Narcoippopotami

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Perché le pesche si chiamano pesche? E le ciliegie ciliegie? E qual è l’origine del nome “moka”, la macchinetta del caffé? E gli ippopotami?

Il nome “pesca” deriva da “persica” e “Persia”, perché da quella regione questo frutto arrivò in Europa. Il nome “ciliegia” (cerasa, in molti dialetti italiani), deriva da Cerasunte, la città (nell’attuale Turchia) da cui, secondo Plinio il Vecchio, questi frutti furono importati a Roma nel 72 d.C. Invece la macchinetta del caffé si chiama “moka” perché la città di Mokha nello Yemen fu uno dei primi centri di produzione del caffé da cui poi si diffuse in tutto il mondo. E gli ippopotami?

Il nome “ippopotamo” deriva dal greco “cavallo di fiume” e non deve nulla all’origine o diffusione di questo mammifero di cui vogliamo raccontare una storia interessante. Dove vivono gli ippopotami? Avendo visto varie serie di “Quark”, rispondiamo sicuri: in Africa! Risposta sbagliata! Gli ippopotami vivono anche in Sud America e ci sono arrivati nello stesso modo in cui pesche e ciliegie sono arrivate in Europa, il caffé si è sparso in tutto il mondo, patate e pomodori hanno attraversato l’Atlantico o i cavalli hanno popolato l’America: ce li ha portati qualcuno. E questo qualcuno ha un nome e un cognome: Pablo Escobar.

Pablo Escobar è stato il più famoso e leggendario narcotrafficante di ogni epoca, finito ammazzato dall’esercito colombiano nel 1993. Nato povero, divenne enormemente ricco quando comprese che dove lui viveva (in Colombia), era disponibile a basso prezzo un bene che in un altro posto (gli Stati Uniti in primis) c’era gente disposta ad acquistarlo ad un prezzo enormemente più alto. Questo bene era la cocaina. Escobar fece soldi a tonnellate vendendo cocaina nel “primo mondo” e divenne l’archetipo del narcotrafficante esagerato, iperviolento, eccessivo in ogni sua manifestazione. “Camorrista” e non “mafioso”, voleva godersi i suoi soldi facendo sfoggio del suo potere e decise quindi di costruirsi una casa in campagna “esagerata”. Certo non arrivò a costruirsi una casa tipo la “Bat-caverna” (leggi qui), ma comunque non lesinò in quanto a “tamarrate”.

Nel ’78 si comprò 3.000 ettari di terreno (circa 4.500 campi da calcio) e ci costruì sopra: un hotel di lusso con decine di camere, strade, 6 piscine, 20 laghi artificiali, una pista d’atterraggio per aerei Hercules, eliporti, hangar, scuderie per cavalli che valevano milioni di dollari e una plaza de toros. Non risulta ci fosse un vulcano che buttava fuoco e finti lapilli (leggi qui). Battezzò il luogo “Hacienda Napoles” (“Tenuta Napoli”) e sopra la porta d’accesso ci mise una copia dell’aeroplano con il quale trasportò il primo carico di coca negli Stati Uniti. Si racconta che nella tenuta si consumarono vari assassinii, torture oppure feste e orge con ragazze minorenni (….) e addirittura una visita dei Rolling Stones. Ma non era abbastanza.

Nel 1983 Escobar decise che voleva un zoo e fece arrivare in Colombia su di un aereo che fu battezzato la “narco-arca” una serie pazzesca di animali: cigni, rinoceronti, elefanti, cammelli, zebre, gazzelle, leoni, canguri, giraffe, impala, uccelli rarissimi e una coppia di ippopotami. Pablo voleva qualche animaletto per il giardino. Nella “Hacienda Napoles” era già pronta una gru per scaricare elefanti e giraffe, ma la polizia – convinta trasportasse armi o droga – intercettò l’aereo e sequestrò tutti gli animali portandoli allo zoo di Medellin nell’attesa di decidere cosa farne.

Escobar era uno di quei tipi che si sentono onnipotenti perché convinti che tutto abbia un prezzo, non solo i parlamentari (…). Fece così avere al guardiano dello zoo una quantità di denaro equivalente a cinque volte il suo salario annuale perché gli aprisse lo zoo e si portò a casa tutti gli animali. Non era abbastanza: per farsi burla delle autorità, al posto degli animali esotici, fece mettere nelle gabbie galline, maiali, pecore e due asini dipinti di bianco e nero come delle zebre. Gli ippopotami erano i suoi preferiti e il maschio (battezzato “Charcho”) la prima notte a “Napoles” sbranò un cammello.

