Sciopero generale: se non ora quando?

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Il giorno è arrivato. La CGIL ha proclamato, per il 6 Maggio 2011, lo sciopero generale di 4 ore (l’ Emilia- Romagna sciopererà per l’intera giornata).

Contro l’assenza di una politica di rilancio industriale, contro l’attacco alle basilari regole democratiche nei luoghi di lavoro, per rigettare le basi di un modello contrattuale condiviso che esca dalle logiche degli accordi separati (l’ultimo firmato nel commercio da Cisl e Uil, che prevede addirittura la fuoriuscita dall’Inps e il peggioramento della normativa sul pagamento dei primi tre giorni di malattia, rappresenta una grave e ulteriore lacerazione ai rapporti unitari).

Questo è un momento segnato non solo dalla difficoltà generalizzata di molte famiglie a traguardare l’ormai nota “quarta settimana” ma anche da una disoccupazione strutturale, lasciata in eredità dai primi anni di questa interminabile crisi epocale.

In questo contesto non servono semplici slogan da sciorinare né, tantomeno, ideologiche “coperte di Linus” alle quali stringersi per far salva la propria coscienza; serve responsabilità, coerenza, concretezza e coraggio.

Per questo, lo sciopero generale non può essere inteso come una liturgia anacronistica, non può essere neanche un totem al quale sacrificarsi, non è da considerarsi come un obiettivo ma come un necessario strumento di rivendicazione che la Costituzione ci fornisce e che deve, necessariamente, essere inserito in un percorso più articolato.

E’ necessario alternare, con criterio, momenti di proposta con iniziative di lotta che abbiano, come obiettivo, quello di risvegliare le coscienze, di riscrivere l’elenco delle priorità del Paese, di riportare la questione del lavoro al centro dell’azione politica e, soprattutto, di restituire la dignità a quei milioni di italiani che l’hanno vista, negli anni, così brutalmente calpestata.

L’esigenza di una forte e visibile manifestazione di dissenso contro ciò che stiamo sopportando, è ormai improrogabile. Ce lo hanno insegnato le migliaia di donne, di diverse estrazioni culturali, che hanno riempito le piazze con una rigenerante voglia di partecipazione sociale, al grido di “Se non ora, quando?”, riunite sotto l’unica bandiera della loro dignità. Ce lo hanno insegnato migliaia di studenti, di ricercatori, di precari, costretti a scendere per le vie delle città italiane, per riprendersi ciò che gli è stato, colpevolmente, tolto: la speranza nel futuro. Lo hanno ribadito le tante persone che si sono mobilitate in difesa della scuola pubblica e della Costituzione. Ora, più che mai, è il momento di farsi sentire, di farsi vedere.

Non esistono attenuanti per chi deciderà di stare passivamente ”alla finestra”; non esistono giustificazioni per chi vorrà ricercare anche solo una semplice defezione organizzativa per prendere le distanze dalla partecipazione attiva e dalle forme di protesta costituzionalmente garantite.

Nel numero di febbario, un commento al mio articolo che denunciava l’ormai conclamata assenza di un autorevole ruolo della politica, ricordava la figura di Enrico Berlinguer. Lo voglio ricordare anch’io, per primo a me stesso. Vorrei che le sue parole rappresentassero una risposta ai dubbi che spesso attanagliano anche me, vorrei che fossero un esempio da seguire, un orizzonte verso il quale dirigersi.

“Non si può rinunciare alla lotta per cambiare ciò che non va. Il difficile, certo, è rimanere in mezzo alla mischia mantenendo fermo un ideale, e non facendosi immischiare negli aspetti più o meno deteriori di ogni battaglia. Ma alternative non ne esistono.”
[E. Berlinguer]

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Uno sciopero per avere successo deve essere il più partecipato possibile, è normale che si cerchi di facilitare l’adesione. Tutti giustamente cercano di rendere le proprie iniziative più appetibili ed accessibili. Per esempio la Santa Messa si fa giustamente alla domenica mattina o al sabato sera, che si fosse il mercoledì alle 9e30 sarebbe meno partecipata

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  2. A.Lex

    Mi chiedo solo se collocare gli scioperi sempre nella giornata di venerdì sia proprio un modo di risvegliare le coscienze o piuttosto un mezzo per “fare numero” purchessia….

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