Rise and fall of the ringing bell

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il mitico logo della duna degli orsiIn principio era la campanella che annunziava l’inizio dell’happy hour alla Duna degli Orsi. Breve riassunto dell’happy hour di Marina di Ravenna e dintorni (anzi no, solo di Marina).

Il fascino della Duna degli Orsi deserta. All'alba. Di un martedì mattina

Il fascino della Duna degli Orsi deserta. All’alba. Di un martedì mattina

Verso le cinque e mezza o le sei di tutti i pomeriggi estivi una voce gracchiante (di solito quello incazzoso con la mosca ossigenata, Andrea) annunciava con fare stanco e accento romagnolo dagli altoparlanti della Duna degli Orsi: “è iniziato l’happy hour”

A quel punto con fare altrettanto stanco, come solo la fine giornata al mare sa essere, dal campo di racchettone si abbandonavano le racchette di legno al loro destino sabbioso (che tanto erano del bagno, i negozi specializzati di racchette in carbonio con custodia similpelle non erano neanche immaginabili, e se qualcuno diceva beach tennis si beccava anche due tozze)* oppure si finiva il set di pallavolo (si arrivava ai quindici con cambio palla) e i sei (!), otto (!!) a volte dieci (!!!) giocatori sudaticci ed insabbiati (2×2 non esisteva se non tra i pro del campo centrale dove si sfidavano gente del calibro del campione del mondo Andrea Gardini o del brasiliano Giovane Gavio) e  tutti quanti si rimediavano tremila lire (1,55 € al cambio attuale) per una birra da 66 cl.

Il miracolo era che, dopo l’annuncio, Andrea per tremila lire mica te ne dava una di birra, te ne dava 2 (due!!), evvai; se poi ci aggiungi che qualcuno si avvicinava ai piatti o metteva su una cassetta la festa era fatta.

all'inizio ci si conosce tutti

all’inizio ci si conosce tutti

Per i più giovani, quelli che hanno vissuto gli happy hour dei primi anni duemila, non immaginatevi bagnanti con il costume intero a righe orizzontali ed i baffoni e le donne che bagnavano i piedi vestite di tutto punto per ottocentesco pudore: questo era il 1992 ed il 1993; e così iniziava l’epopea della mitica Duna degli Orsi.

All’inizio si era fra i pochi frequentatori del bagno, nato alcuni anni prima per ospitare un gruppo di sempre verdi windsurfisti, di cui uno, “il Tondo”, proprio in quegli anni ne diventò anche proprietario, e grazie a buone idee, bravi e geniali collaboratori e, sicuramente lo spirito giusto, è riuscito a fare nascere un movimento che non credo abbia avuto molte similitudini nel resto d’Italia.

Non sì “andava all’happy hour”, semplicemente ci si trovava lì, era per chi frequentava il bagno (ndr. stabilimento balneare), rilassarsi, bere un poco di più e stare con gli amici, i più arditi cominciavano a ballare; e poi la domenica si andava avanti, anche se la bevuta doppia finiva dopo un’ora, e si rimaneva a danzare fino a che se ne aveva voglia (Iddio fulmini My Sharona).

Nei primi tempi di questa novità folgorante si distinguevano alcuni comportamenti pittoreschi: l’acquisto di alcuni “poco di buono” di 2 bottigliette di minerale al prezzo di 1, chi moriva di arsura dopo avere giocato tutto il giorno sotto al sole ma che alla vista di un congruo risparmio attendeva con lingua felpata che il buon Andrea aprisse l’happy hour, chi si è ostinato per anni a consumare birra mista a limonata bevendone due al prezzo di una per non dovere condividere la propria bevanda con nessuno insistendo a dire che era ottima e molto di moda in qualche paese esotico, chi per passione mista a tasso alcolico ha provato per una stagione a coinvolgere tutti, durante l’happy hour, ad una partita a cricket giocata sulla passerella di cemento (posso confermare dopo anni che il cricket non ha mai preso piede), chi per anni ha bevuto a scrocco vagando nella zona del bancone per beccare l’amico (ma un pallido conoscente era più che sufficiente) che non voleva bere la doppia razione e con lingua impastata: “Oh ciao, se proprio non sai a chi darla la bevo io, grazie eh, salute!”

Dopo i primi anni in sordina in cui chi frequentava l’happy hour erano i locali ed usuali clienti del bagno, con il miraggio del 2 per 1 hanno cominciato ad arrivare quelli del vicino bagno Lucia e di altri bagni limitrofi; il passaparola si diffondeva piano piano non solo fra i ravennati ma anche tra i foresti, lughesi in primis (bolognesi, mi dispiace, ma durante gli happy hour del ‘94 andavate ancora al Lido di Casalecchio)…e la festa cresceva sempre più e con lei il tasso alcolico.

tipico happy hour dello zanzibar, che non è a Bologna

tipico happy hour dello zanzibar, che non è a Bologna

Poi dei brillanti pugliesi con esperienze all’estero hanno aperto solo due bagni più a nord della Duna, lo Zanzibar, musica più alternativa, clima più fricchettone e duna in cui magari sfumazzare qualche sigaretta allegra (immaginatevi che a quei tempi Rutelli era verde e antiproibizionista!); e così è nato il “polo” degli happy hour.

