Il film del mese: Hereafter di Clint Eastwood

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locandina hereafterClint Easwood ci sorprende trattando il delicatissimo e temibilissimo tema dell’aldilà. Ne esce alla grande con un film che emoziona come una favola dickensiana

Clint Easwood ci coglie di sorpresa con un soggetto davvero lontano dai suoi eroi solitari e produce (assieme a Steven Spielberg), dirige e musica un film che parla addirittura dell’aldilà, un tema a forte rischio di stereotipo, facilonerie new age o lacrima ricattatoria.
Per fortuna il soggetto lo prende in mano il nostro Clint (e non per esempio Night Shyamalan cui era stato proposto) che ne fa una storia sull’aldiquà, sulla vita e quindi sul rapporto con la morte.
Il racconto sviluppa le storie di tre personaggi che in maniera diversa hanno un rapporto particolare con l’aldilà.

 

[Attenzione spoiler]

 

Cecile de France fugge allo tsunamiUna giornalista francese in carriera che durante lo tsunami del 2004 in Indonesia vive un’esperienza di quasi morte, ma sopravvive. Cécile de France ci regala un personaggio che dopo il contatto con l’aldilà non riesce a proseguire la sua vita piena di agi e ambizioni e si ritrova con un bagaglio di solitudine ad affrontare un’esistenza diversa.

 

A San Francisco vive invece Matt Damon, un sensitivo con la capacità di stabilire un contatto con i morti che ha rinunziato a praticare le remunerative sedute perché il contatto con la morte è una maledizione che impedisce di vivere.

 

Il terzo polo del racconto è a Londra dove due gemelli di dodici anni (anche gli attori che li interpretano sono due gemelli, George e Frankie McLaren) vivono con la madre tossicodipendente. La loro vita in simbiosi viene troncata quando Jason, il più estroverso dei due, perde la vita in un banale incidente lasciando il gemello Marcus in uno sconforto mortale che gli impedisce di continuare a vivere senza il gemello per lui così necessario.

 

Istintivamente le tre storie convergono verso una direzione simile, verso un unione in nome della necessità di un rapporto con altre sensibilità, verso il desiderio di trovare dei complici nel cammino che proseguiamo in questo mondo.
[fine spolier]

 

Clint Eastwood si muove con il consueto pudore in un racconto su un tema spinoso e per lui inedito aiutato anche dalla sua capacità di saper lavorare con i migliori professionisti degli Studios, qui in particolare si avvale della sceneggiatura di Peter Morgan (The Queen, Il duello Frost Nixon, Il maledetto United) che è abile ad evitare i facili cliché del tema e a tratteggiare con poche scene il carattere dei personaggi.
Se con gli effetti speciali vintage di Firefox e di Space Cowboys o con quel po’ di digitale usato ad esempio in Changeling Clint Easwood faceva un po’ l’effetto del nonno che naviga su internet, qui la lunga scena dello tsunami è mossa da effetti davvero travolgenti e ci fa precipitare nel vortice claustrofobico e spaventoso insieme a Cécile de France, un’attrice che sicuramente avrà ora la strada spianata ad Hollywood.
Forse per la prima volta Eastwood usa fatti di cronaca reali (lo tsunami del 2004, gli attentati a Londra dell’anno successivo) e questo contribuisce a rafforzare la storia.la bellezza folgorante di Bryce Dallas Howard
Magari c’è anche qualche caduta che per quanto travolti da questo film straordinario non possiamo non annotare: la parte francese è forse abbastanza convenzionale e il corso di cucina italiana in cui Matt Damon conosce Bryce Dallas Howard (figlia di Ron Howard – Richie Cunningham) sembra un po’ saltar fuori dal festival dei luoghi comuni sui corsi di cucina italiana con quella specie di sosia di Chef Tony che taglia i pomodori con sottofondo musicale di arie liriche famose tipo il Nessun dorma e le scene del corso. Ma il confronto tra la bellezza folgorante (e folgorata) di lei e l’impaccio del fisico ingombrante, quasi ingobbito di Matt Damon ci fanno rapidamente superare la perplessità.
Matt Damon se da un lato continua a faticare a mutare espressione del viso impone al suo fisico una movenza dolente e un impaccio che, soprattutto nelle scene nel suo appartamento, lo rendono davvero credibile nella sua difficoltà di convivere con la morte. La sua è una grande prova dopo quella altrettanto convincente di The departed, Invictus e del sottovalutato The informant.
La parte inglese è quella più emozionale, e nonostante i protagonisti siano bambini ci sono forzature tipo ‘guardate che tenero sorriso che fa questo bambino triste’. un'altra bella carica di cinque alti per il nostro clint

