Se io fossi un operaio della FIAT

3
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

La vicenda di Mirafiori ha riportato, bruscamente, il tema del Lavoro al centro della discussione politica italiana. E’ durato poco, qualche giorno, ma per un attimo si è tornati a parlare del mondo reale.

L’attenzione è tornata sulle difficoltà che sempre più persone sono costrette ad affrontare, riscoprendo la profonda differenza che c’è tra una crisi di pianto di un concorrente eliminato dal Grande Fratello e quella di un operaio umiliato da una richiesta inqualificabile: scegliere tra il suo lavoro e i suoi diritti.

La stessa scelta che milioni di giovani italiani sono costretti a fare ogni giorno, lavorando spesso con “contratti a progetto” senza progetto, in un regime di assenza di regole e di ammortizzatori sociali che trasformano le condizioni che hanno gli operai della Fiat in uno “status” da raggiungere, piuttosto che un modello da contrastare.
Questo è il grande corto circuito che ha azzerato qualsiasi patto generazionale. Questa è la prima responsabilità della classe dirigente italiana che, invece di unificare il Paese, alimenta la teoria che il rilancio economico deve passare attraverso la riduzione dei diritti e dei salari dei lavoratori, dimenticandosi molto rapidamente le parole dello stesso Marchionne in un’intervista del 2006: “il costo del lavoro rappresenta il 7-8 per cento… è inutile picchiare su chi sta alla linea di montaggio pensando di risolvere i problemi”.

Sarà forse a causa di questo destabilizzante tuffo nella realtà, sarà per la poca abitudine a navigare in questo mare, che abbiamo assistito a dichiarazioni quantomeno azzardate in merito al comportamento che avrebbero assunto i vari esponenti politici di “Maggioranza” e “Opposizione” davanti al “quesito referendario” proposto ai dipendenti FIAT di Mirafiori.

La posta in gioco, la delicatezza dei temi sul tavolo e le ripercussioni che questa vertenza inevitabilmente produrrà, avrebbero meritato più attenzione, meno disinvoltura, maggior rispetto; questo è ancor più vero se si considera che tanta superficialità è venuta dopo mesi, anni di colpevole silenzio alternato ad evidente incompetenza.
E invece, l’intera nazione ha dovuto assistere al balletto del “Se io fossi un operaio della Fiat voterei SI..” o “…se lo fossi io, voterei NO..“ con la tipica, granitica, convinzione che caratterizza chi, operaio della Fiat, non lo è mai stato, non lo è e non lo sarà mai.

Qualcuno ha tentato, banalmente, di ricondurre la vertenza ad una questione di riduzione o slittamento delle pause di lavoro; altri sono ancora convinti che sia tutto scaturito da un elevato assenteismo (tesi smentita dai dati ufficiali) e che quindi sia ineccepibile che si decida di non pagare i primi due giorni di malattia a chi si  ammala subito prima di un giorno di riposo o di ferie. Evidentemente i firmatari dell’accordo avranno pensato che, con il nuovo orario di lavoro che hanno elaborato, raramente ci si potrà ammalare a Mirafiori: uno schema, addirittura, prevede due turni al giorno da dieci ore per sei giorni.

In compenso, i lavoratori che lavoreranno dieci ore al giorno per quattro giorni, potranno riposare gli altri tre giorni della settimana ( che culo che ha certa gente…). Quaranta ore in quattro giorni, in catena di montaggio, ripetendo sempre gli stessi, alienanti, movimenti. No, non ci saranno malattie; al massimo qualche infortunio ma la causa è già stata individuata: sarà colpa della solita, tragica fatalità.

Del resto il mercato ha le sue regole e non possono essere toccate. Anche la democrazia e il Diritto le hanno ma, probabilmente, sono meno vincolanti se si è pensato di sancire che solo i sindacati che firmeranno l’accordo potranno nominare (anziché farli scegliere ai lavoratori, vedi “Porcellum”) dei rappresentanti aziendali e, soprattutto, che i dipendenti che sciopereranno contro l’accordo, potranno essere licenziati.

Cosa c’entra questo con lo sviluppo di un’azienda? Il rilancio economico di una nazione deve necessariamente essere pagato esclusivamente da una parte della popolazione? Eppure il 54% di lavoratori FIAT ha scelto questo accordo, votando “SI”( anche se è stato determinante il voto di circa 500 impiegati ai quali non saranno chiesti i sacrifici e i turni di lavoro più usuranti). Eppure, in questo clima, il 46% ha votato “NO” e lo ha fatto senza dimenticare la propria famiglia, il mutuo e il futuro incerto.

