La strana coppia: Paz & Pert insieme a Roma

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PazPertSembra strano eppure tra Andrea Pazienza e Sandro Pertini vi è stato un forte legame d’affetto e di stima, anche se sempre a distanza…..

 

Cosa hanno in comune un vecchio socialista morto a 93 anni nel suo letto, al termine di una vita avventurosa, con un giovane artista che dopo aver incendiato con la sua creatività il mondo del fumetto finì per rimanere bruciato a soli 32 anni? Sembra strano eppure tra Andrea Pazienza e Sandro Pertini vi è stato un forte legame d’affetto e di stima, anche se sempre a distanza. La mostra a Palazzo Incontri a Roma cerca di illuminarlo, con i disegni originali dell’artista e la storia delle loro due vite, che si sono sovrapposte per pochi anni nei riquadri di una striscia.

Il primo contatto tra i due avvenne nel 1979, quando sulla storica rivista Il Male apparve un disegno di Andrea Pazienza con Pertini che commentava tristemente il rapimento di Fabrizio De André e Dori Ghezzi. Il presidente si interessò personalmente all’artista e lo invitò al Quirinale. L’incontro non avvenne mai, pare perché chi ricevette l’invito in redazione non si preoccupò di informarne Pazienza. In ogni caso, era avvenuto un fatto senza precedenti, che rompeva con la paura dei politici della Prima Repubblica per i giovani, per non parlare del famigerato Male, più volte censurato e denunciato.

Un politico e un ribelle. Pertini era uno strano tipo di politico, uno dei pochi che gli italiani hanno sinceramente amato (non mi viene in mente un altro nome, a dire il vero), un socialista vero, che fece la lotta antifascista fin dall’inizio e non rinnegò mai le sue origini, come accadde a quelli usciti dalle fogne della storia per prendere posto alla corte dei miracoli craxiani. Anche Pazienza era uno strano tipo, dissacrante e profondo, le cui dote artistiche si sposavano perfettamente con una spontanea capacità di cogliere l’umanità nei suoi personaggi.

Per esempio. Vieni a sapere che Andrea Pazienza aveva scritto una surreale serie comica a fumetti intitolata “Pertini partigiano”, protagonisti un inflessibile comandante della resistenza, che non solo deve combattere i nazisti, ma anche mettere una pezza sui disastri combinati dal suo inetto aiutante, Paz. Una striscia racconta che un giorno il comandante viene invitato dal comitato internazionale di liberazione dei popoli oppressi alle Maldive. In suo onore ci sarà grande festa: “frutas, amor libre, tres sbarbas per noche”. Ma lo splendido programma di Pertini è rovinato da una telefonata di Paz che dice di aver lasciato aperto il gas, la casa è esplosa, la pula ha scoperto il covo di armi, eccetera eccetera. La mostra, che si trova al centro di Roma, prima fa ridere e poi commuove. In giorni in cui si discetta con tutta serietà di argomenti assurdi come la padania e superficialmente di argomenti seri, come la vita dissoluta del premier, ricordano un’Italia in cui vi era la speranza di un futuro migliore, quella rappresentata dalla lotta partigiana di Pertini e quella, più frivola se vogliamo, ma fortemente rinnovatrice sul piano artistico di Pazienza, il migliore di una generazione irripetibile.

PertPazUna delle più belle tavole, giustamente esposta in formato gigante in una delle sale di Palazzo Incontri, è quella del vecchio Pert che contempla dall’alto di una montagna alpina lo stupendo panorama della penisola in compagnia di un leprotto, forse proprio lo stesso Andrea. Il cielo è sgombro di nuvole, sembra estate, mi piace pensare che sia quella del 1982, che resterà per sempre associata all’immagine del salto di Pertini durante la finale del mundial spagnolo. Gli italiani sono in vacanza, gli italiani sono tranquilli. Ma è un’illusione. Il Bel Paese è una repubblica fondata sulle vacanze. I problemi spariscono a luglio e tornano sempre uguali a settembre. Il vecchio presidente li conosce bene, i suoi concittadini, e con tre parole esprime una constatazione “Mah, speriamo bene”.
O forse un’amara speranza.
La stessa che ci sentiamo di esprimere anche noi. Noi che siamo in pianura e guardiamo la montagna. Una montagna di macerie.

 

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Chi lo ha scritto

Max Keefe

Max vive e lavora a Dar es Salaam, a un'ora e mezza dall'isola di Zanzibar. La Tanzania è l'ultimo paese dove ha vissuto e quello più intrigante. Scrive sull'Undici per condividere la sua passione per scienza, storia, sport e, adesso la Tanzania, che in Italia pochi conoscono. Ama l'Italia e la Roma, che gli forniscono abbondanti delusioni e i bambini, farli, crescerli e guardarli giocare a calcio. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ma anche per adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici.

Cosa ne è stato scritto

  1. Noemi

    Il genio di Pazienza e la storia personale di Pertini combinati. Che Italia che sarebbe stata!
    Quel speriamo bene però, letto adesso….che tristezza!!!

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