L’anno sabbatico degli italiani

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Quell’anno gli italiani si presero un anno sabbatico da italiani e andarono all’estero. Non tutti, forse un po’ più della metà.

I primi ad approfittare della grande occasione furono i disoccupati, quelli che si erano stufati e quelli che comunque non avevano niente di meglio da fare. Tra cui una buona parte degli impiegati dello Stato che, per questa ragione, smise di funzionare. Curiosamente, chi rimase nella penisola non si accorse di nulla. Fece le solite file in ospedale, continuò a non pagare le tasse e il canone RAI e a guidare il SUV parcheggiando sulle strisce pedonali.

Partirono i secchioni e le secchione, gli studenti che s’impegnavano ma non andavano mai oltre il sette meno meno, seguiti di presso dagli insegnanti delle elementari, delle medie e delle superiori. Restarono nella penisola gli studenti più somari ed indisciplinati che diffusero su Youtube le immagini mentre giocavano a calcio nei corridoi deserti delle scuole.

Del resto, non c’era più bisogno di scuole, dato che non c’era più nulla da leggere: i giornalisti erano tutti via, insieme agli scrittori di gialli e di favole per bambini. Nelle poche edicole rimaste aperte si vendevano vecchie copie ritoccate di Repubblica (nessuno dei rimasti era comunque interessato ai giornali, e anche se lo era, non si accorgeva che gli scandali erano quelli dell’anno prima).

Restarono i librai e gli allevatori che, anche se avessero voluto partire, avevano il problema comune di non poter lasciare da soli libri e vacche. Partirono i ferrovieri, gli anziani e i cantautori. Quell’anno al festival di Sanremo si presentarono Rita Pavone, Emanuele Filiberto e Iva Zanicchi. Nessuno si accorse di nulla e lo share sfiorò l’80%.

Il richiamo di un intero anno di vacanza, attrasse anche presentatori televisivi, attricette dei varietà della mezzanotte, raccoglitori di pomodori e matematici. Andò via anche gran parte dei giudici, dei poliziotti e dei carabinieri. Restarono i secondini, che sorvegliavano le celle vuote, perché se n’erano andati anche i detenuti che non volevano perdere l’occasione di un anno di libertà fuori dall’Italia. Almeno sarebbero stati incarcerati per un reato serio.

Andarono via le casalinghe, lasciando a casa uomini quarantenni che dovevano imparare la difficile arte del rivoltare la frittata, il funzionamento della lavatrice e del ferro da stiro. Stavolta non potevano farsi aiutare dagli immigrati, che erano partiti da tempo. Volontariamente. Prima di essere cacciati. Non trovarono manco le prostituite e le cubiste. Per fare l’amore non bastava pagare o avere una bella macchina.
Fuggirono letteralmente i ciclisti non dopati, i corridori della domenica e i calciatori di serie C. Le grandi squadre di calcio continuarono ad esibirsi in stadi dove erano rimasti solo gli ultras che, in ogni caso, non sapevano dove andare. All’estero ci sarebbero andati solo se la squadra fosse approdata in Champions.

Molti imprenditori approfittarono dell’occasione per trasferirsi definitivamente all’estero. Stavolta però non assunsero romeni e singalesi. Gli operai andarono con loro e siccome nessuno di loro voleva stare con le mani in mano, per gioco e per scherzo, continuarono a lavorare anche nell’anno sabbatico però si entravano in fabbrica solo quando volevano e con molta allegria. Stranamente, i profitti delle aziende salirono alle stelle.

Andarono via i sacerdoti, lasciando le parrocchie vuote e costringendo i cardinali a dire messa in periferia. In mancanza di chierichetti, erano costretti a girare per le navate col cestello in mano a chiedere la questua ai pochi vecchi bigotti rimasti, perché nessuno pagava più l’8 per mille. Anche i bambini piccoli scelsero l’anno sabbatico. Partirono portando con sé tutti i pupazzi di peluche e i giochi elettronici. Li accompagnarono le zie zitelle, gli zii gay e i cugini single.

Gli italiani partirono per una grande vacanza dal difficile compito di essere italiani. Si dispersero per i quattro continenti. Anche se loro fingevano di essere spagnoli, gli italiani si riconoscevano subito. Lo si capiva da come lavoravano e da come oziavano. I giapponesi ne assunsero tanti come consulenti per le vacanze. E anche per le emergenze. Oltre ad insegnare, gli italiani impararono un mucchio di cose che in Italia erano delle novità assolute. Per esempio come vergognarsi per una menzogna, come restare fermi al rosso di un passaggio pedonale deserto, come sedersi accanto a un tifoso dell’altra squadra, come parlare senza urlare e, soprattutto, ascoltando le risposte.

Restarono gli automobilisti che così poterono parcheggiare in mezzo alla strada, dato che le strade erano semivuote, oppure sulla battigia della spiaggia perché di bagnini non ve n’era più manco l’ombra. Restarono milioni di televisioni accese, per compensare il silenzio della mancanza di metà della popolazione.

Restarono anche gli avvocati, i medici, i sindacalisti, gli amministratori delegati e i politici. All’inizio si fregarono le mani nel vedere che erano andati via tutti quelli che davano fastidio. Ma dopo un po’ si fecero prendere dalla malinconia. Non c’era più nessuno da ingannare, da sfruttare, da ridicolizzare perché aveva studiato, era onesto oppure era gay. E’ vero, le elezioni se le facevano da soli, perché quelli che erano restati non avevano voglia di votare né, comunque, avrebbero saputo chi scegliere. Siccome però nessuno pagava le tasse e nessuno raccoglieva la spazzatura, dovevano fare da soli. Chi restò contò i giorni di quell’anno che non finiva mai.

Un anno dopo gli italiani si ripresentarono alle frontiere. Finalmente si torna alla vita normale, pensò chi era restato. Chi tornava, invece, pensava che stavolta non si sarebbe fatto fregare così facilmente come in passato.

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Chi lo ha scritto

Max Keefe

Max vive e lavora a Dar es Salaam, a un'ora e mezza dall'isola di Zanzibar. La Tanzania è l'ultimo paese dove ha vissuto e quello più intrigante. Scrive sull'Undici per condividere la sua passione per scienza, storia, sport e, adesso la Tanzania, che in Italia pochi conoscono. Ama l'Italia e la Roma, che gli forniscono abbondanti delusioni e i bambini, farli, crescerli e guardarli giocare a calcio. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ma anche per adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici.

5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. la ci'

    Certo un anno molto fatocoso da vivere, soprattutto senza i bambini coi peluche, ma ora è sicuramente acqua passata, e sarà servita certamente a capire che sentirsi secondini non fa bene ai rapporti e anche che amare non è possedere e dunque non bisogna chiudere in cella nessuno, e tanto meno accusare ingiustamente.

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  2. Paola

    “Chi tornava, invece, pensava che stavolta non si sarebbe fatto fregare così facilmente come in passato.” E non si rendeva conto che era già stato fregato, perché lo avevano convinto a tornare.

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  3. giampi

    “Essere italiani non e’ avere una nazionalita’: e’ una professione”
    [Pep Guardiola]

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