In difesa del libro

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C’è un momento in cui ogni persona che sa leggere si scopre lettore. A me – ad esempio – è successo ancora prima di imparare a leggere veramente.

Non so se quel negozietto si potesse definire libreria, di fatto era più che altro un giornalaio che aveva anche articoli di cartoleria e che – ad ordinarli – forniva anche libri. La cosa che caratterizzava maggiormente quella bottega era l’essere letteralmente in mezzo alla strada del proprietario che alla mattina arrivava, metteva i giornali, alcuni articoli di cartoleria e dei libri al centro della via dove – sul suo immancabile sgabello – vendeva, commentava le notizie del giorno oltre alle muliebri grazie delle passanti con i suoi clienti.

Mi sono scoperta lettrice quando per la prima volta sono entrata in bottega: avevo bisogno di un tubetto di colla vinavil per la scuola che fuori non c’era. Il negozio consisteva in una stanza piena di vecchi giornali e vecchi libri che, nessuno ha mai capito perché, non venivano restituiti ai distributori e che quindi ad un certo punto venivano accatastati a casaccio sugli scaffali o sul tavolo o perfino sul pavimento sul quale restava libero solo uno strettissimo sentiero per poter passare. C’erano pile di fumetti, giornali, libri, riviste pornografiche che arrivavano quasi al tetto, soprattutto c’era una copia del Leviatano con la copertina originale che mi impressionò tantissimo: ero incuriosita da quel libro, ma avevo allo stesso tempo paura di quella immagine, prima del contenuto, l’oggetto libro era entrato nella mia testa.

In terza elementare lasciai la scuola del paese per frequentarne una in città, persi le mie visite – quasi religiose – al Leviatano; a Sassari c’erano librerie vere che vendevano solo libri e con personale specializzato e del settore: non c’era più il rassicurante adulto a dirmi meccanicamente “questo libro non fa per i bambini”, ma sapevo che se volevo un libro dovevo andare direttamente nella sezione “bambini” senza poter guardare praticamente altro.

Ho comprato quella copia del Leviatano qualche anno prima della chiusura della bottega: incredibilmente nessuno l’aveva mai chiesta e lei stava li ad aspettarmi con la sua spaventosa copertina. L’ho aperto religiosamente assaporando le parole di Hobbes su quella carta ingiallita dal tempo che sembravano diverse, più spaventose e affascinanti che quelle lette a scuola. Da allora ho capito che i libri hanno un’anima e che sono come amanti sensuali che si fanno scoprire dal loro lettore dominandolo e come ogni amante lasciano al loro lettore l’impressione di aver scelto per primo, di aver scoperto per propria volontà di essere arrivati dove il libro voleva farti arrivare solo dopo una dura conquista.

Crescendo ho letto libri per mille motivi: per noia durante i viaggi, per la gioia di leggere, per studio, per conoscere un argomento o anche solo per dire: io ho letto quest’autore. Il momento dell’acquisto di un libro è un momento unico: è il momento in cui il lettore e il libro si scelgono, è altrettanto importante al momento della lettura, del primo capitolo, del libro intero e delle ultime righe; ne ha parlato bene Italo Calvino in “Se una notte d’inverno un viaggiatore” e giocando con le sue parole, vi dico: “credete di leggere in difesa del libro e invece no”.

Esattamente cosa leggete? Leggete su internet (L’Undici ad esempio), leggete e-book, leggete libri… si anche ok, ma da dove arrivano questi libri? Esattamente come per tutti gli altri prodotti, anche la vendita dei libri ormai passa anche da internet e dalle grandi distribuzioni: non è difficile infatti trovare i best-seller nei centri commerciali, magari sapientemente posizionati nei punti dove di solito si fa la fila per la cassa. Internet, i centri commerciali e le grandi catene fanno spesso sui best seller sconti importanti, è quasi automatico che l’acquisto di questi libri venga ormai fatto in questi posti e non nelle piccole e medie librerie.

Venendo meno il prodotto maggiormente vendibile (il “best-seller” appunto) il mestiere di vendere libri diventa più difficile e meno remunerativo. Di conseguenza, come in tanti altri settori, inizia a diminuire il numero di esercizi commerciali. Il nostro Parlamento ha dato alla luce una legge per salvare il settore: in sostanza ci saranno limitazioni sugli sconti da poter fare sui libri impedendo alle grandi distribuzioni di vendere a prezzi minori di quelli delle singole librerie.

Verrà così salvato un intero settore in fortissima crisi? Non ne sono convinta. La grande distribuzione ha i suoi canali e li avrà sempre: non è difficile immaginare scenari dove questa saprà dare un servizio in più se non addirittura richiedere il monopolio su determinate collane alle case editrici, che spesso fanno parte dello stesso gruppo finanziario.

Ho comprato bellissimi libri su internet o nelle catene di librerie, non ho mai acquistato libri al supermercato, forse perché di solito non leggo i best-seller; ho notato in questi anni la tendenza ad aver un’offerta sempre meno variegata e sempre più mirata a non avere giacenze di magazzino.

Chi ha difeso i libri che si vendono poco? Chi ha difeso gli autori esordienti? Perché si parla dei problemi delle librerie solo in termini di “ci fanno concorrenza” e non in “perché gli italiani non leggono?” o “perché non esistono più piccole e coraggiose case editrici che riproducano i grandi classici, su cui non si pagano i diritti d’autore, a prezzi molto scontati?” Perché un piccolo negozietto, una bottega non riesce più a dare – a chi entra, magari anche per sbaglio – le emozioni della copertina del Leviatano? Perché ci sono librerie che organizzano incontri con gli autori ed eventi vari e librerie che non lo fanno?

