La pagina della Cover Writer: “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers.

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edizione originale di l'opera struggente di dave eggersAvete mai pensato alla frustrazione di un aspirante scrittore? Vuoi fare il musicista, vuoi cantare, vuoi dipingere, vuoi recitare, vuoi fare lo stilista? Puoi sempre esercitarti ripetendo un’infinità di volte il lavoro portato a termine con successo da altri.

Pensate appunto alle cover band, alle copie di quadri famosi realizzati da pittori non professionisti, alle repliche di abiti di noti stilisti su cui intere classi di aspiranti designer ci hanno fatto sfilate di fine anno.

Ma se vuoi scrivere? Che fai? Ogni scritto è un’opera a sè e copiarlo non fa di te una persona più capace, nè aggiunge niente allo scritto stesso. Nè esiste la possibilità di dire ” Pubblico la mia versione di, che so, La versione di Barney”. La mia versione della versione di Barney.
Anche perché, che fai, cambi i nomi? La punteggiatura? L’ambientazione geografica?
Non è come sentire un successo pop come I will survive nella versione dei Cake: più che una cover, è proprio qualcosa di diverso, tutta un’altra musica. Ma la canzone è la stessa.

Io, che aspiro a scrivere storie, da questo mese mi proclamo Cover Writer per L’Undici. Una figura mai creata prima.
Vorrei un giorno essere in grado di pubblicare storie prima che le abbiano pensate e scritte gli altri. Per ora solo COVER, cioè la maniera inglese che sembra quasi migliorativa di dire copia.
Vi proporrò, ogni numero dell’Undici, dei brani che riscriverò collegando fra loro frasi di libri che trovo ben scritti e che riescono a parlare di argomenti interessanti, di noi, di me, meglio di come io stessa avrei potuto fare.

 

l'edizione originale di l'opera struggente

 

Ho scelto per cominciare con “L’opera struggente di un formidabile genio”, di Dave Eggers, una specie di romanzo autobiografico, in cui si parla della sua vita e di quella dei suoi fratelli, in particolare del minore, Thope, trasferitisi a San Francisco dopo la morte di entrambi i genitori. In tutto questo via vai di viaggio, di vita, di morte, di rapporti fra fratelli e sorelle, con gli amici, Dave ha iniziato a scrivere proprio fondando, con un gruppo di compagni, Might, una rivista che ora non esiste più. In compenso oggi è uno scrittore di fama mondiale, sceneggiatore (Suo “Nel Paese delle creature selvagge”; insieme alla moglie Vendela Vida sua anche la sceneggiatura di “American Life” - titolo originale Away we go - regia di Sam Mendes) editore di Mc Sweeney’s, rivista e casa editrice, fondatore di scuole di scrittura creativa per bambini disagiati (forse si è ispirato a Zoolander e alla sua scuola per bambini che non sanno leggere bene?) e creatore di fondazioni per la ricostruzione di New Orleans, per la difesa dei diritti umani in USA e per promuovere l’istruzione in Sudan.

Quella che segue è la mia cover story di Might: stralci cuciti insieme per raccontare l’ispirazione, nascita, parabola discente e fine di una rivista a San Francisco, la Bologna della California, negli anni ’90.

“… in questo momento io mi sto già dando da fare per mettere insieme qualcosa che affronti tutto questo, che ispiri ad alte mete milioni di persone, con alcuni amici … , stiamo mettendo in piedi qualcosa che farà piazza pulita di tutti gli equivoci che ci circondano, e le spiego come questa cosa ci aiuterà a sbarazzarci dei ceppi dei nostri supposti obblighi, delle nostre prospettive di carriera senza costrutto, e di come spingeremo – o al limette solleciteremo - milioni di individui a vivere esistenze d’eccezione e a fare cose eccezionali, a viaggiare per il mondo e ad aiutare la gente, a mettere fine a delle cose per costruirne altre…dave e thope eggers e in primo piano spike jonze
“E come farete tutto ciò? … Con un partito politico? Una manifestazione? Una rivoluzione? Un colpo di stato?”
“Con una rivista.” … “Sì, sarà una cosa enorme, avremo una grande casa da qualche parte … forse anche un dormitorio …”
“Come la Factory?”
“Sì, ma senza le droghe e i travestiti.”
“Certo, una comune.”
“Un movimento.”
“Un esercito.”
“Che ammetterà chiunque.”
“Senza limitazioni di razza.”
“O di sesso.”
“Giovinezza.”
“Forza.”
“Potenziale.”
“Rinascita.”
“Oceani.”
“Fuochi.”
“Sesso.”

