Gli ultimi giorni di Antonio Machado

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Tra il 1936 e il 1939, la Spagna fu lacerata da una terribile guerra civile. Da una parte combattevano i repubblicani (comunisti, ma non solo) che

difendevano la legittima Repubblica democratica, contro la quale si erano sollevati i nazionalisti (fascisti, ma sono solo) che poi vinsero la guerra e instaurarono una dittatura che durò per i successivi 40 anni con a capo Francisco Franco.

Le due fazioni lottarono sul campo con due veri e propri eserciti in una guerra in piena regola, contendendosi il territorio spagnolo che si divise in due. Per questo motivo, molti spagnoli, a seconda di come si spostava il fronte, dovevano abbandonare le loro case per fuggire dai repubblicani (se erano nazionalisti) o dai nazionalisti (se erano repubblicani). Tra questi ci fu il poeta Antonio Machado.

Machado era un poeta spagnolo molto conosciuto e stimato. Nonostante non si impegnò mai direttamente in politica, difese sempre e senza remore le ragioni della democrazia e della Repubblica. Per questa ragione, fu costretto ad andarsene da Madrid a Valencia, per non finire in mano ai fascisti quando essi strinsero il cerchio attorno alla capitale spagnola. I poeti muovono i popoli, i poeti sono pericolosi, anche e soprattutto in guerra.

Strada di Barcellona, 1938

Nel 1938 si spostò a Barcellona che era il centro della parte di Spagna rimasta in mano ai repubblicani. Nella capitale catalana, demoralizzato, ma non rassegnato, Machado continuò a scrivere ed i suoi versi erano letti anche dai soldati al fronte che vedevano in lui un autorevole sostenitore della loro causa. Insieme a lui, inseparabile durante le tappe dell’esilio, la madre: Ana Ruiz a cui era legato da una intima e tenerezza, dovuta anche della profonda diversità che s’incontra a volte tra madre e figlio: solitario e chiuso lui, estroversa e solare lei.

La situazione precipitò nei primi giorni del 1939: i repubblicani avevano subito una serie di dure sconfitte e i fascisti erano alle porte di Barcellona, il cui destino era segnato. Bisognava fuggire ancora, questa volta per sempre, la guerra era perduta, la Repubblica stava morendo.

Machado tentenna, è anziano, malato, sua madre ancor di più, ma rimanere non si può. Alcuni rappresentanti del governo della Repubblica organizzano una spedizione che raccoglie diverse personalità della cultura e che ha come destinazione l’ultimo rifugio possibile: la Francia. Machado parte con la madre, suo fratello José e la moglie di questi. E’ il 22 gennaio 1939. Barcellona cadrà quattro giorni dopo: il 26 gennaio.

E’ un esodo disperato ed apocalittico: migliaia e migliaia di persone scappano verso la frontiera francese, andando incontro ad un incerto esilio che ha il sapore della fine di ogni speranza. Come tanti, Machado e i suoi familiari rimangono bloccati dalle colonne di automobili, camion, carri e sfollati a piedi che trascinano le loro poche e povere cose. Non è facile raggiungere la Francia: è la fine di gennaio, piove e fa freddo. Machado è malato ed ha 64 anni; sua madre, ancora più malata ne ha 85.  Machado scriverà che quel viaggio si svolse in condizioni “empeorables”: che non possono essere peggiori.

Sono costretti ad accamparsi in una cascina, a lasciare indietro i bagagli, barattare vestiti, abbandonare i ricordi di famiglia. Nel trambusto Machado smarrisce anche la valigia che contiene le sue ultime poesie, i suoi preziosi versi. Un gruppo di poeti, intellettuali, scrittori stretti nei loro cappotti, nel freddo della campagna catalana. Quando capita loro di incappare in un posto di blocco di soldati repubblicani, tutti riconoscono Machado e si fanno in quattro per aiutarlo. Ma la situazione è disperata per chiunque, è la fine non solo di una guerra, ma delle speranze, delle certezze e degli ideali di milioni di persone non solo in Spagna. Come scrisse lo scrittore francese Camus: “Fu una guerra dove la nostra generazione apprese che anche chi ha ragione può essere sconfitto, che la forza può distruggere l’anima e che ci sono circostanze in cui il coraggio non riceve ricompensa”…

Quando giungono a meno di un chilometro dalla frontiera, un amico di Machado, chiamato Corpus Barga (anch’egli poeta) si incarica di guidarli a piedi nel bosco in salita, fino ad una pesante catena di ferro che segna il confine tra Spagna e Francia.

