La pagina della cover writer: Picasso di Gertrude Stein.

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Gertrude Stein di fronte al ritratto di Picasso“Una rosa, è una rosa, è una rosa.” Sacred Emily, Gertrude Stein, 1913.
Una copia, è una copia, è una copia …

Ci sono persone normali a cui piace scrivere. Gertrude Stein - the world is round barefoot
Persone con vite comuni, senza una particolare attitudine, se non, forse, nella scrittura.
Gente che scrive perché ama raccontare storie, che però nella vita non gli capitano.
Semplicemente vuole provare ad essere o fare cose altre. Forti, deboli, tragedie o lieti fine, lontani dal quotidiano. Dare una svolta alle proprie esistenze banali cambiando sesso, da uomini a donne e viceversa, e così per l’età, giovani o vecchi, per il carattere, cattivi meschini o santi. Qualcuno, come me, che non saprebbe anche manualmente costruire niente, se non inventandolo nel rapporto con una pagina scritta.
Si scrive anche per questo.
Non ho nulla dell’artista, della letterata, dell’innovatrice, dell’antesignana, dell’anticonvenzionale, dell’emblema di un’epoca.
Lo stesso non si può dire di Gertrude Stein (Allegheny- Pennsylvania U.S.A. 1874/Parigi 1946).
Gertrude e Alice con caneNata negli Stati Uniti da genitori ebrei tedeschi, presto si stabilì a Parigi con il fratello e si innamorò di Alice B Toklas. “Per mia fortuna sono nata marito”, disse annunciando il loro “matrimonio” nel 1910. Nonostante le conflittualità del rapporto non si lasciarono mai al punto che Alice si fece seppellire nel retro della tomba di Gertrude, celando quasi il proprio nome, per non farle ombra.
In realtà Getrude Stein non era donna da ombra. Poetessa, scrittrice, collezionista d’opere d’arte, intuì il cubismo e contribuì a divulgare l’arte di Picasso, coniò il termine Lost Generation, poi utilizzato e divulgato da Hemingway, per indicare la generazione di scrittori e artisti americani che avevano eletto Parigi a loro patria durante la prima guerra mondiale.
La sua scrittura è un’arte, è innovativa, è squadrata, ripetitiva, legata ad un ideale parlato. Una cubista della parola. Picasso raccontato e spiegato da Stein è immediato. Loro, due geni. A me non resta che farne una cover.

 

… “Tutte le età sono eroiche, in tutte le età, voglio dire, ci sono eroi che fanno certe cose perché non possono fare altrimenti. Né loro né gli altri capiscono come e perché queste cose succedono. Prima che esse siano completamente create, nessuno capisce mai che cosa sta succedendo, nessuno capisce cosa ha fatto, fino al momento in cui l’ha fatto. … La gente non cambia da una generazione all’altra. Per quello che sappiamo dalla storia la gente è più o meno quella di sempre, ha gli stessi difetti; da una generazione all’altra non cambia niente, tranne le cose vedute, e sono le cose vedute a fare quella generazione.
Da una generazione all’altra non cambia niente, tranne il modo di vedere e di essere visti…”

 

cartolina da Hemingway… “Picasso, torna a Parigi
dopo che il periodo blu della Spagna era passato, 1904,
dopo che il periodo rosa della Francia era passato, 1905,
dopo che il periodo negro era passato, 1907,
torna a Parigi avendo nelle mani l’inizio del cubismo, 1908.
Era venuto il momento.
Ho detto che c’erano tre ragioni per la nascita del cubismo.
Primo, la composizione. Cambiato il modo di vivere, la composizione dell’esistenza si era allargata e ogni cosa era importante quanto un’altra.
Secondo, la fiducia in ciò che gli occhi vedevano, cioè la fede nella realtà della scienza, cominciava a calare. La scienza aveva scoperto molte cose, altre ne avrebbe certamente scoperte, ma l’ebbrezza della scoperta era ormai finita.
Terzo, la cornice della vita: l’esigenza che un quadro viva dentro la sua cornice, rimanga nella sua cornice, era finita… e anche questo creò il bisogno del cubismo.”

 

“Trovo interessanti questi ritratti di persone perché io non so come sono le persone. Invece non mi piacciono questi fiori, perché so benissimo come sono i fiori”Van Gogh, persino nel suo momento più delirante, persino quando si tagliò un orecchio, era convinto che un orecchio è un orecchio come lo vedevano tutti: il suo bisogno di quell’orecchio poteva significare altro, ma quell’orecchio era l’orecchio che vedevano tutti.

