Sto sveglio e mi lamento

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“Ci riesci a dormire?” “No, ma non fa niente” “Allora che fai?” “Sto sveglio e mi lamento; anzi, comincio subito: hmmm…”: indimenticabile il lamento continuo per noia di Billy Crystal!

Quando mi chiedono che cosa faccio nella vita rispondo con sicurezza: l’avvocato (“che ramo, civile o penale?” “diritto del lavoro” “ah”), ma ontologicamente passo la maggior parte del mio tempo ad ascoltare quali sono i problemi dei lavoratori e dei datori di lavoro. Per motivi di spazio e di scelta (non ideologica, né politica) vi parlerò solo dei primi.

Non si può che partire con la “top three”: donna delle pulizie vessata perché in ufficio un altro dipendente è solito farsi la doccia e lei è costretta a vederlo nudo; giovane impiegata mentre è seduta al tavolo viene morsa dal cane del padrone ad una tetta; ma il non plus ultra è: un operaio a cui le scarpe antinfortunistiche (obbligatorie) provocano calli ai piedi e ciò gli crea un enorme danno morale…non può praticare il kung fu (per la cronaca: ottiene un risarcimento a più zeri).

Tiene sempre alte le vette delle classifiche il chiacchieratissimo mobbing: Vessazioni del datore, parolacce, approcci, offese e chi più ne ha più ne metta, che creano un malessere psicologico quasi insopportabile. Più seriamente, tutti gli aspetti economici: pagato troppo poco, di livello troppo basso, senza quattordicesima, si resta oltre l’orario e non pagano lo straordinario, manca l’indennità di cassa, l’indennità di funzione, il premio di risultato, la vacanza contrattuale, gli scatti di anzianità, le maggiorazioni, l’ad personam, la trasferta, il rimborso spese, i buoni pasto, l’assegno per il nucleo familiare.

Impossibile, poi, ripercorrere la gamma di tutti i problemi sulla gestione del rapporto di lavoro: nessuno supera quello delle ferie (quando, quante, come…lo possiamo dire pubblicamente? le ferie le sceglie il datore di lavoro!), i permessi, la legge 104, l’orario di lavoro che non combacia con gli impegni familiari, troppo in piedi, troppo a sedere… finiamola perché si potrebbe andare avanti senza sosta.

Negli ultimi anni, anzi decenni, vi è poi il grosso problema del cosiddetto precariato: contratti flessibili, senza garanzie e spesso simulati, usati per utilizzare prestazioni di lavoro senza offrire nessuna tutela e tenere il lavoratore in un perenne stato di assoggettamento (trovo adorabile l’espressione che i tecnici hanno adottato in origine per descrivere filosoficamente questo fenomeno: “fuga dal lavoro subordinato”)…verso cosa fuggiamo non lo sappiamo neanche noi, ma intanto andiamo.

Vogliamo poi parlare dei lavoratori autonomi? Di questi ve ne parlo io: mai un orario di lavoro, mai certezza di guadagno e sempre il rischio sulle spalle, mai nessuna tutela, due gravidanze e in entrambi i casi il giorno prima di partorire ero in tribunale, metà di quello che guadagno lo verso in tasse, perdo ore ed ore nei corridoi ad aspettare…

Non possiamo pensare di non difendere queste posizioni, che non siano giuste, che non si debba lavorare tutti ogni giorno – ognuno con le risorse e i mezzi che possiede – per tutelare i diritti dei lavoratori ed ottenere un sistema produttivo più proficuo (il nostro ministro Brunetta ha ignorato probabilmente tanti studi di alto livello che indicano come i fattori di maggior produttività siano l’organizzazione del lavoro e l’ambiente di lavoro, non le capacità o svogliatezze di ognuno).

Nemmeno, però, possiamo pensare di continuare a lamentarci alla Billy Crystal senza costruire mai niente (ha detto don Ciotti: “Legalità non sono, quindi, solo i magistrati e le forze di polizia, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto. Legalità dobbiamo essere tutti noi. Legalità è responsabilità, anzi corresponsabilità”): non c’è lavoro che non abbia aspetti negativi o di sacrificio, che non ti faccia sbuffare un po’ la sera o inveire il lunedì mattina, ma non c’è lavoro che non sia dignitoso se ben fatto. C’è invece chi il lavoro non ce l’ha più e lì sono problemi.
Con un po’ di onestà intellettuale, non ci resta che tentare di farlo al meglio.