I francesi stanno accogliendo i profughi, ma effettuano controlli soprattutto di tipo sanitario: c’è una lunga fila, tanta disperazione e nervosismo. Corpus Barga riesce a farsi ricevere dal commissario francese responsabile del posto di frontiera a cui spiega chi è Antonio Machado. Gli dice che Machado è per gli spagnoli ciò che Paul Valery è per i francesi: una personalità, un patrimonio, un poeta…”e di poeti non ce ne sono tanti nel mondo. Ne nascono tre o quattro soltanto, in un secolo” come ebbe a dire Moravia ai funerali di Pasolini.

Seppure in mezzo a quel caos indescrivibile, l’ufficiale francese comprende la situazione e fa un’eccezione: lascia entrare la comitiva senza ulteriori attese, offrendo anche un passaggio automobile fino al vicino paese di Cerbere, dove cercare cibo e un mezzo di trasporto per proseguire. Machado e la madre passano la frontiera abbracciati, sostenendosi l’un l’altra, chiusi nel loro silenzioso dolore: sotto quella pioggia, con i piedi che pestano il fango, ricordano l’assolata e azzurra Siviglia, la città dove entrambi sono nati…laggiù, nel sole ormai lontano dell’Andalusia.

A Cerbere la comitiva trascorre la notte in un vagone di un treno perché ogni altro alloggio è occupato da soldati francesi e rifugiati spagnoli. C’è un caos infernale, un clima da “si salvi chi può”: ci sono sciacalli, tanto dolore e tante facce cupe. Tuttavia l’ambasciata spagnola (e repubblicana) in Francia viene a conoscenza della presenza di Machado tra gli esuli e manda a dire che si fará carico di ogni spesa, anche se egli volesse raggiungere Parigi. A Machado arriva anche un’offerta di esilio in Unione Sovietica, dove diversi repubblicani stanno dirigendosi. Ma le condizioni di salute di Machado e della madre peggiorano; non si puó andare lontano, occorre fermarsi in qualche luogo sicuro ed accogliente il prima possibile.

Case di Collioure

A pochi chilometri, sul mare Mediterraneo, c’è un paesino di pescatori con le case colorate e una chiesa di pietra sul mare: si chiama Collioure. E’ lì che giunge il gruppo di Machado il 28 gennaio del 1939. Dalla stazione dei treni fino al centro del paese, Corpus Barga è costretto a portare in braccio la madre di Machado che ormai delira chiedendo quando arriveranno a Siviglia. Purtroppo Siviglia è lontana, così come i dolci giorni in cui tutta la famiglia era unita e felice.

Giunti alla piazza principale di Collioure, occorre trovare un alloggio. Fortunatamente il capo stazione, di nome Jacques Baills, aveva riconosciuto Machado di cui aveva letto alcune poesie a scuola. Baills è arrivato in paese da poco ed è alloggiato in un hotel chiamato Bougnol-Quintana, e consiglia a Machado di dirigersi lì. Il piccolo hotel è pieno, ma la padrona, la signora Quintana, assicura al poeta che potranno stabilirsi lì senza alcuna spesa nel giro di qualche giorno, quando si libereranno due camere. I Machado sono distrutti dal viaggio, sporchi, stanchi ed affamati: gli abitanti del piccolo paesino si adoperano per aiutarli e la padrona di una merceria, la signora Juilette Figueres, offre loro ospitalità.

L’ultima foto di Antonio Machado

Il giorno seguente, Corpus Barga prende il treno per Parigi e i Machado rimangono soli: Antonio, la madre, il fratello José e la di lui moglie. Dopo una settimana, come promesso, la signora Quintana prepara le camere nel suo piccolo hotel, vicino alla piazza del mercato, a poche centinaia di metri dal mare e le offre ai Machado: in una si sistemano Antonio, il poeta e la madre; nell’altra il fratello José e la moglie. Sono giorni difficili, di malattia e tristezza, senza soldi, senza una casa e senza una patria. La guerra ha anche separato Machado dalla donna che amava e di cui era l’amante, seppure solo platonico, che è fuggita in Portogallo con la sua famiglia e di cui non ha più notizie da tempo. Fa male anche il dolore della sconfitta, dell’esilio, la sensibilità ferita dei Machado. La madre che non può aiutare il figlio, il figlio che non può aiutare la madre.

