Un altro giorno di gloria

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lunga vita ai ribelliCiò che non puoi vedere in TV lo puoi trovare giù nella strada Tinte di vernice su un muro grigio ricordo di lotte che non ci sono più A N’IN POS PIO’ I Nabat non facevano un concerto nella loro città da 15 anni. Questo articolo vuole essere un omaggio a loro e al mondo che raccontano.

I Nabat sono un band di Bologna attiva dai primi anni ottanta. L’ultimo concerto nella loro città risaliva al lontanissimo 1995. Sono tornati per ora in un’unica data al Crash il 30 ottobre scorso per un concerto sentitissimo dalla band e dal loro pubblico che che ha risposto numeroso con l’entusiasmo di sempre.
I Nabat sono uno dei più grandi gruppi OI! a livello internazionale. OI è la musica degli skin & punk, una sorta di punk rock con influenze steady, hard core e non solo. Però qualsiasi etichetta per i Nabat è riduttiva perché sono soprattutto la voce di un popolo che voce non ha perché  ‘ti parla ma tu non ascolti la sua voce’ e la sua è ‘una storia senza senso che nessuno vuol sentire’.

la formazione originale dei NabatSi tratta dello sterminato popolo invisibile ‘che non puoi vedere in TV’ ma che ‘puoi trovare giù nella strada’ perché ‘nella parte buia di questa città vive un popolo che tu non conosci’. I Nabat sono partiti dalla Bologna nei primi anni ottanta quando si contestava l’allora sindaco comunista Imbeni visto come espressione della borghesia e della sinistra di potere e sono arrivati ad oggi quando Steno, voce e anima dei Nabat, constata sommessamente che ‘a Bologna non abbiamo neanche più un sindaco da contestare’.

Da quasi 30 anni raccontano le vite difficili ed emarginate di chi vive nelle periferie, di chi non trova un lavoro, di chi è ‘senza soldi e senza casa’. Lo fanno con appassionata sincerità perché queste storie le conoscono da vicino. Nei racconti dei Nabat è la rabbia che prevale e sprigiona un’energia che auspica lotte e conquiste perché ‘il muro è alto ma possiamo anche abbatterlo’ e ‘pensa solo a quanti siamo, pensa solo se … la nostra grande forza che cos’è’. La consapevolezza di poter contare solo su di sé e non fidarsi mai c’è sempre stata in questo ribellismo pieno di disperazione ma anche di una determinazione che porta alla necessità di opporre una resistenza. C’è la consapevolezza dei propri limiti ma anche la voglia di superarli.

Su una musica decisamente incazzata ma orecchiabile si sovrappongono testi di ribellione che non nascondono malinconia e romanticismo. ‘Per mezz’ora di calore, una vita da sudare’ perché ‘in questo grigiore che ci accompagna il volto di una donna è troppo importante, forse siamo nati per niente, ma tu hai deciso di non fare domande’.

A volte la grande rabbia sfocia in un nichilsmo consapevole della ineluttabilità della sconfitta perché ‘ci han diviso in tante squadre per il loro sporco gioco’ e quindi ‘siamo costretti chissà perché, a piccoli odi poca energia e la tua vita corre in TV e non ti accorgi che se ne va’.

‘Scenderemo nelle strade. Siamo stanchi di aspettare. Otto ore di lavoro, non vogliamo più impazzire. E noi non siamo cambiati e noiil logo dei nabat non siamo pentiti. Il sistema ti reprime, usa i mezzi più sleali, ma la gente si è stufata: torneremo nelle strade. Delle vostre ipocrisie, tutti quanti voi borghesi, torneremo nelle strade e …’ Ma ad un giorno di gloria con 8 ore di lavoro che fanno impazzire con la prospettiva di ripetere gli stessi gesti all’infinito, senza prospettiva e senza la possibilità di cambiare la propria realtà seguiva un altro giorno di gloria.

Oggi anche quella certezza angosciante è venuta meno ed è diventato precario anche il giorno di gloria al quale improvvisamene e senza colpe potrebbe seguire solamente un giorno vuoto senza lavoro in cui ‘non puoi decidere il tuo destino: dietro l’angolo c’è la paura’. Ormai restano solo ‘tracce di vernice su un muro grigio, ricordo di lotte che non ci sono più’.
La voce dei Nabat è la voce di un popolo che sa di essere stato definitivamente sconfitto e che oggi è consapevole che ‘chiunque verrà non sarà mai dalla nostra parte’ e che ‘qualsiasi cambiamento saremo noi a doverlo pagare’ e che ‘per noi non c’è più risorsa’. Ma questo popolo in fondo l’ha sempre saputo. Rimangono l’orgoglio della propria identità, la necessità di non piegarsi, la consapevolezza di avere lottato e di non dover ringraziare nessuno per quello che si ha.

il quartiere pilastro a bologna

E le meravigliose canzoni dei Nabat.

Molte frasi di questo testo sono tratte da pezzi dei Nabat. In rete è difficile trovare i testi delle loro canzoni, meglio ascoltarsele procurandosi almeno quanto è stato ristampato negli ultimi anni, cioè le due raccolte Archivio Vol.1 e Archivio Vol.2 che racchiudono tutta la produzione degli anni ottanta e che sono distribuite dalla ansaldi records o reperibili su www.goodfellas.it (dove troverete altra ottima musica)

Per farvi un’idea potete andare sul MySpace dei Nabat http://www.myspace.com/oinabatoi oppure semplicemente digitare Nabat su youtube.

I Nabat Live al Limoges LAF nel 2009

 

picture courtesy of mumuDIY
http://www.flickr.com/photos/mumudiy/

 

 

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    I Nabat tornano sul palco: Sabato 5 febbraio 2011 allo spazio antagonista NEWROZ via garibaldi72 Pisa. iniseme ad altri gruppi come i RANGO TANK, gli S.F.C. e i bankrobbers e gli hazet 36.

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  2. Davide Taschini

    splendido gigi,
    quante cose si perdono. io ho frequentato un po’ la scena piacentina e non si ha idea di che belle band ci siano in giro e di che concertoni ci siano al fillmore…

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