Maggiorenni oggi

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In attesa che venga tolto il segreto di stato e WikiLeaks ci racconti altri segreti, finalmente possiamo mostrarvi le notizie dell’11 dicembre 1992.

Altri tempi, in cui l’Europa attraversava una crisi economica e la Russia completava la lenta transizione verso un potere pienamente democratico. Intanto l’Italia affrontava con successo i veri problemi del paese, la corruzione, l’emergenza rifiuti (a Milano), la riforma della magistratura, la riforma del fisco, il codice stradale, la libertà di stampa e l’assenteismo in Parlamento

L’Europa alle prese col disastro economico
Il 1992 “diverso” che, come ha confessato nella conferenza stampa di Bruxelles, Jacques Delors aveva sognato non è difficile da immaginare. Come sarebbe andata la lunga odissea della ratifica di Maastricht nell’Europa carica di ottimismo di fine anni ’80, con tassi di crescita dell’economia del 2-3% e i consumi delle famiglie a livelli record? Invece, l’ultima, decisiva spallata del progetto europeista si è scontrata con la disoccupazione sopra quota 10% nella prospera Danimarca, i 3 milioni di senza lavoro in Francia, in Inghilterra, in Germania, i tassi d’interesse soffocanti, la produzione industriale in caduta. “Si è chiesto all’Europa – osserva sconsolato un funzionario Cee – di gettare il cuore oltre l’ostacolo, di aprirsi al nuovo, di pensare a lungo termine, al mondo del Duemila, nel momento in cui il sentimento dominante è la paura, l’insicurezza e il lungo termine arriva fino al mese prossimo, al momento di sapere se ci sono i soldi per pagare il mutuo o se c’è ancora il posto in fabbrica o in ufficio”.

Riassunto degli ultimi 18 anni: Il mondo del Duemila è arrivato. Anche quello del 2010. Almeno i tassi d’interesse sono calati.

No, a Mosca non c’è uno Zar
Sorridente, preciso, tranquillo: Egor Gajdar, giovane primo ministro “provvisorio” (da sei mesi) della Russia, architetto della “transizione al capitalismo”, non sembra l’uomo al centro della “guerra” tra Eltsin e il Congresso. Nipote di uno scrittore, figlio di un ammiraglio, tecnocrate di scuola “liberal”, il 36enne capo del governo non sembra neanche russo, ma quasi un inglese con secoli di democrazia alle spalle, per la lucidità e sicurezza con cui affronta la tempesta. E con un senso dell’understatement molto inglese, ieri ha cercato di sdrammatizzare la “sfida finale” tra il presidente e i deputati, in questa conferenza stampa. Egor Timurovic, si aspettava la proposta di un referendum? [...] Gira voce che il referendum è stato deciso in una riunione notturna al Cremlino tra Eltsin e il suo primo consigliere Gennadij Burbulis… [...] Se Eltsin vince il referendum, cosa gli impedisce di rinviare all’infinito le elezioni parlamentari, e restare di fatto il padrone assoluto della Russia? “Le elezioni si svolgeranno senz’altro, e alla data fissata: il 27 marzo ’93. Se il presidente vince il referendum, quel giorno si eleggerà un nuovo Parlamento. Se Eltsin perde, si eleggerà un nuovo presidente. Non ci sono equivoci possibili al riguardo.

Riassunto degli ultimi 18 anni: i pochi equivoci che rimanevano furono presto chiariti. Il referendum non fu a marzo, ma ad aprile (perchè a marzo Eltsin sfiorò l’impeachment). Eltsin ottenne la “fiducia” dei cittadini (anche se il referendum implicava nuove elezioni) e ne approfittò per rimanere al potere. Poi, a scanso degli ultimi residui equivoci, in ottobre attaccò il parlamento con i carri armati. Nel 1996 Eltsin fu di nuovo confermato presidente. A incrinare il potere del “non Zar” ci pensarono alcol e fumo. Mille anni dopo Carlo Magno, nella notte di Capodanno Eltsin “abdicò” per dare finalmente spazio alla democrazia. Al suo posto andò Vladimir Putin.

