11 consigli per le prossime elezioni

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Ecco qui 11 consigli per affrontare le prossime elezioni che vedranno andare al voto alcuni milioni di lettori de L’Undici.
1) Andare a votare
Perché comunque sia, il voto è…

…una forma concreta di partecipazione alla vita democratica, specialmente in occasione delle elezioni amministrative, quando un singolo voto ha un peso percentuale maggiore e quando è possibile un più diretto rapporto tra elettori e candidati. Non andare a votare per protestare contro la classe politica marcia e truffaldina, il “magna-magna” e tutte quelle robe lì è un gesto sterile – seppur sorretto da buone ragioni – perché si confonderebbe con quello dei puri menefreghisti, agnostici e indifferenti, la cui presenza è uno dei prerequisiti per lo svilupparsi del medesimo malcostume che ci ha condotti a schifare larga parte dei nostri rappresentanti.

2) Non votare PD.
Il perché è spiegato – tra l’altro – in due articoli apparsi su numeri passati de L’Undici [clicca qui e qui]. In sintesi: il PD è un organismo stantio, ammuffito, concentrato su dinamiche interne e su lotte intestine quasi sempre distante anni luce dalla società reale. Al punto che spesso i suoi dirigenti sono più interessati a mantenere il potere interno piuttosto che vincere le elezioni. Inoltre i meccanismi di selezione dei candidati sono tipici di organizzazioni chiuse, autoreferenziali e mafiose (non nel senso criminale del termine). Per cui il candidato PD può anche essere persona di grandi qualità, ma è “il candidato del partito”: è lì perché il partito lo ha voluto, nel partito è stato allevato e in nome e in cambio di ciò, dovrà restituire favori, non toccare certi equilibri, rispettare le gerarchie, obbedire a certe logiche, ecc. ecc. E tutto ciò gli impedirà di esprimere il suo eventuale valore. Spesso questi comportamenti sono automatici e naturali così da non essere nemmeno percepiti come negativi da chi li pone in essere, perché il candidato li ha appresi e “succhiati” nel mondo nel quale è cresciuto e nel quale ha avuto successo, un mondo che, perlappunto, premia chi si attiene alle sue regole.
In ultimo: la legge elettorale del doppio turno (la miglior legge promulgata in Italia negli ultimi 150 anni) consente di non votare PD al primo turno e di votarlo in un eventuale secondo turno se questo significa constrastare una destra marcia (vedi punto 8))

3) Informarsi su candidato.
Perché alle elezioni amministrative ciò è concretamente e proattivamente possibile. Partecipando ad incontri, parlando con la gente, assistendo a comizi e dibattiti, girando su siti internet, ecc. Come detto, il voto alle amministrative è “pesante” e si può scegliere di darlo ad una persona specifica che ci piace e sulla quale siamo informati piuttosto che genericamente ad un partito. In casi di estrema indecisione e disorientamento è ammesso perciò votare anche PD purché il voto sia miratissimo ad un candidato di indubbio valore.

4) Votare una donna, un/a giovane, un@ stranier@.
Se proprio non si sa per chi votare e si arriva al seggio dovendo spulciare la lista dei candidati nel corridoio della scuola (fingendo di non stare facendolo perché “fa brutto”), beh, allora scegliamo chi fa parte di minoranze ed ha meno possibilità di essere invischiato in meccanismi di caste e baronie. N.B. si intende come giovane un essere umano di età inferiore o uguale a 42 anni.

5) Non votare un amic@ che ce lo ha chiesto.

Qualche sera fa, un amico che si è candidato e che vedo tre volte all’anno, mi ha incontrato per caso e così “en passant”, mi ha domandato: “Ma adesso…tu dove vivi? A Rimini o a Bologna?…”. Traduzione: “Tu dove voti? A Rimini o a Bologna? Se voti a Rimini, potresti votare per me!”. Che roba brutta! Non solo a me sarà accaduto di conoscere qualcuno che si presenti anche solo per il quartiere. In questi casi, anche se non ci viene chiesto direttamente, spesso ci sentiamo obbligati a votare questo qualcuno. Ora, se questa persona è sul serio un nostr@ amic@, sicuramente siamo a conoscenza del fatto che si candida e soprattutto delle sue qualità e difetti. Quindi siamo in possesso di tutte le informazioni per decidere se votarlo o meno e ricadiamo nel caso 3), ossia siamo ben informati riguardo ad un candidato. Se invece si tratta di un conoscente o un vecchio amico delle elementari, la richiesta che ci viene fatta, sottintende la certezza da parte del richiedente che non sappiamo bene per chi votare o diamo poco valore al voto e per questo possiamo votare per lui/lei senza un grande sforzo. In altre parole, non contiamo quasi un catzo e questo “quasi un catzo” possiamo venderlo in cambio di una telefonata, un “Come stai? Vivi ancora a Rimini o a Bologna?”, un finto interessamento, un sms di ringraziamento o anche solo il sottile piacere di essere stati oggetto di una richiesta che di fatto è una compra-vendita che – anche in una questa becera ed egoistica logica – non ci porta nulla.

