Giulietta è ‘na zoccola!

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Era la fine degli anni ’80 e il razzismo nostrano non era ancora, come oggi, orgogliosamente ostentato in campagna elettorale o in talk show televisivi.

Era però alla ricerca di una valvola di sfogo, di una cassa di risonanza che solo negli anni successivi si sarebbe addirittura concretizzata in un partito politico. In quel periodo, però, solo uno stadio gremito di gente, in occasione di una partita dello sport nazionale, poteva rappresentare al meglio la cornice ideale nella quale riversare tutte le proprie frustrazioni, tutta la propria ignoranza. Era il luogo adatto perché consentiva di poter pubblicamente manifestare la pochezza e la meschinità che spesso hanno contraddistinto la storia del genere umano, garantendo quella parvenza d’anonimato che si verifica quando ci si sente protetti dalla “massa”, quando si cede alla pericolosa convinzione che la folla possa attenuare la gravità della colpa individuale.

E’ in questo contesto che in quegli anni ’80, si è giocata la partita del girone di andata del campionato di Serie A: Hellas Verona-Napoli. Di questa partita non si ricorderanno né il risultato né, tantomeno, le prodezze del “Pibe de Oro” Diego Armando Maradona, fenomeno indelebile nella storia del Calcio. Si ricorderanno, invece, tutti gli slogan, le frasi ingiuriose e vigliacche che i cosiddetti “ultras” della squadra scaligera (il Verona, NdR) riservarono ai tifosi di quella partenopea (il Napoli, NdR), alla loro città e alla loro (che è anche la nostra) storia. Apparvero striscioni che riportavano frasi come: “VESUVIO LAVALI CON IL FUOCO”, oppure “ NAPOLETANI: STESSA FINE DEGLI EBREI” e ancora “ NAPOLI COLERA, LA VERGOGNA DELL’ITALIA INTERA”. Il tutto scandito dal suono dei tamburi che ritmavano un’affermazione indiscutibile che si alzava dalla Curva veronese: “NOI NON SIAMO NAPOLETANI!”.

L’episodio venne stigmatizzato da tutti i telegiornali dell’epoca e dagli organi di stampa, poiché allora non si era ancora assuefatti a certe miserabili manifestazioni di odio e di intolleranza oppure, semplicemente, perché si credevano definitivamente seppelliti dalla cenere della storia. Grande era la preoccupazione per la giornata di ritorno del campionato, nella quale la squadra del Napoli (e i napoletani) avrebbero dovuto “ospitare” il Verona ed una folta e rappresentativa delegazione degli stessi imbecilli che, solo pochi mesi prima, avevano dato prova del fatto che, in questo mondo, si possa sopravvivere anche in assenza di un minimo di dignità e vergogna. E’ sufficiente respirare. Ma fin dalle prime ore di quella giornata, si avvertiva qualcosa di profondamente diverso rispetto a quella di Verona.

La partita iniziò regolarmente in un clima paradossale. Nell’assoluto silenzio dello stadio S. Paolo, colmo di tifosi napoletani, echeggiavano ancora le provocazioni di quelli del Verona alle quali, però, si rispondeva con il silenzio. Fu solo dopo i primi minuti del secondo tempo, che avvenne il  miracolo. La curva napoletana srotolò uno striscione che la copriva con tutta la sua maestosità. Ciò che vi era scritto sopra non era una frase tipica da stadio. Era molto, molto di più. Un capolavoro d’intelligenza, un’iperbole d’ ironia, una concezione di vita in contrapposizione alla volgarità idiota. Era un richiamo esplicito al genio shakespeariano, alle nobili famiglie scaligere dei Montecchi e dei Capuleti e contemporaneamente, alla notorietà che i due giovani innamorati hanno lasciato in eredità alla città di Verona. “GIULIETTA E’ ‘NA ZOCCOLA”, recitava lo striscione. Non ricordo il risultato finale della partita ma, in ogni caso, quella volta vinse il Napoli.

