R.I.P. – Il morto del prossimo mese: Umberto Bossi

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BossiIl signorino Umberto, proclamatosi negli anni ’80 rappresentante unico degli interessi della parte piú produttiva del paese contro gli sprechi di Roma ladrona, in tutta la vita non lavorò una ora né produttivamente studiò.

Ottenuto il diploma di perito tecnico elettronico presso la scuola per corrispondenza «Radio Elettra», durante i suoi anni come brontosauro fuoricorso nella facoltà di medicina di Pavia si distinse solo come organizzatore di false feste di laurea che ripetutamente diceva di aver conseguito.

Agli albori della sua carriere politica, Bossi fu comunista. Venne folgorato sulla via dell’indipendenza lombarda, facendo in pochissimi anni crescere il suo movimento fino a farlo diventare il primo partito in molte zone remote del nord Italia. Organizzò fin dall’inizio il suo movimento con una rigida struttura staliniana, e negli anni si susseguirono le purghe dei dirigenti troppo indipendenti o ambiziosi. La base divenne ben presto sempre piú organizzata e catechizzata riciclando le liturgie comuniste: la sezione, le feste annuali, i miti pagani e la fedeltà assoluta nel capo.

Dopo aver cavalcato e capitalizzato il periodo di tangentopoli, la Lega divenne nei primi anni del 2000 il partito piú vecchio presente in parlamento.  Per conquistare il federalismo/secessione, nello stesso periodo Bossi strinse un patto con il farabutto imprenditore milanese. Bossi attaccò duramente B. per anni, ma pragmaticamente il Senatur scambiò la salvezza giudiziaria del mafioso garantita dalle leggi vergogna ad nanum con una nebulosa riforma in senso federalista del paese.

 

La fortuna politica di Bossi si dovette alla sua straordinaria abilità nel riassumere e rappresentare i piú bassi instinti dell’elettorato. Dopo avere martellato nei primi anni contro Roma ladrona sfruttando un sentimento anti-statale dovuto a motivate questione economiche, l’azienda dell’odio, della divisione e dei campanilismi piú assurdi diversificò l’attività creando paure e risentimenti verso, in senso lato, il diverso e lo  straniero.  L’immigrazione clandestina, l’invasione islamica, la difesa delle tradizioni furono i temi con cui il partito di Bossi conquistò sempre piú influenza. A turno, albanesi, marocchini e rumeni furono additati come causa della mancanza di sicurezza, lavoro e giustizia che rendeva la vita cosí difficile ai bravi e timorati cittadini settentrionali, che non si rendevano conto della delirante e schizofrenica politica leghista nelle istituzioni repubblicane, dove i fatti si sostituivano alle roboanti parole del Bossi a Pontida.  Bossi infatti fece votare a favore di mafiosi e camorristi che sedevano in parlamento come suoi alleati. Protesse tangentari, corruttori e corrotti implicati negli scandali che con una frequenza e magnitudine mai viste venivano a galla durante gli anni di governo della Lega. Contribuí a salvare amministrazioni del Sud praticamente fallite regalando centinaia di milioni di euro a fondo perduto. Fece spallucce quando sempre piú politici leghisti vennero coinvolti in casi di malaffare e imbroglio ai danni delle amministrazioni pubbliche. Campione della giustizia giusta, rapida e dura, attaccò i giudici non solo per difendere i crimini di B., ma a volte persino in completa autonomia appena i magistrati si avvicinavano alla cosa sua. Da ricordare per esempio quando avvertí i giudici che le pallottole costavano solo trecento lire. Da sempre contro il familismo politico, le raccomandazioni che facevano affondare lo stato, poco prima di lasciarci, lanciò ai massimi livelli politici uno dei suoi figli, Renzo, fino ad allora conosciuto per aver dovuto rifare tre volte l’esame per conseguire la maturità. Unico raggio di luce in una montagna di ipocrisia, rozzezza e odio, una timida apertura verso il diritto del trattamento di fine vita, dovuto al fatto che nel 2004 l’interrando subí un grave ictus dal quale si riprese solo dopo molti mesi. Una dichiarazione che non fu seguita da nessun intervento concreto.  Negli ultimi periodi Bossi, forse imbolsito dai troppi anni di governo e dagli agi di Roma non piú ladrona, nato incendiario, finí pompiere, baciatore di anelli di porporati e frequentatore di banchieri e vecchi boiardi. La lega nord, stalinista come sempre ma ormai trasformatasi, dalla base ai massimi dirigenti, in una democrazia cristiana nordica meno bigotta ma molto piú ignorante e razzista, conquistò il potere vero penetrando in banche, consigli di amministrazione, aziende miste a partecipazione statale, etc.  Al contrario di Berlusconi che vendette fumosi sogni, Bossi ebbe successo tratteggiando incubi durante decenni della vita politica italiana, elaborando una teoria e pratica politica tanto anti-moderna quanto razzista. Come Berlusconi, monetizzò al massimo la voglia della piú grande maggioranza degli italiani di prevaricare e scaricare le proprio paure sull’altro, fosse il suo vicino o l’immigrato clandestino che deve scappare dal suo paese.

 

Durante gli ultimi sprazzi di potere arrivò a concretizzazione lo scambio fra una legge federalista dai contorni nebulosi che servirà solo ai leghisti per farsi pubblicità, con una riforma della giustizia che prosegue l’implementazione del piano di rinascita nazionale che viene attuato, alla luce del sole, da almeno un decennio.  Lui se ne va, e lascia grazie al suo lavoro un’Italia molto peggiore e divisa.

Non ci mancherà. Una prece.

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

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