No alla separazione giudici-PM
No alla separazione delle carriere per pubblici ministeri e giudici e, più in generale, al nuovo assetto istituzionale del Pm; no all’aumento dell’età pensionabile per i magistrati; sì all’esclusione dagli incarichi extragiudiziari. Il Consiglio superiore della magistratura prende una posizione netta sui lavori della Bicamerale per quanto riguarda i problemi della giustizia. Tre distinte risoluzioni (la prima è stata approvata ieri dal plenum con 23 sì, 2 no e 3 astensioni; le altre due saranno discusse mercoledì) saranno trasmesse al guardasigilli per essere portate a conoscenza del Consiglio dei ministri, dei presidenti delle due Camere e del presidente della commissione bicamerale. Per il Csm, una separazione delle carriere tra Pm e giudici non va neppure ipotizzata. [...] “Maggiore professionalità e specializzazione dei giudici si raggiungono attraverso altre misure”, non con una modifica istituzionale che non significherebbe altro che il primo passo verso l’assoggettamento del Pm al controllo del governo.

Riassunto degli ultimi 18 anni: fu un periodo passeggero di scontro tra potere legislativo e potere giudiziario. Oggi possiamo dire che i tempi bui sono superati e con un po’ di fortuna la semplificazione della burocrazia porterà all’eliminazione del potere giudiziario o – perlomeno – dei giudici.

I sacchi neri minacciano di nuovo Sesto
Chiusa la discarica di Castrezzato, i depositi d’emergenza sono al limite.
Si riaffaccia l’emergenza rifiuti a Sesto, Cologno, Cormano, Pioltello e Segrate, i cinque comuni del Consorzio di smaltimento dell’immondizia. Dal 3 dicembre, dopo la chiusura della discarica di Castrezzato (Brescia), l’immondizia viene accatastata in depositi realizzati l’estate scorsa per fronteggiare l’invasione dei sacchi neri. La piattaforma di Sesto, in viale Edison, è ormai al limite. “Se non saranno presi provvedimenti, fra una settimana saremo costretti a lasciare i rifiuti per strada”, dice il vicesindaco Loris Fantini. Il servizio di raccolta è già effettuato a singhiozzo e sui marciapiedi si cominciano a vedere i primi cumuli di sacchi. Stessa situazione a Cologno: la stazione di trasbordo di via Portogallo è stracolma e da oggi la raccolta in città è sospesa. A Cormano gli incaricati dell’Igm non passano più da venerdì scorso, mentre a Pioltello il servizio è bloccato da cinque giorni. “Siamo nell’incertezza più assoluta”, sottolinea Fiorenza Bassoli, sindaco di Sesto e presidente del Consorzio. Abbiamo chiesto l’intervento della Regione e della Provincia che, però, finora ci hanno fatto solo promesse. Per altri comuni, come Monza, sono state trovate subito soluzioni: forse perchè lì ci sono le elezioni”.

Riassunto degli ultimi 18 anni: Un’ennesima dimostrazione – se ce ne fosse bisogno – che il Sud è in ritardo di vent’anni rispetto al Nord. E non si dica che il Settentrione non abbia un senso di solidarietà, perchè – come ci ha insegnato Saviano – quei rifiuti sono poi stati generosamente esportati in Meridione.

Brasile, Axl Rose assale i giornalisti
Axl Rose, lo stravagante e violento cantante del gruppo rock Guns’n’Roses, rischia di essere espulso in fretta e furia dal Brasile. L’ultima sua impresa è stata il lancio di una sedia di metallo sulla testa di un gruppo di giornalisti brasiliani. Infastidita dai flash dei fotografi, la terribile rockstar americana ha gettato ieri una sedia da ufficio da un terrazzino interno che si affaccia sulla hall dell’hotel Maksoud Plaza di San Paolo, da un’altezza di dieci metri. Tre giornalisti brasiliani sono riusciti a scansarsi per un pelo ma sono subito corsi a denunciare il fatto alla polizia, accompagnati da altri ospiti dell’albergo, coinvolti nell’incidente. Axl ha dovuto così spiegare la sua bravata ad un commissario che lo ha interrogato dentro la sua camera. Entro domani l’ufficio stranieri della polizia federale brasiliana deciderà se espellere il cantante dal paese. Il biondo Axl rischia persino un anno di carcere in caso di arresto. Per ora, però, i concerti di San Paolo non sono stati annullati. I Guns’n’Roses stanno proseguendo in Brasile la loro agitata tournée latino-americana che ha già fatto registrare a Buenos Aires gravi incidenti provocati dalle stravaganze di Axl, in cui sono rimasti coinvolti decine di giovani.