Nonostante arrivò a mettere bombe nelle scuole o far esplodere un aereo di linea per uccidere uno dei passeggeri, Escobar si sentiva una specie di Robin Hood e fece aprire al pubblico il suo zoo privato che fu visitato per anni da migliaia di colombiani. Arrivarono inevitabilmente anche i guai con la giustizia. Nel tentativo di sistemarli, Escobar si fece eleggere in parlamento (…), ma i suoi crimini continuarono ad essere così efferati che fu costretto a scappare e nascondersi, diminuendo fortemente le sue visite alla “Hacienda Napoles” che fu definitivamente abbandonata alla sua morte.

La “Hacienda” fu saccheggiata e quasi tutti gli animali rubati o uccisi. Tranne gli ippopotami, che riuscirono a scappare e a riprodursi liberamente in un’area sempre più vasta, divenendo – come si diceva – i primi esemplari di questa specie a vivere in libertà fuori dall’Africa e i protagonisti di mille leggende. Il fatto è che – a dispetto della loro docile apparenza – gli ippopotami sono animali molto territoriali e aggressivi (è l’animale che uccide più uomini in Africa) e la ventina di esemplari che si calcola vaghino per la Colombia si è trasformata in un autentico incubo per contadini e non solo: distruggono recinti, uccidono animali, spazzano via coltivazioni (mangiano circa 50 Kg. di erba al giorno) e attaccano gli uomini, specialmente quando i maschi sono alla ricerca delle pochissime femmine.

Per questo nel 2009 le autorità colombiane cominciarono a provare a sterilizzarli e ne autorizzarono la caccia con la conseguenza che il figlio di “Charcho”, chiamato “Pepe”, fu ucciso, scatenando le proteste degli ecologisti (cliccare qui per andare alla pagina Facebook per la difesa degli ippopotami).

Ultimamente è uscito anche un film prodotto dalla BBC e dal Sundance Channel sulla assurda storia degli ippopotami di Escobar: “Pablo’s hippos”. Come sottolineato dal regista, la predilezione di Escobar per questi animali non era casuale: proprio come lui gli ippopotami sono estremamente paranoici, aggressivi ed eliminano chiunque gli impedisca di raggiungere i loro unici obiettivi: mantenere il proprio territorio e procacciarsi femmine (…).

Alcuni ippopotami sono stati però recuperati e riportati alla “Hacienda Napoles” che le autorità colombiane espropriarono alla famiglia Escobar, destinandola ad una nuova funzione (un po’ come accade qui in Italia con le terre espropriate ai boss mafiosi). Oggi infatti la “Hacienda Napoles” è un parco tematico dove è possibile ripercorrere le gesta di Escobar e anche visitare un piccolo zoo di cui fanno parte anche i famosi ippopotami. Nonostante quest’operazione abbia suscitato molte polemiche perché c’è chi dice che così si celebra un criminale, il parco non lascia adito a dubbi sulla figura di Escobar, una personalità megalomane, debordante, senza limiti e soprattutto un assassino violento e brutale.

Chissà se ad Arcore ci sono degli ippopotami….

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. kiki

    Certo, però di parallelismo in parallelismo si finisce per confondere.
    Io, ad esempio, ho confuso i seguenti episodi, facendo un blob unico:
    “fu responsabile del bombardamento del volo Avianca 203 e di un edificio della sicurezza di Bogotà nel 1989. Alcuni analisti ipotizzano che egli fosse coinvolto nell’attacco alla Corte Suprema Colombiana del 1985 da parte delle guerillas di sinistra, che portò all’uccisione di metà dei giudici della Corte”.

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  2. giampi

    Il parallelismo era riferito alla tamarragine e all’ansia di ostentare e bramare potere, non ad altro.

    Riguardo all’assalto del palazzo di giustizia di Bogotà, non fu affittato alcun bombardiere e – anche se il coinvolgimento di Escobar è provato – la storia è assai complessa, dato che pare che l’esercito approfittò della situazione per assaltare il palazzo dove i guerriglieri tenevano sequestrati molti giudici così da far sparire documenti e giudici che davano fastidio anche al potere costituito.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Palace_of_Justice_siege

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  3. kiki

    beh, regaz, piano con i parallelismi… Escobar affittò un bombardiere per bombardare la corte suprema che stava per decidere della sua estradizione (128 morti nella piazza centrale di Bogotà)…
    L’ho anche visitato el zoologico di Medellin; c’erano in effetti due ippopotami

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