Luglio ottantadue: ciao vecio!

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Un paio di giorni prima dell’attesa partitissima fui accompagnato dai miei genitori ad un corso estivo di tennis sui colli lariani.

Probabilmente mia mamma, esasperata da ginocchia sanguinanti, scarpini infangati e, soprattutto, preoccupata dalle triviali espressioni che imparavo ogni giorno all’oratorio, cercò in quel modo di indirizzarmi ad uno sport ritenuto più nobile e meno violento.

Ma ancor oggi, nessuno mi toglie dalla testa che dietro quest’inaspettata “svolta” sportiva si celasse l’abile strategia dei miei fratelli maggiori che, pur di non avermi tra i piedi in quel di Jesolo, misero in testa ai nostri genitori questa balzana idea. In questo modo i miei fratelloni erano liberi di dedicare tutte le energie alle loro scorribande diurne e (soprattutto) notturne senza perder tempo con un noioso marmocchio… Quindi mi misero in mano la Donnay modello Rod Laver del fratellone e mi sganciarono nell’atrio del centro sportivo pullulante di ragazzini.

A dire il vero ‘sta racchetta fino a quel giorno l’avevo usata più per emulare le gesta di Carlos Santana e Jimi Hendrix davanti allo specchio che per sfoderare volèe e lungolinea sulla terra rossa… Vabbè, ormai ero lì e la cosa più conveniente era adattarsi in fretta e cercare di divertirsi il più possibile. Mentre vedevo allontanarsi la Giulia Super 1300 del babbo, scorsi tra i tanti genitori che recitavano come litanie le solite raccomandazioni, quella figura che poi si rivelò una fausta profezia: da un paio di bermuda bianchi vidi spuntare degli inconfondibili polpacci a fiasco e non appena alzai lo sguardo riconobbi i baffi biondi di quel mastino di Romeo Benetti, indimenticabile guerriero delle notti argentine…

E venne la sera fatidica…Stipati come sardine nella palestra del centro sportivo, mentre gli istruttori cercavano di tenere buoni i più irrequieti, cercai con un’abile mossa di piazzarmi strategicamente accanto a tale Pamela di Cinisello Beach, uno scricciolino biondo pieno di lentiggini che aveva catturato la mia attenzione fin dal primo giorno. A dire la verità, così come gli azzurri, avevo adottato con lei il più  totale  silenzio  stampa,  nel  senso  che  non  ero  riuscito  a  spiaccicare parola completamente paralizzato dalla timidezza e dalla vergogna. In cuor mio covavo la speranza che, ad un eventuale gol dei nostri, nella bolgia generale potessi “accidentalmente” abbracciarla ed avere così l’occasione di conoscerla.

Quando il bell’Antonio piazzò la sfera sul dischetto, io sembravo il Pietro Mennea di Barletta ai blocchi dell’Olimpico di Mosca, pronto a scattare sulla preda come un falco…L’esito di quel rigore ben ce lo ricordiamo, e il mio primo pensiero fu quello di una serata che si metteva proprio male… E poi… E poi Pablito la mette, schizzo in piedi, urlo di gioia e quando mi giro verso la mia “preda”, lei è già sepolta da una dozzina di testosteronici adolescenti. E poi… E poi l’urlo così belluino e così umano di Marco, e poi Spillo che sembra svenire, e poi Pertini che con la pipa in mano salta come un bambino mentre quel panzone di Kohl schiuma rabbia, e poi Nando che urla il triplice “Campioni del Mondo”, e infine un’orda di ragazzini che si riversa fuori dalla palestra dove, quasi per magia, sbuca un SuperTele (modello di pallone di plastica, NdA) e via allora, tutti sul “campo centrale” e siamo tutti Pablito, Marco, Gaetano e Dino…

Il SuperTele schizza come una pallina da flipper tra un nugolo di gambette rachitiche e quando qualcuno riesce davvero a tirarlo, inizia quella sua tipica e inspiegabile traiettoria a zig zag influenzata da umidità, densità dell’aria, campi magnetici e chissà cos’altro… E ancora giù, tutti in paese, dove i ragazzi più grandi avevano già invaso la fontana in piazza, i baristi offrivano calici di nettare a vecchietti con gli occhi rossi per il vino e lucidi per l’emozione, mentre a noi riservavano sorsi di spuma nera e gazzosa dal sapor d’Idrolitina… La banda municipale improvvisava marcette sotto la statua di Garibaldi o chissà chi era e le campane suonavano a festa, mentre dalle finestre iniziavano a spuntare orgogliosi drappi tricolori…

Tornammo alla spicciolata nelle camerate ebbri di gioia… Anche chi era antipatico fino alla sera prima adesso era il nostro migliore amico… Una decina di giorni dopo il corso finì e, come ben sapete, non sono certo diventato l’erede di Adriano Panatta… Ma ero felice e questo bastava…