Riassunto degli ultimi 18 anni: Axl Rose ha quasi 50 anni, ma continua a fare la rockstar indisciplinata. Peccato che oggi, per citare i Velvet, per essere una rockstar alternativa devi mangiare biologico.

Sgarbi, per 25 voti sì all’autorizzazione
Con 176 sì, 151 no e un astenuto, la Camera ha dato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Vittorio Sgarbi, accusato di falso ideologico in certificati e truffa aggravata: rilievi che si riferiscono al periodo in cui il critico d’arte era sovrintendente per i beni artistici del Veneto. In sostanza, avrebbe cumulato un lunghissimo periodo di assenza, tanto da indurre la Procura a chiedere al ministero una relazione dettagliata sulle certificazioni per ottenere congedi e aspettative. Il relatore, Cicciomessere, ha detto che la giunta aveva proposto “all’unanimità” di concedere l’autorizzazione. A nulla è valsa l’autodifesa in aula di Sgarbi, che a Cicciomessere ha detto: “non è vero che la commissione era unanime contro di me”.

Riassunto degli ultimi 18 anni: Non può che farci rallegrare il fatto che dopo una simile accusa la carriera politica di Sgarbi sia naufragata. Infatti si dovette accontentare di uno scranno da deputato nel 1992-1994 (partito liberale), un secondo nel 1994-1996 (Forza Italia), un terzo nel 1996-2001 (Forza Italia poi Lista Sgarbi), un quarto nel 2001-2006 (Forza Italia, con due anni di sottosegretariato ai beni culturali). Nel 2006 lascia Berlusconi per candidarsi con una lista di centrosinistra. Dopo quindici anni consecutivi di Parlamento (ma i minuti effettivi di presenza sono molti meno), il centrosinistra ottiene uno dei pochi risultati elettoralmente positivi e Sgarbi non viene eletto. Torna quindi alla casa madre (quella della Libertà) e fa l’assessore con la Moratti, che però nel 2008 lo licenzia e allora lui va a fare il sindaco di Salemi (Trapani). Senza scomodare Rino Gaetano o Alberto Sordi, questa la lista di partiti alla quale Sgarbi ha aderito e per i quali è stato candidato: PCI, PSI, DC, MSI, PLI, Lista Pannella, Forza Italia, PRI, Lista Consumatori, UDC, Rete Liberal, Unione Monarchica Italiana… Dopo l’autorizzazione a procedere del 1992 il nostro eroe collezionò anche 6 condanne.

Niente più imbrogli alla Camera: chi è assente non voterà
L’onorevole che non c’è non potrà più votare alla Camera. Era accaduto più di una volta, a Montecitorio, che deputati assenti avessero partecipato allo scrutinio elettronico. Il trucco era semplice: l’onorevole che mancava dall’aula lasciava la sua chiave – necessaria ad attivare il sistema di votazione – ad un collega di partito vicino di banco che così votava due volte. L’imbroglio è stato scoperto e denunciato in numerose occasioni, e un fotoreporter è riuscito a immortalare anche un onorevole scoperto con le mani nel sacco. Ci sono stati rimproveri, minacce di inchieste da parte del presidente della Camera, ma ora sembra che si sia stato trovato anche il rimedio al male. L’amministrazione di Montecitorio provvederà infatti a modificare l’apparecchiatura elettronica: la macchina registrerà i voti dei deputati solo se essi premeranno il tasto di votazione per tutto il tempo che lo riterrà opportuno il presidente di turno, cioè fino a quando sarà dichiarata chiusa la votazione. Solo allora la macchina registrerà il voto. Il tutto, per un massimo di 2 o 3 minuti. Nessun parlamentare pertanto dovrebbe poter spostarsi dal proprio banco per andare a votare per un altro deputato assente.

