R.I.P. – Il morto del prossimo mese: Cesare Romiti

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Cesare RomitiUna storia di successo italiana, senza 3 televisioni e i soldi della mafia. Un’Italia e un italiano che non ci sono piú, che incredibilmente sono sempre piú rimpianti dai loro decennali critici e non.

Cesare Romiti (Roma, 24 giugno 1923). Laureato in scienze economiche e commerciali, inizia la sua carriera lavorando per aziende minori fino alla nomina a direttore generale dell’ Iri dove divenne anche amministratore delegato dell’Alitalia (gloriosa compagnia di bandiera italiana nel settore aereo, svenduta poi ai francesi dopo una patetica privatizzazione a perdere voluta dai soliti criminali). Dopo un breve periodo (1973) all’Italstat, approda alla Fiat, dove nel 1976 diventa direttore generale e in seguito amministratore delegato e presidente. Nel 1998 lascia Fiat continuando la sua carriera fondando due importanti aziende che poi lascerà, Gemina (finanza, che controlla RCS) e Impregilo (costruzioni).  Una storia di grandi battaglie e grandi successi, ottenuti con l’intelligenza, il duro lavoro e, cosa necessaria nella jungla italiana, grandi e piccoli colpi proibiti e illegalità.

Nel 1980 l’interrando cambió, o per lo meno decise, una parte della storia d’Italia.
Dopo 35 giorni di (mala tempora current, devo mettere anche il link) picchettaggio da parte degli operai FIAT causati dall’annuncio di 14.469 licenziamenti da parte dell’azienda, si svolge una manifestazione silenziosa, detta dei 40.000 quadri FIAT, che protestavano contro gli scioperanti che non permettevano loro di lavorare. Come di questi tempi, i metodi di conteggio degli organismi preposti suscitarono amplie perplessità, ma innegabilmente Romiti, leader dei falchi anti-sindacato e attivo promotore della “spontanea” marcia, trionfò contro i comunisti (sounds familiar?). Romiti = duro, il marchio perenne, la medaglia che portò orgogliosamente al petto fino agli ultimi giorni.

Usando il linguaggio  stantio ma chiaro e diretto dell’epoca, Romiti fu il rappresentante degli interessi padronali che si opponevano alle masse proletarie. Già dal punto di vista lessicale si possono vedere le differenze fra l’Italia di ora e quella di adesso. Parole chiare, non interpretabili, che persino nella sempre pia e moderata Italia contrapponevano ferocemente interessi e, di riflesso, milioni di persone. Oggi purtroppo gli stessi problemi (lavoro, pensioni, sanità), addirittura di piú grande entità, sono oscurati invece da una stampa poco segretamente schierata ma anche cancellati dal dibattito politico, che si avvita intorno a uno smodato numero di distinguo, di proclami di libera coscienza e di inevitabilità dei fatti.

Romiti, fiero rappresentante di un’Italia dove quelli che comandano hanno sempre trattato a pesci in faccia i comandati, prese invece il toro per le corna e, nessuna novità, vinse. Stravinse. Nelle ultime sue interviste ci tenne a ricordare che la durezza che usò all’epoca nella conduzione dell’azienda e nel rapporto con i sindacati era inevitabilmente dovuta al pesante clima che si respirava a quei tempi (scioperi, terrorismo rosso, instabilità politica, etc.). Non credo si aspettasse di essere creduto, ma era un modo cavalleresco di lasciare a posteriori scendere la tensione. Cosí come l’omaggio ai sindacalisti dell’epoca. Non una presa per il culo, ma la volontà di ribadire che i problemi furono seriamente furono affrontati. Oggi per dire, a Mirafiori, due sindacati nazionali su tre stanno con l’impresa, il terzo non si è capito bene. Non si riesce bene a spiegare un posto dove quasi tutte le guardie stanno coi ladri (o viceversa).

