Grandi Misteri: la Consulta

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Solleviamo subito un velo su un grande mistero: la Consulta e la Corte Costituzionale sono la stessa cosa?

Sì, nel parlare comune, sono in effetti la stessa cosa. Questo perché la Corte Costituzionale ha sede nel Palazzo della Consulta (sito in uno dei luoghi più belli del mondo: la Piazza del Quirinale a Roma) che fu edificato nel 1732 per ospitare – tra l’altro – la Congregazione della Sacra Consulta, un organismo che aveva importanti compiti giurisdizionali e di interpretazione della legge all’interno dello Stato della Chiesa (lo stesso palazzo del Quirinale fu, fino al 1870, la residenza estiva del Papa).

Per un processo retorico detto metonimia, che consiste nel sostituire un termine con un altro che abbia col primo una relazione di contiguità logica, è divenuto d’uso comune riferirsi alla Corte Costituzionale come alla Consulta, dal nome del palazzo che la ospita.

La Corte Costituzionale, come tutti gli organi giurisdizionali, è composta da un numero dispari di giudici (15) per l’ovvia necessità di assicurare la maggioranza nelle decisioni. I componenti sono nominati per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa: Cassazione, Consiglio di Stato e Corte dei Conti; per un terzo dal Parlamento in seduta comune e con maggioranza qualificata e per un ulteriore terzo dal Capo dello Stato. I giudici vengono scelti tra magistrati delle giurisdizioni superiori, professori universitari e avvocati dopo 20 anni di esercizio e durano in carica 9 anni, si rinnovano parzialmente e non sono immediatamente rieleggibili.

Seppure prevista e regolata dagli artt. 134-137 della Costituzione del 1948, è entrata in vigore nel 1956. L’opportunità e la necessità della sua istituzione dipese dal fatto che la Costituzione italiana (a differenza del precedente Statuto Albertino che era “flessibile” e cioè aveva norme che potevano essere modificate dal Parlamento con la procedura ordinaria) era “rigida”, formata cioè da norme aventi un’efficacia superiore alle norme ordinarie, per cui era imprescindibile, per la logica interna del sistema, istituire un organo che assicurasse la conformità degli atti legislativi ordinari alla Costituzione. Ed in secondo luogo dal fatto che lo Stato era a struttura “regionale” e bisognava assicurare la risoluzione da parte di un organo imparziale degli eventuali conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni.

Quanto ai compiti specifici, la Corte Costituzionale è competente a giudicare “sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni”. E’ escluso che il cittadino possa adire direttamente la Corte Costituzionale. La questione di legittimità costituzionale è rimessa alla Corte dal giudice del processo in cui sorge o in via di ufficio oppure in seguito ad eccezione di parte non ritenuta dal giudice “manifestamente infondata” od in quanto lo Stato impugni, in via diretta, una legge regionale lesiva della sua sfera di competenza.

La decisione, che dichiara l’illegittimità della norma, ha efficacia immediata e la norma “cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”. Si è parlato impropriamente di retroattività della decisione della Corte, ma più correttamente può dirsi che la sentenza (che può assumere la forma di accoglimento o di rigetto in relazione anche alla interpretazione) opera nel senso dell’abrogazione della norma come se questa non fosse mai esistita.

Oltre alla predetta importante funzione, la Corte Costituzionale giudica “sui conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato e su quelli tra Stato e Regione, e tra Regioni”; si pronuncia sulle accuse contro il Presidente della Repubblica “per alto tradimento e attentato alla Costituzione”; giudica se le richieste di referendum abrogativo delle leggi siano ammissibili ai sensi dell’art. 75 della Costituzione per il quale il referendum va escluso per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto e di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

 

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. giorgio marincola

    Ahi serva Italia, di dolore ostello! Nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!

    Fa rabbia avere istituzioni e giurisprudenza delle più avanzate, ma che restano lettera morta o vengono stuprate quotidianamente senza resistenza.

    Articolo molto ben scritto, anche esteticamente….e l’accenno alla metonimia…slurp!

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  2. Gigi

    Purtroppo in questo paese anche un organo ‘supremo’ come la Consulta è stato trascinato nel marasma istituzionale generale. Così sopo le importanti decisioni che assumeranno in questi giorni, a prescindere dal contesto e dalle motivazioni, ci sarà qualcuno che dice che i giudici sono comunisti oppure che hanno deciso così perché un paio o più membri sono stati a cena da Berlusconi che se li è comprati come fa con qualsiasi cosa o persona.

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