Il PD, Bologna e lo spettro del ’99

7
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

le 2 torriBologna, culla della buona amministrazione comunista non se la passa molto bene ed è oggi amministrata da un commissario. Si sta prendendo la via migliore per uscire dal tunnel?

Un fantasma si aggira a palazzo D’Accursio. E’ lo spettro del ’99 a turbare il sonno dei dirigenti del Pd e del Centrosinistra bolognese. L’anno prossimo Bologna tornerà ad avere un sindaco eletto dai cittadini, dopo che il posto è rimasto vacante da gennaio per le dimissioni di Flavio Delbono. Onta e disonore: il commissariamento è roba da piccoli municipi collusi con la mafia, e fa male sia toccato a una città che si è sempre distinta per la buona amministrazione.

 

silvia bartolini, sconfitta da guazzaloca nel 1999Per la ricostruzione – morale e di consenso – il Centrosinistra doveva assumersi le proprie responsabilità (tante davvero) e ripartire da lì. Ma a sbagliare non sempre s’impara. Gli ultimi tre candidati – Silvia Bartolini, Sergio Cofferati, Flavio Delbono – si sono rivelati sbagliati per Bologna, anche se con motivazioni diverse: la prima ha perso rovinosamente contro Guazzaloca, il secondo – nel bene e nel male – ha diviso la città senza riuscire a cambiarla, il terzo, beh, ha coperto di ridicolo i cittadini.

 

Un allenatore di calcio, se sbaglia tre finali in sequenza, viene esonerato. Normale quindi che, a Raffaele Donini, segretario del Pd di Bologna eletto a giugno, siano tremati i polsi quando si è trovato di fronte alla necessità di recuperare il terreno perduto. Nonostante alcune terribili sbandate – una per tutte l’intercettazione (si fa per dire, visto che il microfono direzionale della telecamera era ben in vista) del suo colloquio con Pierluigi Bersani alla manifestazione del 2 agosto, dove fa fuori come birilli i papabili candidati -, Donini una strategia l’ha perseguita: “primarie o morte”. Il presupposto di fondo è anche condivisibile: “Cari bolognesi, con Flavio vi abbiamo dato una sòla che resterà nella storia – è il ragionamento dei democratici -, adesso il prossimo lo scegliete voi”. Ma Donini va oltre e cala l’asso in grado di vincere la competizione: si tratta di Maurizio Cevenini, il “sindaco dello stadio”. cevenini al bar ciccioSimpaticissima persona, ma ritenuta buona dal partito per celebrare matrimoni a palazzo D’Accursio e battere aste di beneficienza con i volontari della Festa dell’Unità. In trent’anni di carriera Pci-Pds-Ds-Pd, mai un dibattito a parlare di politica, se non, appunto, nel 2010. Un fante dal grande appeal popolare che le primarie le aveva già fatte due volte, designato (dal partito) per perderle. Ma i tempi cambiano, e per far dimenticare Delbono serve un front-man che piaccia alla gente. Gli altri dem in corsa si ritirano – l’importante è vincere, non partecipare – e, da un giorno all’altro, il “Cev” si trasforma da “pària-giullare”, come da molti nel mondo economico e politico veniva (e viene) considerato, a salvatore della patria. Panni che, per qualche settimana, paiono anche calzare meglio di quanto gli osservatori potessero credere, con dichiarazioni molto più accorte dei suoi colleghi. La sfiga, però, ci mette lo zampino: Cevenini viene ricoverato per un’ischemia transitoria e si ritira. Una scelta che arriva dopo una settimana di dubbi amletici: più dei bollettini medici, giocano un ruolo decisivo la fragilità psicologica e il senso di inadeguatezza che, in fondo, il “Cev” ha sempre avuto.

