R.I.P. – Il morto del prossimo mese: Helmut Kohl

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Il gigante politicoGigante politico, padre della Germania unita, padrino dell’ unione europea. Uno degli statisti più importanti del ventesimo secolo.

Helmut Joseph Michael Kohl naque a Ludwigshafen, Germania, il 3 Aprile 1930. Fu cancelliere (capo del governo) della Germania dall’Ottobre 1982 all’Ottobre 1998. Solo Otto von Bismark guidò i tedeschi per un periodo più lungo, 19 anni. I sedici anni di Kohl furono segnati da stabilità e prosperità, con il cancelliere sempre attento a mantenere la barra politica al centro. In economia, fu distante dal turbo capitalismo di Reagan e Thatcher. Promosse invece un modello di capitalismo più moderato, renano, che ottenne egregi risultati, di cui ancora oggi beneficiano i tedeschi tutti.

La eccezionalità del Kohl è dovuta agli straordinari risultati politici conseguiti in politica interna ed estera.
In Germania – Nella sua patria fu il coraggioso artefice della riunificazione delle due Germanie, divise alla fine della seconda guerra mondiale. Dopo solo venti anni è già difficile ricordare le perplessità con cui fu accolto il progetto di Kohl, da noi oggi forse catalogato come una conseguenza naturale e scontata del crollo del comunismo.

La riunificazione fu invece accolta con scetticismo o apertamente osteggiata da una grande parte dei tedeschi occidentali che non erano disposti agli inevitabili sacrifici economici che essa comportava o che semplicemente non credevano possibile una immediata riconversione di un paese e di un popolo immersi in decenni di comunismo reale, preferendo un approccio più attendista che avrebbe visto la Germania Est ricollocarsi lentamente in orbita occidentale, come accadde e sta ancora accadendo negli altri paesi ex-comunisti. In aggiunta, diversi ambienti internazionali osteggiarono la riunificazione, per timore di un eccessivo rafforzamento della Germania, certamente depuratasi dall’incubo nazista, ma capace ancora di spaventare, soprattutto considerando il fatto che 40 anni sono proprio pochi se comparati con il lento divenire della Storia. Altri cercarono di ostacolare Kohl per ostacolare la nascente unione europea,  consapevoli che una Germania divisa avrebbe rallentato o impedito il processo di unificazione avviato timidamente nel 1957 con il trattato di Roma fra i 6 paesi fondatori (Italia, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania). I corvi del malaugurio avevano ragioni da vendere: effettivamente la Germania Est, come tutti i paesi appartenenti al patto di Varsavia, era economicamente a pezzi, ma soprattutto era da dubitare che dopo l’iniziale euforia la popolazione potesse essere riconvertita senza traumi agli stili di vita del resto d’Europa.

Kohl invece riuscí nel suo intento e nel 3 ottobre 1990 la Germania si ricongiunse. Con la sua teutonica (tanto per usare uno stereotipo) determinazione, facilitò un massiccio flusso di capitali nella ex-Germania comunista, che iniziò a uscire dalle tenebre dello stato-padrone. Si assunse la piena responsabilità di decisioni molto controverse e osteggiate, come fissare un uguale valore fra i due marchi e l’imposizione di uguali stipendi, interessi e rendite in tutta la Germania unita, convinse poi la NATO a concedergli il via libera e financo pose fine ad antiche dispute territoriali con la Polonia e la repubblica ceca, concedendo ai vicini le zone contese. Ovviamente l’Est rimase a lungo lontano dallo standard di vita dell’Ovest, e subì un forte spopolamento. Nella sua essenzialità però la missione interna di Kohl, sufficiente ad assicurargli un posto come padre della patria e nella Storia, fu un successo. L’emblema del successo della riunificazione viene raffigurato dall’ascesa al cancellierato, a capo del partito conservatore, di Angela Merkel, cresciuta nella repubblica democratica tedesca, RDT, ovvero la Germania comunista.

In Europa – Non pago di avere per sempre scritto il suo nome nella Storia patria, Kohl rilanciò immediatamente impegnandosi in una unificazione più grande, quella fra diversi stati europei.  Ovviamente non gli si può attribuire la paternità dell’idea di europa unita, già i padri fondatori avevano ben intuito che per scacciare lo spettro delle guerre europee era necessario federarsi, unirsi, stringersi in un abbraccio tanto stretto da non poter permettere il ripetersi degli incubi del ventesimo secolo. Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’impegno di una Germania prima di tutto pacificata e riunita, e questo Kohl lo sapeva bene. Per evitare una ricostruzione da libro cuore, chiariamo che Kohl non era certo Gandhi, e che l’impegno della Germania che lui rappresentava era certamente dettato anche dalla voglia tedesca di riprendersi il ruolo di locomotiva, non solo economica, della vecchia europa. I governi socialisti precedenti la pera (“birne” in tedesco, come era raffigurato umoristicamente dai giornali dell’epoca) erano troppo deboli, autocomplessati, e troppo poco tempo era passato perchè la Germania potesse arrogarsi il ruolo di padrone del vapore. Kohl ottenne anche questo risultato e divenne quindi anche un padre dell’ Europa unita, firmando il 7 Febbraio 1992 il trattato di Maastricht (entrato in vigore 01/11/93) con gli altri undici cofondatori dell’unione europea.

Il Kohl sbagliato – Certamente non gli si può addebitare il fatto di avere ingrossato le fila dell’esercito regolare nazista, la Wehrmacht, nelle ultime fasi della seconda guerra mondiale. Fu molto probabilmente costretto e comunque non fu mai coinvolto in combattimento. Anche l’angioletto vaticano fece lo stesso e nessuno ha da ridire. Molto più grave fu il ruolo primario che assunse nel finanziamento illegale del suo partito, la CDU, che ricevette decine di milioni di euro in conti segreti in Svizzera. Particolarmente infamanti i 300,000 euro ricevuti da Leo Kirch, un tycoon della televisione tedesca, che fu innegabilmente favorito dalla attività legislativa dei governi Kohl. Da notare che questo malcostume nella civile Germania venne e viene preso molto sul serio e gli costò quindi un pesante ostracismo, nonostante tutti gli riconoscessero i capolavori sopra elencati. Al contrario, in alcune repubbliche bananiere gli stessi fatti verrebbero archiviati in tono canzonatorio con un “embè?”, espressione che in lingua bananiera denota l’irrilevanza pratica di una affermazione o di un fatto che quindi restano senza conseguenza, come se non fossero mai stati detti o non fossero mai accaduti. Solo negli ultimi tempi Kohl fu riabilitato: Angela Merkel lo volle vedere dopo aver vinto le elezioni, implicitamente riconoscendone la grandezza e il ruolo politico.

Ci piace immaginare che, nonostante la corrente gelata nel processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa, l’eredità di Kohl e altri padri fondatori (Adenauer, de Gasperi, Monnet e altri, ma anche Tommaso Padoa Schioppa, cui dedichiamo qui un tributo per il suo contributo non solo tecnico) sia conservata e rilanciata per spingere ulteriormente in avanti la creazione di una Europa veramente unita, servendo da antidoto contro gli strepiti anti-europeisti di localismi piccoli, pidocchiosi e provinciali ma soprattutto contrastando i più pericolosi sabotaggi o distorsioni da parte di ex imperi, isolani e no, orfani di una patetica grandeur o special relationship.

Ci mancherà. Una prece.

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

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