Grandi Misteri: la prostituzione

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Il termine “prostituzione”deriva dal latino (pro “davanti” e statuere “porre”) ed indica la donna che, come una merce, viene posta (in vendita) davanti alla bottega del suo padrone.

Il concetto di donna trattata come merce è rimasto ed anzi si è esteso. A prescindere dall’aspetto morale di questo fenomeno, considerato “il mestiere più antico del mondo”, il potere pubblico si è sempre interessato del problema, esaltandone quasi una funzione sociale-religiosa (nell’antica Grecia o in Giappone) o stabilendo una regolamentazione per motivazioni di ordine e di igiene pubblici che è andata dalla pena di morte (in alcuni Stati musulmani) alla p

iena liberalizzazione/legalizzazione (in alcuni Stati nordici).

In Italia, dove è prevalsa l’esigenza di salvaguardare l’ordine pubblico, la Relazione al progetto definitivo del codice penale (del 1931) ha dato una definizione precisa della prostituzione, delineandola come “abitualità delle prestazioni carnali ad un numero indeterminato di persone con libertà di accesso promiscuo al fine di lucro” – aggiungendo che – “anche quando il lucro ricorre e con esso la ripetizione di atti, non si ha prostituzione quando l’unione avvenga sempre con la stessa persona”.

Il codice penale configurava diverse fattispecie criminose (istigazione e favoreggiamento della prostituzione (art. 531 cod.pen.); istigazione alla prostituzione di una discendente, della moglie, di una sorella, la costrizione alla prostituzione; lo sfruttamento di prostitute; la tratta di donne e minori ,(artt. 532-536), tenuto conto che il meretricio era regolato

dalla legge di pubblica sicurezza del 1931 che permetteva l’esercizio della prostituzione in locali chiusi riconosciuti dall’autorità di pubblica sicurezza (le cosiddette “case di tolleranza” o “case chiuse” o “casini”) dopo che ne fosse stata accertata la non pericolosità per il buon costume e per l’ordine pubblico. Prima del 1958 (vedi sotto) il legislatore si occupava direttamente dei “casini”, stabilendo perfino il prezzo delle “marchette”. Via erano i reati di sfrittamento, favoreggiamento ecc. ma con diversa regolamentazione rispetto a quanto avvenne in seguito.

La legge 20.11.1958 n° 75, la cosiddetta Legge Merlin dal nome della senatrice che la promosse, entrata in vigore il 6 marzo successivo, compie in materia una rivoluzione “copernicana”. Anzitutto dispone per la chiusura delle case di tolleranza e vieta l’esercizio delle case di prostituzione, liberalizzando la posizione della prostituta, non più soggetta a restrizioni della sua libertà ma in un  certo senso tutelata nella sua dignità (divieto di qualsiasi forma di schedario). Per chi si prostituisce non sono previsti né obblighi nè diritti: la prostituzione di per sé non è un reato.

La legge sposta il suo epicentro dalla vittima, la prostituta, a colui che agevola e/o approfitta della prostituzione altrui, punendo, con pene più severe di quelle precedenti, l’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento. Viene cioè spostato l’accento sui profittatori più che sulla prostituta, che è vittima e non colpevole
Questa politica giudiziaria è rimasta integra sino ai giorni nostri.

Attualmente, peraltro, il Ministro per le pari opportunità Mara Carfagna ha proposto un disegno di legge (D.D.L.), approvato dal Consiglio dei Ministri l’11 settembre 2008, che “punisce con l’arresto da cinque a quindici giorni e con l’ammenda da 200 a 3mila euro chiunque esercita la prostituzione o invita ad avvalersene”(art. 1), e con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15mila a 150mila euro  “chi recluta o induce alla prostituzione minori o ne trae profitto, anche nelle forme del favoreggiamento, sfruttamento, gestione, organizzazione o controllo della prostituzione dei minori” (art. 2).

Viene, quindi, introdotto il reato di prostituzione in strada e luogo aperto al pubblico sia per le prostitute sia per i clienti con lo scopo- così spiega la relazione al D.D.L.- di eliminare la prostituzione di strada come fenomeno di grave allarme sociale. Particolare attenzione il testo di legge dedica alla prostituzione minorile, sempre più diffusa specie tra le persone straniere. E’ appena il caso di accennare che la normativa, ancora pendente davanti al Parlamento, ha trovato tra gli Enti e gli operatori del settore forti contrasti. Nel frattempo la legislazione si è aggiornata rispetto alla alla prostituzione minorile.

L’art. 601bis cod.pen. prevede al primo comma che “chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusone da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 a euro 154.937”; al secondo comma che “chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici ed i sedici anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore a euro 5.164”.

L’induzione, tale da perfezionare il reato, deve ottenersi con esortazioni, lusinghe, promesse, ecc., senza far ricorso alla violenza o minaccia, perché altrimenti sarebbe applicabile una diversa disposizione; mentre il favoreggiamento consiste in qualunque forma di agevolazione della prostituzione, come quando si accompagni la prostituta sul luogo dove si prostituisce.
Sono previste aggravanti con il relativo aumento di pena. Viene ribadito  (art. 609sexies) che per i delitti commessi in danno di persona minore di anni quattordici […]il colpevole non po’ invocare l’ignoranza dell’età della persona offesa.

In definitiva, pur apprezzando lo spirito delle norme prese in esame, tendenti a fronteggiare questo triste fenomeno rilevante sul piano morale e di sicurezza pubblica, non può non rilevarsi che le stesse conservano quasi esclusivamente il carattere repressivo e non risolvono o tentano di risolvere le cause sociali e culturali che le sottendono, dove il ricorso alla prostituzione, in tutte le sue forme (si parla anche di prostituzione “on line”) ed in tutte le sue denominazioni (escort la versione moderna) costituisce la scorciatoia più facile per la soluzione di problemi economici o di altra natura. Non ci si è chiesto fino in fondo perché ci si prostituisce. La donna (o l’uomo) pratica la prostituzione per vari motivi, non ultimo per provvedere a sè stessa/o; quindi per motivazioni egoistiche o di necessità. Non si risolve il problema spostando il luogo della prostituzione (come intende il progetto Carfagna o Don Oreste Benzi), ma rimuovendone le cause, cosa estremamente difficile ma pur auspicabile.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Perché non lasci qualcosa di scritto?