In principio era l’email

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Quando, alla fine del secolo scorso, la posta elettronica cominciò ad affermarsi come mezzo di comunicazione, si disse – a ragione – che si era tornati all’antico uso della parola scritta.
Le email erano di fatto “lettere telematiche”, lunghi racconti, scambi di emozioni, misurate analisi di sensazioni. Parve che, per uno dei paradossi della storia, la modernità ci avesse riportato indietro nel tempo, restituendoci il piacere dello scrivere che era stato abbandonato in favore del parlare telefonico.

Le email scambiate erano assai poche, ed era quindi consuetudine prendersi molto tempo per leggerle o scriverle. Le email erano lunghe e curate: ci si metteva lì, davanti al computer e si scriveva un’email. Poi si aspettava la risposta, che poteva tardare anche una settimana o più. Amici lontani si raccontavano esperienze e accadimenti, novelli amanti si scambiavano confidenze, sconosciuti si conoscevano attraverso lunghi messaggi, gruppi di persone davano vita a mailing list dove “postare” opinioni, articoli, racconti…

Questa pratica era dovuta al fatto che le persone connesse alla rete erano poche e soprattutto raramente lo erano simultaneamente. Chi aveva la posta elettronica, quasi sempre si connetteva una volta al giorno o anche meno. “Scaricare la posta” era un atto effettivamente paragonabile all’”antico” atto di aprire la buchetta delle lettere. Sì, esistevano anche le chat, ma – anche in questo caso – il loro uso era fortemente influenzato dalla scarsa presenza on-line dei potenziali interlocutori. Non era pensabile poter “chattare” con chiunque dei tuoi amici, ma solo con chi – in quel preciso momento – era come te connesso.

Poi, sappiamo bene com’è andata. Il numero di persone contattabile via email è cresciuto in maniera esponenziale, tanto che ora possiamo scrivere un’email a quasi chiunque. Così come è stato vertiginoso l’aumento di messaggi scritti e ricevuti, con conseguente ed inevitabile accorciamento del contenuto dei messaggi stessi. Altro che lettere, altro che ritorno all’incantesimo della parola scritta!! Le email sono ormai, quasi sempre, striminzite e scarne comunicazioni. Se qualcuno mi scrive un’email più lunga di quindici righe, onestamente io penso: “Ma chi è questo stronzo?” Un’email sullo stampo di una “antica lettera” ha oggi ottime possibilità di non venire letta o letta velocemente tanto da fallire nel suo più intento primario: “comunicare”.

Anche per questo, l’email sta perdendo la sua centralità come mezzo di comunicazione telematico: oggigiorno, non solo quasi ognuno di noi ha la possibilità di connettersi alla rete, ma la maggior parte di noi è quasi sempre connesso. Ed è quindi più efficacemente raggiungibile da veloci messaggi su Skype, Messenger, Facebook, GTalk, Whatsapp, ecc. Se sono al lavoro o sto camminando per strada con il mio “smartphone” collegato alla rete, e devo chiedere qualcosa a qualcuno, preferisco usare Skype piuttosto che scrivere un’email, operazione assai più farraginosa. (Quasi) tutti” sono su Skype (o equivalenti) e quasi tutti sono sempre “disponibili”.

Ma c’è un’ulteriore evoluzione in atto: non solo è pratica comune tenere Skype (o equivalenti) sempre aperto ed essere quindi contattabili in ogni momento, ma anche avere sessioni di chat costantemente attive. In altre parole la conversazione non è più un evento con un inizio ed una fine (con tanto di saluto iniziale e finale, ormai una rarità d’altri tempi), ma è piuttosto divenuto un continuum, un canale di comunicazione ininterrottamente aperto. Così se la mia fidanzata è al lavoro o in giro, comincio la chat con lei ad una cert’ora e la mantengo aperta per ore, senza interruzione. Ovviamente la chat non sarà mai sempre effettivamente “attiva”: magari ci si scrive ogni tanto, può accadere che io scriva qualcosa e lei mi risponda dopo mezzora, ma ciò che conta è che la possibilità di comunicare è stabilmente possibile: siamo sempre in contatto. Come se io fossi in una stanza e lei nell’altra: che bisogno c’è di salutarsi ogni volta? Semplicemente ci si “parla” come se si fosse fisicamente vicini.