 

Per lo spagnolo Picasso, le cose stavano in un’altra maniera. Don Chisciotte era spagnolo, non immaginava cose, vedeva cose e non era sogno, non era follia, le vedeva realmente. Picasso era spagnolo. … Le cose che Picasso era capace di vedere erano cose che avevano la loro realtà, realtà non di cose vedute, ma di cose esistenti. E’ difficile esistere da soli e, non resistendo a rimanere solo con le cose, Picasso scelse come sostegno prima l’arte africana poi altre cose. … Non faceva scultura, faceva pittura con tutte queste cose.”

 

… “Il creatore non è in anticipo sulla sua generazione; è il primo fra i contemporanei a essere consapevole di quello che sta succedendo alla propria generazione.Il creatore che crea, non è un accademico …il creatore che crea appartiene di necessità alla propria generazione. La gente vive nel proprio tempo, ma ci vive solamente. In arte, in letteratura, in teatro, insomma in tutto quello che non contribuisce al benessere immediato, essa vive nella generazione precedente. … Il creatore è tanto contemporaneo da dare l’impressione di essere in anticipo sulla propria generazione.”

 

Gertrude Stein and Alice B. Toklas in una foto di Man Ray… “il carattere, la visione di Picasso sono come lui, sono spagnole; Picasso non vede la realtà come la vedono tutti, perciò fu il solo pittore ad avere il problema di rappresentare non la verità che vedono tutti, ma la verità che può vedere lui solo; e quello non è il mondo che il mondo riconosce come mondo.”

 

“i surrealisti continuano a vedere le cose come le vedono tutti, le complicano in maniera differente, ma la visione è quella di tutti. In poche parole la complicazione è quella del Novecento, ma la visione è quella dell’Ottocento. Solo Picasso vede qualcos’altro, un’altra realtà. Le complicazioni sono sempre facili, ma una visione diversa da quella di tutti è molto rara.  Tutto si oppone: abitudini, scuole, vita di ogni giorno, ragione, bisogni della vita, indolenza, tutto si oppone. Ecco perché i geni sono pochissimi.”

 

… il Novecento è più splendido dell’Ottocento. Il Novecento ha molto meno buon senso nella sua essenza dell’Ottocento, ma non è il buon senso che fa lo splendore. Il Novecento, dunque è questo: un’epoca in cui tutto si spacca, in cui tutto si distrugge, tutto si isola dal resto. E molto più splendido di un periodo in cui tutto è conseguente. Era naturale che fosse uno spagnolo a capire che una cosa senza progresso è più splendida di una cosa che progredisce.
Non si deve dimenticare che la terra vista dall’aeroplano è più splendida della terra vista dall’automobile. Con l’automobile finisce il progresso della terra. Va più veloce, ma i paesaggi visti dall’automobile sono essenzialmente gli stessi che si vedono da una carrozza, da un treno, da un carro o a piedi. La terra vista da un aeroplano, invece è un’altra cosa. Così il Novecento non è la stessa cosa dell’Ottocento. Quando fui in America per la prima volta viaggiai sempre in aereo e guardando la terra vedevo le linee del cubismo fatte quando ancora nessun pittore era mai salito su un aereo. Giù sulla terra vedevo l’intreccio di linee di Picasso, linee che andavano e venivano, che si sviluppavano e si distruggevano … e capivo una volta di più che un creatore è contemporaneo, capisce cosa è contemporaneo quando i contemporanei ancora non lo capiscono …Il Novecento è un secolo che vede la terra come non l’ha mai vista nessuno, la terra quindi ha uno splendore che non ha mai avuto. Nel Novecento tutto si distrugge e niente continua, il Novecento quindi ha uno splendore tutto suo. Picasso è di questo secolo. Ha la singolare qualità di una terra che nessuno ha mai veduto, di cose distrutte. Picasso Dunque ha il suo splendore. È così. Grazie.
Gertrude Pablo correspondence“Picasso” di Getrude Stein, 1938 By the Trustees of Gertrude Stein Estate .Prima edizione italiana 1973 Edizioni Adelphi, Milano.

Everybody gets so much information all day long that they lose their common sense.
They listen so much that they forget to be natural. This is a nice story./Tutti ricevono così tante informazioni tutto il giorno che finiscono per perdere il buon senso. Ascoltano così tanto che dimenticano di essere spontanei. Questa è una storia interessante.
Gertrude Stein, 1946

Anche per me, questa è una storia interessante.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    sto leggendo “Il buon Gesù e il cattivo Cristo” di Philip Pullman, si può dire che è una cover (in verità non proprio fedele) del Vangelo (forse di quello di Giovanni)?

    Rispondi

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