India campione del mondo

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India campione del mondo di cricket 2011

 

L’India si è appena laureata campione del mondo di cricket, uno sport che ha probabilmente più supporters del calcio e più praticanti del basket. Da noi cricket è uno sport misterioso, andiamo a scoprirlo

Per caso almeno uno dei lettori de L’Undici sa che in India si è appena conclusa la coppa del mondo di cricket, che ha visto partecipare 14 squadre ed è stata seguita nel mondo da più di 500 milioni di spettatori? Per la cronaca ha vinto la squadra di casa, che in finale ha battuto un’altra grande compagine del subcontinente indiano, lo Sri Lanka. L’intero paese si è riversato per le strade sventolando bandiere e strombazzando coi clacson, proprio come accade da noi per il calcio. E quando un paese di un miliardo di persone si paralizza per uno sport, forse è il caso di capire di cosa si sta parlando.

 

Spiegare cos’è il cricket e perché in Italia non si è mai praticato è impresa ardua, che vorrei tentare di fare in poche righe.
Finora i timidi tentativi effettuati dalla nostra federazione di promuovere questo sport anche in Italia sono naufragati. Difficile imporre all’attenzione del pubblico uno sport tutt’altro che intuitivo, giocato soprattutto da stranieri e che la televisione ignora. Si tratta di uno sport lento, con molti tempi morti. Oltretutto per praticarlo in maniera corretta, bisogna essere almeno in 22. E dove li trovi in Italia, vicino casa tua, altri 21 pazzi come te che hanno voglia di giocare? Senza contare poi di dover trovare dei campi, l’equipaggiamento e così via. È una gara persa in partenza.

 

Cercherò in queste poche righe di spiegarvi dove è nato questo sport, dove si pratica e come funziona. Chi desidera approfondire può guardare qui: www.crickitalia.org.
Il cricket è nato in Inghilterra nel medioevo, si è sviluppato nel 1700, per poi diffondersi in molti territori dell’impero britannico. In alcune ex colonie, come i paesi del subcontinente indiano (India, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka), è lo sport di gran lunga più praticato. In Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e in molte isole caraibiche è spesso più popolare del calcio.

 

Ai ragazzini degli slum di Calcutta, tanto per fare un esempio, serve poco per giocare: una palla, un bastone e  un paletto di legno, l’equivalente della palla di stracci dei nostri nonni. Ma una partita vera e propria richiede un equipaggiamento ben preciso: una palla rossa di 160 grammi e di circa 220 mm di diametro, ricoperta di pelle e maledettamente dura (il che rende necessario l’uso di imbottiture e della preziosissima conchiglia) e mazze dai pesi e dimensioni abbastanza definite (dipendono anche dalle altezze dei giocatori).
Poi esistono regole ben precise e tutte codificate. È ovviamente uno sport inglese e quindi “fair”, dove si accetta ogni decisione dell’umpire, (l’arbitro). Le contestazioni sono rare e sempre civili. Questo forse è un altro motivo per cui in Italia non prenderà mai piede.

 

Non è facile spiegare queste regole. Ci provo: le due squadre, composte da 11 giocatori, si affrontano in un campo ovale, poco più grande di un campo da calcio. La parte centrale, lunga 20 mt e larga 3 circa, è curatissima. Agli estremi di questo rettangolo vengono piazzati  questi 2 castelletti, composti da tre paletti di legno ciascuno (vedi figura) chiamati “wicket”. Davanti ai wicket si piazzano i due battitori. Compito della squadra in battuta è fare punti, che si segnano correndo tra un wicket e l’altro dopo aver colpito la palla tirata dal lanciatore. (un po’ come il battitore del baseball, che dopo aver colpito la palla con la mazza deve correre tra le basi). Il battitore deve effettuare il maggior numero di corse possibili (le run) cercando al tempo stesso di non farsi eliminare, vale a dire difendendo alla morte il proprio wicket. Il lanciatore invece cerca di eliminare i battitori effettuando una serie di lanci. I lanciatori sono diversi e hanno ciascuno un numero determinato di lanci. Chi non lancia viene detto Fielder e si pone sul campo a recuperare più velocemente possibile le smazzate dei due battitori.  Quando i battitori sono stati tutti eliminati, le due squadre si scambiano i ruoli. Vince chi, durante il proprio turno di battuta, fa più punti, ovvero corre il maggior numero di run.

 

La durata degli incontri varia a seconda della versione di questo sport.
Alcune partite internazionali, i cosiddetti test match, durano ben cinque giorni, dalla mattina alla sera. Questa è la forma più pura del cricket. I giocatori giocano in impeccabili completi bianchi e interrompono le partite per il pranzo e il tè, come esige la tradizione. Qualcuno si chiederà: con i ritmi  lavorativi che abbiamo, chi ha il tempo di accendere la TV, andare al bar o andare allo stadio per guardare 7 ore di cricket per 5 giorni filati? E invece negli 11 paesi in cui si giocano i test match ufficiali, gli stadi sono pieni e un’enorme quantità di pubblico segue le partite in diretta o in streaming alla TV.

 

Circa un quarto di secolo fa, più che altro per esigenze televisive, sono state create versioni del gioco più brevi, in cui il numero dei lanci è stato ridotto, rispettivamente, a 300  e a 120. I puristi hanno storto il naso, ma lo sport ci ha guadagnato sia in termini di popolarità che di spettacolarità. Adesso una partita può durare “solo” qualche ora.