Nessun e-book saprà mai sostituire un libro, forse per questo oggi non vedo nessuno che si dia da fare per difendere i libri, ma solo per difendere chi li vende a prescindere dalla professionalità. Non vorrei un giorno sentir dire che “le librerie” sono una categoria commerciale protetta (che è un po’ come dire che vendono cose che nessuno compra), non vorrei nella solita bellum omnium contra omnes politica italiana veder citati i librai accanto a tante altre categorie che hanno ancora (spesso a torto, sempre nel modo sbagliato) privilegi in Italia: i libri non meriterebbero questo e nemmeno i librai. Per questo mi piacerebbe che i professionisti della vendita del libro sapessero trovare un metodo diverso per attirare clienti che non un mercato protetto che – secondo me – è solo una sconfitta per tutti.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    La questione Libro è complessa, ma come si fa a pretendere dal consumatore medio (e anche dal lettore medio) di spendere 2 eruo in più per un Montalbano o uno Stieg Larsson perché così gli editori in prospettiva, in un futuro, nella misura in cui …

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  2. giampi

    La questione è interessante perché crea problemi identitari a destra, ma soprattutto a sinistra: la destra dovrebbe essere iper-liberista e non imporre regole al mercato e invece sostiene una legge che limiti gli sconti ai libri.
    La sinistra dovrebbe favorire la lettura e rendere i libri economici e accessibili al “popolo”, ma allo stesso tempo vuole salvaguardare le piccole librerie difendendole dalle “cattive” catene distributive (che però coincidono anche con le coop “rosse”).

    Riguardo a questa legge, la sinistra la pensa in un modo e in quello opposto…come quasi sempre.

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  3. marinda

    ho comprato libri ovunque, anche all’iper. ma vado sempre nella mia libreria ravennate di fiducia, dove mi conoscono e dove io conosco i gusti di chi mi da consiglia. un rapporto di fiducia. quando mi vien detto: a te che e piaciuto questo, leggi questo. o come non hai letto questo? ti piacera. sai che si, loro devono vendere ma trattano te come lettere, non come consumatore e ti sembra sempre che quello che ti offrono non sia un prodotto, ma una relazione. alla figlia 20enne della mia libraia voglio bene, mi ha fatto scoprire mondi. certo loro per aumentare il fatturato hanno aggiunto materiale di cartoleria che trovi solo li. scatole di latta, borse colorate, molto originali e non modaiole. per un pubblico di adolescenti che entra per un astuccio o comprare twillight, ma che cosi inizia a frequentare un posto dove viene voglia di leggere un libro. credo che un posto cosi esista in ogni citta. oltre alle feltrinelli, dove peraltro vado solo se e domenica e non so dove altro trovare un regalo.

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  4. super-dado

    > non è difficile immaginare scenari dove questa saprà dare un servizio in più se non addirittura richiedere il monopolio su determinate collane alle case editrici, che spesso fanno parte dello stesso gruppo finanziario.

    ??????????????????????

    > Chi ha difeso i libri che si vendono poco? Chi ha difeso gli autori esordienti?

    NON CERTO GLI IPER

    > Perché si parla dei problemi delle librerie solo in termini di “ci fanno concorrenza” e non in “perché gli italiani non leggono?”

    questo è un altro argomento e occuperebbe tomi e tomi, certo la scusa allarghiamo i posti dovi si vendono e a meno è una bufala bella e buona, comoda per le corporation
    (per quello bastano le biblioteche non prendiamoci in giro!)

    > o “perché non esistono più piccole e coraggiose case editrici che riproducano i grandi classici, su cui non si pagano i diritti d’autore, a prezzi molto scontati?”

    PERCHè I TASCABILI COSTANO GIA’ ABBASTANZA POCO, RENDONO POCO E CMQ LA NEWTON LA TROVI OVUNQUE SE VUOI BRUTTE EDIZIONI

    > Perché un piccolo negozietto, una bottega non riesce più a dare – a chi entra, magari anche per sbaglio – le emozioni della copertina del Leviatano? Perché ci sono librerie che organizzano incontri con gli autori ed eventi vari e librerie che non lo fanno?

    PERCHE’ NON SPETTA A NOI MA AGLI EDITORI (tranne rarissimi eccezioni, cioè libri super best sellers, in tutti gli incontri che ho organizzato o a cui ho partecipato i lettori er
    ano in media dieci persone, copie vendute una o due)

    INSOMMA ARIA FRITTA:

    IL MARGINE è DEL 30% se te ne mangio più della metà non stai in piedi, se non vendi best sellers non stai in piedi, se noi chiudiamo chiudono le case editrici, prima quelle piccole poi quelle medie e quelle grandi pubblicheranno solo LA PARODI LA CLERICI VESPA GLI AMERICANI insomma leggeremo tutti sempre i soliti 20 venti libri

    contenta?
    contenti?

    DELL’ALTRA FILOSOFIA NON C’è DA FARE

    - SE SI PARLA DI PREZZI SPETTA A CHI PUBBLICA ABBASSARLI E VEDRAI CHE DOPO UN PO’ SCENDERANNO, SE QUESTA LEGGE PASSERA’. adesso con la scusa degi sconti selvaggi le case editrici continuano ad alzare i prezzi tanto te guardi lo sconto non il prezzo finale.
    costa 20 ah però ho lo sconto e magari due anni prima pagavi la stessa cifra

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