It’s Christmas time, there’s no need to be afraid

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“[T]here is nothing scarier than being the designer of the moment, because the moment ends”  Fobia del Natale? Ansia da prestazione? Nostalgia dell’infanzia? Il mitico Alber Elbaz e una poesia di Ungaretti vi salveranno.

Moda e Natale non sono poi così affini. Per chi è vittima della moda, il periodo delle festività è una noia, perché il freddo e le località chic per il 24 dicembre comportano l’indossare capi caldi e irrimediabilmente di fine stagione. Si sa che le collezioni invernali fanno capolino nelle migliori boutique del mondo già a fine giugno. E, prima che esca il prossimo numero dell’11 gennaio, tutto l’abbigliamento invernale sarà scontato del 50%.
I capi principali delle collezioni estive saranno presto nelle vetrine (da qualche parte ci sono già il 15 di dicembre), ma se passi il Natale in città o in montagna, non potrai certo sfoggiare lo short di pizzo della prossima primavera. Sarà per questo che poi a capodanno i ricchi e potenti sono tutti al caldo o organizzano feste a Cortina con ambienti dalle temperature tropicali? Comunque non è l’abito che fa il Natale, forse nemmeno la scarpa: se vai per strada, boot di pelo come ad agosto, se vai a ballare, sandalo a piedi nudi anche nella neve. La borsa è già un articolo più interessante, ma si preferisce sceglierla che averne a sorpresa una che non è quella giusta.

 

Nel Natale 2010 cosa regalare?
Cosa chiedere a Babbo Natale?
Quale sarà il regalo dell’anno?
Verrebbe da dire l’IPad per uomini, donne, adolescenti e pensionati: meno di 500 euro e passa la paura. In fondo è un involucro che si adatta ai necessità e desideri di chi lo riceve. Dentro l’ultima creatura di Steve Jobs, ognuno potrebbe metterci il suo mondo di letture, film e telefilm, musica, giochi e applicazioni in una dimensione comoda anche per chi ha problemi di vista. In un formato ed un peso che chiunque può facilmente portare con sé. Sarò antica, ma trovo più accogliente una stanza piena di libri che una tavoletta piena di file.

 

A Natale, comunque la moda è comprare e regalare tecnologia: televisori, cellulari, computer, abbonamenti al satellite, macchine fotografiche, consolle e giochi.
Oggi, pensando alle festività 2010, più che voglia di tecnologia, mi viene da declamare la poesia “Natale” di Giuseppe Ungaretti.
Non ho voglia | di tuffarmi | in un gomitolo | di strade |

Ho tanta | stanchezza | sulle spalle |

Lasciatemi così | come una | cosa | posata | in un | angolo | e dimenticata |

Qui | non si sente | altro | che il caldo buono |

Sto | con le quattro | capriole di fumo | del focolare |

 

Questa poesia, che so ancora a memoria, me l’aveva insegnata la mia maestra nel lontano 1973, ed è sempre bella e sempre vera. Ogni volta si arriva a questa stagione stanchi e desiderosi di pace, lontano dalla confusione dei luoghi d’acquisto. Mai come quest’anno, però, vedo poca gente tuffarsi nello shopping. Al contrario sento tanta refrattarietà al regalo di Natale. Un po’ ci si sente meno disposti a spendere, forse per solidarietà con chi veramente non ha nulla da festeggiare, anche se francamente potremmo permettercelo, un po’ per distinguersi dai cafoni spendaccioni, un po’ perché a ben vedere le nostre case sono piene di tutto e si può continuare ancora un po’ con il vecchio computer o con il cellulare che non è smart, e certo ai nostri figli peluche o scarpe da ginnastica non mancano.

