11 bands che fareste bene a conoscere + una

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

I brani sono tratti dal libro: “American Indie 1981-1991 Dieci anni di rock underground”  di Michael Azerrad, Arcana 2010, 25 Euro. [tit.orig.: Our band could be your life]

1. BLACK FLAG. “Ad un concerto a Tulsa nel 1982 si presentarono due persone. Rollins era depresso, ma Dudukowski lo scosse, dicendogli che nonostante ci fossero solo due persone, erano due persone venute per vedere i Black Flag e non era colpa loro se non c’era nessun altro: devi tirare fuori le budella ovunque e in ogni momento, e non importa quanta gente c’è la fuori. Quella notte Rollins diede tutto quello che aveva”.

2. MINUTEMEN. Non hanno mai accettato compromessi nella loro musica e hanno introdotto un sacco di gente a una visione delle cose più complessa. Hanno suonato rock come non lo aveva mai fatto nessuno altro prima (e nessuno dopo). Sono stati di ispirazione per un numero infinito di band. “Noi non eravamo aria fritta. Abbiamo realizzato tutto quello che avevamo in mente di fare ” dice Watt.

3. MISSION OF BOURMA. I Mission of Bourma non avevano obiettivi di carriera, di nessun tipo. “Nessuno di noi voleva diventare una rockstar”, dice Miller. “Era per quello che credevo il punk fosse nato: sbarazzarsi delle rockstar”.

4. HUSKER DU. “Ci piace andare avanti così – dice Mould – Quando cominci a rinunciare a dei pezzettini della tua indipendenza, quando ingaggi roadie e pubblicitari e fai fare a qualcun altro il booking, dai un’impressione illusoria alla gente. Noi siamo una band accessibile. Non ci nascondiamo alle persone”.

5. REPLACEMENTS. “Eravamo dei bastian contrari – ricorda Sullivan – Una volta eravamo a Nashville e il locale era pieno di discografici country. Suonarono solo punk rock, il più velocemente e ad alto volume possibile, finchè non svuotarono la sala. Rimase solo qualche punk. A quel punto si misero a suonare country per il resto della serata”. Westerberg una volta disse: “Meglio suonare per cinquanta persone che ci conoscono, che per mille a cui non frega nulla di noi” [e loro aprivano spesso per i REM!!]

6. SONIC YOUTH. Va bè questi li conoscete (spero!). “Noi siamo stati influenti – dice la Gordon – perchè abbiamo mostrato alla gente che si può suonare ogni tipo di musica si desideri”

7. BUTTHOLE SURFERS. I surfers del buco del culo sembravano arrivare davvero da un altro pianeta. Al primo ascolto, la reazione di chiunque era “ma che diavolo è questa roba?”. Era spaventosa, deforme, orribile, oscura e senza senso. Ad ammettere che la si gradiva, si rischiava di perdere gli amici. E la musica era niente in confronto ai concerti, allucinazioni depravate di orrore e trasgressione che spesso risultavano fisicamente pericolose per la band e per il pubblico. I Butthole Surfers non erano punk-rock nel senso stretto del termine. La loro musica era troppo ecclettica e fritta dall’acido, assolutamente priva della rabbia e del mal di vivere che caratterizzavano il genere. Nei fatti, aveva più a che fare con il concetto di “arte performativa” che aveva investito il mondo artistico nei primi anno Ottanta. Ma se si prendono come metri di paragone la provocatoria attitudine do-it-yourself e l’atteggiamento da “chi se ne frega, ci provo lo steiso”, erano punk-rocker al cento per cento.

8. BIG BLACK. Tramite i Big Black si è presentato al mondo uno dei personaggi principali della saga indie, un uomo che avrebbe contribuito a definire non solo il suono dell’underground nei due decenni successivi, ma anche il suo discorso: l’irascibile, linguacciuto, intelligente e implacabilmente etico Steve Albini. Quella era un band con delle regole. I suoi principi, delineati dal disco dal vivo PIGPILE, erano: “Tratta chiunque con il rispetto che merita (non di più). Evita le persone che solleticano la tua vanità e la tua ambizione… Opera per quanto è possibile fuori ‘dalla scena musicale’… nel frattempo non farti prendere per il culo da nessuno”[...]  “Sono contento di come la band si è comportata – dice Albini nel ’87 allo scioglimento – Abbiamo sempre trattato bene tutti, non ci siamo mai approfittati di nessuno, non abbiamo preso per il culo nessuno, non abbiamo mai fatto nulla di cui non fossimo orgogliosi. Non ci importava un cazzo se eravamo famosi o no, o se vendevamo un milione di dischi o nessuno, e per questo eravamo immuni dalle manovre dei viscidi individui della scena musicale che avrebbero voluto farci compiere errori in nome del successo.”

