Sepolcri imbiancati

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Dopo le polemiche suscitate sulla presunta vita peccaminosa del Premier, inauguriamo su l’Undici una rubrica tenuta dal suo confessore personale, Don Naiolo. E scopriremo che già nel Libro del Siracide si prevedeva (e si smontava) il caso Ruby.

Cari fratelli, tra i peccati più gravi (salvo prescrizione) ci sono la superficialità e la condanna del prossimo tuo. E allora, prima di accusare un fratello, sia esso il tuo fruttivendolo o il tuo Presidente del Consiglio, bisogna pensarci due volte.
In un recente articolo su questa rivista, vengono prodotte una serie di illazioni a costituire un impianto accusatorio per il mio assistito… pardon, il mio devoto e fedele fratello.
Per aprire gli occhi a quanti si ostinano a non vedere il bene che fa quel santuomo del nostro Presidente, ho deciso di andare a fondo, di riscoprire le Sacre Scritture e di spiegarle con parole semplici e chiare ai meno istruiti. Capirete così che chi vi guida ogni giorno, con grandi sacrifici, è piissimo e dedica gran parte della sua vita alle pecorelle (smarrite).
Per cominciare, comincerei con un brano dal Libro del Siracide, o Ecclesiastico.

Dal Siracide (13, 1-26)

13:1 Chi maneggia la pece si sporca,
chi frequenta il superbo diviene simile a lui.
13:2 Non portare un peso troppo grave,
non associarti ad uno più forte e più ricco di te.
Come una pentola di coccio farà società con una caldaia?
Questa l’urterà e quella andrà in frantumi.

DN: Questi primi versetti sono di carattere essenzialmente pratico. Ci invitano a fare attenzione a non sporcarci i vestiti, a non affaticarci inutilmente con pesi troppo gravi e ad utilizzare pentole solide. Ovviamente c’è anche un senso metaforico, infatti ci viene consigliato di non creare società e non quotare in borsa aziende che operano nel settore del riscaldamento e delle caldaie. E poi un incoraggiamento. Anche noi possiamo diventare come lui.

13:3 Il ricco commette ingiustizia e per di più grida forte,
il povero riceve ingiustizia e per di più deve scusarsi.
13:4 Se puoi essergli utile, approfitterà di te;
se hai bisogno, ti abbandonerà.

DN: Con la forza che solo l’Antico Testamento può avere, si ribaltano i canoni tradizionali. Chi è il ricco? Non certo chi subisce ingiustizie come il nostro Premier, caso mai il magistrato, infatti il riferimento “grida forte” non può che riferirsi ad Antonio Di Pietro, che spesso alza la voce. Il povero è invece perseguitato dalla giustizia e si specifica che deve scusarsi, ad esempio con Gheddafi. E poi un invito a tutti noi. Possiamo essergli utili? Siamo avvocati? O avvenenti signorine? E allora lasciamo che si approfitti di noi! Poi lui è generoso, ma non è che può star dietro a tutti.

13:5 Se possiedi, vivrà con te;
ti spoglierà e non ne avrà alcuna pena.
13:6 Ha bisogno di te? Ti imbroglierà, ti sorriderà
e ti darà una speranza, ti rivolgerà belle parole
e domanderà: Di che cosa hai bisogno?.

DN: Questo versetto è eloquente e dobbiamo tenerlo bene a mente. Già nel 180 A.C., quando il Siracide fu scritto, i profeti avevano previsto il caso Ruby e annessi. L’Antico Testamento è chiaro “Ti spoglierà e non ne avrà alcuna pena”. Quindi l’immunità assoluta va garantita, se non vogliamo andare contro le Sacre Scritture. E vedete che c’è un esplicito invito a dare speranza a queste pecorelle smarrite, dare loro speranza, raccontare loro barzellette, sorridere costantemente. E chiederle di cosa hanno bisogno: 10mila euro? Una casa all’Olgettina?

13:7 Ti farà arrossire con i suoi banchetti,
finché non ti avrà spremuto due o tre volte.
Alla fine ti deriderà; poi vedendoti ti eviterà
e scuoterà il capo davanti a te.

