Psycogrill

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Si è scritto di tutto e di più sugli Autogrill. Fenomenologia endemica dell’Italia che si trasforma, vero specchio dei tempi di un paese cresciuto intorno a questi rassicuranti totem disseminati sulla scalcagnata rete autostradale nostrana. Ma purtroppo (per voi) non riesco a trattenermi.

Ho bisogno di uno sfogo. Di una sorta di rito catartico per espellere il male dentro di me e ritrovare la serenità perduta. Per colpa sua. Più precisamente per colpa di quello di Lainate.

Venerdì 12 novembre 2010, ore 13.15 circa. La lancetta della benzina chiede disperatamente di essere risollevata dal drammatico stato in cui langue. Ed eccolo lì, tondo, elegante, sovrastato da un arco metallico fiero e candido. È pure Agip, come la mia tessera carburante. Fortuna vuole che sia anche l’ora di pranzo e pure la spia del mio stomaco lampeggia con fastidiosa insistenza.

Ok ok… panino, birretta e caffè e poi il necessario pit stop. Bene bene – penso – ancora ignaro dell’incubo che sto per sperimentare. Spingo la porta a vetri e mi si gela il sangue. Risate inquietanti e isteriche mi accolgono all’entrata. Risate talmente angoscianti che al confronto il leggendario “zinnn zinnn zinnn” nella doccia di Psycho pare un carillon per poppanti.

Mi guardo in giro e non vedo né Anthony Perkins che beve un caffè né tantomeno Freddy Krueger che si ferisce il labbro maneggiando maldestramente un muffin. Guardo meglio. Eccoli lì. A terra. Una scimmietta nevrastenica che si rotola emettendo ossessive risate accanto ad un Babbo Natale in preda a convulsioni di inspiegabile ilarità. Distolgo immediatamente lo sguardo ma il paragone hitchcockiano ha lasciato il segno. Sono bloccato. Non riesco. Non ce la faccio. Non posso affrontare adesso le minacciose toilette al piano interrato. La vescica protesta ma la ignoro. Devo cercare di rilassarmi.

Mi avvio alla cassa per munirmi del prezioso scontrino. Giàsso’ ciò che può tranquillizzarmi: un Icaro, una birra e un caffè. Ma improvvisamente vengo assalito da una nuova, fastidiosa, sgradevole sensazione. Mi sento piccolo. Anomalmente piccolo. Si vabbè, non sono né un pivot né un quarterback ed evito accuratamente trucchetti penosi quali tacchi interni o bananone di capelli all’insù per compensare, ma questa spiacevole sensazione mi è sconosciuta. Poi capisco. Sotto la cassa ci sono assi da mezzo metro di barrette Kinder al latte. A destra colonne doriche di Toblerone.

Appena più in là sferoidi di Lindor, giuro, grandi come palloni da basket. Oddio, dove sono finito?
Nel paese del gigante buono? Controllo meglio. Piattaforme olimpiche di cioccolato Lindt facilmente montabili nella piscina di casa, tubi, anzi, gasdotti di Smarties, abbaglianti asteroidi di Rocher, Mars grossi come estintori e per finire, dulcis in fundo, un torrone a forma di mazza da baseball. Tutto è oversize, extralarge, taglie forti, per dirla nell’italico idioma.

Mi gira la testa e ho la fastidiosa sensazione di un istintivo innalzamento del colesterolo nel mio organismo. Deglutisco ed esibisco un’emiparesi quanto più simile ad un sorriso alla cassiera dall’aria triste e dall’immancabile visiera rossa.
“Un Icaro, una birra piccola e un caffè”
“Vuole approfittare dell’offerta e prendere anche un dolcetto?”
“No grazie, a posto così”
“Vuole un gratta e vinci?”
“No, grazie…”
“Un biglietto della lotteria Italia?”
“No, davvero, la ringrazio…”

Sarà che nel frattempo il mio sorriso si è trasformato in un ghigno minaccioso ma la zelante cassiera interrompe la sequela di allettanti offerte e mi consegna lo scontrino. Circumnavigo una Fiat 500 radiocomandata grande come un go kart, un viadotto di panettoni e finalmente sono al bancone. Ordino il panino e ne approfitto per individuare le ultime novità “a la carte”… Qualche novità rispetto agli evergreen Camogli e Rustichella in effetti c’è… Il Tirolese con lo speck DOP, il Felino con il salame felino DOP, il Bufalino con la bufala DOP ma c’è uno che più d’ogni altro attira la mia attenzione. Il roboante, nobile, aristocratico, blasonato nonché altero “Sua Maestà il Culatello”. Chi? Sì sì, sire Culatello, cari sudditi… Respingo l’istintivo impulso di genuflettermi davanti al bancone e osservo meglio. Tre-fette-tre, anche se sarebbe più appropriato definirle radiografie, dell’elitario salume custodite da due fette di pane chiaramente scongelato.

