Un nuovo inno d’Italia

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Anche L’Undici vuole cambiare l’Inno d’Italia. Le parole di Mameli sono significative e anche l’alternativa più popolare – il verdiano “Va, Pensiero” – è emozionante. Ma noi offriamo qualcosa di meglio. Qualcosa che rappresenta al meglio lo spirito patrio.

Il nuovo inno italiano dovrebbe essere una celebre canzone napoletana: “Dove sta Zazà”, di cui sotto è riportato il testo. Fu scritta nel 1944 da Raffaele Cutolo (parole) e Giuseppe Cioffi (musica) e – fra l’altro – dà il nome ad una fortunata trasmissione di Radio Tre. La sua versione più famosa è quella cantata da Gabriella Ferri (clicca qui), ma ne esiste un’altra più “colta” e “radical-chic” cantata da Peppe Servillo con accompagnamento dell’”ubiquo” Stefano Bollani (clicca qui).

Ecco cosa racconta la canzone.
Innanzitutto siamo ad una festa; in Italia, in qualche modo, siamo sempre ad una festa: è la nostra condizione d’essere preferita.

Era la festa di San Gennaro,
quanta folla per la via…
Con Zazá, compagna mia,
me ne andai a passeggiá.

C’era la banda di Pignataro
che suonava il “Parsifallo”
e il maestro, sul piedistallo,
ci faceva deliziá…

Il protagonista è in compagnia della fidanzata, Zazà, c’è un sacco di confusione e la banda con il maestro. Possiamo facilmente immaginare una festa di paese o di quartiere piena di gente. Scenario caotico, ma anche per questo, Zazà e fidanzato ci si trovano a meraviglia.

Nel momento culminante
del finale travolgente,
‘mmiez’a tutta chella gente,
se fumarono a Zazá!…

Ed ecco che arriva la tragedia. Proprio “nel momento culminante”, quando si tratta di “concretizzare”, di “concludere”, ecco il patatrac che manda tutto all’aria: Zazà scompare. Anzi: “se fumarono a Zazà!”, ossia qualcuno (chi?) se la porta via. Non è colpa del fidanzato che l’ha persa di vista o forse di Zazà stessa che s’è distratta (o magari se n’è voluta andare), no: la colpa è sempre di qualcun altro. Chi? Non si sa. Ma sicuramente qualcuno o qualcosa di esterno ha causato il problema.

Dove sta Zazá?!
Uh, Madonna mia…
Come fa Zazá,
senza Isaia?…
Pare, pare, Zazá,
che t’ho perduta, ahimé!
Chi ha truvato a Zazá
ca mm”a purtasse a me…

E’ panico completo. Capita un problema? Si presenta un ostacolo? Invece di reagire razionalmente, la difficoltà viene esasperata e drammatizzata: è una calamità cosmica. In questa strofa scopriamo anche il nome del fidanzato di Zazà: Isaia.

Jámmola a truvá…
sù, facciamo presto..
Jámmola a incontrá
con la banda in testa…
Uh, Zazá!
Uh, Zazá!
Uh, Zazá!
tuttuquante aîmm”a strillá:
Zazá, Zazá,
Isaia sta ccá!
Isaia sta ccá!
Isaia sta ccá!…
Zazá, Zazá,
za-za-za-za,
comm’aggi ‘a fá pe’ te truvá?!
I’, senza te, nun pozzo stá…
Zazá, Zazá,
za-za-za-za….

E qui siamo all’apoteosi dell’italianità. Di fronte al intoppo, cosa fa Isaia dopo aver dato la colpa a qualcun altro e esacerbato la tensione? Pretende che tutti quanti, nel bel mezzo della festa, si uniscano a lui nella ricerca di Zazà. Arrivano migliaia di poveracci a Lampedusa? Ma la colpa non è nostra, è dei tunisini, dei libici, dei francesi, dei tedeschi! E poi è una catastrofe mai vista, come diavolo facciamo? Mica ci possiamo pensare solo noi! Tutti gli Stati europei devono adoperarsi con noi per cercare una soluzione! E’ l’Europa che deve risolvere la questione, non solo l’Italia!

Allo stesso tempo, però, dopo il primo momento di terrore e smarrimento, un altro tratto italiano compare: andiamo tutti a cercare Zazà!! Tutti devono mettersi al mio servizio e, già che ci siamo, visto che siamo ad una festa, beh, andiamoci con “la banda in testa”. Perché sospendere la festa? Perché far smettere la musica? Continuiamo a comportarci, sia nell’ordinarietà come nella tragedia, tutto sommato nello stesso modo!

Questo è tipicamente italiano: la scenografia nella quale tutto accade rimane fondamentalmente sempre inalterata, a prescindere da ciò che vi accade, sia una disgrazia, sia una gloria. Per cui tutto è disgrazia e gloria allo stesso tempo e tutto si converte quindi in un “dramma”, nel senso teatrale del termine. Il presidente del consiglio è accusato di pagare delle minorenni per portarsele a letto? E noi ci facciamo le canzoncine e le barzellette (…al punto che è lo stesso presidente del consiglio a raccontarle…qui siamo all’iperbole!). Uno degli aforismi di quel genio di Ennio Flaiano fotografa perfettamente questo atteggiamento: “La situazione politica italiana è grave, ma non è seria”.

