Praterie sul fondo del mare

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E’ pratica comune definire con il nome generico di “alga” qualsiasi vegetale presente nei nostri mari. In realtà non tutti i vegetali marini sono alghe.

Alcune piante superiori appartenenti alla divisione delle Angiosperme si sono infatti adattate alla vita acquatica e sono oggi presenti nei mari di tutto il mondo e anche nel nostro Mediterraneo, rivestendo un ruolo di enorme importanza per i delicati equilibri dell’ecosistema marino. Queste piante sono le fanerogame marine.

Per capire perché sia profondamente sbagliato definire una fanerogama “alga” occorre chiarire quale sia la differenza fra una comune alga e una pianta superiore. Le alghe sono in generale organismi con un’organizzazione molto semplice, presentano una struttura indifferenziata chiamata “tallo” che non ha mai tessuti specializzati ma “sorregge” semplicemente la pianta e non la lascia in balia delle correnti. Le uniche strutture differenziate sono quelle per la produzione di gameti (cellula riproduttiva o germinale matura). La riproduzione sessuale nelle alghe non prevede la formazione di un seme all’interno del quale l’embrione è protetto, perché questi accorgimenti in mare non sono necessari vista la presenza dell’acqua. I gameti vengono semplicemente liberati nella corrente e quando si incontrano si depositano sul substrato e danno origine all’embrione che si accrescerà in un’alga.

Con il passaggio sul suolo terrestre, nel paleozoico, i primi vegetali furono costretti ad evolversi. I principali fattori da affrontare furono: gravità, mancanza d’acqua, riproduzione, luce. Le difficoltà più rilevanti furono ovviamente quelle legate alla mancanza d’acqua; l’evoluzione delle piante terrestri, infatti, si gioca tutta in una continua ricerca d’indipendenza da questa risorsa.

Un volta giunte sulla terra ferma le piante si trovarono a fare i conti con la forza di gravità e iniziarono a sviluppare tessuti rigidi (fusto) per sollevarsi dal terreno e impedire il collassamento. Sulla terra l’acqua era difficilmente raggiungibile e quindi fu necessario produrre radici per assorbirla dal terreno; non bastava però che l’acqua prendesse contatto solo con le radici: tutte le parti della pianta dovevano essere raggiunte, anche quelle superiori, quindi fu necessario sviluppare vasi di conduzione. Il trasporto dell’acqua attraverso questi vasi determinò però un ulteriore problema: l’acqua non poteva andare persa nel percorso fino alle foglie. La soluzione fu quella di produrre una corteccia piuttosto spessa per limitare ed impedire le fuoriuscite. Legata all’acqua era anche la riproduzione: i gameti per incontrarsi avevano bisogno di acqua e di essere trasportati: le piante terrestri si affidarono perciò prima al vento e poi agli animali, alleggerendo i gameti e producendo fiori per attirare gli insetti. Anche l’embrione richiedeva acqua per l’accrescimento, quindi si sviluppò il seme che lo avvolse per proteggerlo e per impedire la disidratazione. Infine  il problema della luce: raggiungerla voleva dire avere organi sopraelevati e sottili per catturarla, si svilupparono così le foglie.

Come avrete certamente notato il passaggio in ambiente terrestre modificò notevolmente l’organizzazione delle piante e la loro complessità e certamente adesso la differenza fra alga e pianta vi sarà evidente, per semplificare comunque potremmo dire:
Piante Superiori → radici, fusto, foglie, vasi, embrione protetto
Alghe → nessuna differenziazione, embrione non protetto

Dopo aver scoperto le difficoltà incontrate dalle piante per raggiungere l’ambiente terrestre anche a voi sembrerà strano che alcune piante superiori abbiano colonizzato il mare, invece è proprio così. Nel tardo Cretaceo alcune piante alotolleranti (tolleranti ad alte concentrazioni di sale) hanno fatto il percorso inverso: sono ritornate in mare mantenendo però l’organizzazione delle piante terrestri e più in particolare quella delle Angiosperme. Queste piante sono le fanerogame marine. Le specie più diffuse in mediterraneo sono: Posidonia Oceanica (endemica del Mediterraneo), Zostera noltii, Zostera marina, Halophila stipulacea e Cymodocea nodosa.

Le fanerogame marine presentano appunto una divisione in radici, rizoma (fusto), foglie.  Sono caratterizzate dalla presenza di fiori (con produzione di semi e di frutti) e dalla presenza di una particolare organizzazione interna detta parenchima aerifero e cioè delle camere d’aria che facilitano gli scambi gassosi fra tutti gli organi della pianta.

Le praterie formate da queste fanerogame, un tempo molto abbondanti, oggi stanno scomparendo e sono protette da severe leggi contro l’ancoraggio delle imbarcazioni e la pesca a strascico.

L’importanza di queste praterie è determinata dal fatto che ospitano ricche comunità animali. Sono infatti definite come “zone di nursery“, ovvero zone protette e ricche di cibo dove pesci e altri organismi trovano rifugio per se e per la loro prole. Circa 50 specie di pesci sono associate direttamente o indirettamente alle praterie di fanerogame (Scorpenidi, Serranidi, Labridi e Centracantidi). Moltissimi organismi epibionti (organismi vegetali o animali che vivono sopra altri organismi viventi) abitano le loro foglie e i loro rizomi; idrozoi, briozoi, spugne, alghe, gasteropodi, policheti, molluschi. Tra le radici sul terreno vivono invece echinodermi come i ricci e le oloturie, oltre a crostacei, policheti, cefalopodi, gasteropodi e bivalvi (per esempio pinna nobilis, il più grande bivalve del Mediterraneo oggi a rischio di estinzione). Inoltre alcuni animali come ricci, tartarughe, dugonghi e varie specie di pesci utilizzano, come fonte principale di cibo, le sue foglie e gli organismi che le abitano.

Oltre che per la grande complessità biologica, le praterie di fanerogame sono molto importanti per la stabilità del fondale marino; consolidano il fondale sottocosta impedendo un eccessivo trasporto di sedimenti e impediscono l’erosione delle spiagge smorzando l’effetto delle onde grazie anche all’azione delle foglie morte che rimangono sulla battigia. Inoltre producono “egragropile” o palle di mare che certamente avrete visto sulle spiagge italiane e che sono utilizzate dall’uomo come isolante di sottotetti, imballaggio di materiale fragile, confezioni di materassi.

Ultima ma non meno interessante curiosità, le praterie sono soggette a un delicato equilibrio fra 2 organismi chiave (keystone species): i ricci e i pesci. In sostanza alcune specie di pesci predano i ricci che a loro volta si nutrono delle fanerogame. L’uomo o fattori naturali possono incidere su questo equilibrio. Per esempio un eccessivo sforzo di pesca sulle specie predatrici può provocare gravi danni alla prateria. La scomparsa dei predatori infatti determinerebbe un aumento spropositato di ricci i quali eliminerebbero quasi completamente tutta la componente vegetale. Questo chiaramente porterebbe a un grande abbassamento della biodiversità in generale e, nei casi estremi, alla scomparsa della prateria e di tutta la comunità a essa legata.

 

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