R.I.P. – Il morto del prossimo mese: Mikhail Gorbachev

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25 anni fa l’Europa, l’Asia e il mondo erano diversissimi, ci siamo già scordati. Se così si può dire, gran parte del merito è suo.

Tovarich Gorbachev(2 marzo 1931, Privolnoye). Entrato nel partito a 21 anni, si sposò con Raísa Maksímovna Titarenko tre anni piú tardi. Con Raísa Gorbachova, morta di leucemia nel 1999, passò tutta la vita. Fece tutto il cursus honorum nel partito, fino ad essere eletto più giovane membro del massimo organo di potere delle dittature del popolo, il Politburo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

Nel 1980, a 49 anni, rappresentava il rinnovamento generazionale promosso da Yuri Andropov, segretario generale del Politburo (ovvero il corrispettivo del presidente degli USA), che promosse un profondo ricambio generazionale ai vertici del potere dell’ unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Dopo la morte di Andropov, nel 1984, la vecchia guardia riuscí a eleggere segretario generale il datato Chernenko, che però morì solo un anno più tardi. Lo svecchiamento avviato da Andropov risultò irreversibile e Gorbachev venne eletto segretario generale del Politburo tre ore dopo la morte di Chernenko.  A 54 anni, era il più giovane segretario generale del Politburo di sempre.

L’obiettivo principale della sua azione politica fu di modernizzare e ottimizzare l’economia. Rimase per sempre convinto della possibilità di evolvere in senso moderno la dittatura comunista, che per definizione delegava allo stato la proprietà e l’amministrazione di tutti i mezzi di produzione.  A tale scopo, continuò nel solco di Andropov, promuovendo come collaboratori dei suoi coetanei: il più famoso fu Eduard Shevardnadze, nominato ministro degli esteri, il cui nome forse può ancora solleticare la memoria di qualcuno.
USSR
La parola d’ordine fu “perestroika”, spiegata in un suo celeberrimo libro “Perestroika: Una nuova maniera di pensare il nostro paese e il mondo”, un insieme di ricette e idee che avrebbero occupato la sua agenda politica. Infatti, Gorbachev si rese subito conto che nessun cambiamento e tantomeno nessun miglioramento sarebbero stati possibili senza una radicale riforma politica e sociale. Dal 1985 al 1989 si dedicò totalmente a questo “New Deal” sovietico, cercando di rianimare l’URSS e i suoi popoli.  Dalla lotta all’alcolismo alla (quasi) libertà di parola, dalle riforme economiche alla normalizzazione dei rapporti con i paesi del patto di Varsavia, Gorbachev tentò di provocare una salutare scossa che rimettesse in piede il fiero ma agonizzante gigante comunista.

Nel 1988 cambiò la struttura istituzionale introducendo il presidenzialismo e istituí il congresso dei deputati, eletto dal popolo. Nel 1989 si celebrarono le prime libere elezioni in Unione Sovietica dal 1917. Fu quindi il primo capo del soviet supremo (capo di stato sovietico) e nel 1990 fu eletto presidente dell’Unione Sovietica con il 59% dei voti dei deputati (candidato unico). Pochi. L’opposizione interna, che in seguito trasformò rapidamente la Russia nello stato mafioso di oggi, iniziava a rumoreggiare e Boris Eltsin non aveva scrupolo nell’attaccare Gorby. Ma questa è un’altra storia.

Eltsin intima Go

Eltsin intima a Gorbachev di leggere un documento durante una sessione del Parlamento. E’ un’immagine simbolo: sono gli ultimi mesi del 1991 e dell’Unione Sovietica che finirà di vivere il 26 dicembre, “rimpiazzata” dalla Russia di Eltsin.

Basta poco per ricordare i profondi cambiamenti indotti dal diverso atteggiamento dell’URSS nelle sue relazioni internazionali. Persino quell’ochetta della Thatcher se ne accorse (“I like Mr. Gorbachev, we can do business together.”). Le immagini del crollo del muro di Berlino e i trattati di disarmo firmati con l’attore di Hollywood in qualche isola remota sono nella testa di chiunque.

Eppure, Gorbachev fu un fallimento. Totale. Senza scuse. Escludendo le indirette ripercussioni extra-sovietiche dovute alle riforme e al diverso atteggiamento internazionale, in patria la perestroika risultò un disastro.

Il complesso sistema di riforme sociali e politiche di sistema non aveva sortito alcun effetto laddove principalmente era necessario un miglioramento: l’economia, il welfare dei cittadini delle repubbliche. Alla fine degli anni ’80 carne e zucchero iniziavano letteralmente a scarseggiare e furono reintrodotte le tessere per ritirare una quantità predeterminata di cibo al mese, come ai tempi di guerra. Il deficit statale in 5 anni crebbe da 0 a 109 miliardi di rubli, le risorse di oro calarono a un decimo delle 2000 tonnellate del 1985 e il debito estero, mai esistito prima, sommava 120 miliardi di dollari.

Inoltre, le stesse riforme politiche e sociali minarono alla base i poteri e l’autorità di Mosca e di Gorbachev stesso sulle repubbliche non-russe dell’unione, risvegliando un mai sopito nazionalismo anti-russo. La disgregazione dell’Unione Sovietica si consumò in pochi anni.

GBPerò. Probabilmente Gorbachev produsse il piú piccolo dei fallimenti possibili. L’URSS era destinata a un ruolo sempre piú di conflitto e tensione con il resto del mondo, convertito a suon di dollari alla causa americana. E un popolo fiero come quello russo avrebbe potuto reagire alla sua sconfitta storica in modo molto diverso. Per esempio iniziando una o più sanguinose guerre (civili o no). Magari con qualche accidentale lancio di testate nucleari da un sottomarino qualsiasi. Gorby fu quindi un eroe, forse uno dei pochi davvero meritevoli del Nobel della pace, che si conferisce a chi “…shall have done the most or the best work for fraternity between nations, for the abolition or reduction of standing armies and for the holding and promotion of peace congresses.”

Sicuro, he did it.

Ci mancherà. Una prece.

 

 

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

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