Paris REHAB: They tried to make me go to rehab

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everybody wants to be gallianoThey tried to make me go to rehab but I said ‘no, no, no’ Amy Winehouse
Concluso il 9 marzo a Parigi un mese della moda travolgente e stravolto. Le collezioni Autunno Inverno 2011 hanno lasciato il segno

 

 

Il mese della moda è finito, si è chiuso il 9 marzo a Parigi, dove fra gli ultimi ha sfilato Miu Miu, last but not least a mandare in passerella le collezioni per l’Autunno Inverno 2011.

 

marc jacobs ci suggerisce una sessualità violentaMa a prescindere dai capi, dai tagli, dai colori, dalle tendenze questo mese non sarà ricordato per la sfilata Vuitton* dove Marc Jakobs ha proposto borse, scarpe e cappelli diversi per ogni modella in uscita, con un look ispirato un po’ a “Portiere di notte” di Liliana Cavani, un po’ ad un’armata rossa del sesso, o per le pellicce annodate in vita da Miu Miu, o per la donna Chanel così coperta forte e pronta ad ogni battaglia, lontana dallo spirito sbarazzino delle ultime collezioni (così coperta per che capire di colore è lo smalto da avere ho dovuto visionare 120 scatti fotografici).
… Potrei continuare con altri 100 nomi e cento dettagli.

Ma non è di questo che si parla oggi. Non è solo di questo. Gli argomenti più scottanti sono due.
Da Balmain: Christophe Decarnin il designer che ha rilanciato il marchio non è uscito a prendere gli applausi a fine sfilata. Non c’era proprio. Le voci insistono su un suo ricovero in una clinica, o addirittura in un ospedale psichiatrico per riprendersi dall’abuso di droghe e psicofarmaci di cui si vocifera. Il portavoce di Balmain smentisce e asserisce che un tracollo fisico dovuto a stress e stanchezza lo ha spinto ad un forzato periodo di riposo. Ma non si sa nemmeno se abbia terminato lui il lavoro di preparazione della collezione (sempre molto grintosa, sexy, molto alla Decarnin) e non si comunica una data di rientro a tempo pieno.

La storia più triste, il fattaccio che ha oscurato tutto il resto, è l’uscita di scena (si spera temporanea) di John Galliano. L’eccentrico, talentuoso, designer di Gibilterra, che dal 1996 ha contribuito a far tornare ai fasti originari il marchio Dior – ma con molto fatturato in più – è stato arrestato il 25 febbraio a Parigi al bistrot La Perle. A pochi giorni dalla sfilata Dior e dalla sfilata della griffe che porta il suo nome, ma di cui è proprietaria La Dior Spa per il 98%, Galliano ha commesso un reato gravissimo: è stato accusato di antisemitismo, la qualcosa, in Francia comporta 6 mesi di detenzione o una ventina di migliaia di euro di multa. In pratica, visibilmente ubriaco, solo al suo “solito” tavolo avrebbe apostrofato con insulti razzisti ed antisemiti una coppia in maniera così aggressiva da rendersi necessario l’intervento della polizia.

 

Inizialmente si è pensato ad un’esagerazione. La maison Dior ha immediatamente sospeso il proprio designer fino all’esito delle indagini, anche perché nello statuto della società c’è la lotta al razzismo, essendo stata deportata a Buchenvald la stessa sorella del fondatore Christian in quanto ebrea.

 

Galliano ha manifestato stupore per la pronta risposta di Dior che lo ha sospeso senza nemmeno ascoltare la sua versione e tramite il suo legale si è reso disponibile a chiarire tutto, sentendosi non colpevole.

 

Ma già 3 giorni dopo è stato venduto al Sun un filmato del 10 dicembre scorso, ripreso con un cellulare. Una comitiva di italiani e qualche francese nel solito la Perle assiste agli sproloqui di un Galliano ubriaco, solo, che inneggia al suo amore per Hitler e sostiene che se ci fosse ancora potrebbe mandare in camera a gas le giudee come la ragazza con la faccia da ebrea… [guarda il video]
Il filmato è breve ma chiaro, ma in realtà non si sa cosa fosse stato detto prima o dopo dalla comitiva e francamente provoca un po’ di pena il genio della moda, fa una figura proprio da piccolo, meschino, solo. Ma non trovo migliore chi ha tirato fuori il filmato ora, vendendolo per una barca di sterline tramite un’agenzia.

Il video è uscito il 28 febbraio (lunedì). Il primo marzo è immediatamente partito il licenziamento, anche se Galliano ha chiesto scusa pubblicamente. Non può negare di essere il protagonista delle riprese, ma asserisce la propria innocenza.
Natalie Portman, vincitrice dell’Oscar, donna immagine del profumo Miss Dior Cherie fragrance (Dior profumi e cosmetici è di proprietà di LVMH, il colosso del lusso) ha fatto dichiarazioni di grande delusione. Essendo ebrea si è sentita molto offesa.