Il passaparola, più di qualsiasi altro, ha funzionato nel fare diventare gli happy hour di Marina di Ravenna uno degli appuntamenti più frequentati di tutta la regione e anche oltre.

All’happy si affiancavano prima con cadenza casuale poi sempre più frequentemente, le feste serali (alla Duna il mercoledì) le quali non avevano orario di chiusura se non per esaurimento dei partecipanti.

A fine anni novanta il delirio ha oramai preso piede: al mare non si parcheggia più, la gente arriva alle cinque del pomeriggio della domenica per scatenarsi in bevute e ballate; non si parla più di feste con l’essce romagnola, ma di “balotta”: poi si aggiunge l’happy hour del sabato con musica ad oltranza + notte in spiaggia sul lettino + giornata di domenica al sole pronti di nuovo per la campana dell’happy hour domenicale.

ma come si fa a trovare un po' di intimità?

ma come si fa a trovare un po’ di intimità?

Si organizzano pullman da tutta l’Emilia, dal Veneto, dalla Lombardia… l’apertura dell’happy hour della Duna del 1 maggio 2001 registra presenze record con blocco delle strade e delirio ovunque; la domenica è una transumanza da un bagno all’altro per ballare e divertirsi dappertutto nei 2 chilometri di spiaggia. Leggende narrano che in quegli anni, tra fine anni novanta ed i primi del nuovo millennio la Duna distribuisse 2000 lettini la domenica e durante l’happy hour avesse fino a 40 persone al lavoro (un’industria di medie dimensioni), ci sono foto con maree di persone dal bagno fino quasi a riva che neanche a Venezia per “li PinFloi”.

 

I bagni si specializzano: rock, house, techno, brasiliana, lounge, concerti, vocalist (Iddio strafulmina anche loro, please) per i giovani, per i meno giovani, e chi più ne ha più ne metta. Marina di Ravenna da località sonnacchiosa come era rimasta per molti anni dopo la fuga del turismo teutonico e riservata solo ai “locals”, in cui se arrivavi alla domenica pomeriggio parcheggiavi dove preferivi, diventa una località super affollata, nascono molti locali in centro, i campeggi nel fine settimana sono di nuovo esauriti, si riaprono alberghi chiusi da anni e, perché no, i prezzi lievitano. Per garantirsi bevute a buon prezzo si arriva con la birra o qualsiasi cosa d’alcolico in auto, ci si cambia prima di arrivare all’happy non per mettersi il costume ma per toglierselo e rendersi più presentabili, per poi sudare e denudarsi di nuovo ballando tra la gente. Un happening musicale/alcolico che aveva sicuramente un fascino speciale: è innegabile.

 

le feste fanno notizia solo dopo che hanno iniziato a spaccare i maroni ai tranquilli ravennati

le feste fanno notizia solo dopo che hanno iniziato a spaccare i maroni ai tranquilli ravennati

Tutte le cose belle prima o poi finiscono, o per lo meno, perdono un po’ di smalto: hanno cominciato i residenti a lamentarsi, i ravennati a spostarsi in altri bagni o a riscoprire le località vicine e più tranquille dove godersi il proprio mare, gli eccessi d’alcol e altro hanno convinto le autorità locali a limitare gli orari, proibire l’happy hour il sabato, mettere musica solo in orari definiti e così via. Anche alcuni proprietari e gestori dei bagni più alla moda hanno deciso di cambiare un po’: chi partendo per località esotiche col gruzzolo accumulato, chi reinventandosi con proposte alternative.

 

Fra un paio di mesi si riparte, da alcuni anni le tappe sono definite: inizio con il botto ai primi di maggio che tutti hanno voglia di divertirsi, articolo del Carlino scandalizzato dal problema del traffico, un paio di weekend con il brutto tempo ed i bagnini giù a lamentarsi che quest’anno va proprio male, poi tutto si mette in riga, il nostro amato (senza ironia) sindaco versa nel tombino una caraffa di mojito come gesto simbolico (e a noi scende una lacrima per tanto spreco), nei weekend ci sono ancora alcuni bagni strapieni di ventenni che ballano e sbevazzano ed io, diciamolo, ho un po’ di nostalgica invidia.lello

* non ditelo in giro, ma a volte si giocava ancora a rete alta!!

