Ich Bin Laden

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Niente è come sembraÈ notizia di questi giorni l’assassinio a sangue freddo di un pericoloso terrorista, forse il piú pericoloso di tutti.

Il feroce assassino è stato sorpreso in pigiama da un commando di eroici soldati che, all’insaputa delle autorità competenti, hanno violato gli spazi aerei pakistani per completare la loro missione.
Una volta stanato il genio del male, lo hanno terminato.

Il mondo esulta e il can-can inizia. “Siamo piú liberi”, “il Male  è stato sconfitto”, “questo serva da lezione a…”.

Come sempre, l’analisi dell’accaduto è latitante o relegata in remoti angoli della rete, a uso e consumo dei soliti quattro gatti che si parlano addosso. Ci tocca, procediamo.

Il fatto che per far “giustizia”, per combattere il terrorismo, si siano violate bizzeffe di leggi fondamentali democratiche pare non sia affatto un problema
.  Non si coglie (vuole cogliere) l’enorme contraddizione dell’aver sconfitto un pericoloso nemico della democrazia con gli stessi metodi (servizi segreti, abuso di potere e omicidio a bruciapelo) che si perpetuano nei peggiori regimi autoritari.  Siamo alla legge del taglione che, se permettete, poco ha a che fare con le moderne democrazie o con chi vuole rappresentare nientepopodimeno che “il bene” o “la democrazia”.

Ma noi abbiamo fatto il militare a Cuneo e sappiamo che la realpolitik, la ragione di stato sono la ragione e allo stesso tempo la giustificazione di questa apparente contraddizione. L’ipocrisia infatti è un tratto caratterizzante dell’homo sapiens sapiens. Quindi tutto ok?

Far from it! Proprio no, perchè solo apparentemente usando ipocrisia e cinismo riusciamo a comprendere e giustificare l’accaduto. In realtà cadiamo in una contraddizione ancora piú grande, ovvero: se il cinismo, il machiavellico “fine giustifica i mezzi” può e deve essere usato per poter porre rimedio a problemi troppo complessi per essere risolti apertamente, diplomaticamente e rispettando le regole e i valori che si pretende di rappresentare, non si capisce piú allora chi sono i terroristi.
I terroristi sono quelli che fanno terrore, letteralmente. Ma allora, se proprio bisogna essere cinici-realisti, possiamo tranquillamente e cinicamente dire che tutti sono terroristi. Sono terroristi i dirottatori dell’11 settembre, quelli che si fanno esplodere in metro, sugli autobus e nelle discoteche, i bombaroli di tutte le stagioni e luoghi: però fanno molto terrore anche chi bombarda coscientemente i civili cercando di ammazzare una sola persona. O l’esercito israeliano quando demolisce campi e case di inermi. O quelli che torturano i prigionieri in remote basi in paesi comunisti. Forse anche quelli che lasciano affondare le barche di disperati in cerca di miglior vita.

Il punto è che, anche armandosi di una dose extra di cinismo e facendosi andare bene il “fate come vi dico, non come faccio”, la storia la scrivono i vincitori o quelli che hanno piú pagine per scriverla. Il caso dello stato del Vaticano e delle sue politiche a tratti terroristiche (inquisizione per dirne una), dovrebbe far capire immediatamente alle genti italiche che ai piú alti livelli non esistono democrazia, giustizia, bene o male.
Esistono solo rapporti di forza, che cambiano con le decine di anni. Chi è piú forte scrive la storia e comanda. Definisce chi sono i terroristi e allo stesso tempo chi non lo è, anche se produce lo stesso o piú terrore con gli stessi mezzi. Si attribuisce il diritto di distinguere ciò che è bene e ciò che è male: molto spesso, arrogandosi una investitura divina che l’autorità religiosa di turno subito asseconda.

Certo, vi è una differenza tra il moderno leviatano globale statunitense e il periodo in cui il mondo era frammentato e vergognose monarchie o dittature religiose o comuniste opprimevano i popoli. Ci piace sperare che con il passare del tempo, di tanto tempo, al netto delle inevitabili fluttuazioni, le situazioni, i leviatani diventino sempre migliori fino al loro superamento, ma questo scenario è ancora abbastanza remoto.

Ma per il momento, ricordiamo il “feroce assassino”, lo “spietato terrorista”.
Un uomo immensamente ricco, che avrebbe potuto solo approfittare del “come va il mondo”, ma che ha gettato al vento una vita da nababbo qualsiasi per vivere come un pastore di capre nelle aspre montagne afghane o rinchiuso in una villetta stile costruzione abusiva alle pendici del Vesuvio.
Un uomo che aveva una idea diversa, tanto intollerante e assoluta quanto perdente, che voleva contrapporre e imporre su scala globale. Si sacrificò per questa, come un moderno crociato, o meglio anti-crociato.
Una idea di resistenza, di minoranza, senza speranza e assurda. Come i rivoluzionari francesi. Come i giovani iraniani. Come i menscevichi russi. Insomma come molti che partono sconfitti, armati solo della forza delle loro idee.

Lui ha perso, è morto. Una delle sue mogli, la più giovane, si è scagliata contro gli assassini nel tentativo di difenderlo. Una sua parente stretta è morta sul colpo appena saputa la notizia dell’imboscata.
Per dire, dubito molto che sia morto qualcuno appresa la notizia della morte di Richard Nixon.

 

(*) Si ringraziano LF e i suoi tiramenti.

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. giampi

    “Chi controlla il passato, controlla il futuro.
    E chi controlla il presente, controlla il passato.”
    [G.Orwell - 1984]

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