Il magico mondo di Tuppy

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La prima riunione Tupperware cui ho partecipato avevo davvero necessità di comprare qualche utile contenitore. Poi, mi si è aperto un nuovo mondo, da cui non si esce se non attraverso un programma di disintossicazione.

Sì, perché avete mai partecipato ad una riunione Tupperware? Per chi malauguratamente non sa nemmeno di che cosa si sta parlando, trattasi di una nota marca di utensili/accessori da cucina costruiti con un particolare materiale plastico inventato da un americano, ormai sinonimo assoluto di contenitori portatili da cucina. La sua particolarità è che, trattandosi di un vero e proprio prodotto d’élite, Tupperware non vende al pubblico, non ha negozi, ma i prodotti possono essere acquistati solo ad un “party Tupperware”: una rivenditrice viene ospitata nel salotto della padrona di casa, la quale chiama quante più amiche possibile e, tutte insieme appassionatamente, analizzano ed acquistano i prodotti.

Potrebbe sembrare tutto qui ma, al di là dei prodotti considerati (dei quali non si intende fare alcun tipo di pubblicità), quel che c’è di più interessante e motivo per il quale ritengo sia un’esperienza di vita da non perdere, sono le dinamiche psicologiche che si innescano. Proverò a fare una sintesi.

Primo dato fondamentale: siamo sempre tutte donne. Queste donne, però, non sono quelle che siete abituati a vedere in ufficio, nei negozi, in casa, perché alle riunioni Tupperware avviene una metamorfosi. Non c’è distinzione d’età: si chiamano le amiche, le mamme, le amiche delle mamme; né di simpatia (vanno bene anche le colleghe antipatiche o perfino la suocera) o di status: ai party, infatti, ognuna fa emergere solo ed esclusivamente la zdaura che è in lei e dunque l’abbigliamento è rigorosamente casalingo (ottima la tuta e il ciappo ai capelli) ed i discorsi non possono che toccare questioni domestiche (certo la cucina prima di tutto, ma ci si può spingere fino al lavaggio degli utensili o alle cura delle piante).

La padrona di casa riunisce tutte le “amiche” in salotto e la promotrice, dopo avere allestito un tavolino, parte con l’illustrazione dei prodotti. Sarebbe fuorviante dire che li illustra, perché in realtà li esalta, li mostra, li fa toccare, provare, odorare… e tu, inerme, ti chiedi come hai potuto vivere trent’anni senza quella ciotolina utilissima che ti servirà in ogni occasione…imperdonabile! Poi, ti spiega che le riunioni sono un’occasione da non perdere perché ogni mese ci sono fantastiche offerte, che ti permettono di avere i tanto agognati prodotti a prezzi stracciati (…): dunque non comprare i prodotti a prezzo pieno, perché costano troppo – ti dice l’abile promotrice, contro il suo interesse – ma partecipa a tutte le riunioni in modo che, prima o poi, troverai in sconto quello che tu desideri.

È chiaro che alle riunioni non c’è alcun obbligo di acquisto. È altrettanto chiaro che dopo due ore di strabilianti dimostrazioni, dopo aver capito e visionato la magnificenza dei materiali, dopo avere visto una povera disgraziata che riesce a parlare senza sosta di tutti i modi in cui usare un po’ di plastica, che ti ha raccontato ogni dettaglio e ogni perché su che cosa perderesti se ne facessi a meno, non acquistare sarebbe un’autentica cattiveria.
Io ho partecipato a due anni di riunioni per acquistare la mia formaggiera. Ma l’ho presa in offerta.

[foto di copertina di Jumpi]

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Berlu-ware

    Ma tu non eri quella che ha vinto alla lotteria?

    Pensavo avessi comprato il sig. Tupper e tutta la fabbrica plasticosa!

    Tano, ma dove vivi???

    Rispondi
  2. Tano

    esiste anche, ed è ben diffuso in spagna, il tappersex. In poche parole la stessa cosa, riunione in casa con una tipa che entra con una valigetta e invece dei tapperware, ti tira fuori, ungueti afrodisiaci, vibratori, frustini, ed oggettistica varia…si trovano annunci per strada, come quando cerchi una stanza in affitto, chiami e si organizza…

    Rispondi

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