6) Non votare qualcuno che si sia servito di uno slogan contenente la parola “cambio” (o equivalenti).
Perché esiste una dignità anche negli slogan elettorali e la parola “cambio” (o equivalenti) è così sputtanata e inflazionata da risultare vuota, insignificante e per questo potenzialmente ipocrita o – nel migliore dei casi – squalificante segno di scarsa fantasia e povertà di risorse dei “creativi” della campagna elettorale (mi scuso per l’utilizzo della parola “creativi”, NdA).

7) Non votare un personaggio “mediatico” di qualsiasi livello.
Ossia qualcuno di cui conosciamo il nome per averlo intravisto su qualche titolo di giornale la mattina a colazione o ascoltato al telegiornale regionale, mentre preparavamo il Negroni per il cocktail serale. Nel caso in cui non si sappia quale candidato scegliere, votare per questo nome “conosciuto”, significherebbe legittimare e dar ragion d’essere agli uffici stampa (che sono uno dei tre mali del mondo, dopo gli uffici stampa e gli uffici stampa) il cui compito è esattamente questo: assumere e promuovere la superficialità e l’assenza di senso critico per poi elevare i propri assistiti al di sopra di questa palude di disinteresse a colpi di comunicati stampa, pressioni, collusioni e commistioni con i media che in larga parte sono già divenuti puri e marci amplificatori delle volontà dei suddetti uffici stampa.

8) Non votare PdL, Lega o partiti alleati di B.

Perché si tratta di persone che hanno piegato la politica quasi esclusivamente agli interessi privati di una persona e della sua cricca. C’è chi lo fa per piaggeria e servilismo (gran parte degli aderenti al partito di B.), chi per ottenere qualcosa in cambio (i leghisti), chi per ignoranza. Quasi nessuno per autentico credo politico, perché se così fosse, se cioè una persona fosse autenticamente di destra dovrebbe rivolgersi a qualcun’altro, come sta facendo Fini con colpevolissimo ritardo. In sede locale, la situazione non è così grave, dato che B. non si presenta in prima persona, ma spesso chi a lui fa riferimento si comporta con la stessa assenza di senso di responsabilità e della legalità.

9) Salutare gli appartenenti al seggio elettorale. Perché – seppure (poco) pagati – quelle persone stanno assicurando lo svolgersi della democrazia nella sua forma più concreta e pratica. Possibilmente domandare anche la percentuale dei votanti con tanto di confronto con gli anni precedenti. C’è spesso qualche componente del seggio, malato di statistica, che aggiorna tutti i dati in tempo reale sulla lavagna dell’aula di scuola (o forse adesso sul suo Ipad).

10) Non guardare i risultati alla TV, ma recarsi in piazza (se lì sono mostrati).
Anche questo è un piccolo, colorato atto di partecipazione in senso lato e di contatto con i componenti della nostra comunità. Dal punto di vista puramente pratico, si tratta di un atto insignificante, ma acquista un grande valore se pensiamo a quanto i mali della “politica” siano figli di una cronica incomunicabilità tra elettori ed eletti, ma anche tra gli stessi elettori. La piazza nella sera dello scrutinio è – oggigiorno – quanto di più simile esista all’agorà, ossia al luogo dove si “fa politica”.

11) Se proprio dovete annullare la scheda, scriveteci sopra: “Leggete L’Undici, http://lundici.it!”

 

 

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Chi lo ha scritto

Gian Pietro "Jumpi" Miscione

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Gian Pietro "Jumpi" Miscione. Nato nel 1969, vive tra Bologna e Bogotá, è tra i fondatori de L'Undici, nonché il suo direttore. E' professore di chimica all'università, ama scrivere, viaggiare, studiare, ascoltare la radio e discutere di football. E' anche fondatore dell'evento sportivo "Paganello". Fatica ancora ad accettare il fatto che l'antica biblioteca di Alessandria sia stata incendiata.

9 commentiCosa ne è stato scritto

  1. ugoth

    rossi … neri … tutti uguali … ma dove siamo? in uno spot di Beppe Grillo? ve lo meritate Beppe Grillo

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  2. Matusalemme

    Bella quella del giovane = essere umano con meno di 42 anni.
    Ho come la sensazione che alle politiche del 2013 giovane = essere umano con meno di 44 anni.