Era la festa di San Gennaro,
ll’anno appresso cante e suone…
bancarelle e prucessione…
chi se pò dimenticá!?

C’era la banda di Pignataro,
centinaia di bancarelle
di torrone e di nocelle
che facevano ‘ncantá.

Come allora quel viavai,
ritornò per quella via…
Ritornò pure Isaia,
sempre in cerca di Zazá…

Cosa veniamo a sapere in questa strofa? E’ trascorso un anno intero e Isaia torna alla festa di San Gennaro “sempre in cerca di Zazà”. Il problema non è stato risolto. Né Isaia ha ritrovato Zazà, né l’ha data ormai per persa ed ha voltato pagina: il dramma rimane vivo, la questione resta sul tavolo, la tensione non si è attenuata. In Italia non si passa mai oltre, non si fanno mai veramente i conti con il passato: tutto rimane lì, vivo, utilizzabile, riciclabile. Perché, in fondo, questo stato emozionale ci piace, ci stimola, tira fuori il meglio di noi (a spese ovviamente del nostro sistema nervoso collettivo). L’arci-utilizzato esempio della Nazionale di calcio che vince i Mondiali o le partite in situazioni di stress e “accerchiamento mediatico” è lì a dimostrarlo.

Dove sta Zazá?
Uh! Madonna mia…
Come fa Zazá,
senza Isaia?
Pare pare, Zazá
che t’ho perduta, ahimé!
Chi ha truvato a Zazá,
ca mm”a purtasse a me…
Se non troverò
lei, ch’è tanto bella,
mm’accontenterò
‘e trová ‘a sorella…
T’amerò,
t’amerò,
t’amerò,
pure a lei glielo dirò
che t’amerò:
T’amerò, Zazá!
T’amerò, Zazá!
T’amerò, Zazá!
Zazá, Zazá,
za-za-za-za…
che t’amerò ll’aggi”a cuntá…
Con tua sorella aggi”a sfugá…
Zazá, Zazá,
za-za-za-za…

Di nuovo tragedia tremenda, di nuovo Isaia si lamenta e si dispera, cercando la sua amata Zazà. Però, poi, ad un certo punto anche Isaia si stufa di soffrire. Ok, Zazà “è tanto bella”, ma mica posso stare tutta la vita da solo, a strapparmi i capelli…dovrò “accontentarmi”. E come? Beh…con la sorella di Zazà! Pure a lei le dirò che ti amo e “t’amerò, Zazà”, però…se non ti ho trovato quest’anno, se non ti trovo quest’anno…mi toccherà “accontentarmi” con la sorella…Perché rimanere ostinatamente leali e fedeli ad una certa persona o causa o posizione politica, se questa non è più conveniente e valida? Tanto vale “saltare sul carro dei vincitori”, espressione coniata da Ennio Flaiano proprio per definire questo carattere italiano. Siamo stati fascisti e abbiamo gridato compatti viva il duce per vent’anni? Già la mattina del 26 luglio ’43 abbattevamo le sue statue. Craxi ci fa sentire orgogliosi d’essere italiani? E poi lo prendiamo a monetine fuori dal Raphaele. Quindici anni di berlusconismo?…beh, probabilmente anche in questo caso saremo prontissimi a buttarci nelle braccia di qualche “sorella”.

Nota a margine: anche la canzone “Red House” di Jimi Hendrix (clicca qui) si conclude in maniera simile. Essendo tornato a casa dopo una lunga assenza ed aver constatato che la sua chiave non apre più la porta, il protagonista si convince che la sua ragazza se s’è andata, ma afferma nel finale: “if my baby don’t love me no more, I know her sister will!”

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. xala

    A causa di una strana distorsione del tessuto spazio-temporale, “Dove sta Zazà” è in realtà ispirata a una canzone solo apparentemente successiva, “Pentimento Tardivo (hai lo scolo)” di EELST; la chiave è nell’ultima strofa:

    “Hai lo scolo tu sei pentita,
    ma il tuo pentimento non ti servirà,
    io sto già con tua sorella
    è più brutta ma non corro il rischio
    di un’infezione.
    di un’infezione.”

    Saluti filologici

    xala

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  2. Max Keefe

    Sottoscritto con slancio patriottico la petizione per Napolitano. Per una versione più moderna dell’inno, direi Jovanotti che canta “mamma, mamma, guarda come mi diverto…” Il concetto è lo stesso ma invece della banda c’è il DJ e pure il fumo in pista.

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  3. Gigi

    Nel lato B metterei Finché la barca va (lasciala andare), magari nella versione radical chic degli Ustmamò.

    Il grillo disse un giorno alla formica, il pane per l’inverno già ce l’hai, perché protesti sempre per il vino: aspetta la vendemmia e ce l’avrai

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  4. fortebraccio

    Il diretùr fa riferimento a “Abbassa la tua radio”, disco del 2000 in cui Stefano Bollani accompagnato da artisti vari (Altomare, Irene Grandi, Servillo, Elio, Enrico Rava, …) rifà le canzoni italiche degli anni ’30 e ’40.
    Disco bellissimo e freschissimo, senza ombra di dubbio la coa migliore che abbia mai fatto Bollani nella sua insondabile carriera.

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