per il +6. Torna Wade, subito messo in campo, a 4 minuti e mezzo dalla sirena del terzo periodo. Kidd porta a spasso tutti, bomba e assist 80-71 Dallas. Con Nowitzki fuori, è Terry il faro dell’attacco di Dallas, splendidi arresto e tiro che nell’NBA sembrano saper fare in pochi come lui, pochissimi. Si chiude sull’94-89 solo grazie alle invenzioni di Chalmers.

 

Ultimo giro di orologio. Una statistica interessante ci dice che Nowitzki ha realizzato 44 punti negli ultimi periodi con 18 su 18 ai liberi: vedremo se continua ad essere così decisivo. C’è il portoricano Barea in campo e si vede, ritmi altissimi subito e difesa Heat in difficoltà. J.J. arriva al ferro con una continuità incredibile per uno di 177 cm. Miami prova a rimontare piano piano e arriva anche a meno 2, ma ancora Barea li ricaccia a meno 5 con una bomba immaginifica. Lebron spara sul ferro anche poco convinto, ma per lo meno per atletismo e in campo aperto si fa sentire e distrubuisce assist in continuazione: 10 assist a 6 minuti dalla fine. Così Haslem e Wade ringraziano e passano a condurre. 97-100 per Miami, ma qui comincia la cavalcata dei padroni di casa: pareggio di Terry da 3, errore al tiro di “Queen”James, schiacciata di Nowitzki che batte Chris Bosh come fosse un bambino. Lebron ancora non ha segnato nell’ultimo periodo. Nell’altra metà campo invece il canestro diventa grande come una vasca. Bomba di Kidd su assist di Terry, Spoelstra è costretto al time-out. 1 minuto alla fine 105-100. Bosh si butta dentro e guadagna due liberi però ne mette uno solo. Ottima difesa di Haslem che nega la ricezione a Nowitzki ma poi Terry si inventa fuori ritmo con l’uomo addosso una bomba da casa sua incredibile sulla faccia di James, e parte l’aeroplanino! Mavericks 13 su 19 da tre punti. 108-101 a 33 secondi dalla fine. Lebron veloce canestro da sotto concesso dalla difesa che era attenta al tiro da 3 punti, poi fallo sistematico su Kidd che mette un glaciale 2 su 2. Tabellata di Wade da 7 metri, rimbalzo del Jet Terry fallo sistematico. E’ praticamente finita. 2 su 2 e 112-103 a 20 secondi dalla fine, che sarà anche il punteggio finale. Dallas ora è a un passo dal primo titolo della loro storia.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Jeremy Bentham

    Ok, chiedo venia. Avevo pronosticato 4-3 Miami e sono stato surclassato dagli eventi, un po’ come Bossi, Berlusconi e Formigoni dal referendum! Riguardo Dallas vittoria strameritata e gran successo di una squadra che gioca a basket e lo fa per davvero. Rimango sempre più ammirato da J.J. Barea, piccolo play che pur non essendo un fulmine di guerra è dotato di un tempismo e di una furbizia fuori dal comune. Dirk meritato Mvp, per le Finals e per una carriera stratosferica…ma 9-27 dal campo, con 1-7 da tre, nella gara decisiva, mi disturba un po’. E non si risponda che le statistiche non contano. Anche l’anno scorso Kobe, Mvp delle Finals 2010, in gara 7 deluse molto. Non sarà che il livello medio degli Mvp, seppur composto da grandi giocatori, si sia abbassato? E di molto…Michael è lontano, ancora molto lontano.

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  2. maxmorri

    Gara 6: Miami – Florida

    Il pre-game di gara 6 è stato agitato da Nowitzki che dopo essere stato preso in giro da Wade e Lebron sulla sua influenza prima di gara 5 (si sono presentati in conferenza stampa fingendo di tossire e di stare male) è andato in conferenza stampa e li ha definiti “Infantili e ignoranti”.

