Barcelona-Berlusconi 5-0

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Qualche tempo fa, il Barcellona FC ha spazzolato il Real Madrid per cinque a zero. Come dicono in Spagna, si è trattato di una “manita”, ossia cinque goals, come le cinque dita di una mano. Un risultato storico.


Il difensore del Barcellona, Piqué, mostra la “manita” ad indicare i 5 gol rifilati al Real Madrid


“Visto lo visto, todo el mundo es listo” come si dice in Spagna (“Dopo aver visto ciò che è accaduto, tutti sono bravi”), eppure analizzando le settimane precedenti “el clasico” (così viene chiamata la partita tra catalani e madridisti), non sarebbe stato così difficile poter prevedere l’esito finale. I giorni prima della gara, i giuocatori del Barcellona, primo fra tutti l’allenatore Pep Guardiola, non hanno praticamente rilasciato dichiarazioni, rimanendo muti di fronte a specifiche domande o disertando le conferenze stampa. La consegna era chiara: non parlare della partita e comunque non considerarla come “la partita della vita”: era assolutamente vietato lasciarsi provocare ed andar dietro a chi voleva esasperare i toni e drammatizzare. Il Barcellona ha voluto ed è riuscito a concentrarsi su se stesso, per rimanere fedele al proprio giuoco e stile, senza lasciarsi trascinare nell’arena del nervosismo dove la sua forza sarebbe stata messa in discussione.

Chi voleva invece la provocazione ad ogni costo e si è mosso in questa direzione, senza riuscirci? Ma ovviamente lui: José Mourinho da Setúbal, allenatore e guru del Real Madrid. Per sua stessa ammissione (e non c’è nulla di male), Mou comincia a giuocare la partita con giorni d’anticipo: nelle conferenze-stampa, con dichiarazioni ad effetto ai giornalisti, provocando abilmente gli avversari in televisione e caricando i suoi sui giornali.

Chiariamo subito: il valore di Mourinho non si discute, sarebbe del resto stupido farlo, visti i brillanti risultati delle squadre da lui allenate. Tuttavia la sua grandezza sta soprattutto nelle sue eccezionali capacità psicologiche grazie alle quali sa costruire, prima che la gara cominci, l’atmosfera psicologica più favorevole perché la propria squadra ne esca vincitrice.

Ma soprattutto Mourinho è uno sfacciato provocatore, una grandissima facciatosta, un astutissimo manovratore dei media e uno straordinario stratega della parola. Sa perfettamente dove colpire gli avversari, dove le sue dichiarazioni faranno più male e quali nervi scoperti toccare per causare una reazione e distogliere le energie nervose dei rivali dalla partita. per focalizzarle contro ciò che più di ogni cosa egli ama: se stesso.

Mourinho vuole che si parli di sé, vuole essere al centro dell’attenzione, nel bene o nel male. Egli è capace di sopportare qualsiasi tensione nervosa, rimanere impassibile di fronte a qualsiasi provocazione alla quale è invece sempre in grado di rispondere alzando i toni dello scontro dialettico ed il livello di fastidio che genera nella sua controparte. Saranno sempre gli avversari ad arrivare al calcio d’inizio più nervosi e tesi di lui o della sua squadra che – con questa strategia – è abilmente tenuta al di fuori di qualsiasi polemica, libera di allenarsi e prepararsi in pace alla gara. E/o caricata ad arte dopo aver evocato complotti inesistenti e scenari drammatici da “siamo noi contro tutti”.

E’ Mourinho che detta l’agenda, che decide di cosa si parla alle conferenze-stampa, quali temi occuperanno le pagine dei rotocalchi sportivi o delle trasmissioni televisive prima della partita. E’ lui che indirizza la discussione, manovra la polemica, infastidisce i rivali, sposta l’attenzione verso le debolezza altrui, distogliendola da quelle della propria squadra. E’ come se in una guerra di trincea, Mourinho fosse capace di indurre i nemici a puntare i loro cannoni su di un unico punto (se stesso), il più difeso, distogliendoli dalle posizioni più vulnerabili. Quando poi arriva il momento della partita, lui parte già da una posizione di vantaggio perché ha già vinto la guerra nervosa che l’ha preceduta e che si è combattuta secondo le modalità che lui ha voluto.