DN: Eccoli i festini! Ogni commento è quasi superfluo. Qui l’Antico Testamento spiega chiaramente che: (a) Si tratta di semplici banchetti e non c’è da vergognarsi; (b) due o tre botte (scusate il latinismo) non te le toglie nessuno, cialis permettendo; (c) se poi vai dai magistrati dirà che sei fuori di testa e farà finta di non conoscerti.

13:8 Stà attento a non lasciarti imbrogliare
né umiliare per la tua stoltezza.
13:9 Quando un potente ti chiama, allontànati;
egli ti chiamerà sempre di più.
13:10 Non essere invadente per non essere respinto,
ma non allontanarti troppo per non essere dimenticato.
13:11 Non credere di trattare alla pari con lui
e non fidarti delle sue molte parole;
13:12 con la sua molta loquacità ti metterà alla prova
e quasi sorridendo ti esaminerà.

DN: su questi versi non c’è unanimità tra gli interpreti. Ci sono due scuole: secondo la prima i versi sono di tono sarcastico, come si capisce dal “sorridendo”. Il nostro Premier è spiritoso, parla molto, è intelligente, ma non bisogna essere troppo invadenti. La seconda interpretazione, invece, è che in realtà questi versi siano stati aggiunti dopo, da un magistrato comunista.

13:13 Spietato chi non mantiene le parole,
non ti risparmierà maltrattamenti e catene.
13:14 Guardati e stà attento, perché cammini insieme alla tua rovina.

DN: un’aperta condanna a chi non mantiene la parola e vuota il sacco con i magistrati, esponendolo al rischio della prigione. Stia attento a camminare per la strada.

13:15 Ogni creatura vivente ama il suo simile,
ogni uomo il suo vicino.
13:16 Ogni essere si accoppia secondo la sua specie;
l’uomo si associa a chi gli è simile.

DN: sempre riferito ai cosiddetti festini, si ricorda a tutti i fedeli che amare ed accoppiarsi è la cosa più naturale del mondo, soprattutto per il fondatore del partito dell’amore.

13:17 Che cosa vi può essere in comune tra il lupo e l’agnello?
Lo stesso accade fra il peccatore e il pio.
13:18 Quale pace può esservi fra la iena e il cane?
Quale intesa tra il ricco e il povero?
13:19 Sono preda dei leoni gli ònagri nel deserto;
così pascolo dei ricchi sono i poveri.

DN: qui si ribadisce che i poveri (e soprattutto le povere) devono mettersi a disposizione dei ricchi e potenti e accettare il ruolo di “prede”, volendo anche travestirsi da animali. Con “onagri del deserto” si fa riferimento all’onanismo della sinistra rispetto alla mascolinità della destra.

13:20 La condizione umile è in abominio al superbo,
così il povero è in abominio al ricco.
13:21 Se il ricco vacilla, è sostenuto dagli amici;
se il povero cade, anche dagli amici è respinto.
13:22 Se cade il ricco, molti lo aiutano;
dice cose insulse? Eppure lo si felicita.
Se cade il povero, lo si rimprovera;
se dice cose assennate, non ci si bada.

DN: Non offendiamolo sbattendogli in faccia la nostra povertà, magari sbarcando sporchi e puzzolenti a Lampedusa (e infatti c’è una chiara indicazione a “respingere” i poveri). Non andiamo a sindacare sui suoi discorsi, felicitiamoci, invece che dare retta alle assennataggini di quelli con ISEE minore di 20mila euro.

13:23 Parla il ricco, tutti tacciono
ed esaltano fino alle nuvole il suo discorso.
Parla il povero e dicono: Chi è costui?.
Se inciampa, l’aiutano a cadere.

DN: Un invito ai mass-media.

13:24 La ricchezza è buona, se è senza peccato;
la povertà è cattiva a detta dell’empio.

DN: Sfatato il m
ito della cruna dell’ago. La ricchezza è cosa buona e giusta.

13:25 Il cuore dell’uomo cambia il suo volto
o in bene o in male.
13:26 Indice di un cuore buono è una faccia gioiosa,
ma la scoperta di proverbi è un lavoro ben faticoso.

DN: Per concludere, lo specchio dell’anima è la nostra apparenza esteriore, e qua c’è un chiarissimo invito al lifting e alla faccia sorridente. E’ vero che non è facile interpretare queste scritture, ma per fortuna ci sono io. Amen.

 

clicca qui per andare alla prima pagina de L’Undici

 

 

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Perché non lasci qualcosa di scritto?