 

Il Pd va nel pallone.
Donini cerca disperamente di trovare un civico (vanno molto di moda) che vada bene a tutti. Niente da fare: Andrea Segrè, inventore del Last Minute Market e preside di Agraria, rinuncia. Gli piace vincere facile, e in campo ci sono già Amelia Frascaroli, ex dirigente della Caritas già sostenuta – con una maggioranza risicatissima – da Sel, e l’outsider Benedetto Zacchiroli, ex diacono e figlio dell’ex sindaco di Castel San Pietro che, per i 5 anni di Cofferati, ha intrattenuto le relazioni internazionali per il Comune. Un gran bel lavoro, visto che ha girato il mondo.

 

Non ve la faccio tanto lunga, ma si arriva all’oggi. Il risultato delle primarie milanesi (dove Giuliano Pisapia, uomo di Vendola e Rifondazione, stravolge i pronostici) porta a più miti consigli il Pd bolognese, intenzionato a fare l’arbitro, ad un certo punto, tra addirittura tre candidati democratici. Ma Bersani fa capire che Bologna non va persa e allora, come in Highlander, alla fine in via Rivani ne resta soltanto uno: Virginio Merola, ex assessore all’Urbanistica della giunta Cofferati.

 

Il 23 gennaio, dunque, sarà corsa a tre per il Centrosinistra. Chi vincerà? Dalla sua Merola ha l’esperienza amministrativa e la medaglia di essersi schierato contro Delbono (e contro i vertici Pd) alle scorse primarie, pagandone lo scotto e venendo relegato nella prigione (in senso politico, perché dello stipendio non ci si può lamentare) della Provincia. Ci ha creduto e ha colto l’attimo, nella mediocrità generale. Ci ha messo la faccia. Detto ciò, è un paradosso vivente, un figlio non riconosciuto del Pd. Una parte del partito non lo può vedere – e ha già minacciato di non sostenerlo -, un’altra ritiene che il legame con la giunta Cofferati sia mortale dal punto di vista elettorale, tanti confidano che “invece del superuomo per governare basti una persona normale”. Un modo carino di dargli del grigio funzionario di partito. Lui prova a smarcarsi ogni cinque minuti dal Pd stesso – con la complicità di Donini, fischietto al collo (“Non ci schieriamo per nessuno”) – anche per contrastare meglio la “civica” Frascaroli che, secondo i primi sondaggi, sarebbe in vantaggio.

 

Già, perché in questi mesi, Amelia – otto figli tra suoi e adottati – ha lavorato. Apprezzando – ma con moderazione – l’appoggio dei vendoliani che, intravista una clamorosa vittoria, si sono gettati a corpo morto sull’ex Caritas e le hanno costruito attorno una serata con Nichi, e coagulando, oltre al mondo del volontariato, la parte “catto-comunista” del Pd. Anche il fatto che la Curia e le Acli la snobbino, tutto sommato potrebbe trasformarsi in un vantaggio. Certo, il look da zdaura sforna tortellini (cfr. Andrea Mingardi, un altro che, eletto nelle fila del Pd, in Consiglio comunale c’è andato pochissimo) e lo stile decisamente naive sono un’arma a doppio taglio in campagna elettorale: buona per le primarie, meno per le elezioni amministrative.  Sentirsi proporre un “sistema di binari diverso” per il Civis – l’unica cosa che i bolognesi hanno capito di questo mezzo è che si tratta di un tram su gomma -  lascia perplessi, visto che si parla sempre di competenze. Non di meno, Frascaroli sente l’odore di una vittoria che, seppur con pro e contro, rappresenterebbe una rottura rispetto al passato, ed è decisa a giocarsela fino in fondo.virginio merola, amelia frascaroli e benedetto zacchiroli

 

E Zac? E’ stato il Corriere della Sera a lanciarlo. Nel vuoto: da allora fatica a prendere spazio sui quotidiani. Con un elettorato alla ricerca di novità, però, anche lui potrebbe ritagliarsi uno spazio che gli consenta, poi, di bussare alla porta del futuro sindaco con un po’ più di potere “contrattuale”.

