Breve storia del mondo dalla guerra di Troia a quella di Libia

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La guerra di Troia fu combattuta intorno al 1200 a.C dai Greci e dai Troiani che vivevano nell’odierna Turchia. Vincono i Greci che mantengono il controllo del mar Egeo.
Circa settecento anni più tardi i Greci devono affrontare un altro pericolo proveniente da Oriente: i persiani che dalla Persia (attuale Iran) si erano spinti fino alle coste del Mediterraneo. Sono le guerre persiane (circa 500 a.C.) con le battaglie di Maratona, Salamina, Termopili, Platea. E ancora una volta gli orientali vengono respinti. Poi ci sono Socrate, Platone e Aristotele che fa anche da precettore ad Alessandro Magno che si mette in testa di riunire, non solo con le armi, Occidente ed Oriente. Per un po’ la cosa funziona, ma probabilmente anche per questo viene assassinato nel 323 a.C..

Nel frattempo è stata fondata Roma (secondo la leggenda nel 753 a.C.) che raccoglie l’eredità della civiltà occidentale dalla Grecia, conquistandola intorno al 150 a.C.. Pochi anni dopo i Romani conquistano anche Gerusalemme e ogni altro territorio intorno al Mediterraneo che viene perlappunto battezzato “Mare Nostrum”. L’Impero Romano diventa così grande che nel 395 d.C. viene diviso in una parte occidentale con capitale Roma ed una orientale, la cui capitale è Costantinopoli (l’attuale Istanbul), “fondata” dall’imperatore Costantino nel 330 d.C.. Costantino è importante anche perché nel 313 d.C. “legalizza” la religione cristiana che diverrà quella ufficiale dell’Impero.

L’Impero occidentale va a rotoli in fretta, tanto che nel 410 d.C. Roma viene saccheggiata da Alarico & friends (clicca qui per leggere l’articolo de L’Undici): sorgono i primi regni barbari (embrioni di vari stati nazionali attuali), mentre il Papa rimane il punto di riferimento dell’Occidente latino.

Intanto a La Mecca (nell’attuale Arabia Saudita), nel 571 nasce Maometto, profeta della religione musulmana (islamica). Uniti da questa nuova fede, gli arabi conquistano mezzo mondo: oltre all’intera costa meridionale del Mediterraneo, dopo aver conquistato Gerusalemme (638), arrivano ad oriente fino a Costantinopoli (che era ancora la capitale dell’Impero Romano d’Oriente, ora detto “bizantino”) dove sono sconfitti due volte, nel 674 e 714 e ad Occidente fino in Francia, dove sono fermati da Carlo Martello a Poitiers nel 732. En passant, occorre sottolineare che “arabi” non è sinonimo di “musulmani”: gli arabi sono un’etnia, mentre i musulmani (di cui gli arabi rappresentano solo il 10%) sono gli aderenti alla religione musulmana

Poi gli arabi si fermano, mentre nel Mediterraneo si affermano le Repubbliche marinare italiane (soprattutto Genova e Venezia), grazie ai cui commerci, il Cristianesimo riconquista posizioni verso Oriente. Anche per difendere questi interessi vengono organizzate le Crociate, nella prima delle quali gli eserciti cristiani occidentali riescono a strappare Gerusalemme ai musulmani (1099) che però presto se la riprenderanno.

Se le Crociate rappresentano un successo dell’unità cristiana, pochi anni prima era invece scoppiato un grosso casino: i cristiani d’Oriente (facenti soprattutto capo a Costantinopoli) si erano stufati di riconoscere l’autorità suprema del Papa che se ne stava a Roma a dir loro cosa dovevano fare. Per questo, nel 1054 si arriva ad uno scisma (tuttora insanato) che divide cristiani cattolici ad Occidente (Roma) e cristiani ortodossi ad Oriente (Costantinopoli). En passant, ricordiamo che oltre al non riconoscimento del primato del Papa, la Chiesa ortodossa si distingue da quella cattolica perché non crede nel purgatorio e nemmeno nel fatto che lo Spirito Santo proceda anche dal Figlio (oltre che dal Padre). Attualmente i paesi ortodossi più importanti sono la Grecia e la Russia.