    Benissimo! :)

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  3. Angela

    E’ assolutamente inutile che continuiamo a scornarci tra di noi del Movimento 5 Stelle e la base del Pd. In fondo siamo molto simili e condividiamo molte idee. La differenza cruciale, sta nella nostra mancanza di fiducia nella direzione di questi partiti che si spacciano per sinistra, ma che vanno a braccetto con il potere. Lo ammettete pure voi che in tutti questi anni sono stati commessi svariati errori politici che hanno facilitato la nascita e la crescita del berlusconismo. Ovviamente sto esprimendo un’idea personale, e per quel che mi riguarda, sono stufa e delusa dal Pd e guardandomi intorno ho trovato nel Movimento 5 Stelle, gente che la pensava esattamente come me. Io sono arrivata al punto di nn poter più giustificare questo status quo e mi do da fare come posso per cambiarlo. Sono sicura che anche tanti di voi stiano facendo lo stesso. Quindi quando il Movimento attacca il Pd o la sedicente sinistra, nn attacca di sicuro la base, che anzi, è l’unica cosa vera e valida da salvare. Per quel che riguarda le proposte politiche e sociali, ogni lista che si è presentata a queste amministrative, ha le sue e potete consultarle sui vari siti. Il mio commento vuole solo puntualizzare che l’unico motore per cambiare le cose siamo noi e voi e cioè quell’Italia che ha ancora dei principi e dei valori e fa di tutto per riaffermarli. Base siamo noi e base siete voi. Scommetto che se nn ci fossero sigle sopra le nostre teste, riusciremmo a collaborare e a creare tante cose degne di note. Vi abbraccio tutti.
    Angela del Movimento 5 Stelle di Asti

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  4. ugoth

    Il punto 2) secondo me è sbagliato. A parte che in molti posti si sono fatte primarie vere come a Milano e Bologna (dove Merola si è candidato anche contro il volere del partito), se scorri le liste ci sono molte persone valide che fanno ancora politica perché ci credono (e questo si potrebbe applicare per esempio a Bologna anche al punto 8). Poi con tutte le lacune e gli errori che commette il Partito Democratico è tuttora l’unica alternativa vera al berlusconismo (a meno che uno non sia affascinato dal terzo polo degli anziani bellocci, compromessi e bruciati che hanno ricoperto tutte le cariche possibile).

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  5. kiki

    Lo chiedi a me, Paola? Perché se lo chiedi a me, la risposta è no, non lo sono affatto. Non c’è uno straccio di proposta politica, solo sulle regole (molte delle quali non mi vedono d’accordo, come l’abolizione di Authority e province, ma questo non è affatto rilevante).
    Mi hanno ricordato quando commentando un cantante ci si ferma a “Però ha una bella voce”. Va bene, ha una bella voce, ma che tipo di musica fa? La sua cifra artistica è Chet Baker o Tiziano Ferro?
    Ah, scusa: quando il Sommo dà del busone a Vendola, a quale delle epocali proposte del M5S stava facendo riferimento? Ma guarda te se dovevamo non farci mancare nemmeno il Masaniello dei poveri

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  6. Paola

    Ecco le idee propositive del M5S:
    “Abolizione delle province. Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico. Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica. Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato. Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali. Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato). Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati. Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web. Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class action. Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum”
    Sono sufficienti ?

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  7. Gigi

    Grillo ripete il suo personaggio dal V-day (che aveva anche un senso). Poi è diventato un disco rotto, arrogante, vuoto, insopportabile: ha attirato verso di se’ milioni di persone giustamente disgustate, poi si è tirato fuori dal dibattito perché il suo interesse è conservare lo status quo. Peccato perché nella “sua base” (lui si comporta come i peggiori leader politici di cui auspica la fine) è composta da persone che ci credono e si danno da fare.

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  8. kiki

    12. Non votate Beppegrillo e i grillini, perché a dire (anzi, a urlare) cosa non va senza uno straccio di idea propositiva in alternativa sono buoni tutti; perché ormai Grillo è il peggiore stereotipo, quello che va in TV a dire (anzi, a urlare) che tutti dovrebbero andarsene a casa, che tutti dovrebbero cambiare mestiere e a quel punto si fa fatica a distinguerlo da Sgarbi (anzi: una differenza c’è; Sgarbi recita una parte e si vede). Perché ormai è così schiavo del suo personaggio da dare giudizi senza nemmeno sapere di cosa parla: Ma soprattutto, perché Grillo non ha mai letto L’Undici

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  9. Mimmo

    Dopo gli undici punti non e’ che ne rimangano tanti per cui votare…
    per fortuna questa volta non mi tocca, aspetto con ansia i referendum..SI, SI, SI, SI…ma sono ancora 4 ?

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