Swallow it down (what a jagged little pill)

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

se sei elegante ti si aprono molte strade come a nicole minetti e alla sua borsa di prada rossaUndici pillole di moda: un placebo contro il logorio della vita moderna. Da Galliano al matrimonio dei reali inglesi, da Decarnin alle olgettine undici pillole veramente fashion

Parlare di moda oggi, intendo proprio oggi, non in questo periodo storico, ma l’11 aprile 2011 mi pare insensato. Nell’ultimo mese è iniziata una nuova guerra, ci sono state rivolte represse nel sangue, un terremoto epocale che ha portato a catastrofi nucleari, sbarchi di immigrati e tendopoli, sedute al parlamento degne del processo del lunedì, sono iniziati i processi del lunedì al premier, trasformati in processi del martedì in contumacia, litigi su tutto fra tutti (anche fra Vespa e Baudo) e io qui a dover parlare di moda.
Si rischia di far la figura della simpatica Maria Antonietta versione Sofia Coppola: anche se hai un paio di all-star nell’armadio, vivi l’attimo fra feste e festini, se fuori c’è la rivoluzione, non puoi continuare ad agire come una qualsiasi teen-ager straniera in gita a Versailles. La tua testa è a rischio.
Ora fuori non c’è la rivoluzione, ma la realtà, come direbbe Fabri Fibra è tanta roba. Così ho pensato per la dodicesima puntata di Marinda sull’Undici di somministrarvi undici pillole di moda, da ingoiare così, fra letture meno amene ma più appropriate.

Decarnin: dalla passarella al mental hospital1- Decarnin+Balmain. Lo abbiamo lasciato assente ingiustificato alla chiusura della sfilata parigina di Balmain. Ora è stato licenziato. Dove sia non si sa. Chi prenderà il suo posto? Riccardo Tisci da Givenchy? Albert Elbaz da Lanvin? Stefano Pilati da Yves Saint Laurent? Gli stessi nomi fatti per Dior. Nulla di certo. La notizia è del 6 aprile, e la voce più accreditata vuole che il successore venga scelto all’interno della maison, fra designer ed assistenti già addentro allo stile Balmain: giacche sartoriali dal taglio impeccabile, pantaloni dal gusto strong ma molto costosi, t-shirt e abiti molto sexy-rock. Certo dispiace per questo minuto, silenzioso, timido francese che in pochi anni ha capovolto, in senso positivo, le sorti di questo marchio. La pressione su di lui è stata tanta. Si parla di esaurimento nervoso. In bocca al lupo Christophe, in bocca al lupo Balmain.

2 – Galliano+Dior. Anche del pazzo alcolista razzista John non sappiamo più nulla. Bernard Arnault, il patron dell’LVMH che possiede sia la Dior che la Galliano, ha dichiarato che non c’è nessuna fretta di nominare un successore, anzi, l’intero team è dotato, creativo, tecnicamente preparato ed in grado di portare a termine nei tempi la preparazione della collezione per l’estate prossima. In fondo già sono usciti a raccogliere gli applausi del pubblico alla sfilata di marzo.

Quello che si legge fra le righe in queste due storie è la seguente morale della favola.
I due designer hanno lasciato una traccia profonda sul gusto delle maison, che ha portato guadagno e non si desidera fare grossi cambiamenti. Entrambi, pur in modo diverso, forse hanno agito da veri direttori creativi, cioè dando segni, impronte seguendo idee, ma nella pratica, il lavoro quotidiano è stato fatto da altri. Nessuno li può sostituire, ma tutti negli staff sanno cosa fare in loro assenza. In più sarà un grosso risparmio di cachet. Mi chiedo solo se può funzionare a lungo. Temo di no.