Cerco di dimenticare mentre un fiocco di caprino schizza fuori dal mio Icaro griffando irrimediabilmente il maglione. Tracanno la birra per spingere oltre all’esofago il bolo alimentare preconfezionato e sciacquo il cavo orale con un caffè. È ora di ripartire. O, meglio, è ora di trovare l’uscita percorrendo l’inevitabile corridoio di trappole per esausti viaggiatori strategicamente piazzate in rigoroso ordine d’apparizione: 1) i frigoriferi con formaggi e salumi e l’immancabile noce di prosciutto al pepe (sulla quale sorvolo esistendo abbondante letteratura in proposito); 2) piramidi di conserve e pasta: 3) montagne di giocattoli da far invidia al paese dei balocchi e, infine 4) l’anticamera della cassa che è la vera e propria galleria delle puttanate.

Cioè, in verità qualcosa di utile c’è: penso al rasoio per chi ha fatto la valigia un po’ di fretta, ai preservativi per vacanzieri carichi d’ottimismo, agli occhiali da sole per i più distratti, all’auricolare per quelli che fingono telefonate di lavoro per non ascoltare la moglie a fianco. Ma chi può comprarsi la visiera col 46 di Valentino Rossi? Chi il cuscino a cuore della Juventus? Chi una rivista porno dell’92 nascosta dietro il pannello verde “riviste per soli adulti”? Ma il meglio deve ancora arrivare… Una torre girevole colma di dvd… Li guardo distrattamente, pensando ai classici fondi di magazzino… Di solito La Chiave di Tinto Brass, Occhio malocchio prezzemolo e finocchio e un po’ di modernariato cine-kitsch tra Vacanze di Natale e Delitto al ristorante cinese…

Poi osservo meglio. No no no, non può essere. Davvero qualcuno può comprarsi il dvd “Addominali scolpiti in una settimana”? “Tantra in 24 ore”? “Vivere meglio con il Pilates”? “Yoga e meditazione orientale”? Mah, giro lo sguardo. Ah già, mancavano loro… LE PANTOFONOME. Babbucce in spugna (in vivace “rosashocking” per le femminucce, in rigoroso nerocerimonia per i maschietti) con il proprio nome ricamato sul dorso. Ah, nemmeno loro sfuggono alla tendenza dell’extrasize e hanno dimensioni per le quali possono essere comodamente usate come ciaspole da neve. Ok, a posto così.

Rivedo la triste cassiera che, come Giano bifronte, batte scontrini a chi entra e a chi esce. Acchiappo un pacchetto di mentine care come caviale, pago, mi consegna il resto e mi guarda un po’ spaventata. Forse è il tic compulsivo che mi scuote spalla destra ed occhio sinistro ad intimorirla. Non ci prova nemmeno, stavolta, ad appiopparmi qualsivoglia lotteria… Spingo la barra girevole e sono fuori. Cammino spedito verso la macchina mentre canticchio nervosamente un mantra…Psycho killer, qu’est que c’est
Fa-fa-fa-fa-fa-fa-fa-fa-fa far better Run run run run run run run away Psycho killer, que’st que c’est

 

 

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Chi lo ha scritto

Ciccio

Nato nel sessantotto, laureato in Farmacia, vive a Bergamo, talvolta si sposta a Bergamo alta ma solo se in possesso di regolare visto. Appassionato di musica, la ascolta senza far danni mentre quando la suona i suoi tre gatti hanno imparato a latrare. Felicemente malato di Atalanta (malattia non sessualmente trasmissibile), ama i viaggi – soprattutto in Africa – , i Simpson, la fotografia, le moto (vecchie), Manu Chao, i libri e i giocattoli.

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. giorgio marincola

    Bel pezzo! Molto spiritoso, alcune descrizioni mi hanno fatto proprio spanciare.

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  2. matzeyes

    Basso il sole all’ orizzonte colorava la vetrina
    e stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina,
    lei specchiò alla soda-fountain quel suo viso da bambina
    ed io…. sentivo un’ infelicità vicina…

    Rispondi

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