Riassunto degli ultimi 18 anni: Ma pensa te cosa succedeva una volta in parlamento. Per fortuna la norma che sostituì la chiave con i pianoforti ha risolto tutti i problemi.

Diana, il sorriso del giorno dopo

Un day after non troppo traumatico, per la neoseparata principessa Diana, gran vincitrice su tutta la linea, vera eroina di questo matrimonio disintegrato. Come quasi tutte la mattine è uscita da Kensington Palace di buonora, alle 7,30, per coltivare la sua abitudine salutista della nuotatina quotidiana. Ha raggiunto così la piscina privata della regina a Buckingham Palace, dove ha nuotato una buona mezz’ora. Alle 8,25, sempre sotto scorta, era di ritorno a casa, cinta d’assedio da fotografi e cameramen. Appariva distesa e sorridente, la pelle particolarmente liscia. [...] I suoi amici più intimi sono anzi sicuri che la principessa comincerà ben presto a trascorrere lunghi periodi all’estero, dividendosi fra New York e Parigi: quanto Carlo ama il sereno romitaggio della campagna, altrettanto Diana apprezza il ritmo sostenuto della grande metropoli.

Riassunto degli ultimi 18 anni: che sia un articolo lungimirante, premonitore o portasfiga non saprei, ma gli elementi ci sono tutti. Parigi, la metropoli, il ritmo sostenuto (troppo) e l’assedio dei fotografi.

Domani i primi italiani arrivano a Mogadiscio
Jeans e giubbotto, i pugni stretti nelle tasche, i marinai del Grecale scendono a terra. L’altoparlante della fregata ha appena annunciato l’inizio della franchigia, qualche ora di libera uscita a chi sta per partire per la Somalia. Da ieri mattina il Grecale dondola nelle acque tranquille del porto di Livorno. E’ arrivato dopo una breve navigazione da La Spezia. Gli ordini dicono di aspettare: deve ancora arrivare nel porto la nave da trasporto truppe ‘San Marco’ . Dovebbe arrivare in nottata e subito inizieranno le operazioni per far salire a bordo i reparti della Folgore destinati all’operazione Somalia. Oltre alla ‘San Marco’, il ‘Grecale’ dovrà scortare anche una nave civile, il traghetto ‘Sardinia Viva’, della Sardinia Ferries, noleggiato dal governo per trasportare i mezzi dei paracadutisti.

Riassunto degli ultimi 18 anni: Era l’inizio del fallimento della missione ONU. La Somalia e Mogadiscio sono ancora tormentati dalla guerra, ma forse qualche italiano dalla guerra somala ci ha guadagnato, come avrebbero potuto testimoniare Ilaria Alpi e Miran Hrovatin se non fossero stati uccisi nel 1994. Negli ultimi anni, oltre ad una recrudescenza della guerra, la Somalia vive anche una terribile crisi umanitaria.

Grande rissa alla Bicamerale
ROMA – La Bicamerale come un ring. Urla, minacce, insulti. Non si parlava d’altro ieri a Montecitorio. E già nascevano leggende, voci di match tra Ersilia Salvato (Rifondazione comunista) e Cesare Salvi (Pds). E di uno “scontro fisico” tra lo stesso Salvi e il democristiano Francesco D’Onofrio. Leggende. Alle mani non si è venuti. Agli insulti sì. Ecco cosa ha raccontato un testimone quasi oculare, il socialista Silvano Labriola, che presiedeva nella stanza accanto il comitato sulla forma dello Stato: “Abbiamo sentito urla belluine, poi rumori come di una rissa da osteria. Sì, stavamo per interrompere la nostra riunione e andare là a sedare i tumulti”.