3 – Vernis Chanel 11 al minuto. Se l’anno scorso è stato il successo dello smalto per unghie 505 Particuliére, quest’anno la Vernis Chanel da avere è 513 Black Pearl. Si tratta di quel colore già segnalato: grigio antracite, madreperlato, metallizzato con riflessi color petrolio. Bellissimo e, naturalmente contingentato. La parola fa un po’ ridere. Basti pensare che con questo metodo, pur inviandone non più di 3/5 (alla volta) per concessionaria autorizzata, alla fine del 2010 di Vernis Chanel assortite nei colori ne erano state vendute – solo in Italia – 6.000.000 (6 milioni) di bottigliette. Parlando in termini economici significa un incasso di 129 milioni di euro in bottigliette di smalto. In termini di tempo significa che sono state vendute più di 16438 bottigliette al giorno, 685 all’ora, più di 11 al minuto.
Come se in ogni minuto del 2010, 11 persone si fossero comprate una Vernis Chanel.

4 – Franca Sozzani VS anoressia. Franca Sozzani, la direttrice di Vogue Italia, la donna più potente del mondo della moda (dopo la mitica Anne Wintour di Vogue America) il 18 marzo ha lanciato una campagna anti siti pro-anoressia. Dal suo blog interno al sito di Vogue ha inviato un appello. Avendo letto che anche Facebook è stato considerate causa di anoressia fra le giovanissime, facendo una personale indagine su internet, si è imbattuta in numerosi siti e blog Pro-Ana. (Ana è il nome che fra le anoressiche personifica la malattia). è stata così aperta una raccolta firme (a oggi circa 8000) per combattere questi siti e blog che fanno di una malattia che porta alla morte un’affascinante stile di vita. ‘È necessario spiegare alle giovanissime che non è nella magrezza che si trova la perfezione, in modo da promuovere un canone estetico in cui la salute sia parte integrante della bellezza.‘. Un gesto che da un donna molto magra e non più giovinetta, forse stride, ma se lo dice la Sozzani, maestra di stile e di successi, può essere più efficace dell’appello di chiunque altro.

5 – La bomba H(&M). Sempre più la catena danese H&M Hennes & Mauritz è una bomba: nel 2010 ha battuto tutti i competitor con un incremento di fatturato del 14%. Certo nel quarto quadrimestre gli utili sono calati per aumenti delle materie prime. A luglio aveva comunque registrato un bel +21% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda l’intero anno il fatturato ammonta a 108,4 miliardi di corone svedesi (pari a circa 12,3 miliardi di euro). La società è ora terza ala mondo dopo Inditex (Zara, Oysho…5044 punti vendita in 77 paesi) e Gap, la società statunitense in stallo.
Il 29 marzo ha aperto il primo H&M store in Romania: più di 1000 fan hanno fatto la coda tutta la notte per entrare al mattino.

6 – OVS Industrie+Capasa di Costume National = Eequal.
Ennio Capasa, lo stilista pugliese così minimal rock chic, esordisce nel così detto mass-market. Il suo stile così rigoroso, dove una giacca non costa meno di 1000 euro in quel genere di negozi realizzati in cemento, acciaio e puzza sotto il naso, sarà disponibile da Oviesse. “Lo stile è un bene di tutti. I sogni, i desideri, i tipici snobismi della moda vanno divulgati a prezzi minimi. Il rock & roll centrale nel processo creativo si esprime in Eequal”. Belle parole, ma la meta H & M è lontana. In realtà si tratta di un approccio diverso. H&m è per progetti toccata e fuga, Eequal è una linea duratura nel tempo che si propone l’obiettivo di un fatturato di 20 milioni di euro e di una distribuzione su 115 negozi OVs in Italia. Staremo a vedere.