Ora, fermiamoci un secondo: chi è un altro personaggio che si comporta esattamente nella stessa maniera? Chi è capace di manovrare i media e indirizzare le polemiche come Mourinho? Chi definisce l’agenda e i temi di discussione, trascinando – invariabilmente – gli avversari sul proprio territorio e portandoli ad impantanarsi su argomenti sui quali è difficile averla vinta? Chi attira tutta l’attenzione e le energie nervose degli oppositori su di sé, distogliendo così l’attenzione da ciò di cui non vuole parlare? Chi è abilissimo a provocare i rivali, toccandoli nei loro punti deboli e mostrare la realtà come a lui più piace, senza curarsi del rischio di apparire una grandissima “faccia da chiulo”? Chi è capace di persuadere “i suoi” che si vince solo stando con lui e “gli altri” sono incoerenti, perdenti, malvagi e complottisti? Sì, proprio lui: mister Silvio Berlusconi.

Da 20 anni Berlusconi troneggia nel mondo della politica-spettacolo come Mourinho, come un assoluto vincitore. Il fatto che possegga giornali e televisioni è – in questo contesto – secondario, perché anche i media a lui ostili finiscono per fare il suo giuoco. Ossia rilanciare le sue provocazioni, amplificare le sue iperboliche e insopportabili dichiarazioni, fissare gli argomenti di discussione, sortire l’effetto di concentrare tutta l’attenzione degli avversari su di lui. E Berlusconi, così come Mourinho non chiede di meglio. Che si parli di lui, delle sue esagerazioni, della sua bandana, del suo ego debordante, dei suoi conflitti d’interessi, delle sue incoerenze, delle sue battute fuori luogo, della sue gaffes, finanche delle sue escorts.

E’ come nella corrida: il toro è oggettivamente piú forte del torero: potrebbe farlo secco con una sola cornata. Ma il torero sventola il drappo rosso e tutta la forza e l’energia del toro si concentra su di essa. Il risultato: il toro finisce spossato e sfinito e il matador lo infilza, uccidendolo.

L’importante è che gli avversari non si focalizzino sulla “sostanza”, su ció che li potrebbe rendere superiori, ma s’infilino nel vicolo cieco dialettico dove Berlusconi li massacrerá. E’ sempre Berlusconi che definisce l’agenda, che determina quali siano le questioni sulle quali – ad esempio – verterá la campagna elettorale. In quella del 2008, non si è forse solo parlato dei rifiuti di Napoli e dell’Alitalia? Che senso aveva tutto ció?? E non diciamo che sia stato solo Il Giornale o Emilio Fede a dar fuoco a queste polemiche! La sinistra, invariabilmente, “obbedisce”: si getta a capofitto, in maniera nervosa e sconsiderata a discutere di ció che vuole Berlusconi e personalizza ogni sua iniziativa contro di lui. Un errore dopo l’altro, uno sbaglio peggiore dell’altro. Io m’immagino Berlusconi che – dopo qualche minuto dalla sua provocazione – esattamente come Mourinho, se la ride dietro la scrivania ad ascoltare le dichiarazioni “a comando” dei suoi avversari.

E allora? E allora bisognerebbe fare come Pep Guardiola e il Barcellona prima dell’ultimo “clasico”: non rispondere alle provocazioni, non finire a sprecare energie nervose contro il bersaglio sbagliato, non farsi trascinare nel territorio favorevole all’avversario. Concentrarsi e rimanere invece fedeli al proprio “giuoco”, alla propria identitá, alla propria agenda, sfuggendo alla demonizzazione di Berlusconi (che a lui fa comodissimo) e concentrandosi invece sui temi autentici della politica: lavoro, economia, porcate fatte dal governo attuale, ecc.
E’ chiaro: per vincere 5-0, non è sufficiente comportarsi bene prima della partita, bisogna anche e soprattutto avere Messi e Iniesta (e – purtroppo – la sinistra non ce li ha…), ma l’atteggiamento del Barcellona che non è caduto nella trappola di Mourinho (al contrario di quanto accadde l’anno passato contro l’Inter) puó aiutare, e anche molto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. kiki

    per me ‘sta volta non ce la fa (almeno, ci spero). Come ha lucidamente spiegato il diretur, il Pep non è proprio nato ieri (e la rosa è migliore; e gioca a memoria).
    La questiione di Mou non è che gioca all’italiana (se giocare all’italiana significa dare pressione alla partita e cercare gli equilibri, io adoro il calcio all’italiana, a me il Zeman dei 3-3 mi faceva cacciare già in tempi non sospetti), la questione è che si atteggia sempre come se la topa l’avesse inventata lui. Rompe già alla prima volta, figurarsi alla millesima!

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