 

Il risultato non è un film sull’aldilà, ma più che altro una favola dickensiana (Dickens è un filo conduttore del film) che non può non toccare anche lo spettatore più smaliziato. Unendo l’aspetto spirituale con quello più emozionale Hereafter non ci vuole dare risposte, ma solleva domande che magari ci aiuteranno a riflettere. Come dice il regista stesso: “È un film sulla curiosità, sul senso di mistero e di incompletezza che tutti sentiamo” perché “non sappiamo cosa succede dopo, nessuno lo sa, sappiamo solo che da questa parte c’è un finale”.
Il finale ci fa uscire dalla sala davvero emozionati e siamo felici che Clint Eastwood ci dica che “I migliori anni della vita sono quando si ha più conoscenza: c’è un regista portoghese che fa ancora film e ha più di 100 anni, Manoel De Oliveira, e io ho in programma di fare la stessa cosa”.

 

Frankie Mc Lare prima legge l'Undici poi cercano i sensitiviMoneyshot

 

Oltre alla scena dello tsunami, all’incontro tra Matt Damon e Bryce Dallas Howard e il finale, una scena costruita in maniera davvero coinvolgente è quella in cui i due gemelli si separano restando uniti fino alla fine grazie alla conversazione al telefono. Qui tra l’altro il vecchio Clint fa un uso davvero efficace e funzionale degli strumenti contemporanei spesso appiccati a caso nelle scene dei film, vedi certi horror contemporanei in cui sembra che i cellulari non siano ancora stati inventati, oppure film che ovviano problemi di sceneggiatura con conversazioni telefoniche didascaliche che spiegano il senso del film in poche battute, senza contare che quasi sempre al cinema si fanno vedere computer o per fare product placement o per parlare di adolescenti con scarse capacità comunicative.

 

Boxoffice

 

Negli Stati Uniti Hereafter ha colto un po’ di sorpresa i critici americani e anche il pubblico ha dimostrato di preferire il Clint Easwood più vicino ai suoi temi. Infatti in sala gli incassi non sono riusciti a pareggiare i 50 milioni di dollari spesi. Il nostro è il primo paese europeo in cui è uscito e al primo week end ha fatto il gran risultato di incassare 3,2 milioni di euro (il record nel week end di eserdio per un film di Clint Eastwood). Il vecchio continente sicuramente darà modo al regista di continuare i suoi progetti.

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Hereafter non ha vitno l’oscar per gli effetti digitali andato giustamente ad Inception.
    Però gli incassi hanno superato i 100 milioni di dollari e più che raddoppiato il badget iniziale. Grazie a questo Clint potrà girare ancora film come desidera lui

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  2. Gigi

    Il pubblico europeo ama sempre il grande Clint: Hereafter nel vecchio continente ha incassato 50 milioni di dollari. in totale l’incasso arriverà sui 100 milioni, raddoppiando la cifra investita. Anche per il botteghino i film di Clint Eastwood sono una sicurezza

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  3. Gigi

    Hereafter ha ottenuto anche una nomination agli oscar: per gli effetti digitali. Vabè, possibilità di vincere la statuetta sono zero contro Inception Harry Potter e Alice in wonderland, ma che un film di Clint Eastwood sia nominato agli oscar per gli effetti è un po’ un avvenimento

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  4. orango

    Visto ieri sera al cinema. Devo dire che mi e’ piaciuto molto. All’inizio puo’ dare l’impressione di un film vuoto. Contrariamente agli altri film del genere, non vuole dare alcuna formula magica o spiegazione.Vuole far ragionare lo spettatore e metterlo davanti alla realta’ delle cose. L’effetto e’ quello di lasciare lo spettatore con un punto interrogativo sulla testa, farlo ragionare e porsi delle domande

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  5. Lara

    ottima recensione e interpretazione! concordo pienamente sul fatto che “Hereafter non ci vuole dare risposte, ma solleva domande che magari ci aiuteranno a riflettere”…e speriamo che qualcuno rifletta davvero…!

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