De rerum creatura

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Prendere un aereo è sempre interessante. Vedere il mondo da migliaia di metri di altezza fa riflettere. Una delle cose che più stupiscono sono i segni, a grande scala, dell’attività umana. Porti, autostrade, città che racchiudono centinaia di migliaia di nostri simili.

 Una quantità impressionante di costruzioni e impianti che fanno parte di un intricatissimo tutto che cresce in maniera piú o meno armoniosa, con le differente parti che si sviluppano l’una con l’altra, l’una per l’altra.

LaCreaturaUn vero organismo, una creatura che abita il mondo e che ha le dimensioni del mondo stesso. Questa creatura ormai esiste da millenni ed è sempre vissuta in simbiosi, in equilibrio coi suoi creatori, con l’umanità, che se ne è servita per rendere piú accogliente il suo soggiorno sul pianeta. Tuttavia, nell’ultimo secolo la creatura è cresciuta a dismisura e con una velocità tale da avere non solo ampliato le dimensioni in maniera impressionante ma anche avere stravolto totalmente il rapporto con i suoi creatori.

Con la faccia incollata al finestrino, non potevo non pensare che questa creatura collettivamente creata per servire gli individui che la costruivano, oggi invece si serve degli stessi per la propria sopravvivenza e crescita. Non piú strumento in mano agli uomini, ma viceversa fautrice del destino degli stessi, tanto importante da condizionare gli assetti e le forme con cui gli uomini organizzano il loro vivere. Detto brevemente, si è sostituita al ruolo che la Natura ha occupato da centinaia di migliaia di anni.

Facciamo alcuni esempi. La città, l’urbe. Molto brevemente, le città sorsero vicino al mare o a un corso d’acqua permettendo un comodo riferimento per le attività umane che le si svolgevano attorno. Il centro della città aveva una cruciale funzione politica, economica e sociale. Oggi le città sono sempre piú spesso dei grandi dormitori che circondano un centro quasi privo di attività umana, di vita propria che non serve alla creatura, diventando invece il luogo dove la creatura si organizza, si estende e si perpetua, tralasciando gli individui e le loro necessità naturali. Oggi la creatura è capace di creare città ex-novo, là dove c’era solo l’erba, senza nemmeno bisogno ci sia acqua. InsediamentiGherkinLondon che devono la loro esistenza alle esigenze della creatura e non piú alle lente dinamiche umane.

Altro esempio, l’organizzazione del lavoro. È pacifico, direi quasi senso comune, ritenere oggigiorno piú avanzate le economie che si basano sui servizi. Servizi, ovvero a ben vedere tutto ciò che è finalizzato al mantenimento e all’estensione della complessissima creatura che cosí bene si osserva da un aereo. Una società è tanto piú arretrata quanto piú produce, e le popolazioni piú agiate devono la loro ricchezza ai servizi, che “servono” la creatura. In queste società cosidette avanzate composte da uomini che organizzano la creatura, solo in un secondo tempo la creatura stessa permette all’individuo di soddisfare i suoi bisogni fondamentali (fossero anche solo mangiare e bere). La moneta, comoda e vecchia invenzione, ha assunto infatti sempre piú importanza nella vita quotidiana, e viene percepita comunemente come il mezzo di sopravvivenza piú importante. A volte, il fine.

Inutile dire che la moneta stessa è stata rapinata e viene detenuta per una sua grandissima maggioranza da soggetti non umani che hanno un ruolo molto importante nella biologia della creatura (banche, grandi corporazioni, multinazionali, etc.). Ultimo (breve) esempio. La creatura, che al contrario della Natura fu creata da uomini, impoverisce l’immaginario collettivo umano, impedisce il pensiero creativo e metafisico. Per esempio, la necessità di credere in qualcosa di superiore dettata dalla primordiale paura del fulmine, del fuoco o della malattia, o la coscienza di poterci non credere, vengono squalificate e rese prive di senso in esistenze che meccanicamente si relazionano solo alla creatura.

Stacco la testa dal finestrino e mi sento un poco spaesato, a disagio. Mi riprometto di pensare e scriverne ancora.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

Cosa ne è stato scritto

  1. Ciccio

    I see the shapes,
    I remember from maps.
    I see the shoreline.
    I see the whitecaps.
    A baseball diamond, nice weather down there.
    I see the school and the houses where the kids are.
    Places to park by the fac’tries and buildings.
    Restaurants and bar for later in the evening.
    Then we come to the farmlands, and the undeveloped areas.
    And I have learned how these things work together.
    I see the parkway that passes through them all.
    And I have learned how to look at these things and I say,

    I wouldn’t live there if you paid me.
    I couldn’t live like that, no siree!
    I couldn’t do the things the way those people do.
    I couldn’t live there if you paid me to.

    I guess it’s healthy, I guess the air is clean.
    I guess those people have fun with their neighbors and friends.
    Look at that kitchen and all of that food.
    Look at them eat it’ guess it tastes real good.

    I say, I wouldn’t live there if you paid me.
    I couldn’t live like that, no siree!
    I couldn’t do the things the way those people do.
    I wouldn’t live there if you paid me to.

    I’m tired of looking out the windows of the airplane
    I’m tired of travelling, I want to be somewhere.
    It’s not even worth talking
    About those people down there.
    (The Big Country – Talking Heads)

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?