    Miami parte bene nel primo quarto, Lebron segna con continuità ma è soprattutto la media al tiro del tedesco a fare la differenza: Nowitzki si prende i suoi tiri e anche da libero sfoggia un 1 su 12. Gli Heat nonostante tutto non riescono ad ammazzare la partita, così quando si alza Jason Terry dalla panchina cominciano gli incubi. Terry la mette dappertutto: tiro piazzato, arresto e tiro, penetrazione, contropiede. Barea si beve Chalmers, Bosh conferma la mancanza di “cojones” e si nasconde. Wade non è al 100% e quando nel secondo quarto Stevenson mette 3 bombe di fila gli incubi cominciano a girare alla Triple-A di Miami. 28-40 per Dallas. Poi i Mavs alzano il piede dall’acceleratore e Spoelstra pesca il jolly dalla panchina che si chiama Eddy House. L’ex Celtics si fa trovare prontissimo dalla panchina e oltre a segnare due tiri da 3 punti importanti da tanta energia alla squadra che riesce a riprendere i texani. Con Lebron in panca Miami gira alla grande e passa a condurre 42-40 che scalda gli animi. Stevenson dice qualcosa a Haslem che gli passa apposta vicino per andare al time out. Arriva quel tranquillona di Chalmers e volano un paio di spintoni. Niente di che, qualche fallo tecnico e si riprende, con Terry che riporta le cose alla normalità fino al 51-53 all’intervallo.
    Ripresa a senso unico: Barea e Nowitzki cominciano segnando a ripetizione mentre Chandler, giocatore fondamentale per Dallas, commette il quarto fallo un po troppo presto. Gli Heat ci provano senza grande convinzione con Bosh che prova a svegliarsi ma sul finire di terzo periodo il venerabile maestro Jason Kidd mette una trippla stupenda taglia gambe e il francese Mahinmi chiude con un canestro sulla sirena che vale il 72-81.

    Ultimo periodo quasi da passerella per i Mavericks: Barea non si sogna nemmeno di abbassare il ritmo e il divario rimane sempre attorno ai 10 punti. Significativa un’azione di Miami nel quale rinunciano ad un sacco di buoni tiri con la difesa di Dallas in continua rotazione per chiudere, ma nessuno ha le palle per prenderlo quel tiro col risultato di un’altra palla persa.
    A due minuti dalla storia i Mavs sono avanti 101-89, è praticamente fatta anche perchè Miami non si sbatte per recuperare, non pressa, non fa fallo…….non ha il carattere per soffrire.
    Lebron mette una tripla inutile, a quel punto faceva più bella figura a non tirare neanche, e Dirk mette il canestro che inchioda la bara di Miami.

    Vince stra meritatamente Dallas e altrettanto stra meritatamente premio M.V.P. delle finali a Dirk Nowitzki.

    That’s all folks!!!!

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  3. maxmorri

    Ovvio che possiamo stare a discutere giorni sulle valutazioni, che però non sono comparabili, parliamo di giocatori di epoche diverse.
    Lebron però NON è pi completo di Jordan, non scherziamo. Ha molto meno tiro e tanto fisico di più, che tra l’altro non sa sfruttare. Jordan era molto intelligente Lebron non lo dimostra anzi tutt’altro. Appoggio la teoria che a fianco di Jordan sono cresciuti giocatori che a fianco di altri avrebbero fatto una carriera ai margini. Lebron non è tutto questo, Lebron spacca, Lebron ti fa vincere o ti fa perdere, punto.
    Su Shaq il discorso è diverso, ho espresso un mio parere facilmente attaccabile. Kareem, beh giocava con Magic e altri super (in quel periodo esistevano solo due squadre piene di giocatori buoni, le altre avevano le briciole). Bill Russell è vero ha vinto 9 titoli, ma sono paragonabili ai 4 di Shaq? E poi ragioniamo solo sulle vittorie? Beh non basta secondo me

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  4. Jeremy Bentham

    Finale avvincente come è avvincente l’articolo. Due cose. Lebron credo sia un giocatore più completo di Air Jordan ma Michael aveva quella luce che segna il discrimine tra un campione ed un fuoriclasse, hors catégorie. Quanto a Shaq non sono così d’accordo che sia il miglior centro di ogni epoca. E Bill Russell, nove titoli Nba? E Mr. Alcindor, al secolo Kareem Abdul Jabbar? Comunque, e potrei già essere smentito stanotte, vince Miami 4-3. Sono aperte le scommesse…magari senza Paoloni Erodiani e Pirani!

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