 

Ci sono rivalità che, per ragioni politiche o storiche, sono più sentite di altre. Gli incontri tra India e Pakistan, per esempio, sono sentitissimi. Queste due nazioni sono in guerra da sempre, quindi la sfida di cricket è quasi una battaglia, in cui però ci si gioca solo l’orgoglio e nient’altro. Milioni e milioni di spettatori affollano stadi e bar per seguire gli incontri con la speranza che l’odiato rivale venga battuto. l'urna con gli storici Ashes
Altra grande rivalità è quella tra Inghilterra e Australia, le cosiddette “Ashes”. Chi ascolta o segue un po’ gli sport anglosassoni (cricket, rugby, hockey) ha sentito menzionare questo termine spesso. Ogni incontro tra leoni e canguri viene chiamato così. La storia dice che nel 1882 gli australiani andarono in Inghilterra e li batterono a casa loro a cricket per la prima volta. Questo fu considerato un vero smacco da parte degli inglesi che decisero di bruciare quei famosi paletti e di porli all’interno di un urna che fu poi donata agli odiati rivali. Da quella volta ogni due anni si disputano 5 test match tra queste due compagini “to regain the ashes” e cioè per riportarsi a casa questo trofeo. Il ritorno mediatico di questo evento è sempre incredibile e questo vuol dire che girano tanti soldi ………e tantissima birra!

 

Infine nazioni come Sri Lanka e la stessa India, malgrado siano divise internamente da lotte sociali e religiose, in occasione delle coppe del mondo dimenticano i propri problemi e si uniscono a tifare per i  propri beniamini, anche se appartenenti alla fazione opposta.

 

In Italia il mondo cricket è ben altro da quello descritto fin ad ora. C’è poco o niente e, quel poco che c’è è dovuto solo ed esclusivamente agli oriundi indiani, cingalesi e pakistani che vivono nel Belpaese. Esiste un campionato italiano gestito dalla Federazione Italiana Cricket. Il problema è che le squadre sono sparse per tutta Italia e, per poter andare in questi posti a giocare, servono soldi. Qui però, al contrario del resto del mondo, non c’è ritorno mediatico e quindi non ci sono sponsor. Tutto deve essere finanziato dagli stessi giocatori o da qualche magnate innamorato di questo sport. La nazionale è principalmente composta da oriundi che si parlano fra loro in inglese. C’è però un nota molto positiva e cioè che le squadre stanno tentando di coinvolgere i giovani e adesso ci sono campionati under 21 – under 19 – under 17 (anche qui giocano molti figli di oriundi). La speranza è che questi giovani continuino a giocare e che un domani in nazionale si parli principalmente l’italiano.

 

per esempio la nazionale femminile di cricket di panama è popolarissimaConcludo con una doverosa puntualizzazione: SE NON CI FOSSE STATO IL CRICKET NON CI SAREBBE STATO IL CALCIO…….: È proprio grazie al cricket che l’Italia ha conosciuto il calcio. il football fu importato nel nostro paese intorno al 1870 dagli inglesi. In realtà gli inglesi crearono diverse squadre per giocare a cricket e poi decisero di usare le stesse società per giocare anche a pallone. Nacquero così club storici come il Genoa FC, il Torino e il Milan. Alla fine gli inglesi se ne andarono. Noi ci siamo tenuti solo i palloni, mentre le mazze e i wicket sono finiti in ripostiglio.  Chissà se un giorno torneranno di moda.

 

 

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8 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Manpreet

    ma chi dice che il cricket è noioso secondo me è il più bel gioco del pianeta e per giocare ci vogliono due “palle quadrate” prova tu a far filtrare la palline fra le undici persone che ti stanno intorno,e capirai quando ti arriva la pallina con una velocità di 130 kmh che la devi battere.

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  2. Ciccio

    Non m’intendo di cricket.
    Non conosco le regole.
    Mai vista una partita.
    Quindi, ben lungi dal poter esprimere qualsivoglia opinione in merito, vorrei solo sapere dove si trovane le tre sinuose donzelle dell’ultima foto.
    Se quelle stringon le cosce durante un amplesso ti schizzano i testicoli fuori dalle narici.
    Attendo fiducioso informazioni.

    ciccio

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  3. Napo

    All’epoca in cui volevamo fondare la squadra femminile non c’era niente e quindi le 11 della squadra sarebbero finite tutte diritte in nazionale. Oggi però in Italia ci sono ben 4 squadre di cricket. due di queste sono composte da sole oriunde e straniere….ma è bello vedere che csi muove qualcosa a livello bimbi e anche a livello femminile. Che ne pensi.. e poi voi che siete stati coinvolti nelle partite degli happy hour della DUNA, conoscete le regole…..non fate gli gnorri!!

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  4. giampi

    Fra l’altro, dal poco che so, le squadre di cricket italiane sono uno degli esempi di integrazione degli “italiani di seconda generazione”; ossia ragazzi/e italiani, figli di immigrati.

    Detto questo, ogni volta che leggo o ho l’occasione di utilizzare il termine: “subcontinente indiano”, ho un fremito di felicità. Soprattutto perché credo che quasi nessuno (me compreso) capisca esattamente cosa voglia dire.

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  5. kiki

    Lessi alcuni anni fa di un appassionato che voleva fondare una squadra femminile di cricket di native italiane; essendo l’unica in tutta Italia, sarebbe stata di diritto e in automatico la Nazionale e avrebbe giocato i mondiali, che si sarebbero tenuti di lì a poco in un paradiso esotico.
    Poi non so se se ne sia fatto più niente…
    All’autore di questo luminoso articolo risulta?
    (comunque, io imparai le regole del giuoco ai Sale di RA, in un test match nel polveroso Mariano Stadium; mi divertii assai)

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