 

Eppure, ripensando alla nostra infanzia o adolescenza, niente era bello come svegliarsi il 25 dicembre e trovare tanti pacchi per tutta la famiglia. Ci piaceva perdere le ore ad aprire a turno il classico bagnoschiuma o scatola di dolci – per me i Baci di Dama -  oltre a libri, dischi e pigiami. Se eri fortunato trovavi anche il maglione che volevi o lo facevi trovare a chi non se lo aspettava.
E la verità è che ci piace ancora e che piace a tutti a tutte le età, anche se non è elegante per chi ha già tutto o non è educativo, per chi ha già quello che è necessario e reputa la festa una celebrazione del consumo. Ci piace anche la malinconia delle carte colorate appallottolate, dei fiocchi conservati per i prossimi regali, del libro che mai avresti voluto – e già pensi a quale titolo desideravi realmente e sai che andrai a cambiarlo – o delle facce deluse degli adolescenti che si aspettavano un IPod Apple e tu gli hai comprato un lettore Mp3 qualsiasi, perché la marca non conta. Come se la funzione fosse l’unico motivo per il quale si sceglie un oggetto.

 

La marca, il nome, invece contano, come conta se un film è di Woody Allen o di Carlo Verdone, o se un libro è firmato da Ammaniti o Veronesi, da McEwan o Philip Roth, da Fabio Fazio o Fabio Volo (sì, pubblicano, con successo, entrambi). Sono comunque film o son sempre cose che si leggono, ma non significa che siano equivalenti.

 

E così se proprio non volete deludere modaiole di ogni età, persone che amano il Natale, le firme, le sorprese, ma non necessariamente sono legate al valore d’acquisto, quest’anno il mitico Alber Elbaz, il simpatico paffuto designer di Lanvin, ha creato una linea per H&M.
È stata lanciata a fine novembre con tutti i crismi della moda: intanto è firmata Lanvin ed è in esclusiva per il grande magazzino. La presentazione in anteprima è avvenuta in un locale a New York, dove hanno sfilato modelle di oggi e di ieri e al termine dell’evento era possibile acquistare per beneficenza (sono stati raccolti circa 30.000 dollari e donati all’Unicef). Ovvio che, dati i prezzi sostenibili e la tiratura limitata dei capi, nessuna, da Sofia Coppola, alla direttrice di Vogue japan, alle attrici e cantanti invitate, poteva acquistare più di 7 pezzi (fra abiti ed accessori) nulla di doppio, nulla di una taglia diversa dalla propria. La mattina dopo, la linea sarebbe stata in ogni negozio H&M (quelli dei centri storici e non quelli dei centri commerciali) che per l’occasione hanno aperto alle 8 anziché alle 10. Le fortunate che si sono accaparrate i massimo 7 capi, hanno potuto testimoniarlo al mondo grazie alle shopping personalizzate. Se compri un capo special edition di Elbaz, esci con l’ambita busta che riporta la scritta “Lanvin loves H&M”.

 

alber elbaz
Una cosa da far invidia anche alle commesse di Vuitton di via Montenapoleone, perché era una conquista, più che un acquisto.
A ben guardarlo Albert sembra un babbo natale giovane. Pensando alla moda, alle sue creazioni come classici e non come cose effimere, ha affermato:
“[T]here is nothing scarier than being ‘the designer of the moment,’ because the moment ends.”
Non c’è nulla di più spaventoso dell’essere lo stilista del momento, perché il momento (in quanto tale) finisce.

 

Allora meglio essere Babbo Natale: 24 ore passano in fretta, ma tornano comunque l’anno successivo. E se siamo così spaventati dal Natale, pensiamo che quest’anno il 25 dicembre cade di sabato, insomma, si tratta solo dell’ennesimo week-end.
Merry Xmas and a Happy New Year da Marinda

 

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Marinda

    se si tratta di orario aperitivo bolognese, meglio dolce vita, che il maglione a losanghe fa’ un po’ Luca Cordero di Montezemolo o Dalla Valle. Ma va’ bene tutto, con -6 purchè caldo

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  2. giampi

    Un tremendo dubbio mi attanaglia, cara Marinda.
    Per uomini, quest’inverno, meglio maglione a losanghe con scollo a V oppure collo alto dolce vita?

    Rispondi
  3. Marinda

    Anche se forse H&M non ne aveva bisogno, ma i suoi dipendenti all over the world si sentono più tranquilli, grazie al nostro amico Albert, il grande magazzino ha incrementato le vendite dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

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