Il polpo, il polipo e la medusa

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Negli ultimi tempi il “polpo”, grazie all’ormai mitico polpo Paul, ha acquisito una certa notorietà. Fortunatamente in questo caso ci si è riferiti a quest’organismo usando il suo nome reale e cioè “polpo”. Molto spesso però il “polpo” viene erroneamente definito con l’appellativo di “polipo”.

In realtà però il termine “polipo” si riferisce a ben altro animale, un animale sconosciuto ai più e che – insospettabilmente – è collegato agli ambienti più ricchi di biodiversità: le barriere coralline, e udite udite, le meduse.

Con il termine polipo infatti si intende un animale acquatico che solitamente ha dimensioni pari a pochi centimetri/millimetri. Appartenente al phylum Cnidaria, è caratterizzato da una cavità interna detta celenteron che presenta una sola apertura dotata di tentacoli (6-8 o multipli di 6). Esempi di polipi possono essere le anemoni e le madrepore (coralli costruttori delle barriere coralline). Le larve di questi animali, infatti, insediandosi su un substrato roccioso, crescono creando attorno a se piccoli scheletri che cementificano l’un l’altro generando così le barriere coralline. Questi ammassi di corallo possono sembrare a prima vista dei vegetali o delle rocce, ma in realtà sono animali veri e propri, degli scheletri che presentano appunto tante piccole cavità dalle quali i polipi estroflettono i tentacoli per catturare il cibo (vedi foto al principio dell’articolo).

Le barriere coralline formate da questi minuscoli animali sono, come molti di voi sapranno già, uno dei maggiori “hot spots” di biodiversità mondiali. Per “hot spot” o “punto caldo” si intendono infatti ambienti che presentano elevata diversità di specie ed elevata diversità genetica e che con la loro presenza creano un habitat unico al mondo che sostiene appunto l’intero ecosistema. I polipi, dando origine alla barriera corallina, creano quel substrato e quegli anfratti dove si accrescono e si rifugiano milioni di altri organismi.

I polipi costruttori di barriere coralline appartengono alla classe degli Anthozoa. Questi animali presentano anche un’altra particolarità decisamente rara, un’associazione simbiontica con alghe unicellulari denominate zooxantelle. L’associazione simbiotica prevede la convivenza fra due animali che vivono a stretto contatto e traggono reciproco vantaggio dalla convivenza: in questo caso le alghe unicellulari vivono protette all’interno del polipo e utilizzano come nutrimento i suoi prodotti di scarto. In cambio il polipo riceve energia e ossigeno prodotti dalla fotosintesi dalle alghe, viene ripulito dai suoi prodotti di scarto e ancora grazie alla fotosintesi che utilizza CO2 e sposta quindi l’equilibrio dei carboidrati verso condizioni favorevoli alla precipitazione del carbonato di calcio, riesce ad accrescere il proprio scheletro più velocemente.

Altre classi di Cnidari (Cubozoa, Hydrozoa, Scyphozoa) presentano invece un’altra caratteristica che in natura è raramente presente, un ciclo vitale a due stadi fenotipicamente (morfologicamente) molto differenti. Avreste mai considerato bruco e farfalla lo stesso animale? Ebbene, clamorosamente polipo e medusa, in moltissimi casi, sono lo stesso animale!

Il ciclo vitale degli Shyphozoi per esempio comprende 2 fasi. La prima, detta “polipoide”, si origina dalla larva (1) che si posa sul substrato (4) e si accresce dando origine ad un polipo (8), l’altra, detta “medusoide”, è stimolata solitamente da un cambiamento delle condizioni ambientali (acqua più fredda, salinità maggiore) e inizia con una divisione del polipo in più dischetti (11) che riassorbiranno i tentacoli e inizieranno a galleggiare (12), questi dischetti subiranno poi una metamorfosi sviluppando i nuovi tentacoli della medusa fino ad arrivare alla metamorfosi completa (14). La classe dei Cubozoi invece attua una tecnica diversa poiché da ogni singolo polipo si genera una singola medusa.

Insomma signori miei, il polipo non è quello che pensate, ma forse la realtà è ancora più straordinaria, il polipo è certamente una meraviglia della natura.

 

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. gugno

    I polipi che creano barriere coralline (anthozoa) non hanno fase medusoide. nell’articolo preciso infatti che sono altre classi a produrre la fase medusoide(Cubozoa, Hydrozoa, Scyphozoa). Specie appartenenti a queste classi sono generalmente presenti in mediterraneo e i loro polipi non danno origine a barriere coralline e spesso non presentano neanche uno scheletro non essendo in grado di utilizzare il carbonato di calcio. sono colonie di polipi o singoli polipi adesi al substrato. vederli non è facile perchè spesso vivono ad una certa profondità. un polipo facilmente avvistabile è il così detto “pomodoro di mare” (Actinia equina) quell’anemone rossa che tanto spesso avrai visto adesa alle nostre scogliere e che è uno dei pochi casi di anthozoa non provvisti di scheletro.
    per il resto anche i mediterraneo ci sono coralli. pensa solo al corallo rosso (corallium rubrum) presente in sicilia, sardegna, grecia ecc. non lo vedi perchè cresce in grotta o a profondità superiori ai 20 metri. concludo dicendoti che le meduse sono animali planctonici (si muovono nuotando) e quindi possono viaggiare anche per km ed entrare nel mediterraneo dallo stretto di gibileterra o dal canale di suez (vedi la caravella portoghese che quest’anno ha ucciso una donna in sardegna ma che si trova in mediterraneo solo occasionalmente). è tutto dovuto al fenomeno tropicalizzazione del mediterraneo, le acque si scaldano e specie normalmente tropicali si spostano nel nostro mare invadendolo. un ultima cosa, non tutte le meduse hanno fase polipoide(o a volte è poco visibile e molto breve). spero di essere stato chiaro. ciao

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  2. Jakkusto

    Sono stato al mare a Genova. Ho visto una medusa. Dove è la barriera corallina più vicina?
    O ho visto una medusa dei pochissimi casi che però infestano tutto il mediterraneo? Cosa non ho capito?

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