Riassunto degli ultimi 18 anni: la Bicamerale è sepolta, ma ogni tanto qualcuno cerca di resuscitarla. Salvi e Salvato militano nello stesso partito (Federazione della Sinistra), mentre D’Onofrio dimostrò tanta proprietà di linguaggio che Berlusconi lo fece qualche anno dopo Ministro dell’Istruzione.

Non si chiude la gabbia sulla stampa
Fulmini sulla legge anti-scoop, anatemi contro chi vuole imbavagliare la stampa, punire i giornalisti, nascondere con una più pesante coltre di segreto le inchieste della magistratura. Arretra, fermato dalle critiche, chi ha scritto la bozza di legge: una proposta che estende il segreto sugli atti del magistrato fino all’apertura del processo, che obbliga i giornalisti a rivelare le loro fonti, che inasprisce le pene per chi viola il segreto e istituisce un Giurì di nomina presidenziale con ampi poteri di giudizio e sanzione e con una forte struttura organizzativa. “Mi paiono misure eccessive e sporporzionate”, commenta il Garante per l’editoria, Giuseppe Santaniello. Reazioni pessime, anche dal Quirinale. Dice Oscar Luigi Scalfaro: la classe politica non deve gettare sulla stampa responsabilità che non le appartengono.

Riassunto degli ultimi 18 anni: Per fortuna la libertà di Feltri fu salva. Non solo non serve citare le fonti, non c’è nemmeno bisogno di averle.

Rai, mezzo PSI blocca tutto
Nuovo rinvio per la Rai: slitta di una settimana la riunione della commissione di vigilanza che avrebbe dovuto decidere le nuove regole di nomina del consiglio di amministrazione della tv pubblica. Ritardo ufficialmente provocato dall’”infittirsi dei lavori parlamentari”, ma in realtà causato dai contrasti tra i partiti di maggioranza. Anzi, secondo l’opposizione se le nuove regole non hanno ancora visto la luce il colpevole è uno solo: Ugo Intini, portavoce di Craxi e grande imputato di “arroganza” tipica “della vecchia nomenklatura”. “Ugo Intini, ancora lui, è stato in grado (per quanto paradossale possa apparire in questi tempi non fausti per il Psi) di impedire alla commissione di assolvere al proprio dovere istituzionale”, punta il dito il verde Mauro Paissan. “C’è un partito conservatore all’opera, il cui intento è portare la Rai al commissariamento. Basta leggere le dichiarazioni di Intini e del Msi”, rilancia per il Pds Vincenzo Vita. “L’arroganza della vecchia nomenklatura ha soprattutto la faccia di Intini”, tuona Gaspare Nuccio della Rete.

Riassunto degli ultimi 18 anni: socialisti e verdi si sono praticamente estinti, DS e RAI sono sulla buona strada.

“Vogliamo lo stato di calamità”, appello del PDS al Governo
C’è chi chiede lo stato di calamità, chi attacca le pastoie burocratiche che mettono ogni giorno di più a rischio la sicurezza di Venezia e chi se la prende col Comune e la Regione, parlando di uso spregiudicato dell’emergenza. Ieri, intanto, il sindaco Ugo Bergamo e il presidente della Regione Franco Frigo, dopo aver sollecitato il presidente del Consiglio Giuliano Amato a convocare al più presto il comitato interministeriale per la salvaguardia della città, si sono incontrati per attivare tutte le vie giuridiche e politiche percorribili per tentare di indennizzare gli operatori commerciali dei danni subìti a causa delle acque alte. “In questo momento – dichiara Luigi Zanda, il presidente del consorzio Venezia Nuova incaricato dei lavori per la salvaguardia della città della laguna – lo Stato è in grado di risolvere dal punto di vista tecnico questo problema. L’operazione è avviata, avviata bene nel suo complesso, le informazioni necessarie sono state raccolte, i progetti sono nella fase finale”.

Riassunto degli ultimi 18 anni: era un grosso malinteso, lo stato di calamità era richiesto per il PDS, non per Venezia.