 

 

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8 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    no, le droghe sono saltate fuori molto più avanti. e senza voler fare i bacchettoni gli impippati e i fulminati con le loro risse, i buttafuori, le tensioni varie … ecco quello ha rovinato definitivamente lo spirito dell’happy hour. almeno allo Zanzibar che all’inizio aveva la fattanza di Mama Africa come simbolo e nel 2000 era passato alla tchno sparata a palla

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  2. giampi

    Io ho sempre pensato che la differenza tra Zanzibar, Duna, ecc. fosse determinata dal tipo di droga che vi si consuma(va)

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  3. Gigi

    All’inizio lo Zanzibar era una roba un po’ freak con le amache, il reaggae, i cilum sulla duna… una spece di chil out un po’ da sfattoni quando la Duna cominciava ad essere un po’ troppo affollata. Ci stava tutto. Poi sono arrivati i Chemical Borther, i butta fuori etc. etc.
    ps allo Zanzibar mettevano su Manu Chao prima ancora che si sapesse cos’era un No global.

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  4. kiki

    Beh, sinceramente lo Zanzibar arrivato come second mover (questa la capisce solo MatzEyes) e che per recuperare faceva party a base di Chemical Brothers e pieni di bolognesi sburroni che pensavano di venire in provincia ad insegnare come si stava al mondo, a me è sempre stato parecchio sul cazzo.
    Forse è di lì che si è infilato il declino (il nostro, per lo meno).
    Unica nota stonata del pezzo di Lello, anzi: assordante nel suo silenzio: A LELLO, E MARGHERITONI ??????

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  5. Gigi

    Fantastici quegli anni. E’ stato bello esserci. Ora magari ce ne sono mille, ma negli anni ’90 la Duna (e lo Zanzibar) erano posti unici. Grazie Lello (e grazie napo per aver sepellito quello stupido bambino)

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  6. kiki

    Napo, ti ricordi la volta che a un happy hour di ferragosto infilasti nella sabbia un bambino che bagnava tutti con il fucile (ad acqua) a pompa? Poi Andrea dovette intervenire al microfono: “Siccome che ci sono dei genitori che si sono anche lamentati, sarebbe ora che ci daste un taglio”.
    La scena finì anche immortalata sul Carlino.
    Memoràbboli!
    PS: è vero, gli HH iniziarono nel ’93 e almeno fino al ’94 erano tutti i giorni (non giurerei sul ’95, ma forse sì)

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  7. Napo

    Ok ragazzi, visto che sono stato citato nel capoverso in cui si parla di cricket, vorrei precisare a tutti un paio di cosine mooooolto importanti:
    1) gli happy hour sono iniziati nel ’94, perchè quell’anno Tondo è diventato proprietario. Nel 92 e 93 c’erano solo i party in tromba serali e nessuno sapeva cos’era un Happy Hour
    2) il cricket è iniziato l’anno dopo, perchè solo quell’anno sono riuscito ad accapparrarmi un set corretto di plastica, adatto all’occasione (il cricket non ha comunque mai preso piede!!)
    3) Un paio di happy hour si fecero dalle 15 alle 16 con un caldo fotonico e solo i soliti alcolizzati di turno presero una birra. Tutti andavano al bar a prendere una coca cola, una bevanda isotonica (non voglio fare pubblicità) o una bottiglia d’acqua con il solo scopo di dissertarsi e scoprivi che c’era la bazza del 2×1. Poi il Tondo capì che non faceva una lira e tarò gli orari su ore meno calienti.
    4)Non hai citato quelli che giocavano a basket, (tra cui il sottoscritto), i quali al suono della campanella abbandonavano il campo per andare a bere (anche a metà partita). Io invece correvo a prendere la roba da cricket e occupavo la passerella.
    Per il resto è tutto corretto.
    Che emozione però leggere tutto ciò!
    Bravo Lello

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  8. kiki

    Meraviglioso, sto piangendo come un vitello da 20′.
    Ricordo a tutti solo che ai primi tempi, ben descritti da Lello (che durarono almeno fino al ’94), L’HAPPY HOUR ERA TUTTI I GIORNI CHE DIO MANDAVA IN TERRA!!!! Non solo nel uichend.
    Altro episodio che ricordo: anni dopo, discussione di una tesi di sociologia del Turismo a Economia a RN. “L’happy hour a Marina di Ravenna”. Il candidato sosteneva che l’happy hour aveva creato un tale “distretto del divertimento” a Marina, che i proprietari dei vari locali lo supportavano pienamente (i vari gestori dei bagni avrebbero potuto confermare tranquillamente, se non fosse stato che erano troppo impegnati in quel momento a dicutere con i carabanieri chiamati dagli esercenti di Marina). Io ero in commissione, ma non volli infierire; mi limitai ad asciugarvi una furtiva lacrima.

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