Wikileaks e la verità

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La verità ci fa male come cantava Caterina Caselli? E vogliamo sul serio conoscere tutta la verità? Sicuri?

Oltre a tutto il resto, Wikileaks ci ha rivelato e ci induce a riflettere su due questioni assai interessanti. Così come era imprevedibile che la gran parte dei contenuti di internet fosse prodotta dagli utenti, così Wikileaks ci ha svelato che la tecnologia in senso lato, percepita finora come minaccia della nostra privacy e mezzo cospirativo con cui “il potere” penetra e controlla le nostre vite, può anche funzionare in senso inverso.

Wikileaks ci ha infatti dimostrato che anche i “comuni cittadini” possono smascherare “il potere” (nella fattispecie: il dipartimento di stato americano), introducendosi nelle sue segrete stanze, violare i suoi segreti e soprattutto – in particolare grazie ad internet – possono diffonderli ad un numero enorme di persone.

Se cioè abbiamo sinora considerato “le nuove tecnologie” - nella loro prodigiosa evoluzione – soprattutto in termini “orwelliani”, vedendo Echelon e Grandi Fratelli (non quello di Canale 5) dappertutto, da Wikileaks in poi, possiamo invece concepirle anche come un’arma per attaccare e controllare “il potere”, un mezzo con cui “i buoni” possono rispondere ai “cattivi”. Nonostante – come già sta accadendo – “i cattivi” tenteranno di rintuzzare questi attacchi, la portata “rivoluzionaria” di internet et similia è gigantesca, e certamente sottovalutata.

Si dice: Wikileaks ci ha svelato la verità. Facciamoci però qualche domanda. E’ questa (in estrema sintesi: dispacci confidenziali di diplomatici) la verità? Ci è utile conoscere questa verità? E poi: è compatibile la democrazia con la apparente mancanza di trasparenza, rivelata da Wikileaks?

Qual è stata la nostra reazione quando abbiamo letto i documenti portati alla luce da Wikileaks? Abbiamo quasi tutti pensato: sono cose che già si sapevano. Ed è proprio così. La differenza è che ora non possiamo più far finta di non conoscerle. Lo scossone dato da Wikileaks non è consistito tanto nell’alzare il velo che nascondeva la verità, quanto piuttosto nel dare un colpo fatale alle apparenze.

Crediamo normalmente che la democrazia debba assolutamente essere trasparente, perché chi gestisce la cosa pubblica rappresenta tutti i cittadini che hanno quindi diritto di conoscere tutto. Dopo Wikileaks non possiamo più fingere di non sapere che ciò non è vero. Wikileaks mette in pericolo i meccanismi formali della democrazia. Ma è utile al funzionamento della nostra società che ciò sia accaduto?
In un articolo apparso recentemente sul periodico “Internazionale”, il sublime filosofo Slavoj Žižek racconta ciò che accade nel film “Il Cavaliere oscuro” (Batman): il procuratore della città viene corrotto, diviene un assassino e muore. Batman e un suo amico poliziotto si rendono conto che rivelare questa verità minaccerebbe la stabilità e la serenità dei cittadini. Per questo il poliziotto viene convinto (da Batman) ad assumersi la responsabilità degli omicidi commessi dal procuratore. In altre parole, per salvare il buon funzionamento della società e non turbare l’opinione pubblica è necessario nascondere la verità.

Žižek fa riferimento anche ad un episodio questa volta realmente accaduto, durante la crisi dei missili del 1962, quando John Kennedy rispose conciliante ad una lettera di Chruščëv fingendo di non aver ricevuto una seguente e molto più minacciosa missiva alla quale avrebbe dovuto ribattere con ulteriori minacce. Anche Chruščëv finse che la sua seconda lettera non esistesse e la crisi si risolse. Anche Churchill ordinò che non venissero diffusi i veri dati delle perdite della marina inglese negli anni più bui della guerra per non demoralizzare l’opinione pubblica. E l’Inghilterra poi vinse la guerra, anche per il morale incrollabile del suo popolo. In altre parole, è sempre utile ed auspicabile che – in un contesto come quello democratico in cui la trasparenza e la verità totale sono teoricamente imprescindibili – si dica sempre la verità? Da Socrate a Gesù Cristo chi svela la verità o meglio chi turba le apparenze, fa una brutta fine e – da un certo punto di vista – è colpevole di minacciare il buon funzionamento della società.

Se cioè è giusto non accettare le menzogne più bieche propinateci dal “potere” o in generale da un nostro interlocutore, forse la verità non corrisponde neanche a qualche dichiarazione “a microfono spento” e forse non è totalmente utile ed auspicabile che ogni apparenza e formalità scompaia. In alcune occasioni saper “stare al gioco” è essenziale. Cancellare le apparenze può mettere a rischio anche ciò che c’è dietro.

Possiamo portare – provocatoriamente – il medesimo ragionamento in un altro contesto, in cui è teoricamente altrettanto fondamentale la totale verità: i rapporti di coppia. Anche in questo caso si dice che la coppia deve basarsi sulla completa fiducia; nessuna verità deve essere nascosta! Ne consegue che dovremmo ritenere giusto e desiderabile che il nostro partner abbia totale accesso ai messaggi del nostro cellulare, alla nostra email, al contenuto delle nostre telefonate, ecc. Questo è utile e fondamentale per un buon rapporto di coppia? Certo, analogamente a quanto scritto sopra, non è cosa buona e giusta che il nostro partner ci nasconda – ad esempio – una relazione clandestina, ma vogliamo e riteniamo salutare conoscere sempre tutta la verità? Anche qualche meschino commento sulla collega di lavoro fatto “dietro le quinte”? O addirittura una scappatella dopo una noche loca? E’ quella la verità? E consideriamo davvero essenziale conoscerla?

 

 

 

[foto di copertina di Jumpi]

 

 

 

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. kiki

    Consiglio un libro su questi temi:
    Alberto Cottica, Wikicrazia, Navarra Editore.
    Alberto è stato testa pensante e fisarmonicista dei ModenaCityRamblers (non un motivo di merito, lo ammetto), economista, oggi esperto di web.
    La sua fissa è che il web salverà il mondo.
    Si può essere d’accordo o no 8io ad es non lo sono), così come con il suo libro, ma trattasi comunque di piacevole lettura

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  2. faber

    E’ capitato in tempi recenti che ‘qualche’ uomo politico inciampi nella verità, ma la maggior parte di loro si rialza e prosegue svelto per la sua strada come se nulla fosse accaduto. La verità è un inciampo. Tanto che, alla fine, qualunque idiota (wikileaks) può dire la verità, ma solo un uomo di una certa intelligenza riesce a mentire bene. E le menzogne ripetute dieci, cento, mille volte diventano verità.
    Proprio perchè il concetto (quello della Caterina Caselli) è: la verità fa male, la verità non sarà mai un balsamo, ma nascondere la verità è come coprire una macchia con un buco. All’uomo la scelta.

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