Ogni quattro maledetti anni ripenso a quel giorno… Voglio pensare che il destino ci faccia pagare ora il prezzo di averci regalato momenti indimenticabili nell’età più bella…. Eppoi, diciamolo, forse è l’aurea di romanticismo e spensieratezza che avvolge quegli anni a renderli così unici, ma resto dell’idea che quello era il vero calcio e quelli erano i veri calciatori… Non c’erano fascette in testa, pizzetti ossigenati, colletti rialzati… Non c’era il fallo tattico, c’eran le sane randellate, non c’era la diagonale, le ripartenze e nemmeno il turn over (chiedere a Selvaggi per ulteriori delucidazioni…) C’era la faccia da secchione di Gaetano, l’espressione sempre seria di Dino, il nostro bomber sembrava un Martinitt (nome di un’istituzione di assistenza milanese, NdR) denutrito e l’ala destra uno scugnizzo di borgata… Ma quella foto in cui il presidente gioca a scopone sull’aereo con la coppa in mezzo al tavolino mi fa ancora brillare gli occhi… Quello sì era vero calcio, quelli erano veri calciatori e, forse, anche noi eravamo un po’ più veri.

 

 

 

 

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9 commentiCosa ne è stato scritto

  1. faber

    Da Italia-Camerun 1-1 con successivo scandalo scoperto da Oliviero Bea a quell’11.07.1982 (guarda caso fu proprio l’undici !!) descrivere una emozione unica è difficile. Si è passato da 0 a 100 in 4 secondi (lunghi come quattro partite). Nessuno ci credeva. Il grande Bearzot ha avuto questo enorme pregio … crederci.
    Vorrei un grande ‘vecio’ presidente del consiglio.
    Ho avuto il privilegio di vivere a 17 anni questa conquista. Di gran lunga la migliore di tutte.

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  2. Gigi

    io ricordo il giro per trovare una bandiera dell’Italia: impossibile. Anche nei negozi di scampoli le stoffe tinta unita bianche, rosse e verdi erano esaurite. Alla fine in un negozio vicino al porto turisticho di Marina di Ravenna riuscii a trovare un piccolo tricolore con al centro lo stemma delle repubbliche marinare. ero orgogliosissimo.

    gigi

    ps comunque sono ancora incazzato perché Bearzot non faceva giuocare il grandissimo Evaristo Beccalossi

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  3. maxmorri

    Indelebile il ricordo di quei giorni. Si avevo solo 10 anni ma il carosello dopo la partita col Brasile con mio babbo in sella al Ciao di mia sorella non lo dimenticherò mai.
    Prima tappa al Bar frequentato da mio babbo e suoi amici (li ho imparato tante cose) poi via sul lungomare.
    La mia bandiera era troppo lunga e ad un certo punto si è attorcigliata alla ruota dietro.
    Ma che bello!
    Poi dopo la finale sul camion: Rossi, Tardelli e Altobelli!

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  4. marcotardelli

    Io mi sono fatto subito cucire un 14 sulla mia maglia azzurra e l’ho portata per un decennio…alla fine strappata stile incredibile hulk.

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  5. Ciccio

    caro jumpi, cadrebbero anche penne illustri e qualcuno sarebbe disturbato perfino nel sonno eterno…
    comunque l’ho ammesso candidamente: quella vittoria e quella nazionale sono indissolubilmente legati ad una meravigliosa adolescenza che ne rendono il ricordo ancor più indelebile e caro.
    ma credo che sia un pregio, non un difetto.
    ovviamente, egoisticamente, per me.
    ciccio

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  6. giampi

    Sarebbe interessante che qualcuno si prendesse la briga di raccogliere gli articoli – con relativi nomi e cognomi dei loro autori – scritti su Bearzot prima di Italia-Argentina 2-1….

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  7. matzeyes

    In fondo siete solo nostalgici della vostra infanzia. Io ricordo l’illusione del gol sul rigore di Cabrini e la decisione un po’ troppo avventata di scaraventarmi sul terrazzo e gridare “goool”. Avevo nove anni e rischiai di non arrivare a dieci.

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  8. kiki

    Adesso sappiamo tutti che “la morte sublima”, ma secondo me il Vecio ha raccolto nella sua vita da CT più insulti che apprezzamenti. Io sono sempre stato tra chi lo difendeva (anche perché la max accusa era che favoriva gli juventini e quindi io lo adoravo per quello); c’è qualcuno che adesso ha il coraggio di alzare la mano e ammettere che lo ha sempre schifato?
    PS: almeno il SuperTele esiste ancora (adesso lo chiamano Jabulani)

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  9. d-dado

    bel pezzo, grande uomo, indimenticabile estate.
    alla voce turn over vedi anche dossena che portava il 10 e non ha giocato un minuto….

    dado

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