7 – Miele+Vuitton. Un novità si aggira sui cieli di Parigi: le api griffate. Al sesto piano di un edificio di rue de Pont Neuf ci sono 3 alveari che danno un ottimo miele. A produrlo sono le api del palazzo Louis Vuitton. In loro onore le vetrine di primavera sono state allestite con tante api metalliche che ronzavano intorno alle ultime novità in fatto di borse e calzature. Ma l’amore per la natura non è in vendita. Il miele resta una delizia per coloro che lavorano lì e che se ne occupano. Un po’ come l’orto di Michelle Obama.scarpa Louboutin

8 – CHRISTIAN LOUBOUTIN VS Yves Saint Laurent. La peculiarità di una bellissima e femminilissima calzatura di Louboutin è la suola in cuoio totalmente rosso. In qualche film o telefilm, forse Ugly Betty, una fashion victim senza soldi, dipinge il sotto delle suo scarpe nuove con un smalto rosso per simulare la laccatura delle costosissime calzature.
Questa idea è stata però sfruttata anche da Yves Saint Laurent e non è piaciuta per niente in casa Louboutin, che da gennaio chiedeva chiarimenti sullo sfruttamento del tratto proprio distintivo ad opera della griffe parigina. Nessuna risposta. È così partita una causa con richiesta di un risarcimento di 1 milione di sterline per la violazione del copyright. Chissà che pensa Yves dall’alto dei cieli

Fatti anche tu i tuoi pupazzi del matrimonio reale .. Mai più senza9 – Kate Middleton+Prince William= Royal Wedding. C’è un argomento più noioso di questo? No, eppure se ne scrive un sacco, nelle riveste di moda online, sui blog, sui tabloid… Se ne scrive, ma se ne legge? I don’t think so. Ma se digitate Royal Wedding dress vi compaiono svariati siti ufficiali e no, su matrimonio dell’anno che si terrà il 29 aprile. Siti ampli e dettagliati che ti raccontano… niente, perché è tutto un gran segreto, ma che ti vendono di tutto, souvenir di ogni genere: da t-shirt e tazze, ai playmobil della coppia reale, all’occorrente per creare pupazzi del matrimonio ai ferri…
Chissà se per il numero di maggio saprò dirvi se oltre essere il matrimonio del secolo è stato un business or not.

10 – Striscia VS Gruppo Espresso. Il permalosissimo Antonio Ricci, attraverso la voce di Ezio Greggio, rilancia la sfida: offeso dal continuo associare il decadimento dell’immagine femminile con Drive In/Veline, prodotti di sua invenzione, dice che toglierà le ragazze scociate a cui ora ha donato la parola per dimostrare che hanno un cervello oltre che un sedere e due tette, solo se il gruppo editoriale l’Espresso smetterà di usare donne discinte su D di Repubblica e Velvet, i suoi periodici di moda femminili. Devo dire che li leggo e nelle pubblicità ci sono donne discinte. Ma non ho mai visto foto discinte della Aspesi o Guia Soncini su D o di Carla Signoris su Velvet. Sarebbe come dire che Stricia dovrebbe porre il veto alle pubblicità e non ai contenuti del programma. Ma questo per me è un argomento ancor più tedioso del Royal Wedding, forse perché l’uno è confinato in una data, l’altro si dipana giorno per giorno senza fine. Comunque Antonio ricorda la saggezza degli antichi: è la verità che offende.un paio di olgettine sfoderano borse di Hermes e Louis Vuitton, circa 10.000 euro ... per fortuna che hanno doti tali che gli consentono di trovare qualcuno che le aiuti

11 – Olgettina Girls+bags. Per la serie non ce ne può fregar di meno. Comunque le simpatiche ragazze, compreso la consigliera Minetti, quando non sono scosciate in situazioni televisive o a casa di amici, sono sempre molto coperte e sfoggiano favolose e costose It-bag. Nella mia personale ricerca, ho notato un’altissima percentuale di Borse Vuitton e Hermes, presumo originali dati gli introiti mensili. La nostra Nicole, poi ha borse Prada sempre molto sobrie e radical chic. Forse è la borsa la sintesi far Ricci e Mauro.
Se una volta il motto era: “ né puttane né madonne, finalmente siamo donne”, oggi potremmo dire “ che tu sia escort o all’Espresso, per la Borsa fai un compromesso”. A quando una collaborazione Marc Jacobs/H&M per una Vuitton originale a 30 euro?

 

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?