Perché noi siamo cresciuti, all’interno delle nostre confortevoli case, pensandoci in costante relazione all’effimero mondo fatto di politica, media e intrattenimento, avendo tutto il tempo per pensare a come avremmo potuto far parte di quel gruppo musicale o di quel programma televisivo o di quel film, e a che figura vi avremmo fatto noi. Siamo gente per cui qualunque idea di anonimato è esistenzialmente irrazionale, indifendibile. Ecco perché si fa e si farà un gran parlare di tutto – e di certo l’esito culturale dei nostri tempi rispecchierà questa realtà -, interi film fatti di chiacchiere, chiacchiere sulle chiacchiere, considerazioni sulle chiacchiere riguardo al posto in cui viviamo, sui nostri desideri e doveri. Le ciance di una belle Epoque, insomma. Solipsismo rinforzato da fattori ambientali.

dave eggers e vandela vidaC’era stata un’infinita teoria di pranzi di lavoro, … con persone danarose … del tutto infruttuosi … E parlavamo, illustrando i nostri progetti, facendo vaghi accenni alle nostre speranze, facendo del nostro meglio per spiegare che desideravamo avere successo senza essere percepiti come gente di successo, davvero di successo, che volevamo continuare a fare quello che facevamo, mantenendo però l’opzione di chiamarci fuori se ci fossimo stufati, e che volevamo conquistare il mondo, ma in un modo tale che nessuno sarebbe mai stato in grado di dire che era proprio quello che volevamo fare.

Lo spazio poteva esaurirsi in qualunque momento … era nato per dare luogo a qualcos’altro. Ed ecco a quel punto, adesso, ben coscienti del fatto che quegli anni, tutte le centinaia, migliaia di ore stavano per andarsene senza che avessimo messo nulla da parte…
Che cosa era stato conquistato?
Chi era cambiato?
Che cosa era successo esattamente?
Si era trattato di qualcosa che dovevamo fare, di un piccolo, minuscolo argomento da sostenere.
Lo avevamo sostenuto nel nostro piccolo. Ed era andata bene così.”

Da “L’opera struggente di un formidable genio” titolo originale “The heartbreaking work of staggering genius“, di David Dave Eggers, 2000, Simon and Shuster, pubblicato in Italia nel 2001 da Mondadori.

“LE PERSONE DOVREBBERO SENTIRSI MIGLIORI AIUTANDOCI,
NON LIMITANDOSI A LEGGERE LA NOSTRA NEWSLETTER.

Sì, alzate il culo e fate qualcosa.”

Dave Eggers in una rara intervista in cui parla dei suoi progetti

 

 

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Non ci avevo mai pensato ai cover book. Potrebbero essere come i remake dei film: si racconta la stessa storia con gli stessi personaggi, ma con uno stile e un punto di vista personale differenti così partendo dallo stessa trama il racconto o il romanzo direbbero cose diverse a seconda dell’autore

    Rispondi
  2. Cris Lanco

    “LE PERSONE DOVREBBERO SENTIRSI MIGLIORI AIUTANDOCI, NON LIMITANDOSI A LEGGERE LA NOSTRA NEWSLETTER.
    Sì, alzate il culo e fate qualcosa.”

    Ecco, sì bisogna alzare il culo, e vincere la forza di gravità e della confortevolezza. Quest’ultima poi è una pessima consigliera, ma certe volte si cede e la si ascolta troppo!

    L’idea della cover writer mi piace proprio!
    Avanti così, marinda

    Rispondi

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