Osama Bin Laden e San Tommaso

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La foto più rappresentativa dell’evento più importante dell’ultimo mese, la morte di Bin Laden, non è quella che lo mostra morto, bensì quella in cui Obama, Hillary e collaboratori lo “guardano” mentre muore. L’immagine mostra un gruppo di persone che rivolgono lo sguardo verso un punto che non ci è dato vedere, ma che è presumibilmente uno schermo che sta rimandando le immagini dell’esecuzione di Bin Laden in Pakistan, a migliaia di chilometri di distanza.

Obama and co. stanno assistendo allo svolgersi di un accadimento come stessero guardando la TV o il computer. Come facciamo noi quando siamo davanti la TV, quando guardiamo una partita di calcio, un film, una fiction, un reality. Invece che i rappresentanti della maggior superpotenza mondiale in una stanza della Casa Bianca, potrebbe trattarsi del salotto (per la verità un poco angusto) di qualsiasi casa in cui sono riuniti alcuni amici che guardano un programma alla TV.

 

Quando nell’aprile del 1945 i partigiani italiani uccisero Mussolini, appesero il suo cadavere in Piazzale Loreto, nel pieno centro di Milano. Perché tutti potessero vederlo. Perché “l’Italia intera” potesse vederlo. Perché tutti potessero avere la certezza della sua morte e sfogare su quel corpo la rabbia e il dolore di cinque anni di guerra e venti di dittatura. Vennero scattate anche delle foto e fatti dei filmati, ma nell’Italia distrutta da cinque anni di guerra in pochi avrebbero potuto vederli. La migliore dimostrazione della fine fisica di Mussolini era l’esposizione del suo corpo coram populo.

Ventidue anni dopo, nel 1967, fu invece sufficiente una foto, divenuta poi famosissima, per fornire la certezza dell’assassinio di Ernesto Che Guevara in Bolivia. L’immagine del “Che” steso, morto ed attorniato dai soldati boliviani, uno dei quali indica il foro della pallottola mortale, fece rapidamente il giro del mondo e certificò – senza equivoci – la morte del guerrigliero argentino.

Nel 2011, la tecnologia permette ad Osama ed il suo staff di assistere in diretta da Washington all’esecuzione di Bin Laden dall’altra parte del mondo…ma la stessa tecnologia ci ha insegnato a diffidare della “realtà” che ci viene mostrata. Di più: decine di anni di bombardamento televisivo hanno spostato e mutato il concetto stesso di realtà, per cui, di fronte ad uno schermo, la domanda: “E’ reale o no? E’ vero o no?” è trascesa, non è più la questione fondamentale. Quando ci mettiamo di fronte alla tivvù (o al computer) vogliamo assistere ad un bello spettacolo, ad un gustoso intrattenimento, sia esso una fiction, un reality, una partita di calcio o un talk show politico. Sapere se tutte queste cose siano “reali” o meno è divenuto secondario. Qualcuno si chiede ancora – ad esempio – se i partecipanti al “Grande Fratello” o a “L’isola dei famosi” stanno recitando oppure davvero si comportano così come vediamo? La questione è trascesa. La tecnologia è così potente e le possibilità di “finzione” sono talmente smisurate che, dietro lo schermo, non ci attendiamo più di vedere “la realtà” assoluta e nemmeno la pretendiamo.

E allora, come possiamo sapere se dietro allo schermo verso cui volge lo sguardo Osama c’è “la realtà”? Essendo ormai “indisposti” a considerare come realtà ciò che vediamo in uno schermo e abituati a non domandarci se è reale, come facciamo ad avere la certezza che qualcosa di così importante, come la morte dell’uomo più cattivo del mondo, sia realmente accaduto?  Nel film: “Wag the dog” di cui L’Undici ha scritto [clicca qui], viene inventata di sana pianta una guerra in Albania, le cui immagini sono diffuse su tutte le televisioni, per distrarre l’opinione pubblica dai problemi del presidente statunitense. Non vogliamo qui sostenere che la morte di Osama Bin Laden non sia avvenuta (anche se in questo numero, L’Undici fa interessanti ipotesi alternative: clicca qui), ma rivolgere l’attenzione sulle modalità con cui possiamo accertarcene, perché – come quel film in qualche modo dimostra – avere certezza della realtà delle cose è oggi tutt’altro che semplice. Non solo non siamo più avvezzi ad assumere come reale ciò che rimanda uno schermo, ma sappiamo perfettamente che la stessa tecnologia che ci consente di essere informati di tutto e in qualsiasi istante, può facilmente ingannarci. Una foto? Non fateci ridere: qualsiasi foto può essere ritoccata o costruita. Un filmato? Idem come sopra. Una dichiarazione di un politico? Ma fateci il piacere!!

In altre parole se da un lato la foto da cui siamo partiti testimonia dei sofisticati mezzi in dotazione agli statunitensi e quindi al mondo moderno, dall’altro svela anche la loro incapacità di convincerci della realtà, che nella fattispecie corrisponde all’avvenuta morte di Bin Laden.

“Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!” Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto hanno creduto!”. Ecco cosa può levarci ogni dubbio, ecco cosa può convincerci della “realtà”: vogliamo il corpo! In carne ed ossa! Come San Tommaso vogliamo “toccare per credere”. Anche in questo contesto, il mondo ci mostra il suo lato più paradossale: in un’epoca di virtualità iper-tecnologica, siamo tornati ad aver bisogno della fisicità del corpo il cui potere si mantiene enorme. Così come duemila anni fa. Quando – fra l’altro – fu proprio l’”assenza del corpo” la prova fondamentale dell’avvenuta resurrezione di Cristo, evento fondante delle religione cristiana. La “materialità” del corpo e la realtà che esso evoca sono così potenti – anche rispetto alla “modernità tecnologica” testimoniata dalla foto di Obama e il suo staff – che il corpo di Osama Bin Laden non solo non ci è stato mostrato, ma gli Stati Uniti se ne sono disfatti con una solerzia che a chiunque è apparsa eccessiva. Perché le conseguenze catartiche che la “realtà” della fisicità del corpo avrebbe potuto scatenare, sarebbero potute essere così imprevedibili ed incontrollabili che si è preferito evitarle piuttosto che dimostrare con certezza l’avvenuta eliminazione di Bin Laden. Perché la “verità” che avrebbe potuto raccontare quella “realtà” faceva paura.

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Quello di San Tommaso è soprattutto un atto di Fede. E un atto di Fede è quello che ci chiedono oggi: si crede a chi si vuol credere e a quello che si vuole credere a seconda di quanta fede si ha in chi ci comunica il messaggio. Il corpo in carne e ossa non lo possiamo vedere, non lo possiamo toccare, prove concrete non ce ne sono: ognuno crede al suo Messia del momento e tutti gli altri sono impostori

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  2. Max Keefe

    Potrmmo facilmente dubitare anche della foto e dell’esistenza di Obama. Magari è solo un attore pagato da qualcuno per farci credere che anche i neri possono diventare presidenti…

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