9. DINOSUARI Jr. I Dinosauri furoni i capostipiti di quello stile noncurante che poi fu chiamato in Inghilterra shoegaze. Mascis sostiene di non aver ricevuto troppe lamentele nel mondo indie per il passaggio a una major. “All’epoca non c’era quella polarizzazione – dice – Era più che altro questa roba strana: wow, sei su una major. Erano poche le band che lo facevano, non si sapeva bene cosa pensare. Adesso posso capire quanto è dannoso, dopo esserci passato. Allora non ne avevo idea”.

10. FUGAZI. Una band che nei fatti si è guadagnata la propria immacolata reputazione di onestà e integrità. Sono loro che hanno imposto la scena indie come la vetta morale dell’industria musicale: da lì in poi l’indie non era solo do it yourself ma Fa La Cosa Giusta. Guidati dall’ex frontman dei Minor Threat, Ian Mckaye, i Fugazi hanno venduto quasi due milioni di dischi ma sempre seguendo il loro percorso fieramente indipendente e libero da compromessi. Le regole erano chiare: “non avrebbero concesso interviste a giornali che non leggevano, avrebbero suonato solo in locali aperti ai minorenni e i biglietti non avrebbero superato i 5 dollari”. [...] Guy Picciotto una volta dal palco disse alla platea: “il punk ha a che fare con il costruire non con il distruggere”

11. BEAT HAPPENENING.
Nonostante il loro aspetto da teneroni i Beat Happening erano uno dei gruppi più provocatori del circuito indie. “Non è che salivamo sul palco a suonare male canzoni che avremmo potuto fare meglio perchè eravamo degli incapaci – rivendica Lunsford – sapevamo che non stavo facendo quello che la gente si aspettava. Li obbligavamo a piegarsi alla nostra musica”.

 

Ci aggiungo di mio: I FLIPPER [conosciuti per caso in un negozietto di dischi di Londra dove il classico commesso da film li stava ascoltando, fregandosene bellamente dei clienti. Sono riuscito a farmi vendere il cd mettendomi quasi in ginocchio] leggendaria band punk rock di San Francisco formatasi nel 1979 e, come dicono quelli che ne sanno, seminale: Kurt Cobain, nelle foto del booklet di In Utero indossava una maglietta fatta da lui con il loro nome. Henry Rollins dei Black Flag descrisse così l’esperienza di ascoltare i Flipper dal vivo: “They were just heavy. Heavier than you. Heavier than anything…When they played they were amazing.”

La parola a Scaruffi: “Precursori del noise-rock, del grunge e delle aperture più sperimentali dell’hardcore, non ebbero mai fortuna in vita. Il sound dei Flipper è stato definito “un cestino della spazzatura dal coperchio difettoso”. E pochi grandi musicisti negli ultimi secoli possono vantare complimento più epico.

La morte per overdose di Shatter (dicembre 1987) chiuse la lunga odissea di questo gruppo storico dell’avant-punk. Nonostante l’influenza esercitata sul resto del punk e nonostante il carisma leggendario che li aveva sempre circondati, non erano riusciti a incidere che due album.
[successivamente riunitisi nel 1991 e poi nel 2005]

[Ora molto lontano e senza citarli nemmeno, perchè non sono degni di stare nello stesso pezzo. Chiedetevi: quel gruppo irlandese, con il tamarro arrivista, non dovrebbe baciare il culo tutti i giorni che Dio manda in terra all'ultimo dei musicisti di questi gruppi che non hanno avuto un millesimo dei soldi, della fama del riconoscimento spettato a loro?!? Per me sarebbe proprio il minimo!]

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Cosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Mitiche queste band. E questa musica che ha più di un quarto di secono è ancora quella più potente sotto tutti i punti di vista. Per chi le conosce o per chi ne conosce anche solo qualcuna il librodi Michael Azzerrad è imperdibile. La storia della copertina dell’album dei Minutemen (fotina in alto a destra) è eccezionale.

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?