Nell’arco di poco più di un decennio, si è dunque passati dalle lunghe e “pensate” email, ai veloci e “asciutti” messaggi scambiati attraverso un canale comunicativo costantemente disponibile. Se prima ci “immergevamo” nella scrittura o lettura di un’email, ora prediligiamo un tipo di comunicazione “a bassa intensità”.

Ma proviamo ad andare oltre. Da sempre la tecnologia ha influenzato e cambiato i nostri comportamenti “extra-tecnologici” molto più di quanto crediamo. Pensiamo, ad esempio, all’uso delle “finestre” al computer, ovvero alla possibilità di passare continuamente da un programma ad un altro, da un’attività ad un’altra, o addirittura da un lavoro ad un altro. Questa consuetudine pervasiva ha – così come il telecomando – indubbiamente avuto un effetto sulle nostre abitudini mentali: anche nella vita “normale”, tendiamo a (o cerchiamo di) passare ad un’altra “finestra” (ossia a fare altro) o cambiare canale, quando quello che abbiamo di fronte non ci piace più o ci annoia. La nostra capacità di concentrazione o di “sopportazione” è sempre più ridotta: la nostra mente si è “assuefatta” ad avere sempre disponibile l’opportunità di cambiare scenario e vuole farlo in ogni situazione, non più solo davanti al computer o alla tivvù. Oppure: cosa sarebbe la nostra vita senza il telefono cordeless? Cosa farebbero le donnine di casa se dovessero ritrovarsi un telefono con il filo e non potessero chiacchierare per ore con le amiche mentre fanno altro? Probabilmente s’impiccherebbero.

Allo stesso modo, proviamo ad interrogarci su questa comunicazione “a bassa intensità” on-line, che prevede rari momenti di autentica concentrazione e che trascende in qualche modo la lontananza fisica. Non rischia tutto ciò di avere un effetto anche sulle modalità della nostra comunicazione “off-line”, ossia su come parliamo “normalmente” con le altre persone? Non sarà cioè che – anche per effetto di quanto detto sinora – siamo sempre più inclini a conversazioni “a bassa intensità” tra persone che abbiamo fisicamente di fronte, nelle quali ci si scambiano parole e opinioni, magari intervallati da pause, sporadicamente concentrati e molto più frequentemente distratti da altri pensieri o attività? Ad esempio: quante volte avete scambiato messaggi o fatto altro durante la lettura di questo articolo? Eh?!! Quante volte?!?!!

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Nello

    Scrittura “a bassa densità”, ma che vuol dire? A parte che sarà a bassa densità ma compensata dalla alta frequenza, e l’importante è la comunicazione, ma questo mi sembra un discorso come quello di “come erano belle quelle passeggiate di una volta”.

    Rispondi
    • Nello

      Preciso meglio, mi sembra di leggere tra le righe del lungo scritto “ad alta densità” un tono di riprovazione nostalgica delle nuove forme di comunicazione. Tra l’altro, non ci si è accorti che i nuovi mezzi inglobano in sé il potere comunicativo delle immagini allegate al testo, che permettono di comunicare in modo quasi istantaneo e unico delle atmosfere, situazioni, eventi come non si potrebbe fare con centinaia e forse migliaia di parole.

      Se l’importante per lo sviluppo della società è la comunicazione fra gli esseri umani, ben vengano e siano benedetti i nuovi mezzi, buoni o cattivi che siano dipenderà dalla bontà o cattiveria dei nostri pensieri. Come sempre nella storia, del resto.

      Rispondi

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