 

Un pronostico sul 2011? Il Centrosinistra – con qualsiasi dei candidati in campo – la vittoria in tasca non ce l’ha. La garanzia più forte per ritornare in sella è che l’asse Pdl-Lega è messo peggio, in continua attesa del messia, ovvero l’uomo (o la donna) che sarà indicato da Silvio Berlusconi per correre. I nomi che circolano – i parlamentari Giuliano Cazzola e Anna Maria Bernini – non sono irresistibili. Al momento, il premier ha altro a cui pensare. Attenzione, però: un eventuale exploit dei “grillini” – che puntano al 10% – e la nascita di un terzo polo Casini-Fini (o Galletti-Raisi, per restare a Bologna) dicono che difficilmente il sindaco si deciderà al primo turno. E il ballottaggio, insegna il ’99, può riservare molte sorprese.

 

 

 

Leggi come sono andate a finire le primarie bolognesi

 

 

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Nick

    Al contrario penso che il ‘difficile’ per il Merolone fosse vincere le primarie; fatto quello, fatto tutto. Del resto si sa che a Bologna pure un Beppe Maniglia a caso vincerebbe facile se fosse il candidato del centrosinistra…

    Ora spero solo che il buon Merola non se ne esca con colpi di genio come quando si era messo in testa a tutti i costi di costruire la mega moschea a Bologna (salvo poi ammettere lo scorso novembre, che l’idea in fondo era un po’una cazzata…) o altre ideone da buon Cofferatiano doc quale è (stato?); l’unica cosa buona è che fare peggio dei suoi predecessori è obbiettivamente difficile.

    Rispondi
  2. Gigi

    i quasi 30 mila partecipanti alle primarie sono stati davvero un successo inaspettato. anche a dispetto dei gufi e dei saputelli che pronosticavano un crollo sotto i 15 mila. Ora per il vincitore Virginio Merola viene il difficile. sperando che resti l’unità di intenti sbandierata negli ultimi giorni e anche dopo la proclamazione della vittoria.

    Rispondi
  3. lob

    sono iscritto a sel, ho odiato cofferati e mi sono cadute le braccia quando delbono è diventato sindaco ma su merola non ho dubbi: ò il migliore di tutti. non capisco proprio come il pd sia così masochista da bruciare anche le risorse che possiede al suo interno.

    Rispondi
  4. matzeyes

    Se vogliamo imparare dal passato, in cui si votò Cofferati vedendo Bologna come la palestra dell’Italia, forse è meglio rinunciare all’equazione Merola=Bersani, Frascaroli=Vendola. E magari guardare anche come si è mosso chi in giunta c’è già stato (al di là di andare contro Delbono).

    Rispondi
  5. Gigi

    Si vota per le primarie domenica 23 gennaio. Il candidato con più competenza e serietà è probabilmente Merola. Ma siamo arrivati all’assurdo che essere il candidato del Partito Democratico è uno svantaggio anche davanti agli elettori del Partito Democratico. Così è alta la possibilità che, anche grazia alla scarsa partecipazione, alla fine il candidato più votato sarà Amelia Frascaroli che, parliamoci chiaro, è un simpatico nulla

    Rispondi
  6. scrivi il tuo nome...

    Da elettore bolognese, caro @peter, non posso che essere d’accordo con te: si voterà – e vincerà – il meno peggio tappandosi un po’ il naso e le orecchie…

    Rispondi
  7. kiki

    Sì, però no.
    Nel senso che il primo a non volere vincere le elezioni a Bologna è proprio il centro-dx (è sempre stato così e Guazza è stato un mezzo infortunio).
    Alla fine, la politica è interessi e gli interessi a Bologna (anche di quelli di destra dentro: i commercianti, i costruttori, i proprietari di 90 appartamenti a botta) li cura meglio il Pd (meglio ancora se debole) che qualcuno che spunta dal niente, rischia di fare l’exploit e poi si monta anche la testa.
    Altra cosa, per puro spirito di pignoleria: la Bartolini era qualcosa di impresentabile, ma non dimentichiamoci che di questa solenne legnata che prese da Guazza, al primo turno fece il 47% dei consensi.

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?