Si ricordi comunque che Romiti non lavorò certamente per il bene comune. Ambienti interni della Fiat riconducibili ad Umberto Agnelli (dice lui) gli fecero passare guai (condanna definitiva) con i giudici all’epoca idoli delle mazze italiche. Si fece poi notare anche all’estero: Gatto e VolpeImpregilo fu multata 1.6 milioni di euro per tangenti in Lesotho. Inoltre, Romiti fu uno degli ispiratori della cosidetta finanziarizzazione della Fiat. Lui ed Enrico Cuccia lavorarono pancia a terra rivoluzionando la vision economica Fiat: portafoglio Fiat volatile, differenziato ed elettronico, soldi per gli operai nisba, anzi licenziamenti, pianto e stridor di denti. Senza dimenticare che in quei tempi anche l’ Avvocato, il primo italiano, l’orgoglio nazionale, allontanatosi in tempo ben sapendo sarebbe stato uno dei primi ospiti di questa rubrica, si faceva il suo bel tesoretto in nero esentasse all’estero. Bananaland d’altronde viene da lontano, era in fieri molto prima che un piduista diventasse presidente del consiglio per decenni.

E veniamo agli ultimi giorni di rimpianto per i bei temi andati. Sarebbe normale se non fosse che ebbe totalmente ragione. Andando oltre a pensierini da libro cuore rilasciati a giornalisti felpati tipo “c’era la voglia forte di salvare l’azienda, di difenderla. Oggi quest’amore lo abbiamo fatto perdere, anche nei dipendenti. La questione è diventata semplicemente lavorare per guadagnare. Non si è più in grado di ridare l’orgoglio al dipendente di lavorare per quell’azienda”, Romiti si scaglia contro la pratica moderna del management di altissimo livello: “In 25 anni non sa quante volte Gianni Agnelli mi ha detto: perché non prende delle azioni Fiat? Io ho sempre detto no. Ecco, secondo me, questa voglia di voler premiare a tutti i costi Gatto Mammonecoloro i quali si occupano di aziende, soprattutto nel breve periodo, ha prodotto un grave sconquasso”. Fino a un commento al vetriolo su fatti molto recenti: “Romiti rivela un’immensa nostalgia per un’epoca in cui le relazioni industriali e i rapporti con i sindacati erano di segno diverso rispetto all’impronta imposta da Sergio Marpionne”.
Neanche fosse un no-global coi sandali a Genova nel 2008!
Ovviamente predicò nel deserto, al piú raccogliendo il compatimento che si riserva al vecchio rimbambito inacidito, perché i tempi sono cambiati in fretta.  Non ci si rende piú conto che ci dovrebbe essere una sana contrapposizione di interessi fra lavoratori e imprese. È cambiata velocemente l’Italia. Il governo, i mezzi di informazione, ma anche la maggioranza della popolazione schiacciate sul reagan-thatcheriano mantra del “lasciate fare al mercato, l’unica maniera per fare il bene comune è essere individualisti”.

Ma invece si sta peggio, e ce ne si è accorti finalmente, e allora: Romiti è morto, viva Romiti! Tutti rimpiangono Romiti.
Lo rimpiangono quelli che erano in piazza e in politica contro di lui perché adesso c’è Marpionne e dicono non ci siano piú gli operai e che il nemico è un fantasma che sta ora a Detroit e ora a Torino, quando va bene. Quando va male il nemico è un brasiliano grassoccio o un cinese che sembra stralunato, a cui non puó importare di meno della durata della pausa bagno o dei turni di sabato. Come dire, noi non serviamo a un cazzo.
Ma soprattutto lo rimpiangono quelli che erano con lui, che vinsero e che vincono sempre, perchè le regole le fanno loro. Ma questi tapini, svelando la loro corta vista e le tipiche ipocrisia e falsità, costruirono un’ Italia pacificata di plastica dove poter capitalizzare ad libitum la loro vittoria sui sottoposti. I dirigenti vincenti diressero e il più fantasioso e con meno scrupoli ne approfittò per risolversi i suoi gravi problemi economici e giudiziari con la loro benedizione. Solo dopo 2 decenni di stagnazione e un recente collasso economico, i tapini toccati nel loro unico punto sensibile, il portafoglio, rimpiangono Romiti, la responsabilità, il decisionismo, anche lo scontro e gli scioperi, tutto per rianimare il cadavere ammuffitto che hanno voluto creare. E adesso tutti a predicare uno scatto collettivo, il ritrovo dell’orgoglio del popolo italiano, dei sacrifici condivisi in nome di un obiettivo comune.