La situazione peggiora nel 1204 quando – durante la quarta crociata – l’esercito cristiano (cattolico), sulla via del Santo Sepolcro ha la bella idea di saccheggiare selvaggiamente Costantinopoli, una città cristiana seppure ortodossa. Insomma i crociati invece di combattere gli infedeli islamici se la prendono con i loro “cugini” ortodossi. Bella roba!

Nonostante gli arabi e le divisioni interne, l’Occidente cristiano è comunque assai presente nel vicino Oriente: Costantinopoli e dintorni sono cristiane, mentre Venezia e Genova controllano un gran numero di porti del Mediterraneo orientale. Ma intorno al 1300 appaiono i Turchi, anzi più precisamente gli Ottomani (una dinastia turca). Tutti i Turchi erano originari delle steppe orientali oltre il Caucaso (da dove giunsero buona parte delle genti che vennero a fare casini in Europa) e da lì – abbracciando la fede musulmana – si affacciano sul Mediterraneo, conquistando grosse fette delle attuali Turchia, Grecia e Bulgaria, sottraendole soprattutto all’Impero Bizantino (cristiano). Agli albori del 1400, Costantinopoli è accerchiata.

Nel 1451 diventa sultano dell’Impero Ottomano il giovane Mehmet II e i turchi s’imputtaniscono per davvero e nel 1453 conquistano Costantinopoli che da allora si chiama Istanbul e mai più tornerà cristiana. Oggi consideriamo “normale” che Istanbul sia turca e musulmana e quindi ci riesce difficile intendere la portata storica di quell’avvenimento che – fra l’altro – segnò la fine “formale” dell’Impero Romano di cui quello Bizantino era l’erede a tutti gli effetti. Nonostante fosse ortodossa, per oltre mille anni Costantinopoli era stata il centro della cristianità, seconda per importanza e prestigio simbolico solo a Roma. Se era stata espugnata e violata, significava che tutto poteva accadere, anche che i Turchi arrivassero a portare l’attacco al cuore dell’Occidente: Roma. Il Papa comincia a cagarsi sotto, anche perché la cristianità è più che mai divisa tra veneziani, genovesi, spagnoli e vari principi italiani.

E infatti i Turchi sbarcano in Italia: nel 1480 (in pieno Rinascimento) s’impadroniscono di Otranto dove rimangono per quasi un anno. Nel 1517 strappano Gerusalemme agli arabi, conquistano addirittura La Mecca e poi cominciano a ripulire il Mediterraneo orientale dai Cristiani: nel 1522 cade Rodi che era governata dai cavalieri di S.Giovanni, un ordine nato durante le Crociate in Palestina con il preciso compito di difendere i Cristiani in Oriente. Anche le coste italiane (finanche quelle tirreniche) sono diventate insicure tanto che i Turchi ogni tanto sbarcano in un porto, saccheggiano la città e schiavizzano l’intera popolazione. Nel 1571, dopo aver addirittura valutato l’ipotesi di sbarcare in Spagna in aiuto ai musulmani che ancora lì vivevano dopo che i re cattolici avevano sconfitto i sultanati arabi dell’intera penisola iberica,  strappano Cipro ai Veneziani dopo un assedio selvaggio al termine del quale scuoiano vivo il governatore veneziano (episodio raccontato nel bel libro “Altai” di Wu Ming).  Ma anche sulla terraferma sono catzi amari per tutti: nel 1529 – dopo essersi spazzolati tutti i Balcani – arrivano ad assediare Vienna (oltre 1500 km. da Istanbul!) dove comunque vengono respinti. E per non farsi mancare nulla nel 1551 – dopo aver conquistato l’Egitto – occupano l’intero territorio dell’attuale Libia: l’Italia è accerchiata. Panico!