In realtà per Galliano parlano le sue creazioni: da sempre ispirate ai più svariati temi etnici, geografici, senza limiti di razza, di pensieri, di periodi storici. Le sue sfilate sono sempre state spettacolari con modelli e modelle di tutti i colori, taglie, origini. Un inno all’amore per il mondo e alle persone. Ma quello che ha detto, una volta sentito rimane nelle orecchie e rende il suo lavoro meno limpidamente bello.

Nessuno lo ha difeso sottovalutando l’inno al nazismo, ma molti gli hanno fatto sapere che capiscono il difficile momento e sostengono la sua quotidiana totale mancanza di razzismo (anche perché Hitler non era certo tenero con gli omosessuali). Più d’uno ha malignamente pensato che il filmato cadesse a fagiolo per la Christian Dior per liberarsi di questo genio dal gusto folle che in 15 anni non ha sbagliato un colpo. Pare che solo così siano riusciti ad allontanarlo inducendolo a curarsi dagli abusi di alcool e antidepressivi. Sembra che questo periodo sia iniziato con la morte di un amico e collaboratore.

dior strappa gli applausiLa sfilata Dior del 3 marzo si è svolta senza fasti (non il solito show, il circo a cui John ci aveva abituato). Fuori una fan mostra un cartello: King is gone. (verrebbe da aggiungere, but he’s not forgotten come cantava appunto Neil Young). Prima dell’uscita delle modelle c’è stato un discorso doveroso, quasi commosso dell’amministratore delegato, che parla di lui senza pronunciarne invano il nome, come il Dio degli ebrei.
Si è chiusa con l’uscita delle maestranze in camice bianco, molto emozionati tutti, sarte e designer. Senza di lui anche se è tutta farina del suo sacco. Per la prima volta in 15 anni. Una sfilata con capi bellissimi, molto Dior, molto Galliano.

La sfilata di marchio John Galliano è stata addirittura declassata a semplice presentazione. Domenica 6 marzo nessuno è uscito a prendere applausi, anche se sarebbero stati meritati.

Ora si è aperto il “designer mercato”, anche se i pettegolezzi escono su Vogue e non sulla Gazzetta:
Perché piangevano tutti alla sfilata Lanvin ed Albert Elbaz era oltremodo commosso? (come il Mou dopo Bayern – Inter, con una mano sollevava la coppa dei campioni e con un piede entrava al Real.)
Certo Elbaz non è neanche citato dai bookmaker inglesi che invece danno Stefano Pilati designer di Yves Saint Laurent 11 a 8 o Hedi Slimane ex designer ora fotografo quotato 9/4 o il designer di Givenchy Riccardo Tisci come scelta numero 1.

 

Oggi alla domanda se potrebbe essere lui il successore di Galliano, Marc Jacobs ha risposto… veramente nessuno me lo ha chiesto. Un grande ebreo ora a Dior suona bene, certo l’azienda fa parte del gruppo LVMH, (Louis Vuitton Moet, Hennesy). Marc Jacobs incrementa il fatturato giorno dopo giorno disegnando Vuitton. Chi sposterebbe la gallina dalle uova d’oro? Nessuno. Sarebbe opportuno trovarne un’altra. E Riccardo Tisci ha dimostrato molto a Givenchy (ricordate la linea da uomo con la sciarpa che posiziona i denti di cani feroci sulla bocca del modello?) anche di essere sufficientemente sopra le righe, ma vendibile, come Galliano.
A Galliano, oltre all’incapacità di contenersi quando beve, vanno riconosciute alcune cose: è il primo inglese a disegnare un marchio storico francese, ha ricevuto per questo la Legion d’Onore da Sarkozy, e Carlà veste Dior nell’ufficialità.

E tutti dobbiamo ammettere che c’è chi fa molto peggio anche solo in termini di razzismo ed arroganza, e rimane sempre al proprio posto, anzi si sente perseguitato se gli viene fatta notare la cosa. E diciamocelo: che rischio corre la comunità se uno stilista è ubriaco, depresso, tossico? Al massimo farà abiti che non ci piacciono (ma può non essere vero, pensando proprio a Galliano, Decarnin, ma anche al triste e depresso Yves Saint Laurent o Alexander McQueen), ma preferisco essere vestita da un designer ubriaco (visti i risultati) che operata da un chirurgo drogato o che portata in pullman da un autista depresso con manie suicide.

C’è chi ha paragonato la cacciata di Galliano proprio al suicidio di Alexander Macqueen, avvenuto l’anno scorso a maggio. Un nuovo lutto per il talento.
Ma John non è morto. Si dice sia negli Stati Uniti nello stesso Rehab in cui è stata Donatella Versace.

se anche la Carfagna avesse avuto la cellulite il posto da ministra se lo sarebbe scordataThey tried to make me go to rehab but I said ‘no, no, no’
Yes I’ve been black but when I come back you’ll know know know …
… I don’t ever wanna drink again – I just ooh I just need a friend”

Ps: un’altra notizia di oggi: Kate Moss ha la cellulite. Ma Marc Jacobs l’ha mandata in passerella, peraltro con la sigaretta accesa. Ma facciamo che per lei a maggior ragione vale il ragionamento di cui sopra. Una modella cocainomane con cellulite inglese fa’ meno danni di una italiana, che potresti ritrovarti in consiglio regionale. A patto che non abbia manie suicide…

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