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8 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Che lo sport debba diventare un campo di battaglia per dar sfogo a frustrazioni individuali, collettive, malanni sociali, di famiglia, malumori politici, infelicità di vario genere, fallimenti, senso di oppressione, disagio, depressione, è un fatto tanto vero ed universale quanto ridicolo, a me pare. Se uno non sta bene di suo, né con sé stesso né con gli altri, non sarebbe meglio che se ne stesse un po’ in disparte a riflettere, a meditare, a cercar concreto rimedio anziché andare in giro per stadi ( e altrove ) a urlare ai quattro venti il suo mal di vivere?
    Mah! Chissà poi se invece lo stadio non sia stato concepito come l’ antica arena dove il popolo poteva sfogare i suoi istinti più bassi e le sue frustrazioni più profonde per lasciar giocare impunemente i veri giocatori che giocavano il destino di tutta quella folla incosciente e purtroppo ignorante, ad arte mantenuta tale. Chissà se non siamo rimasti ancora là, agli spettacoli dell’ arena imperiale che con arguzia elargiva ” panem et circenses “.
    Non sono appassionata di sport, ma non riesco a vedere ” lo sport” negli insulti e nelle offese laddove si dovrebbe semplicemente godere lo spettacolo ed eventualmente valutare le prestazioni degli atleti con simpatia, empatia e distacco proprio per ottenere lo scopo di migliorare la performance della squadra o della persona che sta a cuore. Ma se il mondo va cosi, tant’ è. Ormai non seguo più nemmeno le Olimpiadi, figuriamoci se mi metto qua a discettare di spettacolo calcistico.
    Per tornare invece al titolo e tema del post devo ammettere che lo striscione su Giulietta è una trovata esilarante e disarmante. Che direbbe Amleto che tanto ha amato e curato la caratterizzazione di questo bocciolo di rosa, dolce, innamorata, appassionata, da morir per sua stessa mano pur di seguire l’ amato laddove regnano sovrane le ombre? Che avrà mai detto il grande Zeffirelli che ci ha regalato sullo schermo una Giulietta indimenticabile, vera, una bellissima adolescente dai tratti ancor paffuti e rosei che ha saputo trasmettere tanta poesia, tanta determinazione, tanta passione alle platee di tutto il mondo?
    A me, che ho letto la tragedia , che ho visto e rivisto la stupenda versione cinematografica, vien da ridere, sì, da ridere proprio di cuore per come con una sottile e feroce ironia da stadio si possa dissacrare , in un attimo di silenzio attonito, un mito universale, uno dei miti più commoventi che l’ umanità conosca, il mito di una fanciulla che tutte noi, ragazzine sognanti, sognammo d’ essere, che tutti gli imberbi giovinetti sognarono d’aver al fianco. Un mito che ancora verrà sognato fino alla fine dell’ Amore e del Tempo.
    Io non sapevo di questi eventi, ho letto oggi qui sul giornale i fatti di quei giorni.
    Ho riso tra me e me, sorpresa e divertita. Sarei bugiarda se dicessi che mi sono scandalizzata o risentita. No, mi sono proprio divertita perché l’ irriverenza è ineguagliabile, decisamente arguta, irrimediabilmente spiazzante. Non lascia scampo. È comica, punto e basta. Parrebbe uno dei tanti imprevedibili, spiazzanti, efficaci ed innocui consigli dati dall’ indimenticabile Eduardo in uno dei più celeberrimi film sulla caratterizzazione della città partenopea, la sua buonanima mi perdoni dell’ accostamento.
    Adorabile Giulietta! Credo che anche lei rida, sorpresa e divertita, con me, con il suo riso argentino ancora legato alle innocenti facezie dell’età fanciulla ingenua e scevra da rancori, rivalse, miserie.
    Eterna Giulietta, che sa che nulla e nessuno potrà mai cancellarla dal cuore di tutti, romanzirieri da stadio compresi.

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    • Viviana Alessia

      Leggo e rileggo il mio commento sullo striscione napoletano riguardo a Giulietta e solo dopo giorni mi rendo conto di aver nominato Amleto come creatore di Giulietta! Lapsus molto…freudiano direi, che non è una novità per me quando parlo di William Shakespeare. I personaggi del più grande drammaturgo occidentale sono terribilmente possenti, potenti, soverchianti, tanto da oscurare il loro creatore. Vivono una vita autonoma, propria, lontana dalla finzione teatrale e scenografica, tanto da sembrare nati da sé stessi, non da penna seppur insuperata ed insuperabile. Ed è così che quando penso o parlo di Shakespeare io non riesco a pensare a lui, ma la mia mente va alle creature eterne che portano il tragico nome di Amleto, Macbeth, Otello, Re Lear…che al loro creatore si sovrappongono,che il loro creatore oscurano facendo fremere chi li ascolta di brividi di tensione e dramma.
      Boun’ anima di Shakespeare! Chissà se oltre che per lo striscione disarmante scritto in napoletano allibisce ora leggendo che una sua fan lo identifica, anzi lo confonde totalmente, con le sue creature?

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  2. claudio81

    ma vedete che lo striscione “LA STORIA HA SANCITO: GIULIETTA E’ NA ZOCCOLA E ROMEO E’ CORNUTO” è stato esposto da Ultras azzurri appartenti ai C.U.C.B. nella curva veronese, sotto il loro naso nella partita giocata a Verona nel campionato 1987-88

    ma l’offesa che fece scaturire quella “scostumatezza” che poi era solo divertente è stato uno striscione scaligero “VESUVIO PENSACI TU”

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  3. ...e Romeo é nu curnut

    I napoletani è risaputo in tutto il mondo che non sono mai stati dei santarellini (forse i primi in tema di violenza) anzi sanno essere anche molto “scostumati”, semplicemente non sono razzisti e, quindi, di gran lunga meno ignoranti della stirpe Montecchi/Capuleti. Concordo con l’autore dell’articolo che la risposta è stata geniale soprattutto perché non hanno risposto con lo stesso razzismo, a dimostrazione che i napoletani sanno essere anche dei veri signori (anche questo risaputo)…oltre ad avere delle trovate brillanti che sto ancora morendo dalle risate! Altro che santrellini, sono “figli e’ ndrocchia”.

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  4. Gigi

    Sì lo striscione napoletani/ebrei era degli ultras interisti che in quanto a ignoranza e razzismo si sono sempre distinti. ricordo anche gli striscioni invidiosi per lo scudetto napoletano NAPOLETANO IL TRICOLORE NON CANCELLA L’ODORE o NAPOLI TRI-COLERA
    poi come dice super-dado nel corso degli anni anche i supporters napoletani si sono uniformati per ignoranza e violenza agli altri. alla fine hanno vinto i veronesi

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  5. super-dado

    lo striscione dei napoletani fu molto bello e ironico (e fu un un po’ una risposta al famoso BENVENUTI IN ITALIA). i veronesi come altri ci andarono giù pesanti con i napoletani questo è da riconoscere ma non pensate e non crediate che i napoletani siano dei santarellini perchè è il solito luogo comune: sassaiole scontri anche pesanti, devastazioni di treni, invasioni di campo ecc..

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  6. Nick

    Giurerei che ‘NAPOLETANI: STESSA FINE DEGLI EBREI’
    O meglio ‘Hitler: dopo gli ebrei anche i napoletani’ sia stato esposto dagli ultrà dell’Inter in un inter-napoli dei primi anni 90…

    Ma forse stavano solo emulando i veronesi.

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