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Centocinquant’anni fa, in occasione delle imminenti elezioni del primo Parlamento italiano che si svolsero nel 1861, l’allora capo del Governo, Camillo Cavour, sta organizzando le candidature per il proprio partito: il partito liberale.

Per questo invia una lettera a Giuseppe Verdi, convocandolo a Torino per proporgli la candidatura a parlamentare dell’Emilia. Verdi non c’ha una gran voglia, è nel pieno fulgore della propria carriera di compositore, ma comunque – per dovere di patria – accetta. L’appuntamento è alle sette antimeridiane nello studio di Cavour.

Puntualmente Verdi arriva all’ora e al luogo convenuti, ma si accorge che Cavour sta ricevendo qualcun altro, evidentemente convocato prima di lui. Verdi attende e dopo qualche minuto la porta si apre. Chi esce? Alessandro Manzoni, a cui Cavour ha offerto di candidarsi in Lombardia.

Centocinquant’anni fa, questi erano i personaggi che facevano anticamera, uscivano ed entravano nello studio del presidente del Consiglio…E centocinquant’anni dopo? Oggi…chi entra ed esce dallo studio del capo del Governo? Chi fa anticamera a Palazzo Grazioli?…

Vabbè, almeno in occasione dei centocinquant’anni dell’Unità nazionale, cerchiamo di non sprofondare nell’italianissimo pessimismo cosmico. La foto al principio di questo articolo è stata scattata dall’astronauta italiano Paolo Nespoli, attualmente in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale. Guardiamola bene. Ok, l’Italia ha un miliardo di difetti, va tutto a rotoli, siamo un paese di pagliacci, ecc. ecc.; però – siamo onesti – se uno guarda la mappa del mondo…ma dove lo trova un posto così straordinariamente e geograficamente bello?? Dai….

E’ questa purezza estetica, questo innato ed innegabile gusto del bello il nostro “core business” dai tempi più antichi. Anche se in mezzo a tante scempiaggini, la quantità di cose belle che ci circonda è enorme e unica, e plasma e modella la maniera con cui ci comportiamo ed affrontiamo la vita, dal cibo all’arte, dal vestirsi all’architettura, ecc. Ma più intimamente ci infonde il dono dell’amore di creare e apprezzare ciò che ci dà piacere. Che – ovviamente (diamolo per scontato) – troppo spesso disprezziamo. Scusate l’italianissima discesa in campo gastronomico, ma perché se andiamo all’estero non riusciamo a bere un cappuccino come Iddio comanda, quando preparare un cappuccino non richiede né alte abilità culinarie, né sofisticati ingredienti? Perché noi ci mettiamo amore e godiamo del piacere che ciò ci arreca. Siamo il paese dell’amore (non facciamoci rubare anche l’amore da Berlusconi!!), prendiamone coscienza e gioiamone!
E allora? E allora forse ci sarà qualche altra maniera di mettere a frutto tutto ciò oltre a sprofondare ancor più nel marasma, vestiti perfettamente come Dolce & Gabbana!!
Buon duemila e Undici a tutti!

 

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