Strisce

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Fabio ha 12 anni e la scorsa estate ha trascorso tre settimane a Oxford per un soggiorno di studio. Era la prima volta che si recava in Inghilterra e quando i genitori gli hanno chiesto cosa l’aveva colpito di più, lui ha risposto: le strisce pedonali.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIn effetti chiunque sia stato in Inghilterra sarà rimasto impressionato dalla solerzia con cui gli automobilisti si fermano ineluttabilmente di fronte ad un passaggio pedonale. Tuttavia ciò che dovrebbe sconcertarci è anche un’altra osservazione. Non dispongo di statistiche in merito, ma sono pronto a scommettere che il numero di passaggi pedonali in Italia è sconsideratamente maggiore rispetto all’Inghilterra. In Italia ci sono strisce pedonali ogni cinquanta metri, ad ogni angolo di strada, di continuo. In Inghilterra invece, è sì verissimo che le automobili “inchiodano” di fronte a un pedone che sta anche solo pensando di attraversare le striscie, ma la frequenza con cui esse appaiono sulle strade è infinitamente minore.

E’ evidente che anche questa sproporzione numerica – e non solo una cultura civica differente, a cui essa è comunque legata, come vedremo – determina un differente comportamento sulla strada: in Inghilterra le striscie pedonali sono sacre, in Italia quasi sempre si riducono a qualche banda colorata sull’asfalto.

A prima vista si dovrebbe dedurre che in Italia il pedone è super tutelato: ci sono passaggi pedonali ovunque. In realtà questo numero spropositato rende praticamente il pedone tutt’altro che protetto. Perché le automobili non possono praticamente fermarsi ogni venti metri. E’ come se il “legislatore italiano” volesse dire al pedone: “Hai visto quante striscie ti ho messo? Hai visto quanto sono attento ai tuoi diritti?”, ma poi in realtà sta dalla parte dell’automobilista. Lasciando da parte la facile equivalenza pedone=debole, automobilista=forte, ciò che rende marcio questo ragionamento è che “il legislatore” (chi decide quante striscie pedonali mettere) e “il pedone” possono essere e certamente sono la stessa persona. Ossia dovrebbero stare “dalla stessa parte”, per conseguire un obiettivo “comune”: un sicuro attraversamento pedonale e un normale scorrimento del traffico automobilistico. Come accade in Inghilterra.

Rendendo di fatto le regole impraticabili (è impossibile fermarsi ad ogni passaggio pedonale) il messaggio che “il legislatore” manda è un implicito invito a non rispettarle. Si dispone una regola, in apparenza e teoria perfetta, ma la sua impossibile applicazione pratica genera e indica, di fatto, la via per aggirarla. Con un’aggravante: un automobilista assolutamente ligio alle regole finirà per “inchiodare all’inglese” ogni cinquanta metri ed impiegherà quindi il doppio del tempo per percorrere un certo tratto di strada rispetto a chi le regole non le rispetta. Quindi il secondo messaggio è: se ti attieni alle regole, sei un gran coglione! In altre parole – come già osservato – il sistema di regole va a rotoli perché manca ciò che lo può sostenere e legittimare: una comunione d’intenti, uno “stare dalla stessa parte” per raggiungere un obiettivo condiviso.

Ma c’è di più. Essendo il sistema di regole italico delegittimato, anche il pedone tenderà a non attraversare la strada solo sulle strisce, bensì a farlo in qualsiasi punto della strada. Il risultato è che l’attraversamento non è un evento regolamentato e “protetto” da un insieme di regole generali, rispettate e praticamente applicabili, ma si converte in un evento particolare, da negoziare ogni volta tra automobilista e pedone. Se infatti in Inghilterra un pedone che attraversa la strada “fuori dalle striscie” viene probabilmente “stirato” senza pietà, in Italia gli si concede una possibilità: mettiamoci d’accordo, vediamo cosa possiamo fare…L’attraversamento si traduce perciò in un “incontro” tra due soggetti, che non è disciplinato, né tutelato da un sistema di regole, bensì risolto dalla minore o maggiore empatia e intesa che si stabilisce tra i due soggetti. Si va a simpatia, ma più spesso a prepotenza.

Tutto ciò contribuisce a stimolare la famosa, italica “arte di arrangiarsi” e offre una possibilità di “conoscenza” ogni volta che due soggetti s’incontrano e sono costretti a negoziare il loro incontro al di là delle regole (oltre a darci l’opportunità e il piacere intellettuale di scrivere quest’articolo, analizzando i mille risvolti che giacciono dietro ad un attraversamento stradale, NdA). In Inghilterra è tutto molto più semplice: l’”incontro” tra il pedone e l’automobilista inglesi sarà sempre molto efficace, ma anche noioso e freddo: nessuno scambio di sguardi, nessuna interazione, nessuna “conoscenza”, che barba, che noia! Il fatto è che – come già osservato – le regole e le leggi hanno un grandissimo pregio: sono fatte per tutelare i deboli, e non i forti che già si tutelano da soli. Dove per forti, s’intende arroganti, prepotenti, prevaricatori. Quindi in Italia chi è debole (dove s’intende anche chi è rispettoso delle assurde regole italiche), avrà difficoltà ad attraversare la strada, in Inghilterra no…e questa è una differenza non da poco.

 

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