Il caso Maradona finisce in tribunale
Il caso Maradona finisce in tribunale. Gli avvocati del Napoli hanno presentato ieri al tribunale civile una citazione per inadempienza contrattuale contro il Siviglia. Per la società partenopea, il club spagnolo non ha rispettato il termine per la presentazione della fidejussione bancaria a garanzia del pagamento dei quattro milioni e mezzo di dollari per la cessione di Maradona. Nella citazione i legali del Napoli fanno riferimento a quanto previsto nell’articolo 1186 (decadenza dal termine) del codice civile. Intanto l’onorevole Mastella (Dc) ha rivolto un’interrogazione al ministero del Turismo e Spettacolo per conoscere “quali provvedimenti intende assumere circa la violazione del protocollo internazionale di accordo stipulato sotto l’egida di Fifa e Figc nel trasferimento di Maradona dal Napoli al Siviglia”.

Riassunto degli ultimi 18 anni: ironia della sorte, quindici anni dopo la cessione di Mastella dal centrosinistra al centrodestra – per cifre presumibilmente più modeste visto lo scarso mercato dell’atleta – suscitò analoghe polemiche.

La RAI: riecco Santoro, Biagi e Chi l’ ha visto?
Rete per rete, ecco il palinsesto Rai di gennaio-marzo. Su Raiuno, grandi film il lunedì (Cyrano de Bergerac, Tango e Cash, Balla coi lupi, Rocky 5, Bix, Che ora è, Verso sera…); fiction la domenica (dopo la “Piovra 6″, “Felipe 2″, “Una storia italiana” con Giuliano Gemma, “Un commissario a Roma” con Manfredi); al sabato “Scommettiamo che?” lascia il posto al nuovo “Creme Caramel” e poi a “Luna di miele” con Gabriella Carlucci e Gianfranco d’Angelo. Continuano “Servizio a domicilio” con Magalli (fino al 23 marzo, poi sostituito dalla serie “La signora in giallo”), “Caffè italiano” con la Gardini e “Ci siamo” con Sabani. Dal 7 marzo, per 8 domeniche, il nuovo programma di Enzo Biagi. Tanta fiction anche per Raidue: “Un figlio a meta’” con Proietti, “Colpo di coda” con Giannini e la Sandrelli, “La scalata” e “Il giovane Mussolini”. Da gennaio riprendono l’”Ispettore Derrick” il lunedì e “Coraggio di vivere” tutti i giorni. Promosso al sabato in seconda serata Piero Vigorelli col suo “Detto tra noi”. Su Raitre, dal 7 gennaio via al “Rosso e nero” di Michele Santoro; la Raffai tornera’ ad occuparsi di “Chi l’ha visto?” dal 12 gennaio; il sabato dal 23 gennaio, Mannoni e la Martone (ex “Samarcanda”) presenteranno “Salvataggi”. Confermati i “gioielli” della terza rete: “Mi Manda Lubrano” ogni mercoledì, “Milano Italia” con Gad Lerner. Tornano, ad aprile, “Porca miseria” con Fazio promosso in prima serata, “Babele” di Augias, spostato al martedi’, e “Diritto di replica” di Paternostro.

Riassunto degli ultimi 18 anni: Salvo i deceduti, tutti gli altri sono ancora saldamente in sella.

 

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Chi lo ha scritto

matzeyes

Nato nei favolosi anni settanta, si sente scienziato (e incredibilmente lo pagano come tale), romantico, padre sapiente, nostalgico, sognatore (ad litteram), scrittore, giornalista, teorico della cospirazione, giocatore di baseball, cittadino del mondo (più d'Europa), anticonformista, rivoluzionario di sinistra, vero cattolico. In realtà è solo un (po') coglione, ma almeno è anche lui un fondatore de l'Undici.

Cosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    la ciliegina sulla torta di Sgarbi dopo tutto il percorso che hai descritto tu ora è di nuovo sovrintendente a Venezia … siamo spacciati

    Rispondi

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