 

 

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Ieri sono andato all’Ipercoop. Con mia sorpresa c’erano tipo un milione di persone. Nella mezz’oretta di fila alle casse ho notato come le cassiere avesvano uno sguardo allucinato e stentassero a proferire parola (di mostrare il sorriso come dovrebbero neanche a parlarne). Quando è stato il mio turno di pagare mi sono ricordato di quanto letto qui, allora alla cassiera ho ricordato che non c’è lavoro che non sia bello se svolto con passione e non c’è lavoro di cui non andare orgogliosi se è ben fatto. Al che la cassiera si è illuminata: “è vero, che bello che la vigilia di Natale starò qui ad ascoltare il bip dei codici a barre fino alle 21″. poi ha fatto un annuncio con le frasi dell’articolo. in pochi secondi tutte le colleghe erano raggianti: “io non voglio andare in pensione a 62 anni, voglio fare questo lavoro con passione ed orgoglio fino alla morte”, “io non voglio assolutamente che mi paghino gli straordinari per questo lavoro dignitoso”, “che fortuna le avvocatesse che devono lavorare il giorno prima di partorire e invece io sono dovuta stare a casa un mese prima perché il pancione non ci stava dietro la cassa”, “è una figata litigare per i punti con i clienti, voglio farlo anche l’ultimo dell’anno, fino alle 22, ma guai se mi vogliono dare l’indennità”. cara A.lex, ti ringrazio a nome di tutte le cassiere del mondo. Però è meglio che non faccia leggere questo articolo ad un paio di amici che lavorano in catena di montaggio impacchettando pollame.

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  2. Sabbia

    Beh certo @gigi. Non farlo leggere, però, nemmeno agli infermieri che fanno il turno di notte a natale e capodanno, ai postini che girano tutti i giorni dell’anno sotto le intemperie, ai dipendenti pubblici laureati che guadagnano due lire, alle badanti che puliscono il c**o ai vecchi, agli insegnanti precari da 25 anni, ai muratori romeni, ai ricercatori che devono andare all’estero…:-) bye

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  3. Gigi

    Ieri sono andato all’Ipercoop. Con mia sorpresa c’erano tipo un milione di persone. Nella mezz’oretta di fila alle casse ho notato come le cassiere avesvano uno sguardo allucinato e stentassero a proferire parola (di mostrare il sorriso come dovrebbero neanche a parlarne). Quando è stato il mio turno di pagare mi sono ricordato di quanto letto qui, allora alla cassiera ho ricordato che non c’è lavoro che non sia bello se svolto con passione e non c’è lavoro di cui non andare orgogliosi se è ben fatto. Al che la cassiera si è illuminata: “è vero, che bello che la vigilia di Natale starò qui ad ascoltare il bip dei codici a barre fino alle 21″. poi ha fatto un annuncio con le frasi dell’articolo. in pochi secondi tutte le colleghe erano raggianti: “io non voglio andare in pensione a 62 anni, voglio fare questo lavoro con passione ed orgoglio fino alla morte”, “io non voglio assolutamente che mi paghino gli straordinari per questo lavoro dignitoso”, “che fortuna le avvocatesse che devono lavorare il giorno prima di partorire e invece io sono dovuta stare a casa un mese prima perché il pancione non ci stava dietro la cassa”, “è una figata litigare per i punti con i clienti, voglio farlo anche l’ultimo dell’anno, fino alle 22, ma guai se mi vogliono dare l’indennità”. cara A.lex, ti ringrazio a nome di tutte le cassiere del mondo. Però è meglio che non faccia leggere questo articolo ad un paio di amici che lavorano in catena di montaggio impacchettando pollame, perché se poi ti trovano non so se ti lasciano arrivare alla pensione con quel sorriso smagliante.

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  4. Keaton

    “non c’è lavoro che non abbia aspetti negativi o di sacrificio, che non ti faccia sbuffare un po’ la sera o inveire il lunedì mattina, ma non c’è lavoro che non sia dignitoso se ben fatto.”
    Condivido, A.Lex; anche fare il giornalista, il politico, il sindacalista, lo sportivo, è dignitoso e utile alla collettività, se svolto con passione. Ma, soprattutto, è sempre meglio che lavorare…

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