Economia della pigrizia

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Cos’è lo status quo bias, e perchè non cambiamo canale quando un programma fa schifo.

Ci sono due cugini, tali Orazio Nale e Ivo Istinti. Orazio è una persona precisa. Studia il palinsesto televisivo alla domenica sera, decide innanzitutto le ore di televisione che intende guardare la settimana successiva, si confronta con la propria agenda lavorativa, considerando anche l’ora ottimale per coricarsi. Sulla base dei suddetti vincoli pianifica diligentemente i programmi televisivi che guarderà e li scrive sulla propria agenda Outlook. Si siede in poltrona all’inizio del programma e sa già come impegnare efficacemente le pause pubblicitarie.

Gli Status QuoSuo cugino Ivo è molto meno efficiente. Arriva a casa stanco dopo una giornata di lavoro, mangia quello che trova in frigo e si butta sul divano. Afferra il telecomando e comincia nella consueta opera di zapping, illudendosi di riposarsi davanti ad un bel film e finendo per guardare un dibattico imbottito di politici antipatici, insipidi e maleducati, condotto malamente da un giornalista parziale e semplicista. A volte, invece, si stoppa su un programma comico che in realtà non fa ridere, oppure su un reality, per colpa dell’inquadratura su un seno promettente, poi però seguito da una valanga di parole futili e inutili tra personaggi troppo stupidi per essere veri. Solo a fine serata, in un altro lampo di zapping, si accorgerà con rammarico di essersi perso un film cult degli anni ’70 che da tempo cercava di vedere, anzi peggio, si ritrova a guardarne gli ultimi 10 minuti vanificando possibilità di soddisfazione futura ed enfatizzando la vuotezza di quanto passivamente guardato fino a quel momento.

A chi assomigliate? Tranquilli, Orazio non esiste, per fortuna è un personaggio fittizio che solo la mente di Carlo Verdone avrebbe potuto progettare. Oppure la mente di Adam Smith e dei suoi seguaci, quell’Homo Oeconomicus che tutto compie nella maniera più razionale e impeccabile possibile. Come già scritto dall’Undici, l’epoca della razionalità sta tramontando anche dagli orizzonti degli economisti. Anche per il grande appeal, un po’ scientifico, ma anche e soprattutto mediatico-divulgativo, delle dottrine comportamentali. Esempio lampante è il recente libro Nudge (ovvero “la spinta gentile”) scritto da Richard Thaler e Cass Sunstein, esimi economisti dell’Università di Chicago, il primo attuale consigliere di Obama, il secondo di Cameron.

L’economia comportamentale parte dall’ammissione che gli esseri umani sono tali, e che non possono essere i robot razionali dei libri di Sunstein e Barakeconomia, utile semplificazione, ma spesso inadeguata a descrivere la realtà. Thaler e Sunstein divulgano quarant’anni di teorie di psicologia economica per suggerire – tra le altre cose – che a volte per raggiungere un obiettivo politico non serve studiare chissà che legge, ma basta sfruttare l’innata pigrizia umana. Esempio lampante, volutamente sgradevole: le norme sull’espianto degli organi. Con una legge che vuole il consenso esplicito, solo una minoranza di cittadini si prenderà la briga di ricordarsi che si può morire, di pensare che qualcuno possa tirargli fuori cuore, reni e fegato, ma soprattutto la fatica di recarsi in qualche ufficio pubblico, apporre la propria firma e ritirare la propria tessera. Ribaltiamo la legge, ipotizzando il silenzio-assenso e avremo eserciti di potenziali donatori.

Non è difficile trovare altri esempi di pigrizia sfruttabile. Quando avete cambiato l’ultima volta il vostro piano telefonico, confrontandolo con altri potenzialmente più economici? Quante volte al supermercato decidete di provare una nuova marca di acqua minerale, magari più economica? Avete anche voi il terrore di quelle offerte in cui il primo mese è gratis, poi potete tranquillamente cancellarvi mandando una raccomandata (e quindi andando alle poste) oppure rimarrete abbonati per almeno un anno pagando 20 euro al mese?
E’ lo status quo bias, quella malattia congenita nella maggioranza degli uomini che rende difficile abbandonare un comodo stato di passività per prendere decisioni, pur facili e utili, come spegnere la televisione o almeno cambiare canale.

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Chi lo ha scritto

matzeyes

Nato nei favolosi anni settanta, si sente scienziato (e incredibilmente lo pagano come tale), romantico, padre sapiente, nostalgico, sognatore (ad litteram), scrittore, giornalista, teorico della cospirazione, giocatore di baseball, cittadino del mondo (più d'Europa), anticonformista, rivoluzionario di sinistra, vero cattolico. In realtà è solo un (po') coglione, ma almeno è anche lui un fondatore de l'Undici.

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