La madre di Machado non si muove dal letto, i due fratelli scendono a mangiare a turno nel ristorante dell’albergo perché posseggono una sola camicia e non vogliono mostrarsi poco eleganti, neanche in quelle circostanze disperate. Machado è senza soldi e per pagare le spese dell’alloggio, scrive poemi alla proprietaria dell’albergo.

Intanto le notizie che arrivano dalla Spagna sono sempre più tragiche: dopo Barcellona, è caduta anche Girona (il 5 febbraio), solo Madrid riesce a resistere, ma si tratta di una resistenza disperata.

La chiesa sul mare di Collioure

Il poeta è sempre più stanco e malato, non riesce a riprendersi. Ogni tanto esce sul balcone del piccolo albergo a riscaldarsi al debole sole, ogni tanto indica alla madre la linea del mare che s’intravvede incerta tra il castello a difesa del porto e il filare di platani che costeggia un piccolo ruscello che scende fino alla spiaggia. Il mare è vicino, ma appare lontanissimo, così come i fragili giorni sereni del passato.

Un giorno di sole di metá febbraio chiede al fratello di accompagnarlo a vedere il mare. I due seguono la strada all’ombra dei platani, costeggiano la parte più antica del borgo alla loro sinistra e, con grande fatica, giungono fino alla ampia baia, accarezzata dalla sabbia scura, così come le pietre di cui è fatta la chiesa bagnata dalle onde. Il mare placido, il vento che spinge verso l’orizzonte…Una piccola barca rientra in porto, gli sguardi riempiono l’azzurro del cielo; il pensiero del poeta Machado si perde, in silenzio, nei ricordi oltre l’orizzonte.

E’ la sua ultima passeggiata. Alle quattro del pomeriggio del 22 febbraio 1939, il poeta Antonio Machado muore nel letto dell’albergo Bougnol-Quintana, nel paese francese di Collioure, accanto alla madre malata e incosciente. Prima di spegnersi, allunga un braccio verso la madre e mormora le sue ultime parole: “Addio mamma…”. La madre avrà un sussulto di lucidità qualche ora dopo, sospirando all’altro figlio José: “…è successo qualcosa ad Antonio?…”

Qualche ora dopo, il fratello incontra nella tasca della giacca di Machado un foglietto con alcuni versi, gli ultimi versi. Uno di questi recita: “Estos dias azules y este sol de la infancia”…“Questi giorni azzurri e questo sole dell’infanzia”

La tomba di Antonio Machado e della madre a Collioure (Francia)

Machado viene seppellito nel piccolo cimitero di Collioure, dove tuttora riposa, in una bara avvolta nella bandiera della Repubblica. Una signora del posto offre un piccolo spazio nella tomba a lei riservata. La tomba di Machado diventerà negli anni a seguire un luogo di pellegrinaggio di repubblicani esiliati ed anche oggi è visitata da amanti della libertà e della poesia. Il suo corpo non è stato riportato in Spagna neanche dopo la fine della dittatura: la sua presenza in Francia, in terra straniera, è il segno di una ferita che mai potrà essere rimarginata.

Dopo solo tre giorni, anche la madre di Machado muore. Verrà seppellita accanto al figlio. Seppure avesse perduto conoscenza da tempo, evidentemente aveva compreso che non aveva più senso continuare a vivere. Certe cose superano il livello della coscienza, travalicano la normale fisiologia. I due riposano vicini, a pochi metri dal mare, sotto alberi di limoni e mandarini, protetti dall’amore di chi gli ha voluto bene e ancora si ricorda di loro.

Questi sono i versi di Machado che si leggono sulla tomba sua e della madre:
“E quando verrà il giorno del mio ultimo viaggio
alla partenza della nave che non può tornare
mi troverete a bordo con poco bagaglio
quasi nudo, come i figli del mare.”

leggi qui l’articolo che racconta la storia del libro “Soldati di Salamina” ambientata in questi stessi giorni e luoghi

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. kiki

    si un día para mi mal
    viene a buscarme la parca.
    Empujad al mar mi barca
    con un levante otoñal
    y dejad que el temporal
    desguace sus alas blancas.
    Y a mí enterradme sin duelo
    entre la playa y el cielo…
    Cerca del mar. Porque yo
    nací en el Mediterráneo…

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