Parola di Guccini

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“… Uomini e donne lasciano per terra esili ombre pigre, ma nei tuoi giorni, dai profeti detti, nasce Cristo la tigre…”
E’ arrivato, anche quest’anno, dicembre e con queste parole Francesco Guccini lo ha descritto in una delle sue più belle composizioni, “Canzone dei dodici mesi”.

Lo ha fatto citando Eliot (…nell’adolescenza dell’anno venne Cristo la tigre..  “Gerontion”), lo ha descritto rispolverando la più genuina tradizione dei cantastorie ed esaltando la sua inconfondibile e radicata competenza e profondità, caratteristiche che rendono le sue canzoni, manufatti di pregievole fattura e rendono Lui (con la L maiuscola), un valente artigiano della parola.

E proprio quelle parole, le parole di Guccini, cantate, scritte, bofonchiate, hanno accompagnato e stanno accompagnando la mia vita come fossero una rassicurante colonna sonora.
La loro ricercatezza, la loro onestà, la loro schiettezza e irriverenza, si è mescolata al trascorrere dei miei giorni, all’alternarsi dei miei stati d’animo. Hanno un sapore familiare, mettono a proprio agio. A volte mettono a nudo la mia ignoranza senza darle alibi, altre volte, invece, rimbalzano nella mia coscienza obbligandomi a fare i conti con le mie insicurezze ed esortandomi a reagire, a scegliermi la vita.

Spesso mi domando come sarebbe stata la mia adolescenza se, ancora bambino, non avessi scoperto, tra le musicassette sparse in modo disordinato nell’auto di mio babbo (noi gucciniani preferiamo indubbiamente il termine “babbo” rispetto a “papà” o “padre”), una del “Guccio” registrata dall’Album originale, che, in seguito, scoprii essere intitolato con il nome della via in cui realmente, il Maestrone, aveva residenza a Bologna. Quella VIAPAOLOFABBRI43, letta così, tutto d’un fiato, che diventò, assieme alla ”TRATTORIA da VITO” e all’ameno paese di Pàvana, meta di pellegrinaggio nell’esperienza fallimentare (forse anche per questo motivo) del mio periodo universitario.

Mi domando, quando ho voglia di giocare col tempo, come sarebbe stato essere un estimatore accanito di Marco Masini, invece di esserlo di Guccini. Mi vedo, con la fascia in testa, a cantare “Cenerentola innamorata” (casuale somiglianza con “Piccola storia ignobile”)  o magari “Vaffanculo” (casuale somiglianza con “L’Avvelenata” ). Mi vedo e poi, velocemente e per fortuna, non mi vedo più.

Probabilmente, lo ammetto, ho un po’ di quella che, comunemente, si definisce “puzza sotto al naso” nei confronti di tutto quello che mi appare strumentalmente commerciale. Però (me lo si conceda), spesso sono largamente giustificato da quello che certi “cantautori” riescono a scrivere e, nostro malgrado, a diffondere nell’etere. Senza avere l’intenzione di offendere i gusti di nessuno, mi domando come si può rispondere a Gigi D’Alessio quando ad un amor mendace dice: “Scusami, se ho cenato con te qualche volta coi fiori sul tavolo e ho rubato dai libri le frasi più belle da scrivere, pronto pure a portarti la luna dal cielo quaggiù, potevi dirmelo che i tempi cambiano”; oppure cosa dire a Paolo Meneguzzi (che può vantare anche un suo Fans club) quando chiede solennemente  alla sua amata : “Giurami che non sono per gioco, giurami che non resti per poco, baciami non trattarmi da amico, mi ami o no? “. Lasciamo perdere. Speriamo solamente in un futuro non troppo lontano, di tornare a distinguere parole da parole, parolai da parolai. Aspettiamo che torni e si rialzi quel vento che risveglia le nostre coscienze e spazza via la nostra indifferenza.
“Soffiasse davvero quel vento di scirocco e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare dietro alla faccia abusata delle cose, nei labirinti oscuri delle case, dietro allo specchio segreto d’ogni viso, dentro di noi…” Parola di Guccini.

 

 

 

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. kiki

    Io un paio di settimane fa ho chiuso la intro di un lavoro che dovevo consegnare con il mitico “tutta una tirata da Piumazzo a Sant’Anna Pelago”.
    Al committente è pure piaciuta, tant’è che l’ha ripresa nella prefazione.

    Alla fine, puzza sotto al naso o no, l’importante è divertirsi

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  2. A.Lex

    “cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre fatica e che il vivere è sempre quello, ma è storia antica…”

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  3. Tano

    Non so se abbiamo gli stessi anni, ma anche io sono uno di quelli come te che è cresciuto con Guccini, che la prima cassetta che ha ascoltato dopo the number of the beast degli Iron Maiden, fu via Paolo fabbri 43. Uno di quelli che a 14 anni si incazzava ascoltando l’avvelenata, o beveva vino e faceva mattino cantando canzoni. uno di quelli che per masturbarsi con guccini ed avere come dici tu la puzza sotto la naso, credeva a 14 di aver capito il mondo mentre gl i altri, che ascoltavano il commerciale dei puri frivoli che non capivano il senso della vita?? ma che senso della vita bisognava a capire a 14 anni, se non divertirsi con gli amici e con le ragazze?? quando a 14 anni , quando inzi a vivere di sogni e illusioni, ti riscopri emozionandoti cantando “ma ogni storia a la stessa illsuione sua conclusione”..no hai voglia nemmeno di iniziarla la storia perche qualcuno gia ti ha cantanto cono si svolgera e come andra a finire.

    continuo ad ascotare guccini, ora con 30 anni in forma piu critica e piu adulta. M sinceramente non credo faccia bene all’adolescenza

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