A tutti questi, dal primo tipo si vendeva gli incontri con Agnelli e fu quindi allontanato dalla Fiat di Romiti all’ultimo con impresa monodipendente che ha votato Berlusconi o uno dei partiti suoi complici per quasi ventanni, a tutti questi si può solo augurare di continuare cosí, perchè per gli altri molto di quello che poteva andare a male è già andato. Altro che augurarsi una risurrezione collettiva, un mettere da parte i proprio egoismi, un patto fra cittadini. Avere votato, rivotato, stravotato un piduista criminale ma soprattutto l’idea di stato e società che ha sempre propagandato è giustificabile solo con l’infermità mentale o con la consapevolezza furba che andava bene cosí, tanto erano sempre i soliti, quelli già fregati da Romiti, a dolorsene. Altro che “…ma quelli dall’altra parte…”. Questi tipacci, dal primo all’ultimo, hanno attivamente contribuito, fregandosense, a tarpare le ali di due generazioni di italiani normali che non dirigono o imprendono, senza santi in paradiso, rendite pregresse e che invece di sedere sulla loro fortuna tanto bunganiamente apprezzata, siedono solo su quello che sempre piú ogni giorno rischiano. Adesso, anche loro rimpiangono Romiti, fanno i responsabili e versano lacrime do coccodrillo.

Detto questo, il fu Cesare ci appare una coerente e determinata canaglia, che già ci manca e con lui la sua Italia. Inaspettatamente e incredibilmente:

Ci mancherà. Una prece.

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. GM

    un millantatore ed una merdaccia, che tramava sempre per liberarsi dei rivali ben più competenti di lui e che gli avrebbero potuto fare ombra. VERISSIMO

    @k: hai ragione, ma mi pare che il punto sia che adesso è peggio. Inoltre, mi pare che a certi livelli questi mezzucci nella jungla italiaca siano sempre stati necessari, e qausi mai sufficienti.
    Inspiegabilmente, perciò, ci si trova a rimpiangere un millantatore e una merdaccia.

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  2. Gigi

    come ha fatto l’Impregilo di Romiti ad avere l’appalto per
    il ponte di Messina e la Salerno Reggio Calabria che stanno realizzando velocemente ed egregiamente?

    Rispondi
  3. kiki

    Romiti era un millantatore ed una merdaccia, che tramava sempre per liberarsi dei rivali ben più competenti di lui e che gli avrebbero potuto fare ombra (remember Cipolletta? Nei primi anni ’90 la sua colpa fu di essere un manager che stava per rilancoiare la FIAT). Sebbene rispetto a quello che ha fatto la cosa muova a nulla più che un sorriso, penso che il personaggio sia inquadrato perfettamente dal seguente aneddoto: da uomo FIAT non si perdeva una partita della Juventus né una esultanza gol di Platini al fianco dell’Avvocato.
    uscito dalla FIAT e ai vertici di Rcs, fu il primo firmatario di un appello anti-juventino dell’intellighentzia giallorossa all’indomani dell’ennesimo discusso Juventus-Roma.
    Lacchè del capo, sempre e comunque, si sfogava poi con i sottoposti (tipico italiano).
    RIP, ma non ci mancherà

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