Nella misura in cui…

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Pochi giorni fa sono stato in una casa in montagna frequentata saltuariamente. Accingendomi ad accendere il camino, ho messo le mani in un mucchio di giornali lì da chissà quanto e ne ho estratto uno.

Da sinistra verso destra: Rutelli, Veltroni, D’Alema, Fassino

In prima pagina c’era una foto di Veltroni che faceva una dichiarazione rivolgendosi a D’Alema, riguardo ad un possibile congresso del PD. Ho pensato: cavolo, quant’è vecchio questo giornale!! Poi ho guardato la data: 2 gennaio…2011….2 gennaio 2011??!! Veltroni che fa una dichiarazione?? Rivolgendosi a D’Alema??!? Chiedendo o sottintendendo di chiedere (forse) un congresso del PD?!?!? Ancora?!?! Basta per pietà, bastaaaaaaaaaaaaaaaa!!!

Ammetto i miei peccati: ho sempre votato PD e sono stato pure veltroniano, ma adesso basta! Basta con questi soliti personaggi, basta con le “dichiarazioni”, basta con tirare a mantenere i privilegi interni, basta con la burokratija, basta con i quadri dirigenti, basta con i congressi, basta con i ricatti e la politica autoreferenziale, basta con questi politici vecchi dentro, basta con le riunioni di segreteria che puzzano di ancient regime, basta con questi rappresentanti privi di autentico rispetto verso gli elettori, che ti danno sempre ragione quando gli parli e poi fanno gli affari propri.

Nanni Moretti durante il suo celebre discorso del 2002

Come già disse Nanni Moretti nel suo famoso discorso in Piazza Navona nel 2002: “il problema del centro-sinistra è: per vincere bisogna saltare due, tre o quattro generazioni…”. Come sono miseri i “giovani” del PD se si tratta di quarantenni cresciuti a pane e partito, allevati in batteria, usciti dalla solita trafila fatta di commissioni, assessorati, attese tattiche e ridiscese in campo con tanto di desolanti dichiarazioni in “ipocritese” del tipo: “Mi candido perché me lo ha chiesto il partito…”.

Anagraficamente giovani ok, perché a quarant’anni possiamo ancora chiamarci giovani in un paese come l’Italia, ma vecchi, vecchissimi politicamente, già immersi nel mondo dei favori, debiti e ricatti interni ed esterni al “partito”, che parlano di piattaforme programmatiche, vettori del riformismo, l’immancabile slogan con tanto di “svolta” o “cambiamento”, concordia dei gruppi dirigenti, svilupparsi di un’azione politica, nella misura in cui, mi sia consentito dire, ecc. ecc. Bastaaaa!!

“Mio cuggino” mi racconta di un suo amico, ora “giovane” virgulto del PD. E di quando – adolescenti squattrinati – andavano a telefonare “a gratis” negli uffici comunali dove l’amico era “di casa” essendo figlio, nipote o cugino di dirigenti del “partito” insediatisi in Comune dal 1945. Ora la questione non è rubare, prendere tangenti, né tantomeno fare qualche telefonata “a sbafo”. La questione è la “genetica” disposizione a guardare e considerare la “cosa pubblica”, percepita da sempre, ineluttabilmente come “cosa propria”, come il luogo ed il contesto in cui esercitare il proprio potere e perseguire le proprie ambizioni personali. Come può un “giovane” del PD essere veramente “giovane” se questi sono gli scenari? Se il consenso degli elettori è più un mezzo per condurre lotte interne al “Palazzo” piuttosto che un fine per servire i cittadini!? Se anche nel PD si viene accettati nel sistema se si è disponibili ad essere compartecipi di un meccanismo associativo e comunitario attraverso cui si selezionano i candidati e i dirigenti?

Massimo D’Alema (Roma, 20 aprile 1949)

Le logiche di gran parte del PD rimangono queste, a prescindere dall’età anagrafica dei suoi candidati: logiche “democristiane”, “gattopardianamente” capaci di metabolizzare e digerire ogni critica, risputando fuori il vecchio venduto come nuovo (vedi la reazione – nulla nei fatti – al summenzionato discorso di Moretti). Perché “il partito” deve andare avanti:è ciò che più importa ed ogni suo membro ha e deve avere come obiettivo primario la sopravvivenza del partito o peggio della propria corrente. Chi si attiene a questo principio, prima o poi, magari dopo purgatori in sottocommissioni e consigli d’amministrazione di qualche cooperativa, avrà la sua chance.

Passa il tempo, passano le sconfitte, ma i dirigenti PD (quelli con cui sempre secondo Moretti “non vinceremo mai!”) sono ancora lì, incapaci di guardare al loro interno, colpevolmente miopi di fronte a decenni di inequivocabili segnali da parte degli elettori. Probabilmente perché è per loro più importante mantenere privilegi ed equilibri interni che far vincere il loro partito. Inoltre, al di là di ogni analisi politica, quando l’allenatore e la dirigenza di una squadra perdono da 20 anni di seguito e soprattutto dopo tutto lo sfascio berlusconiano, devono andare a casa. Stop. A prescindere da ogni altra cosa. Sono dei perdenti, basta! Bisogna esonerarli! Io voglio vincere, non perdere sempre, anche quando l’altra squadra è in 10 e con giocatori zoppi.

Capisco di stare sfiorando discorsi tipo “rossi e neri tutti uguali” di morettiana memoria e il “tafazzismo” masochista, ma credo sia giunto il momento di fare e dire basta e ammettere di essersi sbagliati. Quindi basta con Veltroni, basta con D’Alema, basta con Bersani, basta con “il partito”, basta con i “giovani” PD, basta con una schiera di perdenti, incapaci di intercettare il consenso dei loro “naturali” elettori anche nel bel mezzo della peggiore crisi economica degli ultimi decenni, con Berlusconi in totale declino. Mi permetto di citare Lenin: “Quando ci si accorge di essere sul sentiero sbagliato, non ci si può mettere a sedere e a pensare a come andare avanti. Bisogna tornare indietro, al livello zero e ripartire.” Ecco forse, dobbiamo sul serio augurarci il peraltro inevitabile “anno zero”. Che non è l’ormai “biscardiana” trasmissione di Santoro, bensì un reset totale come quello che, in Germania, seguì lafine del Terzo Reich e la caduta del bunker hitleriano a Berlino.

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. giampi

    Il voto di ieri del PD non a favore dell’abolizione delle province conferma che la linea-guida di questo partito è: meglio rischiare di perdere le elezioni mantenendo il potere e i privilegi interni piuttosto che vincerle rischiando di perderli.

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  2. matzeyes

    Il dialogo dell’ultima settimana.
    D’Alema: Casini deve decidere se sta con noi o con Berlusconi
    Casini: il PD deve decidere sta con noi o con Vendola e Di Pietro
    Che Fini faremo?

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  3. giup pd

    Arrivi ultimo, ma ci arrivi. Meglio tardi che mai!

    Vediamo poi cosa si voterà alle prossime, ?vicine?, elezioni politiche.

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  4. giampi

    Anche, perché no?
    E comunque facciamo una cosa alla volta.
    Dopo tutti questi anni, già chiudere con certe logiche sarebbe un risultato che aprirebbe spazi e opportunità

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  5. matzeyes

    Bello, hai ragione, perfettamente d’accordo… ma cosa si fa dopo il ‘reset’? Si fonda l’MdU (movimento de l’Undici) e si scende in campo?

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