Italieni a Miami

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Tutte le occasioni del foreclosure per gli Italieni, raccontate dalla nostra inviata negli States, scaraventata dall’immaginario di “Miami Vice” alla realtà di Neri Parenti.massimo boldi - cristian de sica

Niente ha influenzato il mio immaginario di Miami quanto Miami Vice. Pur non avendo visto un solo episodio, sono sicura che nemmeno CSI Miami potrebbe scalfire l’immagine anni ’80 radicata nella mia testa. E un po’ di merito va anche a Willy Smith che nel video Miami cammina molleggiando per il lungomare, attorniato da pattinatori e pattinatrici supersexy con cui scambia occhiate e sorrisi alla big bubble, secondo il codice del tamarro esotico e poliglotta, decisamente fascinoso.

Così, grazie al contributo anni ’90, praticamente a Miami c’ero già un po’ stata stata. E invece no. Mi sono letteralmente trovata in un film di Neri Parenti per l’impressionante concentrazione di italiani. Quelli della peggior specie. Effettivamente, tra i tanti, esiste anche un “Natale a Miami” ma non so perché ho sempre creduto che l’italiano medio fosse un po’ meno coatto di quello dei film. Ma questa speranza latente è svanita dopo aver percorso per cinque minuti Española Way.

Delusioni su delusioni: non solo non ero sul set di Miami Vice con Sonny e Rico, ma – al loro posto – coppie in pieno stile Boldi-De Sica mi circondavano da ogni parte. Decidiamo di andiare a mangiare in un ristorante italiano, gestito da una borgatara romana.

italiani a miamiPrima euristica: le strategie che i nostri connazionali mettono in atto per imbrogliare si dividono per provenienza dei turisti. Appena seduti, infatti, le è bastato capire che fossi l’unica italiana per lanciarsi in un “abbelli chevve porto?” seguito dal tentativo di convincermi che sua mamma – la cui longevità sarebbe stata da Guinness dei primati ipotizzata per difetto l’età della figlia – aveva appena finito di preparare le fettuccine, lavorate, una per una, a mano. Tentativo fallito, lascia spazio al cameriere, al quale si rivolge ripetutamente con l’appellativo di  “guajò”. (Urlando).

Il guajò, dopo aver preso le ordinazioni, inizia a raccontarmi la sua storia di pizzaoiolo sbarcato da qualche mese a Miami – in dialetto stretto avellinese. Poco dopo, mi chiede: “Sei sola?”. Al tavolo con me c’erano due persone. Nascondendo con sforzo lo sconcerto del rispondere a quel che per me era assolutamente ovvio, fingo naturalezza e interesse e, rispondo “no, sono qui con dei miei amici” e con lo sguardo catturo sequenzialmente il suo e il loro. Tra il divertente e il compiaciuto come se la deficiente fossi io, specifica che con “sei sola?” ovviamente intendeva se fossi in compagnia di altri italiani.

Seconda euristica: la solitudine è un concetto culturalmente determinato e quel che per un individuo ha uno e un solo significato, per altritornado a miami può averne più di uno. La mattina seguente ci alziamo per andare a fare colazione e, sempre lungo Española Way, eccheggia da tutte le parti la voce di Marco Masini che canta “la libertà”. Da noi Masini è stato bandito da almeno 10 anni perché lui e “tuttelesueansie” (cito Morgan) pare inducano al suicidio, ma qui, porto franco quale è Miami, sole mare, palme e… Masini.  Entriamo in uno dei tanti bar: caffè espresso (e di questo, da italiana, ero molto contenta), cornetto alla marmellata, spremuta, Giorgia alla radio, camerieri veneti, clientela tutta rigorosamente italiana – pareo e ciabatte per le donne, occhiali a specchio e hogan per gli uomini. Ecco che, ascoltando il chiacchiericcio, la spiegazione della presenza di questa colonia di nuova generazione inizia a prendere forma.

Una mano alla comprensione del fenomeno mi è stata data anche da un signore sulla sessantina che ogni sera si traveste da Cesare (con tanto di corona d’alloro). Lui è convinto che l’affollamento del locale dipenda dell’irresistibilità del fascino dell’antico romano.