“Non si sfugge alla macchina, l’oppressione della catena di montaggio ti segue e si sente in famiglia, nell’amore e soprattutto si sente nell’entusiasmo” sosteneva Carmelo Bene, in tempi non sospetti. Aveva ragione. Opprimerebbe anche me, se fossi un operaio della Fiat.

 

 

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Tag

Chi lo ha scritto

Keaton

Nato nel 1974, "due soldi d'elementari ed uno di università", dorme nella campagna ravennate e vive in Cgil, alla quale ha sacrificato, consapevolmente, la sua vita pubblica e quella privata. Coltiva la passione di scrivere. Oltre a collaborare con L'Undici, compone versi in rima che, a volte, si trasformano in canzoni che i suoi amici sono costretti ad ascoltare. Gucciniano, agnostico, soddisfatto.

3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. ...

    Caro Renato, il mio articolo non aveva l’intenzione di discriminare l’impiegato dall’operaio. Sono retaggi culturali che non mi appartengono. La mia analisi voleva evidenziare quella che ritengo una grande sciagura dei nostri tempi:l’assenza di credibilità e autorevolezza della politica. Il sindacato può contribuire a far emergere e a risolvere problemi di così ampio respiro, ma non può trovare la soluzione da solo, poichè paga la sua legittima e originaria parzialità. Solo la politica può fare sintesi e dare risposte strutturali a problemi così rilevanti, come il futuro industriale di un paese.E questo, in Italia non sta più succedendo da ormai troppo tempo.Inoltre, non ritengo esista nulla da contrastare a prescindere ma neanche nulla da sostenere a prescindere come, in questo caso, alcuni hanno fatto nonostante la mancanza dell’illustrazione di un piano industriale (atteggiamento inconcepibile, per esempio, in paesi come la Germania). In conclusione, ringraziando te e Gigi per il vostro interesse alla vicenda, mi permetto di correggerti in merito a Berlinguer: non è storicamente corretto dire che incoraggiò gli operai ad occupare la fabbrica. Garantì ,invece, il sostegno a qualsiasi, non violenta, iniziativa di lotta decidessero i lavoratori a tutela del loro posto di lavoro. Anche Berlinguer, purtroppo, manca ormai da molto tempo…

    Rispondi
  2. renato

    Caro Keaton,L’ analisi è perfetta ma ci sono due riferimenti nel tuo articolo che fanno emergere uno stato d’animo che non aiuta a capire la complessità della situazione:
    1- sembra che gli impiegati nella votazione dell’accordo dovessero avere meno voce in capitolo perchè non toccati dai sacrifici.L’oganizzazione del lavoro in una fabbrica complessa chiama sempre in causa tutte le professionalità e pertanto, anche se forse in misura meno diretta, sono sicuro che anche agli impiegati è stata chiesta una quota di sacrifici.el resto non da oggi si scopre che il mondo del lavoro si è profondamente modificato e prevalgono figure che non sono più
    (per semplificare) nè l’operaio,nè l’impiegato di una volta.E’ forse il sindacato che non riesce a rappresentare tutti? ma questo discorso ci porterebbe molto lontano.

    2- il “modello Fiat”a tuo avviso è da contrastare a prescindere come direbbe Totò. Non è il caso di scomodare molto la storia ma il 1980 con la marcia dei 40000 non fu proprio una grande conquista per gli operai allora incoraggiati da Berlinguer ad occupare la fabbrica. Di esempi se ne potrebbero fare altri di cui è ricca la vicenda di un sindacalismo antagonista e conflittuale che partendo da analisi anche corrette non trae le dovute conseguenze che il percorso riformista esige.Non vorrei che avesse ragione Gigi: ognuno per sè; crollerebbe tutto il modello sociale e il sistema di regole e valori che, pur mortifucato, resta condizione imprescindibile della democrazia e della civile convivenza.

    Rispondi
  3. Gigi

    Caro Keaton, il problema è che anche quelli che si definiscono di sinistra stanno nei loro bei salotti a farsi le loro amatissime e autoreferenziali seghe mentali, lontanissimi da quello che per milioni di lavoratori è il mondo reale. Quindi con la dura realtà ognuno deve fare i conti da solo. In questo modo chi non ha accesso a nessun privilegio, ma deve lottare per difendere i propri sacrosanti diritti è votato ad una inevitabile sconfitta.

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?