Il Papa capisce che bisogna fare qualcosa e nel 1571 riesce a riunire i Cristiani che allestiscono una flotta finalmente cazzuta che sconfigge i Turchi nella famosa battaglia di Lepanto (Grecia), dove – fra l’altro – perderà una mano Cervantes, che scrisse poi il “Don Chiscotte” proprio durante la convalescenza. La vittoria di Lepanto non è strategicamente e militarmente molto significativa, ma lo è – enormemente – dal punto di vista psicologico perché dimostra che i Turchi non sono invincibili e che la loro espansione in Occidente può essere fermata.

Tuttavia i Turchi non avevano esaurito la loro spinta: nel 1669 conquistano Creta, l’ultima isola del Mediterraneo orientale rimasta ai Veneziani e nel 1683 tornano ad assediare Vienna che viene salvata da un esercito cristiano (polacchi, austriaci, italiani, tedeschi) senza il quale – probabilmente – buona parte dell’Europa occidentale sarebbe oggi musulmana.

Poi succede che il Mediterraneo perde d’importanza, le potenze occidentali diventano quelle atlantiche rivolte verso il Nuovo Mondo. Venezia va in decadenza, i Turchi cominciano a sonnecchiare e la situazione si stabilizza. Fino ai primi dell’Ottocento quando la Grecia riesce a rendersi indipendente dall’Impero Ottomano che inizia a sfaldarsi soprattutto nei Balcani e ad indebolirsi un po’ ovunque. Gli italiani colgono al balzo l’occasione e strappano ai Turchi la Libia nel 1912 e già che ci sono si prendono anche Rodi (più isolette varie) che erano turche dal 1522. En passant: a Rodi si consumerà nel settembre 1943 uno degli episodi di confusione, inettitudine, ma anche eroismo italiano che seguirono all’armistizio e sfociarono in scontri con gli ex-alleati tedeschi che occuparono l’isola che sarà poi assegnata alla Grecia nel ’48.

Gli italiani devono sloggiare nel ’43 anche dalla Libia – non dopo aver dovuto affrontare diversi anni di resistenza libica all’occupazione – che dopo la guerra finisce in mano inglese, ottenendo l’indipendenza nel 1951. Come in tanti altri stati arabi, tuttavia, gli USA e gli inglesi vi fanno il bello e il cattivo tempo controllando enormi quantità del petrolio libico, anche grazie al dittatore locale di turno (re Idris). Che nel 1969 viene deposto da un golpe guidato da Gheddafi che nazionalizza le imprese occidentali. Con i “rais” libico l’Italia avrà rapporti controversi in vari ambiti, dagli affari petroliferi a quelli calcistici (Gheddafi comprerà quote della Juventus e uno dei suoi figli arriverà a giuocare nel campionato italiano). Il resto è storia d’oggi.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Maria Lorello

    Stupenda carrellata di fatti e personaggi, scritta con brio e una giusta dose di umorismo, l’ho letta tutta d’un fiato, come un romanzo… Complimenti all’autore di questo articolo, perché ha dato un suggerimento agli addetti ai lavori: come rendere interessante una materia scolastica purtroppo odiata da gran parte degli studenti, forse per colpa dei libri di testo o degli insegnanti, mah!
    Bisognerebbe lascia stare tante date e focalizzare l’attenzione sui personaggi storici, come si fa con quelli letterari e forse la storia diventerebbe più interessante e viva, come la vita vera. Non sarebbe male abbinarla alla letteratura, perché gli scrittori riescono a cogliere meglio degli storici (ovviamente sono importanti anche loro!) l’anima e i sentimenti di un popolo oppure a individuare le connessioni tra presente e passato: chi meglio di Mario Rigoni Stern, tanto per fare un esempio, ha saputo far rivivere il dramma dei nostri soldati nella Campagna di Russia? Grazie per la pubblicazione di questo articolo, che ho letto proprio di gusto…s’era capito, vero?

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