Comunque, tornando ai nostri palazzinari, la presenza massiccia di italiani si spiega con i vantaggi offerti dal foreclosure. Quando si tratta di un affare, noi eccoci schierati in prima linea: biglietto aereo e passaporto in mano. Cinque anni fa, il mercato immobiliare di Miami è cresciuto tantissimo, i grattacieli si costruivano come funghi e la facile concessione dei mutui contribuiva a creare il terreno per la speculazione finanziaria, con i prezzi di case e ville da sogno alle stelle. Ad esempio, Mimmo Candito, in un articolo su La Stampa nel Febbraio 2008 scrive: “John aveva puntato molto, sulla sua nuova casa. Due camere da letto, il salone ampio e tutto luce, e poi la splendida vista sulla baia, con laggiù, nell’orizzonte, la striscia di sabbia bianca di Miami Beach. Davvero un bell’investimento, 860.000 dollari avuti in mutuo dalla sua banca al 90% del capitale. Lui era arrivato a Miami quattro anni fa, il mercato tirava da matti, i grattacieli venivano su come a Manhattan, e la «bolla» (i giornali la chiamavano così), la gigantesca speculazione immobiliare che aveva portato in cielo il prezzo delle case, sembrava una favola come tante, da leggerla senza crederci molto”. Ma poi la bolla è scoppiata, i mutui sono triplicati o quadruplicati e le banche hanno iniziato a pignorare le case. I prezzi si sono catapultati in direzione opposta diventando nell’arco di un anno occasione per i nuovi investitori. Tra cui appunto moltissimi italiani.

polizia sulla spiaggia di miamiUn recente rapporto dell’Office of Economic and Demographic Research della Florida, stima che il prezzo medio delle abitazioni di vecchia costruzione è diminuito del 47%, passando da 257 mila a 136 mila dollari in soli quattro anni (da Agosto 2006 ad Agosto 2010). Insomma, affari su affari. Il rapporto prevede anche un trend di generale crescita e recupero economico per la Florida, favorendo la circolazione di denaro e aggiustando qui e là le tasse. Una nota dolorosa è la diminuzione delle tasse (-23%) per le slot machine. Dolorosa perché gli introiti sarebbero serviti a finanziare l’Educational Enhancement Trust Fund. Il sistema – un po’ perverso – consente infatti a chi non ha i soldi per pagarsi l’istruzione, la possibilità di vincerla con la lotteria. E’ tremendo, ma è così.
Esplorando il web, si capisce chiaramente che esiste una fittissima rete di consulenza e passaparola su come fare affari a Miami: tappe per comprare casa, agenzie immobiliari iper-specializzate etc.

Per comprendere il profilo socio-culturale dell’italiano che brama a sbarcare il lunario a Miami, riflettiamo su alcuni messaggi dei forum e sui consigli finanziari di noialtri:

1. Dunque io sono appena tornato dalla florida precisamente da miami, la mia motivazione è proprio quella tua. per il mio sopraluogo e‘ risultato che ci vuole un visto per “investimento” la sua durata è di 5 anni e ti da la possibilità di investire in USA con la clausula di investire almeno 150000.00 dollari certo non sono pochi circa 105000.00 euro. tieni conto che in italia con questi soldi non ci fai più nulla o quasi. il lavoro la non manca, certamente bisogna anche accontentarsi. ma se uno vuole provare, si può: io sto’ valutando tante cose e tutte mi spingono ad andare via dall’italia .teniamoci sentiti chissa potremmo aiutarci a vicenda   ps “la tassazione non è come da noi (ti da la possibilità di vivere e di goderti la tua vita)

2. ciao a tutti. io sto per andarmene dall’italia…. sto valutando la florida per avviare un’attività, che mi consigliate? accetto anche proposte collaborative. dispongo di capitale mio e vorrei aprire societa’ di import export, ma non so come fare… suggerite… […] per avere quella tipologia di vista non servivano invece di 150.000  1.000.000 di dollari… così avevo letto sul sito dell’immigrazione americana… Oppure mi sono fritto il cervello???

3. ciao… io tratto di tutto ma prevalentemante cosmetica e detergenza… tu cosa vorrsti importare?? poi di questi tempi con la la crisi il mare blu di miamiche in america io non rischierei fossi in te io ho molti amici in usa che mi dicono che è un gran casino li…. poi non sò di quanto capitale disponi ma sappi che li tipo 100 mila euro non fai nulla per quello che mi sono appurato io da un avvocato commerciale là… devi: investire 1 milione di dollario oppure 100 mila dollari ma con la condizzione che devi dare lavoro a 10 dip. americani li puoi assumere anche par-time in conglusione non è come negli anni 30 che partivi con una valigia di cartone e dei sogni ora devi partire si con dei sogni ma con parecchi soldi…. e vista la contrazzione bancaria che là (a differenza di noi li le banche falliscono) da vedere che una mattina ti svegli e non hai neppure i soldi per tornare a casa!

Terza euristica: reddito ed educazione, in Italia, non sono positivamente correlati.
Non è un male che dall’Italia oltre a quelli con il cervello se ne vadano anche quelli senza.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Elena

    Che pressappochismo e superbia in questo articolo di chi si sente di poter giudicare chi non conosce dall’alto in basso … Buon per te.

    Rispondi

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